Introduzione:
Siamo giunti alla penultima tappa del nostro viaggio insieme a Lain, l’anti eroina che si è fatta strada in un mondo dove ormai il confine tra la realtà e il wired è quasi totalmente scomparso, sfociando in situazioni che affondano le loro radici nelle teorie del complotto, nel pensiero scientifico e parascientifico; ci si ritrova in un oceano di citazioni, rimandi, suggestioni e omaggi. Tanto è stato detto e scritto per ogni singolo argomento che va a comporre la bibliografia immaginaria di SEL, arrivando a una fantascienza moderna, più spinta sul versante del cyberpunk, in cui si cade negli abissi della mente, degli inganni tecnologici e sociali, dove la distopia è insidiosa ma tangibile perché si espande a macchia d’olio come un’ombra tinta dalle tonalità del network. Un perfetto bilico tra illusioni dorate e orrore concreto. Questo è un viaggio che ci condurrà lontano, nell’inconscio collettivo (mi piace pensare alla Scatola Empatica ben descritta nel libro di Philip K. Dick “Ma gli androidi sognano pecore elettriche?”), mettendo in contatto parti delle componenti che ci rendono umani, così come farebbero i grandi teorici della rete d’informazione globale, non a caso citati.

lif.03 (DVD 3)
layer: 07 “SOCIETY”
layer: 08 “RUMORS”
layer: 09 “PROTOCOL”
layer: 10 “LOVE”

device#07 HAND
device#08 HAIR
device#09 UTERUS
device#10 BODY

Contenuti Speciali – Art gallery

Knights of the Eastern Calculus
Considerando che da ora in poi se ne parlerà molto, è ora di gettare un po’ di luce su questa società segreta che domina il wired.
I Knights non esistono, è solo uno scherzo di uno studente americano. [cit]
Molti credono che sia solo un’ideale, una messainscena opera persino di un ragazzino americano, oppure semplice fantasia nata come una leggenda negli intricati corridoi del wired.
In realtà esistono e sono un gruppo di Hacker/Otaku eterogenei, passando da una madre casalinga, a un uomo in affari probabilmente donnaiolo e arrivando a un grasso Hikikomori (termine che indica degli individui che hanno scelto di vivere una vita da reclusi, fenomeno largamente diffuso in Giappone ma che ha preso piede anche in molte altre parti del mondo; è un decisione che spesso nasce dal mal riuscire a sopportare la vita frenetica che la società ci costringe a intraprendere – diventa quindi facile sentirsi al sicuro e superiori agli altri rinchiusi tra quattro mura con un terminale che si affaccia sul “mondo”) che vive nella propria spazzatura, mentre crede di essere migliore di tutti quei poveri utenti del network.
Loro, oltre a causare problemi nel wired consoni ai propri comodi mentre vendono e comprano merce illegale (software, hardware e molto altro), professano un credo ben specifico che mira a fare del mondo un’unica e sola realtà.
Lain è il fulcro del loro credo e anche la chiave di volta per il raggiungimento di questo obbiettivo.
(Ricordate che, usando il Kids, hanno incanalato il potere latente dei bambini per materializzare un’immagine divina di Lain nel cielo)
Parlando del simbolo che usano, esso è palesemente ispirato a quello della Massoneria, visto e non scontato che entrambi hanno, almeno in parte, la loro origine dall’ordine dei Templari (come si fa cenno anche nell’anime). Ritroviamo anche rimandi al Tempio di Salomone, che si pensa fosse la sede dei Templari, al Sacro Graal e all’Occhio della Provvidenza. Interessanti poi sono i quindici simboli in alto, con quello al centro che potrebbe rappresentare il Dio del Wired, crocifisso, metafora di Cristo. Gli altri potrebbero essere le persone menzionate nel layer 09, coloro che hanno contribuito alla nascita del Settimo Protocollo che domina e regola il wired.

Forse più banali, ma non per questo meno importanti, sono le similitudini tra il simbolo del Navi e quello dei Knights: questo potrebbe significare molte cose, come per esempio che i Laboratori Tachibana (di cui si parlerà più avanti) sono/sono stati sotto il controllo di questi hacker o che comunque entrambi gli enti sono venuti a contatto, anche implicitamente e tramite vie laterali, contribuendo allo sbocciare del moderno network e dei terminali che ne permettono l’utilizzo.
Una risposta concreta sarà impossibile averla ma andando avanti potremo parlarne più ampiamente, approfondendo il discorso sul Protocollo, i Laboratori Tachibana e Dio.

layer: 07 .AND. 08 “SOCIETY” & “RUMORS”
Society
Chi è Lain?
Presto cominceremo ad avere diverse risposte ma anche altrettante domande.
Nel frattempo gettiamo luce sul significato del suo nome.
玲音 = rei in
La pronuncia corretta è quindi Reiin, ricordando che la R in giapponese assomiglia più a una L.
Una traduzione letterale può essere “the sound of jewels” in quanto
玲 = suono dei gioielli e 音 = suono, rumore. Inoltre ha un’assonanza con la parola inglese line. Di certo il tutto gira intorno alla linea elettrica, al rumore e su quanto lei sia preziosa, fulcro del credo di una vera e propria religione.

L’episodio inizia con l’ormai più che familiare sequenza di scene che mostrano le notturne e frenetiche strade di Tokyo.
A questa nostra società, cosa l’aspetta?
Le appendici del Navi di Lain fuoriescono persino dalle pareti della casa, ricordando una pustola virulenta. Lei parla in rete, discutendo di come a volte sente di non essere più se stessa, mentre la sorella si affaccia alla porta, emettendo strani suoni, dando l’impressione di star cercando di comunicare da un luogo molto lontano e quindi ciò che giunge a noi sono solo suoni confusi e disturbati (quasi solo versi gutturali). Da quando ha subito l’attacco dei Knights è ridotta a uno stato semi-vegetativo che persino Lain a mala pena nota.
Ultimamente la mia sorellina è molto cambiata.

La nostra attenzione viene spostata su un uomo dall’aspetto trasandato, che cammina per le affollate strade della città con in spalla un enorme zaino. All’interno vi è un Navi a cui lui è collegato tramite dei cavi, un visore e un microfono. Blatera di aver varcato il confine tra mondo reale e il wired, acquisendo il potere di poter far fluire la sua coscienza ovunque. Crede di essere degno di entrare a far parte dei Knights; ne è così ossessionato da essere riuscito a trovare la loro rete privata. È pronto, o anzi degno, di diventare un loro adepto?

Di seguito vengono mostrati alcuni dei Knights (forse i più importanti), tra cui un uomo in affari, una casalinga con un figlio e un Hikikomori con un forte senso di superiorità. Qui è lampate come siano un gruppo eterogeneo unito, oltre che da un forte credo, dal senso comune di essere degli umani dotati del favore del Dio del Wired.
Da notare la frase che la donna dice al figlio: “Non giocare ai videogame – e qui una persona potrebbe anche cadere nell’inganno di star ascoltando il tipico rimprovero che fa una madre al proprio figlio – ma perché invece non giochi nel network (?)”.

Il mondo reale non è affatto reale.
A scuola Alice mostra la sua preoccupazione a Lain – sembra essere l’unica persona, sia in classe che nell’ambiente familiare, a preoccuparsi per lei, manifestando interesse e curiosità per come si comporta e per la sua vita -, temendo di averla in qualche modo infastidita ma quest’ultima nega tutto. Mostrano affetto l’una per l’altra, dando vita a un’amicizia che sembra pura luce nello scenario buio che circonda Lain.

In tanto si parla di un attacco informatico, probabilmente opera dei Knights, ai danni del Dipartimento Informatico che getta il wired in totale confusione (le notizie potrebbero essere ricevute domani o persino in data di ieri).
Una cosa è certa, loro vogliono Lain, perché Lain è potente.

Tornando a casa da scuola, Lain viene prelevata dai MIB che la invitano a seguirli, promettendo spiegazioni.
Arrivano in un palazzo chiamato: “Centro ricerca Tachibana” e la fanno entrare in una stanza vuota inondata dal caldo colore del tramonto dove un uomo è impegnato, senza successo, a far funzionare un vecchio Navi. Lain lo aiuta, riuscendo poi ad accenderlo. Questo si collega immediatamente alla linea dei Knights.
Nel frattempo l’uomo con lo zaino che gira per le strade di Tokyo, chiedendo ai Knights di farne un membro devoto come voi, vede Lain.
Comincia a tempestarla di domande, chiedendo se fa parte dei Knights e se può farlo entrare ma quella, che è la Lain del Wired, lo insulta, per poi andarsene.
Assistendo da terminale a tutto ciò, la Lain del mondo reale è sconvolta perché è venuta a diretto contatto, per la prima volta, con l’altra se stessa che gira per il Wired.
L’uomo che le sta accanto spegne il Navi e comincia a parlarle, spiegando che la presenza di Lain nel Wired è un qualcosa di enormemente anomalo e fuori controllo, tanto da aver attirato l’attenzione dei Knights.
La ragazzina è sempre più sconvolta, rifiutandosi di ascoltare e dicendo di non capire.
Il colore della stanza ha cambiato tonalità, gettandosi sul freddo blu, mentre l’uomo comincia a fare domande a Lain e sulla sua famiglia, domande che normalmente dovrebbe saper rispondere; alla fine diventa chiaro che la famiglia con cui vive non è la sua vera famiglia e che lei non ha alcun ricordo della propria infanzia.
A questo punto entra in scena la Lain del Wired e l’uomo continua a parlarle dicendole che la barriera tra il mondo reale e il network sta man mano cadendo e che presto per connettersi non servirà nessuna periferica (device).
La Lain del Wired reagisce con interesse e poi se ne va accompagnata dall’avvertimento di uno dei MIB, che cioè anche lei sarà in pericolo se la barriera collassa.

L’episodio finisce facendoci vedere l’uomo con lo zaino riverso a terra, probabilmente morto, mentre sul suo visore è ben visibile il logo dei Knights.

Parlando di Famiglia e Suicidio, che giocano un importante ruolo in SEL;
1) Famiglia – Lain è sempre trascurata e non consolata dalla sua famiglia che sembra una recita pubblicitaria. Aggiungendo altri (pochi) esempi di famiglie nell’anime, ci avviamo a questa conclusione: l’idea di famiglia è fonte di sicurezza e stabilità e in SEL questa visione viene capovolta. Questo contribuisce all’idea di come la realtà sia inaffidabile e fragili le connessioni tra le persone.
2) Suicidio – semplicemente è un atto molto comune nel mondo di SEL ed è spesso inteso come un abbandonare le carni mortali per accedere a un livello superiore della realtà e cioè il wired.

Rumors
Da questo episodio in poi l’argomento sul concetto di identità assumerà un peso tale che non potremo più ignorare. Sappiamo ormai che Lain manifesta diverse personalità che assumono delle vere e proprie sembianze anche nel mondo reale tanto che è stato più volte possibile vederne due (o più) in posti differenti. Lei si chiede ripetutamente “Chi sono io?” per poi rispondersi “Io sono me stessa. Sono Lain”. Ma è ormai chiaro che di Lain – o meglio, di Lain intesa come identità singola – non ce n’è solo una e quindi la risposta alla domanda “Chi è Lain?” non è più così immediata, specialmente per la stessa protagonista, che reagirà sempre con più rabbia e shock man mano che sarà messa a faccia a faccia con la realtà.

Lain parla con Taro che in tanto è impegnato a giocare al PHANTOMa in cui lui è un PK (Player Killer – solitamente un giocatore che nei giochi online uccide gli altri in modi sleali e per guadagno personale). Lei cerca informazioni in riguardo al Dio del Wired ma secondo lui importa davvero a pochi se esista o meno un’entità simile.
Prima di andarsene Lain gli chiede cosa ci trova di così interessante nell’uccidere altri giocatori e lui non sa darle una risposta certa: “Nessuno sa cosa ci sia di divertente e perché”.
Subito dopo Lain si mette a ripensare al Laboratorio di Ricerca Tachibana e si disconnette dal gioco. Comincia a parlarne con diverse persone nel wired per racimolare informazioni ma a livello legale non sembra esserci nulla però girano delle voci: parlando del Protocollo che regola la distribuzione delle informazioni nel Wired, le viene detto che la versione attuale presenta delle stringhe del precedente (il settimo protocollo).
Dal punto di vista economico, dominare il protocollo equivale a dominare il Wired.
I Laboratori Tachibana si occupano in gran segreto di regolare la situazione.

Lo stato della situazione in casa di Lain ha ormai subito una brusca e inquietante virata; Mika è in condizioni pessime e i genitori sono seduti senza fare nulla, come in attesa di qualcosa. Il “gioco alla famiglia” sta giungendo al termine.
Lain parla con loro degli uomini in nero che l’hanno portata via, raccontandole cose “assurde” come il fatto che questa non è la sua vera famiglia. Che lei non ha una famiglia.
Sta chiaramente cercando supporto e smentite ma ciò che ottiene è un freddo silenzio, sotto lo sguardo penetrante di coloro che un tempo erano la sua mamma e il suo papà.

A scuola Lain viene fermata da Alice che ha un’espressione terribilmente seria dipinta sul volto. Le amiche l’accusano di aver sparso la voce in giro nel wired, di aver detto qualcosa che non avrebbe dovuto dire in riguardo ad Alice e che ora tutti lo sanno.
Lain, sconvolta, è sul punto di piangere, negando il tutto e Alice decide di crederle.

In classe Lain, usando il suo HandiNAVI, fa ricerche nel wired (la sua esclusione dall’ambiente che la circonda viene evidenziata dalla scelta dei colori).
Lì, la Lain del Wired, sente parlare centinaia di voci che insieme dicono di tutto, ma ciò che ben si distingue sono discorsi in riguardo a un giovane professore infatuato con una studentessa (Alice?), del bug nel settimo protocollo che ha gettato il wired nel caos e di un bambino/a che con un maglione a strisce verdi e rosse spia una ragazza nella sua camera (sempre Alice?).
E questo può spiegare le urla di una ragazza che negli episodi precedenti diceva nel wired di essere spiata.
Questo costante parlare (nel wired non c’è mai silenzio, ma sempre rumore) fa arrabbiare Lain che urla a loro di stare zitti ma una voce la interrompe: “Perché? Non ti diverte?”.
Si tratta del Dio del Wired, che la mette in crisi sulla propria identità, facendole presente che il suo corpo fisico è un mero ologramma. Lei è un’entità del Wired.

Quando si disconnette dal Wired la Lain del mondo reale si accorge che tutti in classe la stanno fissando, sussurrando parole come: “Lain è una spiona”.
Sconvolta, fugge da scuola, pensando all’unica persona che le è rimasta, cioè Alice.
Non ascoltare le voci.
Cosa ha fatto la Lain che non conosco?

Qui assistiamo a una scena che può essere interpretata in molti modi, ma non avendo io delle informazioni precise accennerò solo la mia idea: ricordando quanto è accaduto quando Lain ha rotto il dispositivo oculare del MIB, ferendolo anche, ciò può far pensare a come il suo potere nel wired, e di conseguenza nel mondo reale, stia crescendo esponenzialmente, permettendole di creare e manifestare illusioni o veri e propri atti di distruzione.

La sera ci ritroviamo in camera di Alice, mentre si masturba pensando al professore che ama ma poi si accorge di essere spiata da qualcuno che è seduto sul suo letto.
Si tratta di Lain che la guarda beffarda e ride di lei.
“Lain, chi sei in realtà?” domanda in lacrime Alice, sotto lo sguardo crudele di questa nuova Lain. (Il Doppelgänger inteso come gemello malvagio, anche detta Evil Lain)
Ormai Lain ha perso la sua unica speranza di essere amata da qualcuno.

lain_DEVE _RESTARE_SOLA

Lain è a casa, sconvolta da tutto quello che è accaduto e da ciò che ha appresso, sotto le coperte in camera sua. Il suo navi, i cavi elettrici, ovunque, tutto è scosso dallo scorrere di una possente forza elettrica e lei è terrorizzata. Ha inizio la sua crisi d’identità.
La sua ombra nel network accresce (pura energia digitale) con la sofferenza che la dilania mentre la Lain del Wired si ritrova a faccia a faccia con il Doppelgänger.
La Lain del Wired è arrabbiata e vuole che l’altra svanisca, tanto che tenta di strangolarla, apprendendo così che lei è vera, che lei ha una consistenza, che esiste sul serio. Che è viva.
Penso che finirò con il suicidarmi.
La verità è che sono tutte Lain in quanto lei esisteva già prima, come presenza onnipresente che pervade il wired.
Di conseguenza ogni informazione che Lain percepiva veniva automaticamente condivisa in quanto il Wired è fatto per questo e ogni cosa deve essere nota a tutti.
Lain è sempre accanto a ogni individuo che si connette al wired. Non esistono segreti.
Tramite questo lei apprende che ha il potere di modificare ed eliminare i ricordi delle persone (ma questo influisce anche sui fatti reali, arrivando a non modificare solo i ricordi ma anche quanto è accaduto nel mondo reale e virtuale).

A scuola, il giorno dopo, tutti hanno davvero dimenticato ogni cosa ma la Evil Lain prende il suo posto.

Lain è Lain, quindi IO SONO LAIN.

Tutto questo spiega la scena in cui Lain distrugge le copie di se stessa: ogni persona che si connette al wired genera una personalità di Lain collegata a quella suddetta persona che automaticamente distribuirà le informazioni apprese. Lain, essendo un’entità del wired, non ha una sola e unica identità.
Qui il concetto di Parmenide: l’essere è e non può non essere si trasforma in cenere in quanto per Lain non vale più, non avendo lei un’unica identità.
Tutte loro sono Lain.

[Gli altri due layer saranno discussi nella seconda parte dell’articolo (plugin_2)]

close the world open the next
[Shiki Ryougi 両儀 式]
PS: Immagini tratte dall’artbook “An Omnipresence in Wired”,
dal dvd e dagli episodi discussi.

Ultimamente sto vedendo alcune produzioni italiane interessanti. Certo non sono tante, ma almeno ci sono e ciò significa che qualche produttore ha deciso finalmente di fare il proprio lavoro e di rischiare un pochino.
Monolith di Ivan Silvestrini è un film che aspettavo da molto tempo in quanto, nonostante gli attori e le ambientazioni siano americane, la pellicola è un prodotto italiano.
Oltre a Sky Cinema e a Lock & Valentine il film è anche prodotto dalla Sergio Bonelli Editore (la casa di Dylan Dog, per intenderci), mentre la distribuzione è stata affidata a Vision Distribution.

Una cosa interessante è che Monolith è tratto dall’omonima graphic novel di Roberto Recchioni (famoso fumettista e colui che adesso cura Dylan Dog). Non l’ho ancora letta, ma dopo aver visto questo film penso che lo farò con piacere.

locandina

Trama:
Resistente e ipertecnologica, Monolith è l’auto più sicura che esista al mondo. E’ su quest’auto che troviamo Sandra, insieme al figlioletto David, mentre si dirige dai genitori del marito. La donna però, dopo qualche videochiamata, sospetta del tradimento da parte dell’uomo e decide così di cambiare direzione e di controllare cosa stia facendo veramente. Mentre si trovano su una strada nel deserto, Sandra investe un cervo e quando scende dall’auto David la chiude fuori per sbaglio. In mezzo al deserto, senza alcun aiuto (il cellulare è rimasto nell’auto), Sandra dovrà trovare un modo per aprire l’auto e salvare suo figlio.

Di certo molti di voi avranno notato qualche somiglianza con alcuni fatti d’attualità in cui dei bambini vengono chiusi in macchina sotto il sole. Questi tragici eventi sono stati una fonte di ispirazione per Monolith anche se in questo caso la situazione è un po’ diversa.

Un’altra tematica molto interessante e che è sottintesa (anche se non troppo) è la sicurezza.
In questi tempi ci sono molte persone che cercano sicurezza e per questo motivo chiedono un maggior controllo. Monolith è la rappresentazione perfetta della sicurezza in tutte le sue sfumature; resistentissima, comoda, quasi totalmente automatica e con un’intelligenza artificiale molto avanzata. Ma con una tale sicurezza, dove si necessita per forza di una tecnologica di cui non possiamo fare a meno, alla fine succede che perdiamo il controllo della situazione e di noi stessi, limitandoci nella libertà delle nostre azioni.
Ed è quello che succede a Sandra quando la macchina non le da più retta.

monolith_banner

Il film comunque si concentra molto sulla protagonista e sul rapporto che ha con il figlio e delle difficoltà che sta affrontando nella sua vita. E questa è una cosa che ho davvero gradito di Monolith. La pellicola non si concentra sulla macchina, non parla della macchina, ma di una donna che non è ancora pronta per essere madre.

Nella prima mezz’ora avremo un’ottima presentazione di Sandra. Ci verrà mostrata come una persona che tiene molto a suo figlio ma è molto goffa e insicura nei suoi confronti. Una scena che dimostra gli sbagli che fa con David è quando gli compra delle biglie. Lui ha più o meno due anni e a quell’età i bambini tendono a mettersi le cose in bocca e infatti stava per farlo con una biglia. Questo è un piccolo esempio. Lei non riesce ancora ad accudirlo e a essere una madre per lui e questa cosa viene anche sottolineata da David che non la chiama “Mamma” ma solo “Sandra”. E questa cosa la fa soffrire parecchio.

Oltre ciò neanche la sua vita va nel verso giusto. Ha dovuto lasciare la carriera per la famiglia e suo marito la tradisce con un’altra donna. Dire che è stressata è dir poco.
Il quadro che otteniamo alla fine è quello di una donna normale (ci tengo a sottolineare la parola normale) che, in una giornata nera, si ritrova a dover affrontare una situazione terribile.

1459242436024

La regia di Ivan Silvestrini non è per niente male e ho apprezzato molto delle inquadrature fatte nel deserto. Infatti ci da una bellissima panoramica di queste zone desertiche americane che sono davvero immense e sembrano sottolineare la solitudine della protagonista.
Una cosa che non ho tanto apprezzato è la scelta di far parlare Sandra quando è da sola. Solo in certi punti però, perché in altri casi faceva discorsi per incoraggiarsi. Però ci sono stati dei momenti, soprattutto quando si incammina nel deserto a piedi, in cui il silenzio avrebbe avuto un effetto migliore. A volte bisogna far parlare solo le immagini per descrivere uno stato d’animo o una situazione.

Per il resto Monolith mi è piaciuto. Non è un capolavoro, ha i suoi difetti, ma come thriller funziona davvero bene e riesce a intrattenere.
Vi consiglio di guardarlo e di supportarlo. Almeno così potremmo avere più film italiani interessanti.

[The Butcher]

Mi rendo conto che quando questa recensione uscirà il film sarà ormai sparito dalle nostre sale (visto che purtroppo sarà presente solo tre giorni, a meno che non lo rimettano se incasserà bene). Non so quando verrà pubblicato ma immagino molto in là.

Sono qui per parlarvi di un film che attendevo con trepidazione da un bel po’ visto che io adoro i kaiju ed ero incuriosito dal regista, Hideaki Anno, conosciuto da tutti per essere il creatore di Neon Genesis Evangelion.
Quindi come potevo non parlare di Shin Godzilla, pellicola basata sull’omonimo kaiju uscita nelle sale giapponesi il 29 luglio 2016 mentre da noi è arrivato sui grandi schermi grazie alla Dynit il 3, 4 e 5 luglio di quest’anno.

Prima di parlare della trama vorrei specificare che Hideaki Anno non è l’unico regista del film, infatti accanto alla macchina da presa c’è anche Shinji Higuchi, famoso per aver curato gli effetti speciali della trilogia Hisei di Gamera. Questa non è la prima volta che collabora con Anno, ha per l’appunto sceneggiato insieme a quest’ultimo Neon Genesis Evangelion: The End of Evangelion e ha lavorato allo storyboard sia di questo film che della trilogia animata di Rebuild of Evangelion.

Trama:
Durante una tranquilla giornata la guardia costiera giapponese investiga su uno yatch trovato senza nessuno a bordo nella Baia di Tokyo. Mentre cercano indizi su cosa sian successo qualcosa emerge dalla baia e subito dopo L’Aqua-Line Baia di Tokyo viene inondato. A seguito di questi eventi i politici si riuniscono per dare una spiegazione logica a quanto successo e per capire come muoversi.
Inizialmente si pensa a un’anomala attività vulcanica ma Rando Yaguchi è di un’altra opinione; crede che quei danni siano stati causati da una creatura vivente sconosciuta.
All’inizio viene ignorato da tutti i politici ma quando la creatura comincerà a muoversi verso la terraferma dovranno ricredersi e cercare di fermare la sua avanzata.

La saga di Godzilla è veramente lunga e con questo film arriva alla trentunesima pellicola dedicata al mostro gigante. L’ultimo lungometraggio del Godzilla giapponese risale a ben tredici anni fa con Godzilla: Final Wars di Ryūhei Kitamura. In un certo senso ne sentivo la mancanza nonostante il film americano diretto da Gareth Edwards non mi fosse dispiaciuto (e un giorno farò un articolo a riguardo).

Nonostante molti conoscano Godzilla come un mostro per un pubblico di ragazzi, inizialmente era stato pensato per gli adulti. La pellicola del 1954 di Ishirō Honda era un film maturo, un vero atto di denuncia contro la bomba atomica e la guerra nucleare. In quell’opera Godzilla era per l’appunto la metafora di queste tematiche: lui faceva parte di una specie di dinosauri sopravvissuti all’estinzione vivendo nei fondali marini. Quando vennero fatti degli esperimenti nucleari, il dinosauro assorbì le radiazioni e divenne estremamente grande e potente.
Le tematiche e lo spirito di quel film verranno riprese appieno nel lavoro di Anno e Higuchi.

Come si è visto nel trailer, la creatura sarà imponente e terrificante. Sembra infatti qualcosa di non naturale, qualcosa di abominevole da come si può notare dall’aspetto crudele, dalla coda incredibilmente lunga e dalle zampe anteriori poste in modo innaturale (quasi doloroso). Ho adorato parecchio il design della creatura e il fatto che fosse un animatronics (solo in pochissime parti verrà utilizzata la CGI). Alcuni potranno lamentarsi dicendo che è troppo finto, che è un pupazzo, ma io rispondo col dire che in Giappone non ci sono gli stessi mezzi tecnologici dell’America e che preferisco un pupazzo piuttosto che un abominio fatto con una pessima computer grafica.
D’altronde Anno e Higuchi sono riusciti a dirigere benissimo le scene del mostro con molte inquadrature che sottolineano l’imponenza di Godzilla e mostrando momenti di distruzione e panico causate dal suo passaggio.

Non dovete però farvi un’idea sbagliata del film. Se volete vedervi una pellicola in cui i mostri combattono tra di loro e distruggono la città , allora Shin Godzilla non fa per voi.
La storia non si concentra sul mostro, non è Godzilla il protagonista, ma gli umani che tentano di fermarlo. L’attenzione infatti è rivolta verso i vari politici che tentano di trovare una soluzione.
Vedremo molte scene in cui si riuniranno per discutere e decidere e avremo così anche uno sguardo sul modo in cui funziona la politica giapponese. Non temete però, perché queste scene saranno interessanti e per nulla tediose grazie a delle inquadrature ben studiate e a movimenti di macchina ben fatti. E qui il montaggio aiuta parecchio perché sarà veloce dove deve esserlo e lento nelle parti importanti senza infastidire lo spettatore.

Oltre ciò la nostra attenzione sarà rivolta su Yaguchi e sul suo piano per fermare la creatura. Riunirà a sé alcuni scienziati e persone intelligenti per contrastare Godzilla. Soltanto che costoro non saranno i classici super-scienziati che si aspetta la società giapponese ma saranno personaggi fuori dagli standard, saranno appunto coloro che il Giappone rinnega come falliti (come ad esempio nerd, “maleducati” ecc…).

Ed è qui che il film mostra il meglio di sé perché non sarà presente solo la tematica della bomba atomica, ma verranno mostrati i pregi e i difetti della terra del Sol Levante.
Nei pregi si può notare la capacità dei giapponesi di fare lavoro di squadra per poter salvare il proprio paese mentre nei difetti si nota subito come gli anziani guardino a volte male i giovani.
Nella cultura giapponese i giovani devono mostrare riconoscenza e rispetto verso i più vecchi e non devono contrastarli per nessuna ragione o dimostrarsi presuntuosi.
Ci sono ben due scene in cui questo viene sottolineata questa cosa: la prima quando Yaguchi dice all’inizio che il caos alla Baia è stato causato da una creatura vivente e viene rimproverato perché andava contro quello detto dai più anziani e la stessa cosa succede a una giovane biologa che, andando contro quello che dicevano loro, affermava che la creatura sarebbe riuscita a camminare sulla terra ferma senza che il suo peso la schiacciasse.
Anche questo è un argomento importante per il Giappone perché comportamenti di questo tipo possono destabilizzare giovani ambiziosi che vogliono provare a farsi una carriera (anche in Italia c’è un problema grave riguardo all’argomento in quanto certe volte i giovani sono visti come scansafatiche o ruba-lavoro dai più grandi).

Una delle cose migliori di Shin Godzilla è il messaggio finale che da, ovvero che tramite la ragione umana si può trovare la soluzione a qualsiasi problema evitando così l’uso delle armi e della violenza. Inoltre saranno i giovani e i reietti a salvare il Paese, cosa che ho apprezzato tantissimo.
Da sottolineare anche come l’America si è vista in modo negativo, come una nazione invasiva che pretende cose che le possano andare a favore a discapito del Giappone.

Qui si conclude la recensione su Shin Godzilla. Come ho detto in precedenza, vedetelo con la consapevolezza di non trovare un film con mostri giganti ignoranti ma qualcosa di più profondo e maturo.
Vi ringrazio per l’attenzione!

[The Butcher]