Ci sono così tante cose di cui vorrei parlare ma così poco tempo per farlo. Tra queste cose c’è la volontà di discutere o recensire su alcuni film che a mio avviso sono stati snobbati o distrutti in modo ingiusto dalla critica o/e dal pubblico.
Tra queste pellicole ce n’è una del regista spagnolo Alejandro Amenábar che, dopo essere stato per ben sei anni lontano dalla macchina da presa, torna a dirigere un nuovo film: Regression, film horror-thriller del 2015 con protagonisti Ethan Hawke ed Emma Watson.

Trama:
Siamo nel Minnesota degli anni ’90 e qui il detective Bruce Kenner (Ethan Hawke) sta investigando su un caso molto particolare. John Gray è appena venuto a costituirsi alla polizia dicendo di aver abusato sessualmente di sua figlia Angela (Emma Watson), però sembra molto confuso e dice di non ricordare l’avvenimento. Per questo motivo viene chiamato il dottor Kenneth Raines il quale utilizza una particolare tecnica sperimentale che consiste nel far “regredire” la mente del soggetto in modo da portare a galla alcuni ricordi dimenticati. Durante la sessione John inizia a ricordare alcune cose che potrebbero aver a che fare con una setta satanica. La questione si fa molto pesante e spinosa e Bruce decide di andare fino in fondo.

Come ho detto all’inizio vorrei parlare di film sottovalutati e Regression è uno di questi. Snobbato dalla critica e per nulla apprezzato dal pubblico; la prima impressione che molti sembrano aver avuto era quella di una pellicola basata sul paranormale con argomento centrale quello delle sette sataniche. Quest’ultimo ha un certo peso nell’evoluzione della trama ma non è l’unico tema trattato e verso la fine verrà quasi accantonato.
Altro fattore che potrebbe aver spiazzato un po’ di persone è il fatto che assomigli molto di più a un thriller che a un horror. Questo perché più che essere un film di paura è un film sulla paura. E che cosa significa ciò?
Ora vi spiego.
Amenábar voleva da tempo fare un lungometraggio sulla diffusione delle sette durante gli anni ’80-’90. In quel periodo infatti negli Stati Uniti ci fu un’esplosione di paura per via di queste e molte volte persone credettero che nella loro cittadina ci fosse una setta che faceva sacrifici di bambini, ecc…
Il regista ha cercato di rappresentare quest’ondata di terrore nel film soprattutto quando si diffonde la voce che Angela sia stata vittima di riti satanici. La notizia si sparge molto rapidamente e le persone guardano atterrite tutto ciò che viene detto a riguardo.

Nella seconda parte del film questa cosa sarà molto approfondita specialmente nel momento in cui anche il nostro protagonista si farà influenzare da tutte queste notizie.
Sarà molto interessante vedere un uomo che prima di allora utilizzava il suo raziocinio, cadere vittima della paura di qualcosa che non riesce a comprendere bene e a farsi prendere da insicurezze e ansie. C’è una scena nel film che mi è rimasta molto impressa (di cui non dirò tanto) in cui vediamo attraverso gli occhi di Bruce ciò che immagina mentre ascolta una registrazione su un rito satanico. E qui grazie alla colonna sonora e a dei movimenti veloci e precisi della telecamera veniamo anche noi trascinati in questo incubo a occhi aperti. Probabilmente una delle migliori sequenze del film, ma non sarà l’unica presente.

E qui arriviamo al terzo atto e al motivo per cui alcuni sono rimasti delusi dal film. Il mistero riguardo l’intera faccenda si risolve in un modo molto logico e non soprannaturale. Sarà per questo che non è piaciuto, perché non ha risposto alle “aspettative”, anche se credo che l’unico problema effettivo del film si possa ritrovare nella sceneggiatura.
Non perché è scritto male, i personaggi sono creati benissimo (specialmente quello di Bruce Kenner) anche se non hanno una crescita o evoluzione psicologica. Anche la storia segue un filo logico perfetto fino a un certo punto ovvero quando un certo personaggio rivela l’indizio più importante di tutti per mettere insieme i pezzi del puzzle. Sono rimasto molto perplesso di questa cosa e cercherò di spiegarvela senza fare spoiler. Lui si era invischiato in una brutta faccenda e rivelare quel determinato dato fin dall’inizio lo avrebbe sicuramente aiutato a uscirne in parte e invece ha deciso di tenerselo nascosto fino alla fine. Un comportamento del genere non è per niente realistico e questa è una delle più grandi pecche, anzi la più grande pecca di questo film.

Per il resto la pellicola funziona alla perfezione. Dal lato tecnico ha una regia ben fatta e curata (Amenábar sa il fatto suo), con una fotografia molto realistica, fredda (anche se non troppo) e in parte oscura e decadente quasi a voler sottolineare l’attuale situazione della cittadina in cui avvengono gli eventi. La colonna sonora invece non è invadente (in molti horror o thriller capita che le musiche ci siano quando non devono) e sa quando metterti in tensione.

Per quanto riguarda invece l’intento del regista, posso dire che è riuscito in pieno. I temi trattati erano quelli delle sette sataniche e della paura, ma viene anche trattato in maniera migliore quello del male. Il male intenso come il male nelle persone. Ed è questa una delle cose che ho adorato di più nel film e che forse in molti non hanno neanche compresso.

Queste erano le mie opinioni riguardo Regression. Ripeto, secondo me l’hanno sottovalutato anche troppo, i difetti ne ha (quella forzatura nella sceneggiatura non mi è tanto piaciuta), ma ha anche moltissimi pregi. Se avete l’opportunità cercate di recuperarlo e ditemi cosa pensate.

Detto questo chiudo e ci rivediamo in una nuova recensione (o forse farò qualcosa di un po’ più diverso? Sarebbe anche ora).
Alla prossima!

 

[The Butcher]

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commenti
  1. lapinsu ha detto:

    Rientro nella (larga) schiera di chi non ha apprezzato il film.
    Dal mio punto di vista il problema non è stata la risoluzione “logica” della vicenda, bensì da un lato un ritmo poco coinvolgente (il regista accelerava o frenava senza avere la capacità di portarsi dietro anche lo spettatore), dall’altro lato la difficoltà a creare empatia con i personaggi.

    • The Butcher ha detto:

      Sul lato empatico ti do ragione. Di certo nessuno dei personaggi mi ha lasciato qualcosa (forse la nonna della ragazza). Per il ritmo invece credo che sia stata una cosa proprio voluta. Cercare di creare momenti tipici di un giallo e poi invece spezzare il tutto con le scene della setta che hanno portato poi il protagonista a “regredire” (una persona che pensa in modo logico e poi inizia ad aver paura di qualcosa che non conosce e cerca di trovare sicurezza on cose che non l’aiuteranno per niente). Diciamo che il ritmo segue il personaggio principale (mi ricordo quella scena dentro la capanna con lui che ascolta la registrazione è non posso far a meno di trovarla girata bene davvero con un ritmo che parte tranquillo e poi aumenta in modo esponenziale fino ad essere frenetico). Come ho detto a me è piaciuto, ma non è un film a cui darei un voto alto. Sicuramente supera la sufficienza, ma al buono ci arriva appena.
      Continuo poi a trovare quella parte della sceneggiatura un enorme difetto del film perché vuole basarsi tutto sulla risoluzione logica del caso e quella cosa non è tanto logica visto la situazione in cui si era cacciato quel personaggio.

      Forse il regista non voleva neanche che il pubblico si legasse troppo ai personaggi. Anche il protagonista se lo si guarda non ti da simpatia. È molto bravo nel suo lavoro, ma ha dei comportamenti poco dolci, è molto severo e pronto a rispondere male alle persone che non gli vanno a genio. Questo perché è il suo personaggio e con uno come lui difficilmente si può empatizzare. Gli unici che ti fanno provare qualcosa sono le vere vittime (e solo alla fine).

      Mi ha fatto piacere sapere la tua opinione. Se vuoi aggiungere altro sei il benvenuto, sono curioso di leggere altri tuoi pensieri riguardo il film.

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