Quest’oggi voglio portare sul blog un articolo più complesso e serio. Non che consideri le mie recensioni come un lavoro sciocco ma vorrei parlare in modo approfondito del cinema in generale e della sua storia.

Questo è uno dei due motivi per cui parlerò dell’Espressionismo Tedesco.
L’altro motivo è Babadook.
Già, perché questo film ha in certi frangenti e in certe scene ispirazioni da quel tipo di cinema, soprattutto nei momenti in cui l’entità compare. In quel caso si può fare riferimento a Nosferatu il vampiro di Friedrich Wilhelm Murnau.
Direi però di iniziare dal principio e per questo motivo dobbiamo spostarci dal cinema alla pittura tedesca di inizio 900.

L’Espressionismo infatti fu un movimento artistico che ebbe grande successo in ambito pittorico e successivamente anche nel teatro, nella letteratura e nel cinema.
Questa corrente non descriveva una realtà oggettiva ma preferiva comunicare i sentimenti e lo stato emotivo della persona attraverso l’uso di modalità stilistiche esasperate e deformate. Volevano mettere alla luce il lato nascosto, le emozioni vere delle persone.
La nascita di questo movimento fu in parte dovuta anche ad artisti dell’Ottocento tra cui ricordiamo Vincent van Gogh, Paul Gauguin e Edvard Munch, considerati pre-espressionisti, in quanto molte delle loro opere avevano tratti in comune con l’espressionismo tra cui i tratti forti, una grande drammaticità nella scena e l’accentuazione cromatica.
Uno dei movimenti che possiamo definire espressionisti nacque però in Francia nel 1905 ed erano i Fauves, termine dispregiativo che significa “bestie” .
Questa parola venne utilizzata per la prima volta dal critico Louis Vauxcelles quando un gruppo di pittori (di cui faceva parte anche Matisse) espose al Salon d’Automne dei quadri con dei tratti cromatici molto violenti.
Dal nome che venne affibbiato al gruppo potete capire che furono leggermente criticati.

In Germania invece nello stesso periodo nacque il gruppo Die Brücke (“Il Ponte”). Il nome del gruppo deriva dal manifesto fatto da Ernst Ludwig Kirchner nel 1906 durante la loro prima mostra a Dresda, dove venivano chiarite le loro ideologie. Utilizzarono questa parola, ponte, perché volevano essere per l’appunto un ponte tra il vecchio e il nuovo, tra l’arte Ottocentesca del neorealismo tedesco e dell’espressionismo. Concetto che riprendono da Nietzsche in special modo in un passo del suo Quando parlò Zarathustra.
Anche Munch fu un persona di grande ispirazione del gruppo in quanto iniziarono a creare opere attraverso l’esplosione di un “grido” interiore che rivelasse l’angoscia e il dolore delle persone di quel tempo.

Un gruppo importantissimo per l’espressionismo che nacque qualche anno dopo i Die Brücke fu quello dei Der Blaue Reiter (Il principe azzurro). Fondato nel 1911 da Kandinskij e Franz Marc, questo gruppo era in parte simile ai Fauves e purtroppo non ebbe vita lunga.
Infatti questo gruppo durò dal 1911 fino al 1914 e finì a causa della prima guerra Mondiale dove alcuni dei loro membri morirono. I Die Brücke invece si sciolsero nel 1913 a causa di divergenze artistiche.
Nonostante tutto il loro modo di fare arte aveva ormai contagiato molti ambiti artistici tra cui quello del cinema.

Il cinema tedesco di quel periodo conobbe un periodo di grande successo e venne considerata seconda solo a Hollywood per la sua influenza sul mercato e le innovazioni tecniche che portò.
Il cinema espressionista tedesco ebbe successo soprattutto nel 1920 grazie anche alla proiezione del film Il Gabinetto del Dottor Caligari di Robert Wiene che segnò il punto più alto del movimento e venne preso da molti come punto di riferimento.

Viene anche considerato da molti come un film espressionista “puro” in quanto i film successivi o precedenti a questo usavano solo alcune caratteristiche.

Prima di parlare di Caligari vorrei appunto esporvi le caratteristiche che fanno parte dell’espressionismo in generale come ad esempio l’uso della scenografia completamente deformata, un uso delle luci prepotente, degli attori che recitano sopra le righe, in modo molto caricaturale, un montaggio abbastanza semplice come il campo-controcampo (due inquadrature che mostra alternativamente due persone parlare) e il montaggio alternato (due o più eventi che si verificano nello stesso momento e in luoghi diversi ma che alla fine sono destinate a convergere).
Non si hanno movimenti di macchina e le scene sono abbastanza lente cosa che permette allo spettatore di osservare la scena in ogni suo dettaglio.

Detto questo vi parlerò brevemente di Caligari. La storia comincia con Francis che racconta attraverso un flashback un’esperienza che gli ha cambiato la vita e quella della sua amata. Nella sua città durante una fiera arriva il dottor Caligari per presentare un suo paziente sonnambulo, Cesare. Dopo questo evento nella cittadina inizieranno ad accadere degli strani omicidi e Francis dovrà intervenire soprattutto quando la sua fidanzata, Jane, verrà rapita.

L’uso del flashback rende l’intero racconto molto più vivace di quando uno si aspetterebbe ma la cosa che colpisce di più in assoluto sono le scenografie. Scenografie irreali, soffocanti , allucinanti con case spigolose e strade strette e serpentine. Queste scenografie furono realizzate grazie a due pittori espressionisti: Walter Reimann e Walter Röhrig che, ispirandosi ai modelli pittorici di Kirchner, crearono dei fondali su tela in cui veniva rappresentata una città deforme e asfissiante. Gli attori, che recitano in modo molto caricaturale, sono pesantemente truccati e ciò rende il tutto ancor più surreale.
Il montaggio è molto semplice e si basa principalmente su inquadrature fisse che soffocano ancor di più lo spettatore.
Ma una delle cose che mi ha colpito profondamente è stato il finale che trovo davvero ottimo e da un enorme punto a favore alla pellicola.
Questo film segnò uno dei punti più alti del cinema espressionistico tedesco. Ma non fu il solo che ebbe questo successo.

Ed è qui che parliamo di Nosferatu il vampiro, film del 1922 diretto da Friedrich Wilhelm Murnau. Da precisare che Murnau faceva parte del movimento Kammerspiel che era il contrario dell’espressionismo (gli attori non sono caricaturali ma abbastanza composti e le luci sono smorzate), nonostante ciò riuscì a essere un punto d’incontro di questi due movimenti.

Nosferatu, oltre ad essere anch’esso uno dei migliori esempi dell’espressionismo, è uno dei capisaldi del genere horror e primo film che metteva in risalto la figura del vampiro. Si ispirò liberamente al romanzo Dracula di Bram Stoker e, non avendo i diritti d’autore, cambiò i nomi, i luoghi e il titolo per poterlo portare in sala. Murnau venne comunque denunciato dagli eredi di Stoker e fu costretto a distruggere tutte le copie della pellicola. Fortunatamente Murnau era molto cocciuto e riuscì a salvare una copia del film.
Di questo film una delle scene che è rimasto nell’immaginario collettivo è sicuramente la scena delle ombre che avevo citato all’inizio. Un’ombra oscura, lunga, spigolosa e deforme che si muove minacciosamente e turba i nostri sogni. Ma in generale l’opera riesce a essere espressionismo anche grazie all’uso della fotografia in cui luci e ombre creano un’atmosfera chiusa e opprimente utilizzando soprattutto paesaggi reali e non costruendo scenografie nello studio.

Tra l’altro su questo film sono nate molte leggende, tra una delle più famose dove si dice che Murnau abbia trovato un vero vampiro per il ruolo del Conte Orlock. A questo proposito consiglio la visione del film L’Ombra del Vampiro diretto da E. Elias Merhige che si ispira proprio a questa leggenda.

Per concludere questo lungo articolo citerò uno dei film più importanti della storia del cinema e anche del cinema espressionistico ovvero Metropolis di Fritz Lang. Lo dico subito, il mio sarà un discorso un po’ breve e relativo solo all’espressionismo. Un film di questa portata meriterebbe uno spazio a parte dove poter parlare di ogni cosa.
Per ora su questa pellicola posso dire che Lang utilizzò varie tecniche espressionistiche anche se si tenne ad una certa distanza da esso. Ne rimase influenzato e lo applicò soprattutto alla scenografia (che per i tempi era molto all’avanguardia) e al simbolismo di cui è pregno l’opera. Ma in seguito superò questo “stile” e infatti Metropolis è spesso definito come l’ultimo vero film dell’espressionismo tedesco.

I motivi per cui questo movimento andò in declino dopo Metropolis furono l’enorme budget che le ultime produzioni richiedevano (Per Metropolis la UFA, casa di produzione che aveva prodotto molti film espressionistici, andò in bancarotta) e il fatto che molti registi era attratti da Hollywood e per questo si trasferirono negli Stati Uniti. Un altro motivo che costrinse molti registi a trasferirsi in America fu l’ascesa al potere di Hitler che prese il controllo di qualsiasi forma d’arte.
Ci sarebbero tanti altri film da citare e di cui parlare come ad esempio Il Golem di Paul Wegner , ma facendo così non farei altro che allungare il discorso.
Comunque l’espressionismo influenzò molto il mondo del cinema e alcuni cineasti utilizzarono alcune di quelle particolari tecniche e l’esempio più famoso lo si può riscontrare con Io ti salverò di Hitchcock in cui in la scenografia della scena dell’incubo ricorda tantissimo quelle di vari film espressionistici. Oppure nel corto Vincent diretto da Tim Burton.
E, ovviamente anche Jennifer Kent si ispirò tantissimo, soprattutto a Nosferatu, per dirigere il suo Babadook.

Con questo l’articolo finisce. Era un progetto che avevo in mente da un bel po’ di tempo e che finalmente sono riuscito a fare. Spero vivamente di non avervi annoiato con questo articolo ma sono rimasto affascinato da questo breve momento del cinema tedesco.

Io e Shiki vorremo portare avanti altri progetti come questo e con un po’ di tempo e pazienza potremo riuscirci veramente.

 

[The Butcher]

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commenti
  1. Celeste Sidoti ha detto:

    Questo articolo mi soddisfa tantissimo :D mi piace il cinema muto in genere, ma l’espressionismo tedesco in particolare. Anche Suehiro Maruo è parecchio influenzato da questa esperienza artistica.

  2. gianni ha detto:

    Bell’articolone davvero!

  3. Andrea Taglio ha detto:

    L’ha ribloggato su AndreaTaglioe ha commentato:
    Ecco, parlando di cinema ogni tanto si legge un buon articolo come questo

  4. Andrea Taglio ha detto:

    Bel post, l’ho apprezzato molto e… ouch, l’ho già ribloggato!
    Avvisami se la cosa ti infastidisce.

    Grazie per l’articolo!

  5. melakiwilimone ha detto:

    Molto interessante! :)

  6. redbavon ha detto:

    Allora è andata così: io e il cinema tedesco non abbiamo un grande feeling, di recente ricordo solo “L’Onda” che mi sia davvero piaciuto. Non che il cinema tedesco mi venga in mente quando voglio rilassarmi e godermi una storia spensierata. Dalla fotografia ai personaggi, vi percepisco sempre un sottofondo cupo. Mia personale percezione di esperienze limitate, comunque. Leggo il tuo articolo con curiosità e un sopracciglio aggrottato per la serie: il cinema tedesco cui prodest?
    Arrivo alla fine e…Standing ovation! Fanne un altro, biiiis! Biiiis!
    Interessante e pieno di stimoli! Bravo.

    • The Butcher ha detto:

      Grazie mille! Mi fa piacere che ti sia piaciuto. Adesso pensavo di fare qualcosa riguardo a film che hanno avuto influenze da questo tipo di cinema (come ad esempio alcune pellicole di Tim Burton che hanno molto da condividere con l’espressionismo). Ci vorrà un po’ di tempo ma scriverò un articolo a riguardo.

  7. kasabake ha detto:

    Nel mio personalissimo Pantheon dei registi da me più amati, un posto d’onore spetta a Fritz Lang, il cui podio non verrà probabilmente nel mio cuore mai scalzato nemmeno durante le prossime variazioni ed aggiornamenti del già citato Pantheon.
    Infatti Lang rappresenta per me l’anima più vera e sublime del concetto stesso di cinema e la sua poetica sublime si è proprio costruita durante quel folgorante e breve periodo di altissima produzione artistica collettiva di cui tu hai così brillantemente parlato nel tuo pezzo ovvero l’Espressionismo Tedesco.
    Quando si guardano i film appartenenti a quel periodo storico è come se ci si trovasse di fronte alla Fontana della Vita, dove le idee primordiali sorgono dal caos bollente e generatore: mostri,tiranni, città futuriste, golem, robot, schiavitù, abuso ed il tutto condito da movimenti di macchina innovativi, montaggi creativi e fotografia espressiva, con una lezione che il cinema mondiale non dimenticherà mai più.
    E’ proprio il concetto di legacy, di eredità che l’Espressionismo ha lasciato a renderlo ancora oggi spaventosamente vincente: sempre restando a Lang, non si può non vedere nel suo modo di fare film noir, durante il periodo americano, la nascita di un archetipo ed un modo di fare cinema di genere che i registi successivi non abbandoneranno mai.
    Tu dici “[…] Questa corrente non descriveva una realtà oggettiva ma preferiva comunicare i sentimenti e lo stato emotivo della persona attraverso l’uso di modalità stilistiche esasperate e deformate. Volevano mettere alla luce il lato nascosto, le emozioni vere delle persone […]” ed al solo con poche e semplici parole, da vero comunicatore, spieghi ciò che parolai logorroici come me impiegano fiumi d’inchiostro per dire: si, l’espressionismo è esattamente ciò che hai detto e ripeterlo ancora ci fa capire quanto importante è stato.
    Onore al merito, Butcher, onore al merito!

    P.S. MI permetto di linkarti un pezzettino del film wester di Lang “Rancho Notorious“: è solo un frammento, ma si vede la dimostrazione di ciò che hai scritto sull’Espressionismo e di ciò che dicevo sull’eredità portata nel cinema americano, con quell’uso del campo cinematografico, con l’alternanza tra l’inquadratura d’insieme (più teatrale) ed i primissimi piani e poi persino a quella carrellata ossessiva degli stessi (a partire dal minuto 00:43 della piccola clip), dopo che è stata notata la spilla appuntata sul petto della Dietrich. Un abbraccio, Butcher!

    • The Butcher ha detto:

      Ti ringrazio molto! L’unica cosa che un po’ mi dispiace è non essere riuscito a parlare un po’ di più di Metropolis. È un film che necessita di un articolo a parte perché si potrebbe parlare tantissimo a riguardo sia nel lato tecnico (la scena in cui viene mostrata Metropolis in tutta la sua grandezza necessitò di 8 o più giorni di lavoro e durava solo 10 secondi) sia per quanto riguarda la sceneggiatura e il suo simbolismo. Mi piacerebbe scrivere qualcosa in più anche su Fritz Lang. Vorrei fare tante cose, spero di trovare il tempo. Grazie per avermi linkato il video!

      • kasabake ha detto:

        Metropolis è il Sacro Graal di chiunque ami il cinema e qualcosa con cui di conseguenza si ha persino timore reverenziale di confrontarsi…
        Pensa, caro amico, che è praticamente da quando ho aperto il mio piccolo blog che penso di scriverci anch’io, una volta usandolo come partenza per un discorso sui robot, un’altra volta come spunto per parlare delle scene di ribellione al cinema, un’altra ancora come prototipi di tutte le città del futuro disegnate nei film di sci-fi… ma poi finisco sempre per trovare una scusa e rimando…
        Trovala tu la sacra coppa e fanne l’uso migliore come tuo solito, in uno dei tuoi post così comunicativi…

        • The Butcher ha detto:

          Il punto è che qui si va a toccare una delle opere che hanno letteralmente formato il cinema per tutti gli anni a venire. Farci un articolo sopra richiederebbe molto tempo. È un progetto su cui voglio assolutamente lavorare ma richiederà molto tempo. Non so quanto tempo potrebbe passare. E io sarei curioso invece di leggere un tuo articolo a riguardo. Faresti sicuramente dei collegamenti con pellicole successive meravigliosi.

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