Le dimensioni del mio caos

Pubblicato: 5 aprile 2016 da Mike in Cultura, Musica
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Sia chiaro, non sono mai stato un estimatore del genere rap. Anzi, a dirla tutta non mi è mai andata a genio la figura del rapper arrogante e dal classico atteggiamento da “duro”. Oggi giorno gli ambienti discografici pullulano fin troppo di questi personaggi. Provate ad accendere una radio e ve ne renderete subito conto: sei canzoni su dieci sono scritte da sedicenti tali. Se in passato questa categoria era considerata fenomeno di nicchia, oggi non possiamo dire lo stesso. Il movimento hip-hop ha fatto passi da gigante, arrivando a conquistare anche la televisione, i talent show e persino Sanremo. Che lo si voglia o no, sembra impossibile evitarli. Fortunatamente in tutto questo c’è chi riesce a fare la differenza. Parlo di Michele Salvemini, in arte Caparezza, ragazzo pugliese presente nella scena musicale italiana ormai da diversi anni e che è riuscito a conquistarsi la stima di tantissimi affezionati, per il suo modo umile e intelligente di porsi. Due doti che nell’industria musicale, oggi come oggi, sono sempre più rare.

La recensione di oggi ha come oggetto “Le dimensioni del mio caos”, quarto album del rapper di Molfetta uscito nel 2008 per la Emi Music.

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Essendo per sua natura un concept-album, tutte le canzoni sono legate tra di loro da un filo conduttore, in modo da formare una trama. Durante un concerto omaggio a Jimi Hendrix, Caparezza emula il gesto di sfasciare la Fender – Stratocaster sul palco, creando un varco temporale dal quale esce Ilaria, una ragazza hippie che dal ’68 si ritrova così catapultata al mondo attuale. La giovane hippie si farà subito influenzare dai cambiamenti della nuova società nella quale è approdata, finendo per perdere lo spirito da ribelle sessantottina e trasformarsi nella tipica ragazza intenta a seguire le mode del momento. Nel frattempo Caparezza, infatuato di Ilaria, farà la conoscenza del muratore Luigi Delle Bicocche, il quale lo spingerà a contrastare il progetto di costruzione di uno spazioporto da parte del nuovo fronte politico, il fronte “dell’uomo qualcuno”. Sfortunatamente l’artista pugliese verrà arrestato e condannato a spalare sterco di pachiderma, mentre l’operaio Luigi creerà un nuovo varco temporale che riporterà l’intera umanità alla sua essenza: la scimmia bonobo, ulteriore evoluzione della razza umana.

Come i precedenti lavori del rapper molfettese, anche questo non può esimersi dal trattare contenuti forti e talvolta scomodi come le morti bianche, l’inquinamento ambientale, il negazionismo storico e l’invadenza sempre più prepotente dei social network nelle nostre vite. I testi come al solito sono ricchi di citazioni e riferimenti storici e culturali più svariati. Lui è un maestro nei giochi di parole e ha una grande conoscenza del vocabolo italiano. Le sue liriche sono sempre delle più complesse e richiedono molta attenzione da parte di chi ascolta per poter essere comprese. Inducono al ragionamento e ciò non è poco. Ecco quindi individuato uno dei suoi punti di forza: una capacità di scrittura brillante e mai ridondante. Per quanto riguarda la musica, questo suo disco presenta un’anima fortemente rockettara. A cominciare dall’hard rock iniziale della prima traccia, “La rivoluzione del sessintutto”, dove il buon Capa omaggia nelle sonorità i grandi Hendrix e Zappa. Nella successiva “Ulisse (You Listen)” si fa accompagnare dal gruppo musicale dei Ministri, che conferiscono al pezzo un sound più duro e aggressivo, molto vicino al metal.

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Non mancano le critiche contro la chiesa Cattolica (“Non mettere le mani in tasca”) e contro quel sistema scolastico, che il più delle volte genera ignoranza nei giovani (“Pimpami la storia”). Da qui il termine “pimpare” che in gergo giovanile significa cambiare, personalizzare.

Un discorso a parte bisogna farlo sui protagonisti della storia. Il personaggio di Ilaria è sicuramente quello più interessante: il rapper la utilizza per mettere a confronto le generazioni del passato con quelle del presente, sottolineando i cambiamenti di quest’ultime. La stessa Ilaria una volta entrata a contatto con la società odierna finirà per esserne corrotta: da ragazza rivoluzionaria e libera finirà per diventare una maniaca di ogni tendenza (dai vestiti ai social come Facebook), noncurante dei rapporti umani. “Ilaria condizionata” gioca proprio sul doppio senso dell’aria condizionata. Ilaria come l’aria fredda fa star male, con il suo atteggiamento insensibile,  il cantautore che si era invaghito di lei. Da qui in poi l’album assumerà caratteri strettamente politici. “La grande opera” racconta la costruzione di uno spazioporto da parte di un nuovo movimento politico, per soli scopi elettorali. Con questa canzone Caparezza prende di mira le tante opere lasciate incompiute in Italia: dalla Salerno-Reggio Calabria al famoso Ponte sullo stretto di Messina. “Vieni a ballare in Puglia” mette a nudo gli scandali della terra di provenienza del rapper: dall’inquinamento dei mari alla tragica piaga dei caduti sul lavoro. E’ una canzone che parla di morte ma anche un atto d’amore dell’artista nei confronti della sua terra. Denunciare i suoi mali affinché un giorno la grave realtà possa cambiare. Peccato che la gente ascoltandola, le attribuirà un significato del tutto opposto: una canzone allegra da ballare in discoteca. “Abiura di me”, “Cacca nello spazio” e  “Il circo delle pantegane” sono tra i pezzi più eseguiti dal vivo ancora oggi. L’ultimo personaggio di questo intrigante quadro è un muratore di nome Luigi Delle Bicocche, la cui storia è cantata in “Eroe”. Agli occhi del cantautore infatti Luigi è un eroe perché riesce dove molti falliscono: arrivare a fine mese nonostante il suo status di uomo precario. A causa di ciò è sempre costretto a cambiare lavoro e spostarsi in continuazione. Un uomo da ammirare.

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In conclusione perché “Le dimensione del mio caos” è un disco che vale la pena ascoltare? Perché anche a distanza di qualche anno è ancora incredibilmente attuale. E’ un album che parla della crisi, non solo economica ma anche morale. Dobbiamo ritornare ad amare la nostra terra e ripulirla di tutto quel lerciume che la sta soffocando. La cultura è il mezzo che abbiamo a disposizione per combattere l’ignoranza dei poteri forti. D’altronde è sempre stato questo il messaggio di Caparezza. Uno che di “capa” ne ha tanta!

[Mike]
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commenti
  1. giusy1996 ha detto:

    Grande persona, grande autore , grande mente..
    . Caparezza vale tanto… io anche non amo il genere Rap, lui ha solamente trovato un modo per far valere le sue idee, giuste, e lo fa nel modo giusto… purtroppo l’ignoranza regna sovrana e quindi la maggior parte delle persone non comprende il vero significato delle sue canzoni… è un genio grazie per averlo ricordato :)

    • Mike ha detto:

      di niente figurati! Ho sempre provato grande ammirazione per Caparezza e vederlo esibirsi dal vivo è stata la conferma. Lui interagisce molto con il pubblico e sa anche come intrattenerlo. I suoi spettacoli sono sempre qualcosa di unico. Condivido perfettamente il tuo pensiero e mi fa molto piacere ti sia piaciuto l’articolo :)

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