The Imitation Game – storia, autismo e omosessualità

Pubblicato: 22 dicembre 2016 da Shiki Ryougi 両儀 式 in Cultura, Film e Serie TV, Recensioni Film
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Raramente mi trovate a parlare di film. Non è il mio campo, non ho competenze in merito e preferisco discutere di altro, nonostante ami andare al cinema e gustarmi una bella pellicola.
Se sto scrivendo un articolo su un film, come in questo caso, è perché mi ha colpito particolarmente, anche a un livello più intimo del solito.
Il diretto interessato è The Imitation Game, film del 2014, diretto da Morten Tyldum, con protagonista il talentuoso attore inglese Benedict Cumberbatch, nei panni di Alan Turing, matematico e crittoanalista che ha contribuito, in modo a dir poco notevole, agli eventi che nella Seconda Guerra Mondiale hanno portato alla vittoria degli Alleati.

“A volte sono le persone che nessuno immagina possano fare certe cose, quelle che fanno cose che nessuno può immaginare.” [cit.]

Trama:
Ci troviamo nel Regno Unito ed è il 1939. Il matematico e crittoanalista Alan Turing decide di mettersi al servizio del suo paese.
L’obbiettivo è decrittare i codici segreti nazisti, codificati tramite la macchina Enigma, portando la guerra a una rapida conclusione, a favore degli Alleati.
Alan si presenta subito come una persona eccentrica, schiva e poco incline al lavoro di gruppo. Questo suo modo di essere creerà non pochi attriti con i colleghi che costituiscono il team per la decriptazione di Enigma.
Nel film assisteremo a ben altri due filoni temporali della vita del protagonista; uno ambientato nella sua infanzia e un altro dopo la guerra, negli anni cinquanta.

Fatti storici:
Evitando di fare anticipazioni spiacevoli a chi ancora deve vedere il film, posso dire che il genio di Alan porterà all’innovazione della macchina Bomba (antenato del nostro computer), chiamata nel film come il suo amico d’infanzia.
Studiando un calcolatore automatico usato nel controspionaggio polacco, Turing e il suo team lo adattarono e innovarono per la decifrazione di Enigma. Il contributo geniale del matematico consistette nella sua idea della macchina di Turing, cioè una macchina logica universale e programmabile per mezzo di un algoritmo. Non è quindi sbagliato considerare Alan uno dei padri del computer e delle scienze informatiche.

Cosa ha di speciale Alan?
Nel film vengono accentuati i suoi tratti autistici che nella realtà aveva ma forse erano meno evidenti. Ci sono vari motivi per ritenere il vero Alan Turing una persona con sindrome di Asperger. Nella pellicola hanno voluto focalizzare parte della narrativa su questo aspetto del protagonista per sottolineare come spesso, persone che sembrano inaffidabili, degne solo di sospetto e astio, possono arrivare a fare cose grandiose perché sanno guardare dove l’occhio di una persona normale non si soffermerebbe nemmeno.
Bello anche come matura il suo rapporto con gli altri del gruppo e viceversa. Entrambi le parti inizieranno a comprendersi, buttando uno sguardo verso il mondo dell’altro.
Una versione romanzata dei fatti reali che però sa cosa vuole comunicare e come farlo.
Sinceramente questo è uno di quei pochi film che riesce ogni volta a commuovermi fino alle lacrime. Strano ma vero, nonostante la mia sensibilità, io piango difficilmente per commozione.
Ma cos’è che il film vuole comunicare?
In parte omaggiare la vita di una persona che realmente ha fatto qualcosa di straordinario, per poi venir ucciso (sì, la parola è corretta) da una visione corrotta del suo orientamento sessuale.
Alan era omosessuale e questo in Inghilterra era punibile con la castrazione chimica o vari anni di carcere.
Lui scelse la castrazione chimica, che oltre a provocargli spasmi alle mani e impossibilità di lavorare (oltre che una carriera totalmente rovinata), cosa presente anche nel film, gli fece sviluppare il seno.
Alla fine decise di togliersi la vita il 7 giugno 1954, ingerendo del cianuro.
Quindi possiamo ben capire come fosse difficile la vita all’epoca per una persona diversa, sotto molti aspetti. La tolleranza verso il prossimo era assente e lo strano/anormale veniva visto come una minaccia.
Nonostante Alan avesse contribuito grandiosamente alla fine della guerra, viene ucciso dal paese per cui ha lottato.

(Qui sotto il vero Alan Turing)

Le scuse, ovviamente inutili, verranno fatte molti anni dopo, cioè nel 2009

« Per quelli fra noi che sono nati dopo il 1945, in un’Europa unita, democratica e in pace, è difficile immaginare che il nostro continente fu un tempo teatro del momento più buio dell’umanità. È difficile credere che in tempi ancora alla portata della memoria di chi è ancora vivo oggi, la gente potesse essere così consumata dall’odio – dall’antisemitismo, dall’omofobia, dalla xenofobia e da altri pregiudizi assassini – da far sì che le camere a gas e i crematori diventassero parte del paesaggio europeo tanto quanto le gallerie d’arte e le università e le sale da concerto che avevano contraddistinto la civiltà europea per secoli. […] Così, per conto del governo britannico, e di tutti coloro che vivono liberi grazie al lavoro di Alan, sono orgoglioso di dire: ci dispiace, avresti meritato di meglio. » [Gordon Brown]

Evitando spoiler a chi volesse godersi il film, posso quindi dire che esso racconta una sua visione dei fatti molto legata ai sentimenti, senza però dimenticarsi del lavoro di Turing alla macchina. (Cosa che non accade nel film dedicato a Stephen Hawking, La teoria del tutto, dove si sono soffermati troppo sui lati sentimentali, lasciando lo spettatore all’oscuro della maggior parte dei lavori dello scienziato – guarda caso è uscito lo stesso anno e i due attori protagonisti hanno “gareggiato” agli oscar per il premio “Miglior Attore Protagonista”, che alla fine si è aggiudicato il comunque bravissimo Eddie Redmayne).
E la dolcezza presente in certi momenti della pellicola è pungente e vera, arriva nel profondo delle persone. E’ ovvio il come si è voluto fare di tutto per far guardare allo spettatore il mondo con gli occhi di un individuo “diverso” dalla massa e sofferente perché incompreso, vittima della cattiveria altrui, a volte dettata dalla semplice paura verso cose che non si riescono a capire.
La cosa che mi rammarica è che tutto questo esiste ancora. Molte persone preferiscono avere paura di ciò che non capiscono invece di provare a conoscere un mondo diverso dal loro.
Il film per me riesce in pieno nel tuo intento, dando vita a qualcosa di memorabile, che riguarderò spesso, perché, oltre a farmi piangere, mi ricorda che a volte persone in cui nessuno crede possono essere capaci di cambiare il mondo.

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[Shiki]

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commenti
  1. Descio ha detto:

    Bellissimo film. Uno dei migliori (oserei addirittura dire il migliore, anche se ammetto di averne visti relativamente pochi rispetto ad altri generi) del genere “Bio-Pic”, visto che – come hai detto tu stessa – evidenzia a pari livello sia il Turing “matematico”, sia il Turing “umano”, raramente qualche regista è riucito a equilibrare perfettamente i due piatti della bilancia.

  2. leooo0010 ha detto:

    Film visto non appena uscito nelle sale cinematografiche. L’ho apprezzato in tutto e per tutto, un capolavoro.
    Pure io rimango alquanto schifato e malinconico verso mentalità chiuse, tutt’ora presenti; mi chiedo se mai l’avidità e l’odio diminuirà.

    Come sempre un articolo magnifico, ne aspetto altri !

  3. cristinadellamore ha detto:

    Turing mangiò una mela avvelenata, e direi che la cosa aveva un significato

  4. kasabake ha detto:

    Brava.
    Brava Cecilia, potente quanto il tuo nome de plume di Shiki Ryougi, capace di vedere la mortalità insita in ogni cosa, vivente o meno, grazie al potere della sua Mystic Eyes of Death Perception, che tra l’altro il tuo personaggio a breve userà in parte, in un capitolo del Gathering, per quella bizzarra forma di straniamento in cui mi sono preso la libertà di immergermi ed in cui ti muoverò ed userò.

    Brava, perché hai subito messo a fuoco il cuore filmico dell’opera, con il paragone che hai fatto nei commenti con l’unico altro film con cui quest’opera andrebbe confrontata (per analogie di script più che di messa in scena), ovvero il bellissimo “A Beautiful Mind” ed assieme anche il cuore etico e narrativo: la malattia e la diversità, con le conseguenze sociali dell’esclusione, dell’etichetta, della sottovalutazione ed infine della violenza filosofica del diritto di abuso su chi consideriamo fuori della norma.

    Qui, siamo lontanissimi, infatti, dalla stantia figura retorica del genio e sregolatezza, con cui i romantici ed i post-romantici perdonavano a degli artisti semidivini (quindi cauacasici, ariani e superuomini) qualsiasi eccesso in virtù del loro genio, no, sia nel film con Benedict Cumberbatch/Alan Turing, come in quello con Russell Crowe/John Nash (ho citato i due divi e non i due registi, perché inevitabilmente l’aspetto recitativo sovrasta in entrambe le pellicole la messa in scena), il deuteragonista delle storie, oltre allo scienziato è la sua stessa malattia, descritta sempre come un limite, un handicap (con cui convivere e da vincere nel caso di Nash, da rispettare e capire nel caso di Turing), ma mai buonisticamente sconfitta.

    Ho trovato semplicemente adorabile la delicatezza con cui hai affrontato gli argomenti, perché aldilà dell’indubbio contributo dato alla scienza da parte di Turing (di per sé certo non innovativo come elemento narrativo, giacché la storia del cinema è piena di geni che risolvono codici), la verità straziante che emerge dal film è quella stessa che hai evidenziato tu, ovvero il cinismo barbaro della ragion di stato di un Regno Unito che in nome della libertà dei popoli europei, pur di sconfiggere il tiranno invasore nazista, non esitò nemmeno per un istante ad usare il matematico e la sua prodigiosa attitudine, per poi gettarlo nel porcile dell’indifferenza (tutta la parte fotografata dentro il distretto di polizia è moralmente lacerante, così come l’interpretazione di Cumberbatch è pazzescamente sentita ed il pallore del suo viso e la paura nei suoi occhi rendono quel titano della scienza statistica così piccolo, come una insignificante deformazione della natura da schiacciare).

    Hai nuovamente ragione anche quando sottolinei nella tua recensione che effettivamente nel caso di Turing più che di autismo si dovrebbe parlare di sindrome di Asperger e questo crea in noi, tuoi affezionati lettori un meraviglioso cortocircuito, per via della meravigliosa attenzione che sul vostro blog è dedicata alle neurodiversità: ancora una volta, attraverso il mainstream, alcuni autori diffondono una teoria, non di lotta ma di resistenza e così per chiudere vorrei ancora una volta citare una delle mie serie televisive preferite, nonché, a mio avviso, la più bella fiction di genere legal procedural mai prodotta, quella fantastica e luminosa cometa di “Boston Legal“: ideata e condotta per quattro anni (dal 2004 al 2008), dal furbo e prolifico sceneggiatore David E. Kelley (specializzato in legal drama), questa serie tv ha saputo creare dei characters indimenticabili, tutti accomunati dalla tracotante istrionicità (non a caso, il portabandiera fu proprio il grande James Spader, qui forse al suo massimo), tra cui è doveroso in questa sede citare l’incredibile Jerry “hands” Espenson (interpretato da un sontuoso attore di ascendenza teatrale quale Christian Clemenson), probabilmente il primo ad aver messo in scena in televisione, in una commedia, un personaggio affetto dalla sindrome di Asperger (e forse anche di Tourette), magistrale avvocato laureato ad Harvard e bravissimo nello scoprire le persone che mentono, il cui disturbo neurologico gli crea continue interferenze nei comportamenti sociali, che in modo crudele vengono ritratte nella fiction apparentemente solo per una ricerca dell’effetto comico, ma che poi, alla fine della sequenza, mettono in mostra che il vero handicap cognitivo è di chi vede e considera ciò che gli appare fuori della norma, ridendone e non vedendone il genio, finendo così per guardare solo il proverbiale dito senza vedere la più importante luna che il dito stesso stava indicando.

    E’ vero che scrivi poche recensioni cinematografiche ma quando lo fai, Shiki, è davvero un piacere leggerti, di una golosità quasi colpevole.

    • Posso solo ringraziarti per il commento stupendo, con cui mi trovo d’accordo e ammaliata per come ogni parola che hai pronunciato rispecchi profondamente la mia linea di pensiero e ciò che volevo comunicare.
      Quindi grazie perché cose del genere spingono le persone a fare sempre meglio!

      PS: Vedo che ti sei informato molto sul personaggio in cui mi identifico, Shiki Ryougi, a cui si affianca da poco la giovane Lain, di Serial experiments lain (di cui porto l’avatar).
      Il mio prossimo articolo sarà dedicato proprio a questa nuova parte di me.

      Io sono Asperger e DSA, ecco perché ci tengo tanto a parlare di neurodiversità, sperando un giorno di raggiungere sempre più persone e far svanire, in piccola parte, la grande ignoranza che affligge il nostro paese in riguardo a queste realtà di vita diverse ma vicine.

      Infine ti dirò che sono molto curiosa per il capitolo del Gathering in questione :)

      • kasabake ha detto:

        Sono felicissimo che ci siamo ritrovati in sintonia, specie su argomenti così importanti e lasciamelo dire anche così emozionanti!
        Sono anche commosso e felice assieme per il fatto che tu abbia apprezzato davvero tanto il mio commento, ma se mai ci fosse in tutto questo un merito, di certo non è nel critico che guarda e parla del dipinto ma del pittore che lo ha realizzato, tu in questo caso.
        Le cose che hai scritto hanno infatti il potere della verità ed il profumo della condivisione e questo avrebbe reso il tuo pezzo bello ed importante anche senza la considerazione della tua situazione reale, che ovviamente a posteriori dà un senso di maggiore valore etico a parole che in ogni caso erano già esemplari.
        Come ti ho scritto, la mia non è certo generosità o indulgenza, ma egoistico piacere nel leggere belle cose e bellissimi pensieri: mi nutro di questi, come di pizza e frappè e torte al mascarpone ed altre golosità e finché tu continuerai a dare queste gioie a chi ti legge, beh, allora io sarò un avventore assiduo e felice del tuo locale!
        Oh, dimenticavo! Buone feste a te e al portentoso Butcher!!!

  5. Celeste Sidoti ha detto:

    Buongiorno, sono qui per fare da mascotte a questo articolo. (Anche se non so fare 2+2.)

    A parte gli scherzi, ho avuto la malugurata idea di guardare questo film per la prima volta in famiglia, e non so bene cosa ho sentito ma lo sentivo parecchio.

    Poi, anche se il personaggio di Joan Clarke non ha un vero corrispettivo nella realtà dei fatti, mi ha colpito che tra un lui e una lei sia stato imbastito un rapporto vero di amore e stima che non c’entra niente con la romance.

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