Un caloroso saluto a tutti voi e ben ritrovati con questa nuova recensione del sottoscritto. Oggi voglio parlarvi dell’ultima fatica in studio dei Massimo Volume, intitolata Aspettando i Barbari. Pubblicato nel 2013 dall’etichetta indipendente La Tempesta, è di fatto il sesto lavoro discografico della band alternative rock bolognese. Detto questo, non mi resta altro che augurarvi buona lettura!

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Da sempre i Massimo Volume hanno abituato le nostre orecchie a lavori discografici di grande spessore. Nati a Bologna sul finire degli anni ottanta, hanno ridisegnato completamente il modo di fare rock in Italia, puntando tutto sulla forza delle parole e sull’espressività dei testi. Il malessere del vivere quotidiano è il punto cardine del loro pensiero letterario e ogni storia è narrata in maniera cruda e schietta. Emidio Clementi è la figura perfetta per questo ruolo. Egli non canta, parla. Recita. La sua voce, a tratti calma a tratti rabbiosa, colpisce l’ascoltatore quasi ipnotizzandolo. Mira a smuovere la sua coscienza. La musica rispecchia in pieno tale stato d’animo: fredda, tagliente, aggressiva e per nulla rassicurante. E’ questa la formula di un gruppo che riesce, col tempo, a farsi strada nel circuito underground degli anni 90 e a trovare la sua dimensione. Album come Stanze o Lungo i Bordi favoriscono  di conseguenza la giusta e doverosa consacrazione. A questi primi gloriosi lavori ne seguono altri, altrettanto meritevoli d’attenzione : Da qui del 1997 e Club Privè del 1999. Negli anni successivi la band si dedica a intense attività live per infine sciogliersi definitivamente nel 2002. Poi silenzio. Almeno fino al 2008, quando il gruppo organizza una reunion a tutti gli effetti,  in giro per l’Italia. I frutti di questo grande ritorno sulla scena si possono ascoltare in Cattive Abitudini (2010), acclamato da pubblico e critica, e nell’ultimo Aspettando i Barbari, che non fa eccezioni. Anzi, sorprende ancora di più.

Oggetti delle canzoni del disco, sono tutte quelle presenze in grado di sconvolgere le nostre più serene esistenze. I barbari appunto. Non è dato sapere quando arriveranno. L’unica cosa che si può fare è attendere. Dio delle zecche è la prima canzone che ascoltiamo ed è subito un pugno allo stomaco. E’ quello che potremmo definire “un collage di pensieri”, scritti dal poeta Danilo Dolci. Protagoniste assolute (come in molte altre tracce) sono le sferzanti chitarre di Stefano Pilia e Egle Sommacal. Segue  La cena, dove la vita cede alla lunga e infinita attesa. Utilizzata come potenziale primo singolo, mette ben in risalto la batteria di Vittoria Burattini. Si arriva così alla traccia che intitola il disco. E’ proprio qui che si fa largo la nuova natura elettronica del complesso. Per la prima volta nella storia dei Massimo Volume, vengono utilizzati i sintetizzatori. Si prosegue sulla scia di canzoni  colme di dolore come Vic Chesnutt (dedicata all’omonimo cantautore morto suicida) e Dymaxion Song. Non c’è mai un attimo di tregua o un solo momento per riprendere fiato. L’atmosfera carica di tensione pervade tutto l’album e non lascia scampo. La notte è un altro pezzo che ci dimostra come la paura e l’orrore siano sempre alle porte, pronte ad invaderci. E se per un attimo ci convinciamo che le cose possono cambiare, brani come  Compound o Silvia Camagni ci faranno subito ricredere. Storie di vite spezzate, dove il lieto fine è solo una vana speranza. Intanto la conclusione si avvicina e tutte le nostre certezze vengono abbattute dalle ultime due canzoni del lotto. Le più terribili. Il nemico avanza e Da dove sono stato mostrano l’arrivo dei barbari, la loro inarrestabile avanzata. Ecco quindi che il nemico scuote ogni nostro pensiero e demolisce qualsiasi utopia. E’ la fine di un mosaico abilmente costruito.

La recensione termina qui.  Vi ringrazio per la cortese attenzione e auguro a tutti voi tanta buona musica!

 

[Mike]
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commenti
  1. il barman del club ha detto:

    sono molto bravi, tra l’altro io a suo tempo ero andata a sentire anche delle performance letterarie di Emidio Clementi, e devo dire che mi aveva stupito, oltre per la sua professionalità, anche per l’originalità delle idee proposte. Meritano davvero!!!

    • Mike ha detto:

      Ammiro molto Clementi per la sua competenza e soprattutto per il modo con il quale riesce a trasmetterti certe sensazioni. Spero di poter assistere in futuro alle sue letture così come a quelle di Pierpaolo Capovilla su Pasolini. Esperienze come queste ti lasciano sempre qualcosa dentro.

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