Mi sa tanto che la recensione di Lights Out verrà rimandata di nuovo. La rimando anche perché è stato un film che mi ha un po’ deluso (non è brutto, ma mi aspettavo di più) e mando avanti articoli che parlando di film che secondo me hanno qualcosa da dire.
Tra questi film c’è per l’appunto The Witch, horror diretto da Robert Eggers che aspettavo da un quando vidi per la prima volta il trailer. Sembrava promettere atmosfere inquietanti e una storia disturbante e contorta.
Sapete la cosa migliore? Non sono stato deluso.

Trama:
Siamo nel XVII secolo nel New England e una famiglia viene bandita dalla propria colonia ed è costretta a costruire una fattoria vicino a una foresta per poter sopravvivere. Dopo poco tempo un fatto tragico sconvolge la loro vita: Samuel, il figlio di pochi mesi, scompare improvvisamente. Qualcosa sembra averlo preso e portato dentro la foresta. Sarà l’inizio di un incubo per i nostri protagonisti.

The Witch per me è uno dei migliori film che ho visto nel 2016 fin’ora e anche uno di quelli che mi ha sorpreso maggiormente.
Intanto voglio avvertire che questo non è un horror veloce e pieno di jumpscares (anzi posso dire con certezza che non ce ne sono proprio) ma una pellicola che basa tutta la sua riuscita sulla tensione e la storia raccontata.
La scomparsa di Samuel darà il via a una sequenza di eventi che metterà a dura prova questa famiglia. Inizieranno a incolparsi l’un l’altro e i rapporti di alcuni di loro diverranno sempre più tesi e difficili rendendo difficoltosa la loro vita al di fuori della colonia.

La cosa più interessante è il fatto che queste persone vivono sotto la guida/paura dei testi sacri e ciò che è successo a Samuel porterà degli interrogativi ad alcuni di loro che perderanno fede nella Bibbia. Alcune di queste domande riceveranno in parte una risposta, ma una risposta che risulterà a volte quasi vuota e inutile. Ciò sarà anche un ottimo pretesto per poter mettere alla luce tematiche riguardante la religione.
Un altra tematica presente e che possiamo avvertire fin da subito è quella del male, rappresentata in modo egregio. Non è il solito male che prende forma a attacca costantemente le proprie vittime ma è un male nascosto e silenzioso che costruisce la sua tela dietro le quinte e pian piano riesce a intrappolare le proprie vittime. Un male che in certi frangenti non sappiamo sia qualcosa di veramente reale oppure qualcosa di metafisico.

L’ambientazione è ben riuscita e la foresta con quella fotografia cupa e oscura (fotografia curata da Jarin Blaschke) sa creare un ottimo effetto, come se appunto un grande male capeggiasse sopra la casa dei protagonisti, un occhio che osserva costantemente le loro vite e lo svolgersi delle loro vicende.

Continuando a parlare dell’ambientazione sono rimasto sorpreso della fedeltà che il regista a utilizzato per realizzare gli usi e i costumi.
L’abbigliamento è perfetto e anche il modo di vivere è molto fedele ma la cosa che più mi ha sorpreso è stato il linguaggio che hanno usato. Un linguaggio tipico di quei tempi che in inglese trovo perfetto e che hanno mantenuto con una certa fedeltà anche nel doppiaggio italiano (che risulta davvero ottimo). Una cura del genere per questi dettagli dimostra ancora una volta la bravura del regista e non può che farmi sorridere.

L’altro elemento fondamentale della pellicola è la colonna sonora di Mark Korven caratterizzata principalmente da cori molto inquietanti che rende il pubblico partecipe dell’angoscia che provano i personaggi e che non sono invasive ma intervengono nei momenti giusti.

E gli attori sono stati meravigliosi. Tutti quanti, perfino i bambini più piccoli che sono risultati davvero credibili. Tra tutti quella che mi ha sorpreso per la sua ottima prova attoriale è Katie Dickie che qui interpreta Katherine.
Questi attori hanno saputo rendere ancor più realistica e d’impatto la pellicola riuscendo a sembrare dei personaggi veri e non attori che recitano una parte.

Arrivati a questo punto della recensione vorrei anche correggermi. All’inizio ho definito The VVitch come un horror, ma sarebbe troppo semplicistico. E’ una pellicola forte, potente e in certi frangenti anche ambiguo per gli argomenti trattati, che si ispira al cinema inglese degli anni ’70 e riesce a raccontare una storia dove il male è sempre presente e invisibile e dove una famiglia dovrà fare i conti con esso e con i propri demoni interiori.

Credo che la recensione possa finire benissimo qui. Tutto quel che avevo da dire sul film l’ho detto e continuo a considerarlo uno dei migliori film di quest’anno.
Visto che di solito le mie recensione sono esenti da spoiler eviterò di parlare di alcune scene chiave. Se avete visto il film e volete dirmi la vostra impressione e soprattutto la vostra interpretazione del film (perché penso che possa avere più chiavi di lettura su alcuni argomenti) sentitevi liberi di commentare.

Detto questo finisco qui con la recensione. Spero che l’abbiate apprezzata e vi consiglio caldamente di visionare il film, specialmente se siete amanti del grande cinema.

[The Butcher]

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commenti
  1. Andrea Taglio ha detto:

    Visto e apprezzato, concordo in pieno con la tue recensione.
    A parte che ho stritolati i braccioli della poltrona del cinema per la tensione, direi che questo film spacca di brutto (seguirà recensione più dettagliata, spero, sullo Storione).

    Magari

    • The Butcher ha detto:

      Mi fa piacere sapere che anche tu abbia apprezzato il film. È una di quelle pellicole che si possono definire capolavori. E non uso questo termine con leggerezza ma perché è così. Questo film è perfetto sia nella forma che nella sostanza e riesce a regalare dei momenti magnifici.
      Come te anch’io sono stato in tensione sulla sedia e questa era una sensazione che non provavo da tempo durante la visione di un horror.

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