L’estate dei morti viventi

Pubblicato: 21 febbraio 2015 da The Butcher in Cultura, Libri
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Ben ritrovati a tutti quanti!
Mi sembra giusto che, dopo un bel po’ di tempo, anch’io torni a recensire qualche libro.
Quest’oggi voglio parlarvi di un libro horror-psicologico svedese, pubblicato in Svezia nel 2005 e arrivato in Italia nel 2008 grazie a Marsilio Editori. Scritto da John Ajvide Lindqvist, vi presento L’estate dei morti viventi (titolo originale: Hanteringen av odöda).

Trama:

La storia è ambientata a Stoccolma. Dopo un periodo di caldo, nella città si è creato un campo elettrico che ha mandato nel caos più totale ogni apparecchio elettronico (per esempio i computer continuano a essere accesi, così come lampade, elettrodomestici, ecc…). In seguito arriva anche un’emicrania collettiva e, cosa più sconvolgente di tutte, i morti cominciano a risvegliarsi. Però sono diversi da come ci si potrebbe aspettare, non vanno in giro a mangiare persone, ma sembrano che stiano cercando qualcosa: la loro casa.

Premetto che avevo comprato il libro principalmente perché adoro moltissimo lo scrittore. Oltre a questo libro ha scritto anche Il porto degli spiriti,  Una piccola stella e Lasciami Entrare (più un’ antologia di racconti intitolata Muri di carta). Di questi (non ho ancora letto Una piccola stella e Muri di carta) quello che mi ha preso di più e a cui sono più affezionato è Lasciami Entrare. Prima del libro vidi il film diretto da Tomas Alfredson e me ne innamorai finita la visione (è tutt’ora uno dei miei film preferiti) e in seguito cercai l’opera da cui era tratto e amai anche quella (nonostante i due avessero molte differenze, ma questa è un’altra storia).
Quindi, quando vidi L’estate dei morti viventi in libreria, lo presi per via dell’autore (anche perché gli zombie iniziavano ad affascinarmi sempre di più).

Quando però iniziai a leggerlo, rimasi molto sorpreso da come era stato trattato il tema zombie. All’inizio mi aspettavo una specie di invasione zombie con alcune persone che cercavano di sopravvivere e invece mi sono ritrovato tutt’altro.
Qui gli zombie vogliono solamente tornare a casa, tornare alla vita di tutti i giorni e infatti alcuni torneranno alle proprie abitazioni e tenteranno di riprendere la loro routine, senza successo. Ciò da un aspetto ancor più drammatico alla figura del morto vivente rispetto ad altre opere, sottolineato dal fatto che i loro movimenti sono quasi meccanici e che ormai sono estranei in quel mondo.

Interessante è anche la presenza di molte discussioni politiche e filosofiche riguardo a essi in quanto la gente non saprà cosa fare. Molti parenti dei morti vorrebbero riaverli tra loro, altri invece saranno spaventati da questa situazione e altri ancora parleranno invece del loro destino perché, essendo morti, non hanno dei diritti così come li hanno i vivi.

Mi sono anche piaciuti i vari protagonisti del libro. La storia verrà infatti raccontata attraverso diversi punti di vista: David, un uomo che ha da poco perso sua moglie; Mahler, un vecchio che ha perso il suo amato nipote e con essa la sua voglia di vivere; Elvy, una donna che ha perso suo marito e Flora, nipote di Elvy, una ragazza complessa che sembra essere a contato con il mondo degli spiriti così come sua nonna.

Tutti quanti verranno caratterizzati molto bene (e sapete quanto io e Shiki adoriamo questa cosa) ma avranno anche qualcosa che li accomunerà (eccetto Flora) ovvero la speranza di riabbracciare le persone amate. Infatti avranno il forte desiderio di poter finalmente stare accanto a loro, di poter tornare alla vita di sempre, prima che la morte distruggesse tutto. Però questa, più che speranza, sembra quasi disperazione. Ed è principalmente questo il sentimento che spinge i protagonisti a compiere certe azioni.

Il ritmo del libro risulterà molto lento perché parlerà principalmente dei personaggi e delle loro vite e anche perché si concentrerà molto su come il mondo sia improvvisamente andato in subbuglio dopo la comparsa degli zombie. Perciò non aspettatevi invasioni di zombie o momenti di estrema violenza o gore (anche se quei pochi presenti nel libro erano abbastanza cruenti ma non fini a se stessi).

Per concludere posso dire di essere rimasto molto soddisfatto del libro e spero tanto che questo autore riceva il successo che si merita per le sue opere. Lo consiglio agli amanti del genere horror-psicologico, specialmente a quelli che non guardano male il ritmo lento di una storia.
Se non erro dovevano farci anche un film su quest’opera così come per Il porto degli spiriti. Spero di sentire più notizie a riguardo.

Detto questo vi lascio liberi di respirare e ci rivediamo con un nuovo articolo fatto dalla nostra Shiki!

 

[TheButcher]
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