Gravity Rush Remastered – parliamone, in attesa del seguito

Pubblicato: 26 giugno 2016 da Shiki Ryougi 両儀 式 in Recensioni Videogiochi, Videogiochi
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Nato nel 2008 come progetto per la Playstation 3, venne sviluppato da Project Siren e pubblicato dalla Sony sulla console portatile Playstation Vita, conosciuta bene come un parziale fallimento, superata dalla controparte di Nintendo, con una quantità di titoli più variegata e ben lusinghiera per le tasche degli acquirenti.
Nonostante tutto il gioco ricevette un’ottimo apprezzamento, sia da parte della critica che dei consumatori, tanto da permettere a Sony di presentare, dopo poco tempo, una versione rimasterizzata per la Playstation 4.
Il lavoro di remasterd è dovuto alla Blue Point Games, artefice di altri notevoli lavori, come The Ico & Shadow of The Colossus Collection, God of War Collection, Uncharted The Nathan Drake Collection, e molti altri.

Trama:
La storia di Gravity Rush inizia presentando la protagonista, Kat, che non ricorda più chi è e dove si trova. Si sveglia in un piccolo giardino nascosto, nella cittadina di Hekseville, dove incontra un misterioso gatto nero, soprannominato da lei Dusty, che la protegge e le sta vicino. Oltre ciò scopriamo subito che questo strano animale è in grado di donarle il potere di alterare la gravità.
Ben presto Kat si renderà conto che la città e i suoi abitanti sono minacciati da tempeste gravitazionali e da strani esseri chiamati Nevi. Lei, grazie ai suoi poteri, riuscirà a salvare delle persone, ma subito capirà come la gente accetti ben poco la sua presenza. Quelli come Kat vengono chiamate shifter e non sono visti di buon occhio, soprattutto perché incompresi.

Questo è l’inizio del gioco. L’evolversi della storia di Kat e delle persone che la circondano non mancheranno di farci sorride o versare qualche lacrima di commozione, ma tutto tenendo a mente che abbiamo davanti un’opera semplice.
I personaggi cadono un po’ negli stereotipi degli anime giapponesi. La protagonista è dolce e ingenua (adorabile, aggiungerei *w*), un suo amico che lavora nella sicurezza un po’ imbranato e impacciato, e così via.
Ma riesce comunque ad affascinare, lasciando però fin troppe cose in sospeso, e questo fan ben sperare sul seguito che uscirà per Playstation 4.
Io ho completato Gravity Rush molto recentemente e non ho mai giocato alla versione su console portatile, ma informandomi in giro ho raccolto un po’ di notizie utili.
Da dei non stabili 30 fps siamo passati a dei solidi 60 e a una risoluzione di 1080p, con grafica estremante pulita e fumettosa (molto anime/manga) già presente nella versione originale. Le clip di narrazione non hanno risentito del porting in quanto la storia viene raccontata tramite splendide tavole da disegno, come delle pagine di un fumetto. L’interfaccia di gioco e diversi comandi sono stati cambiati per rendere più comoda e fluida la navigazione con un DualShock 4. I tempi di caricamento si sono dimezzati, se non di più, e nel gioco troviamo già compresi i tre DLC e oltre 600 bozze e disegni.

Certamente questo titolo risente della sua natura portatile e non è competitivo con gli altri giochi per le console casalinghe. La storia, divisa in 21 capitoli, esclusi i DLC, viene scandita da molte sfide a tempo e di abilità in cui bisogna usare i poteri di Kat per vincere. Queste missioni dopo un po’ possono stancare perché risulteranno monotone e ripetitive. Ovviamente, grazie ai tempi di caricamento velocizzati, il completamento delle sfide risulterà molto meno frustrante ma sono davvero pochi i motivi che possono portare un giocatore a stancarsi. Dei geodata non sempre precisi nella mappa e delle sottigliezze possono far frustrare una persona che mira al completismo del titolo. Mi riferisco soprattutto alle sfide a tempo, non sempre troppo corrette, soprattutto se si punta all’oro (indispensabile per platinare il gioco).
Oltretutto mi ha indispettito un po’ il paralizzarsi del gioco dopo aver finito una missione; passano diversi secondi prima di poter aprire il menù e a volte questa cosa mi ha dato fastidio.
Ma non ho altri difetti da elencare, queste sono solo piccole cose.
Di certo vi innamorerete dei personaggi e delle ambientazioni. Le varie parti della città sono deliziose e ognuna con uno stile ben delineato. Per non parlare poi della colonna sonora, fantastica. Mi sono sorpresa diverse volte a canticchiarla.
Oltretutto i poteri di Kat sono fantastici e facilissimi da padroneggiare. Le abilità speciali sono poche ma utilissime, ed è questo che importa. Il poter annullare la gravità e manipolarla come si vuole rende questo gioco un open world. Non ci sarà punto della mappa che non potrete raggiungere. Anzi, l’esplorare premia perché permette di trovare numerose gemme preziose che servono a far crescere l’esperienza del personaggio. Infatti il gioco ha anche una piccola natura gdr.
Sarà possibile far salire i parametri di Kat, come velocità, tempo di ricarica delle abilità, ecc, e scegliere così il suo sviluppo. Poi le migliorie si sentono eccome. A fine gioco ti ritrovi a non avere più limiti e le sfide diventano molto più facili da completare.
L’avventura di Kat pecca un po’ di longevità ma lascia spazio a molte speculazioni sul prossimo capitolo, sperando in uno sviluppo davvero originale e ben più maturo.
In più il seguito nascerà proprio per Playstation 4 e senza più i limiti della console portatile, sono davvero curiosa di vedere come gestiranno il lavoro.

Concludo dicendo che ho amato questo gioco, che ho completato al 100%, e lo consiglio vivamente a chiunque. Vi ricordo soltanto di tenere ben a mente ciò che ho detto: merita di essere giocato e goduto, ma con le dovute precauzioni.
Questa versione rimasterizzata è davvero un lavoro degno di nota e lodevole.
Spero proprio che riuscirà a farvi emozionare, come ha fatto con me e The Butcher.

 

[Shiki]
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commenti
  1. redbavon ha detto:

    Non ho terminato il gioco, anzi ne ho appena scalfito la superficie, come ormai da parecchio tempo mi capita per motivi di tempo tiranno. Mi ha tenuto occupato Quantum Break, che è un’altra conferma della perizia e lo stile unico dei Remedy. Tuttavia, proprio perché ne ho ricevuto una buona sensazione, ho letto con piacere quanto hai descritto, trovando conferma nelle mie prime sensazioni. Tornerò a rigiocarci. La direzione artistica e’ particolare ed è tipica di una produzione “minore”, ma non “minima”. È’ un buon vino da rendere a piccoli sorsi e cercare di assaporarne le sfumature di aromi. Merita un secondo episodio sviluppato con tutte le risorse e il tempo per una tripla A su PS4.

    • Shiki ha detto:

      Concordo pienamente.
      E’ un ottimo inizio per qualcosa che ha un potenziale notevole, pronto a essere sfruttato nel seguito, con tutte le risorse che una PS4 può offrire!

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