E finalmente, dopo una carrellata di film e anime, torniamo a recensire un libro.
Di preciso oggi vi parlerò del’ La collina dei conigli di Richard Adams, scritto e pubblicato nel 1972.
Oltre tutto parlerò anche del film d’animazione omonimo del 1978, diretto da Martin Rosen.

Trama:
Nella conigliera di Sandleford un giovane e minuto coniglio, Quintilio, ha una terribile visione che preannuncia distruzione e morte certa. Subito parla con suo fratello Moscardo che inizialmente cerca di distrarlo facendogli notare che non corrono nessun pericolo imminente ma l’altro continua a insistere, in preda alla paura. Alla fine Moscardo, vedendolo così convinto e sapendo che altre volte Quintilio aveva fatto predizioni che poi s’erano avverate, decide di andare a parlare con il Gran Coniglio. Quest’ultimo non li ascolta e Moscardo, ormai deciso a credere al fratello, fugge nella notte insieme ad altri compagni, convinti dalle parole sue e di Quintilio. Qui inizia il viaggio che li porterà verso una nuova e sicura dimora (la Collina dei Conigli) che dovranno poi difendere con le unghie e con i denti.

In linea generale il film è piuttosto fedele al libro. Vengono omesse certe parti e personaggi, cambiati alcuni dettagli ma lo spirito e le vicende principali rimangono immutate.
A me sono piaciuti molto entrambi ma il libro rimane sempre superiore, come nella maggior parte dei casi.
Prima vidi il film alcuni anni fa senza finirlo. In questo periodo mi sono letta il libro che mi ha preso tantissimo e quindi ho anche concluso successivamente la visione del film.
Una delle differenze sostanziali è l’assenza dei miti raccontati dai conigli durante il loro viaggio. Infatti qui i conigli parlano una loro lingua, hanno una mitologia, delle credenze, ecc. Li vediamo come normali conigli con le loro normali abitudini e comportamenti ma oltre ciò risultano comunque antropomorfizzati.
Nel libro vengono spesso raccontati miti che parlano dell’astuzia dei conigli, la creazione del mondo, ecc. Nel film invece viene mostrato solo un filmato introduttivo, distaccato dal resto della pellicola, in cui viene narrata la creazione, che risulta essere molto a effetto e ipnotico ma avrei gradito la presenza anche di qualche altro mito all’interno del film, come quello che parla del principe dei conigli El-Ahrairah in cui incontra il Coniglio Nero della morte per chiedergli aiuto.

Del libro ho apprezzato molto la descrizione dettagliata ma mai troppo pesante dei paesaggi, del comportamento dei conigli (spesso messo a confronto con quello umano), i personaggi tutti ben caratterizzati e delineati (alcuni simpatici e/o ben interessanti), i miti e la scrittura fluente e scorrevole.
Il film perde un po’ a causa di molti passaggi gestiti frettolosamente e certi cambiamenti non tanto sensati (come la morte di Nerigno) ma per il resto è ottimo per quanto riguarda la fedeltà al romanzo sulla gestione e rappresentazione dei personaggi chiave. Da tenere in considerazione la colonna sonora, in cui spicca la canzone Bright Eyes di Art Garfunkel, singolo che arrivò al primo posto nelle classifiche inglesi.
Alcune piccole curiosità:

  • Il libro trae origine da una storia inventata per le figlie dell’autore.
  • Il titolo originale (Watership Down) viene dal nome della collina che è la destinazione del viaggio, che si trova nella contea dello Hampshire (Inghilterra meridionale), vicino ai luoghi dell’infanzia di Adams.
  • Anche se inizialmente Adams ebbe difficoltà a trovare un editore, il romanzo ebbe un grande successo e ottenne diversi premi. Nel 1996 Adams pubblicò un seguito, una raccolta di 19 racconti dal titolo La collina dei ricordi.
  • Il film è stato censurato in molti paesi per la sua violenza.

Altro non posso dirvi se non che vi consiglio vivamente di leggere il libro e poi di vedere il film. Sono entrambi meritevoli anche se il libro è entrato nella classifica dei miei preferiti.

 

 

[Shiki]
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commenti
  1. Squalo Densetsu ha detto:

    Ci portarono a vedere il film al cinema quando facevo le elementari. L’unico ricordo che ho di quella volta è che mi aspettavo, dal titolo, il solito cartone di stampo disneyano, mentre invece era tutt’altro. Ho sempre pensato, sin da allora, che il grosso errore fu di portarci lì senza prima “prepararci” alla visione.

    • Shiki ha detto:

      Penso proprio che portare dei bambini delle elementari a vedere “La collina dei conigli” non sia una scelta molto intelligente (poi dopo dipende dall’età, già a dei ragazzini di quinta sarebbe più ragionevole). E’ sì un cartone animato ma non per forza deve essere per bambini. Da piccoli può far restare abbastanza “sconvolti” xD

      • Squalo Densetsu ha detto:

        Secondo me ci può anche stare, ma appunto bisognerebbe prima preparare i bambini a quello che andranno a vedere, in modo che possano coglierne il significato. Purtroppo, invece, tutto il lavoro veniva svolto a posteriori, quando ti si chiedeva un semplice riassunto.

        • Shiki ha detto:

          Già, in generale questo genere di cose tendevano a innervosirmi ma questo perché non ero capace di fare i lavori passivi che ci proponevano alla fine dei film, come ad esempio il riassunto. Discutere, per esempio, insieme dei vari personaggi lo avrei trovato molto più interessante! Ma comunque non è un film a cui i bambini sono abituati. Un minimo di preparazione ci voleva proprio…

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