Ve l’ho mai detto che soffro di vertigini?
Beh, ora lo sapete e vi domanderete: “Ma a noi che ce ne frega?”

Immaginatevi un tipo come me, che già a due metri da terra ha il batticuore, vedere un film come The Walk.
Ma partiamo con ordine.

The Walk è un film del 2015 diretto (e co-scritto) da Robert Zemeckis (Ritorno al futuro, Forrest Jump), basato sulla vera storia di Philippe Petit, un funambolo francese che nel 1974 riuscì nella straordinaria impresa di traversare le Torri Gemelle su un cavo d’acciaio e senza alcuna protezione.

Trama (ok, che vi ho fatto un mega riassuntone prima ma ve la scrivo lo stesso):

Philippe Petit ha sempre sognato di essere un funambolo. L’ha capito da piccolo quando per la prima volta ha visto uno spettacolo al circo. Da allora si è sempre allenato per migliorarsi e, grazie all’aiuto di Papa Rudy (Ben Kingsley) è diventato bravo nel suo mestiere e si esibisce per le strade di Parigi.
Ma un giorno sul giornale vede qualcosa che cambierà la sua vita. In un articolo vengono mostrate le Torri Gemelle e Philippe, meravigliato da quel progetto, si mette in testa di camminare su una corda tra le due torri.
Ma l’impresa non è affatto facile.

Questo non è il primo film che parla dell’impresa di Petit. In passato ce ne sono già stati due:
Nel 1984 uscì il cortometraggio High Wire diretto da Sandy Sissel e nel 2008 invece il documentario Man on Wire – Un uomo tra le Torri diretto da James Marsh che valse a quest’ultimo l’Oscar come Miglior Documentario.

The Walk invece nasce come adattamento cinematografico del libro To Reach the Clouds (in italiano uscito con il semplicissimo titolo di Toccare le nuvole. Fra le Twin Towers, i miei ricordi di funambolo) scritto dallo stesso Petit.

Zemeckis è un regista eccezionale che ho sempre apprezzato (ricordiamoci che lui ha diretto la trilogia di Ritorno al Futuro, anche se non dovremo limitarci a citare solo quello) e con questo film non ha fatto altro che affermare ancora una volta la sua bravura.

Possiamo dividere il film in tre parti:

La prima dove ci viene mostrato Philippe Petit, del perché sia diventato un funambolo e i suoi primi passi
Nella seconda invece troveremo lui e i suoi compagni organizzare un piano per poter attuare il progetto ambizioso di Phillipe
E la terza invece la messa in punto del piano e la riuscita dello stesso.

Il tutto ci viene narrato attraverso vari espedienti narrativi e tecnici davvero notevoli.
Per esempio ho apprezzato tanto la scelta di mostraci in varie parti della pellicola Petit che parla al pubblico sopra la Statua della Libertà in modo da spiegarci la situazione in un determinato momento o le emozioni che provava. Ciò permette allo spettatore di apprezzare di più il personaggio di Philippe.

Un espediente tecnico invece utilizzato bene è stato proprio all’inizio, possiamo dire durante il “prologo”, dove vediamo il protagonista aggirarsi per le strade di Parigi, il tutto realizzato in bianco e nero. E, pian piano che passa il tempo, vediamo i colori che prendono vita (all’inizio su piccoli oggetti per poi passare all’ambientazione circostante).

Ma soprattutto la cosa migliore è stata l’utilizzo della CGI. Certe volte può capitare che utilizzando troppa computer grafica per ricreare un certo luogo (o utilizzandola troppo in generale) si perda il senso di realismo che si vuole creare e si noti invece la finzione.
Qui no.
Hanno dovuto ricreare le Torri Gemelle in digitale e posso dire che il lavoro finale è stato molto convincente. La CGI non si nota per niente e ogni volta che la telecamera ci mostra dalla cima delle Torri la New York degli anni ’70, non potevo fare a meno di sorprendermi. Riuscivo ad avvertirne la profondità, l’altezza e ciò è dovuto proprio all’utilizzo della computer grafica e delle ottime inquadrature usate.

E parliamo anche della sua camminata tra le due torri. Nell’ultima mezz’ora di film ho provato sia emozioni di pura meraviglia che di ansia. Meraviglia perché vedevo Petite nella realizzazione del suo obiettivo e ansia perché avvertivo la presenza del vuoto, avvertivo l’altezza vertiginosa mentre Philippe camminava sulla corda. Un mucchio di emozioni turbinavano dentro di me mentre osservavo questa scena (tra l’altro molto lunga) che considero una delle sequenze più belle di tutto il film.

Tra l’altro tanto di cappello anche al cast. Tra gli attori presenti i due che risaltano sono proprio Ben Kingsley e Joseph Gordon-Levitt.
Kingsley, nel ruolo di Papa Rudy, sarà il mentore di Philippe ma oltre ciò sarà anche una figura paterna che si affezionerà a lui.
Ma ora parliamo di Joseph Gordon-Levitt. Probabilmente in questo film ci ha mostrato (per ora) la sua miglior interpretazione.
Il suo è stato un personaggio molto complesso, caratterizzato da varie sfaccettature: Philippe è un sognatore, instancabile e molto bravo in quello che fa, ma allo stesso tempo è un personaggio arrogante ed egocentrico.
Come se non bastasse le scene in cui cammina sulla corda sono state fatte da lui. Infatti Joseph ha fatto un corso intensivo (durato meno di due settimane) per imparare a stare in equilibrio su un cavo. Quindi per questo film ha fatto uno sforzo incredibile e penso proprio che ne sia valsa la pena.

Però The Walk non è un film perfetto. Il suo unico difetto è come sono stati gestiti i rapporti con gli altri personaggi. Troppo veloci secondo me. Per fare un esempio possiamo parlare di quando Petite fa conoscenza con la sua futura ragazza e, dopo qualche minuto, si sono già messi insieme. E la stessa cosa vale con gli altri che si uniranno al suo folle piano.
Ma anche se il tempo di relazione tra di essi è molto breve, tutti i personaggi sono caratterizzati bene, nonostante alcuni di loro compaiano per poco tempo.

Questo è tutto quello che avevo da dire su The Walk. E’ un film che mi ha sorpreso. Sarò sincero, non mi aspettavo un lavoro così ben fatto che riuscisse a colpirti sia dal punto di vista tecnico che da quello emotivo.
Vi consiglio anche di vederlo per il significato diverso che è stato dato alle Torri Gemelle. Da tutti noi sono conosciute per la tragedia avvenuta nel 2001, ma qui vengono rappresentate quando erano ancora agli inizi, come un passo avanti per l’uomo, un monito per superare sempre i propri limiti.

Ve lo consiglio assolutamente.

Alla prossima!

[The Butcher]
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commenti
  1. Pakap ha detto:

    Non sapevo dell’uscita di questo film, ma se anche lo avessi saputo l’avrei snobbato perché di solito non mi interessano i film biografici; però hai messo in risalto molti contenuti interessanti, in particolar modo quelli tecnici, e ora mi sento attirato.
    Anche io, come te, soffro molto le vertigini e solo a buttarmi dai palazzi su Prototype mi si ferma il cuore… figuriamoci durante una (lunga) sequenza sospeso nel vuoto!
    Come sempre, bravo!

  2. Che Zemeckis si sia ritrovato?

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