Con questo articolo voglio concludere le recensioni sulla saga di Nightmare e voglio farlo per bene. Finalmente potrò parlare di Wes Craven’s New Nightmare, film horror del 1994 diretto da Wes Craven e settimo capitolo di questa saga.
Iniziamo senza perdere altro tempo!

Trama:
Heather Langenkamp è un’attrice famosa grazie al ruolo di Nancy Thompson nella saga di Nightmare. Ormai è una donna sposata con Chase, un costruttore di effetti speciali, e ha anche un figlio di nome Dylan. Nell’ultimo periodo però stanno succedendo una serie di eventi inquietanti: ci sono frequenti scosse di terremoto, Heather riceve spesso chiamate da un presunto maniaco e continua a fare sogni su Freddy Krueger. Lei non sembra l’unica però a notare qualcosa di strano, anche Wes Craven e Robert Englund sembrano invischiati in questa storia.
Heather dovrà affrontare Krueger ma sta volta nella realtà e non in un film.

Con questo film si festeggia il decennale della nascita di Nightmare e lo si fa nel migliore dei modi. Non è solamente un tributo, ma è qualcosa di più profondo e personale.
Qui si parla di metacinema, il film parla di sé stesso e dei meccanismi che fanno funzionare il cinema. Attori, produttori e anche il regista interpretano loro stessi.
L’idea di partenza è veramente bella e stuzzica la curiosità dello spettatore: Freddy sembra esistere veramente e sta terrorizzando tutte le persone che hanno partecipato alla realizzazione delle sue pellicole, in special modo Heather.
Ciò ci da anche l’occasione di un “dietro le quinte” durante la visione del film. Infatti la pellicola inizia proprio sul set di un presunto nuovo film su Nightmare in cui vediamo alcuni effetti usati negli horror.

Uno dei momenti di metacinema più belli e interessanti di questo capitolo però è il dialogo tra Heather e Wes. Il discorso che Craven fa sulla sceneggiatura è di grande effetto e spiega in un certo modo come si crea la storia di un film. Oltretutto non poteva non trattare la tematica della sceneggiatura visto che lui prima che regista si è sempre considerato uno sceneggiatore. Questo tema porterà in seguito ad argomenti interessanti come la censura e il peso negli horror nella realtà. Nel primo caso c’è proprio una critica da parte di Craven di come queste “negazioni” possano limitare tanto un creatore; nel secondo caso invece si parlerà della domanda: “Ma gli horror fanno male alle persone?”. Domanda che verrà sottolineata più volte nel film quando delle persone comuni riconoscendo Heather come la protagonista di Nightmare, le chiederanno con sospetto se ha fatto vedere quel film a suo figlio.

Ovviamente ci sarà anche la parte cinematografica (per esempio il marito e il figlio di Heather non sono i suoi veri marito e figlio), non sarà solo metacinema ma i due riusciranno a mischiarsi in maniera perfetta dimostrando come Craven abbia costruito un film solido.

Il film non vanta solo di un’ottima sceneggiatura ma anche di una grande regia. Wes non gira troppe scene dell’orrore ma quando lo fa riesce a mantenere una grande tensione basandosi sulle atmosfere e sull’attesa senza ricorrere a escamotage banali. Anche le scene splatter saranno molto contenute, non ci saranno tantissime uccisioni e non cercheranno di essere fantasiose e sopra le righe, ma lasceranno il segno per la maestria con cui sono dirette e per la violenza mostrata.

Sarà presente anche un bel rapporto tra i personaggi in special modo questo che intercorre tra Heather e Dennis. Un rapporto madre-figlio non così banale come sembra e che occupa gran parte della pellicola. Sarà proprio su questo punto in cui si incentrerà il film, facendoci tornare a tifare per i protagonisti e non per il cattivo.

E infine parliamo del cattivo: Freddy Krueger.
Nei precedenti capitoli il personaggio interpretato da Robertl Englund è cambiato parecchio. Prima era l’incarnazione perfetta dell’Uomo Nero e poi si è trasformato in modo prepotente nel vero protagonista della serie, ridicolizzandosi parecchio e perdendo tutta l’aura orrifica che aveva all’inizio.
Questa scelta non è per niente piaciuta a Craven, di certo non voleva che il pubblico simpatizzasse per Freddy ma che ne rimanesse terrorizzata.
Per questo decide di ricominciare dall’inizio e di far tornare Freddy l’essere mostruoso di un tempo. Questa volta non fa simpatiche battute mentre uccide le sue vittime, non si inventa uccisioni spettacolari, lui uccide per il gusto di farlo. Tutta l’ironia che aveva guadagnato con i sequel viene completamente rimossa per lasciare lo spazio a un Freddy più cattivo, più spaventoso.
Anche il suo design cambia un poco: le bruciature sul viso sono differenti e, oltre al classico completo con maglione a strisce a cappello, indossa anche un lungo cappotto blu-scuro e il suo artiglio sembra quasi essere fatto con delle ossa.

Personalmente adoro questa nuova versione di Krueger. E’ molto vicina alla visione che aveva Craven nel primo film e soprattutto riesce ad essere inquietante. Questo è quello che sarebbe dovuto essere Freddy anche negli altri capitolo della saga. Ho trovato anche molto intelligente la sua origine.

E con questa splendida opera si conclude, per il momento, il mio lavoro su Nightmare. Forse farò un quarto articolo su Freddy vs Jason, ma per ora lascio stare.
Spero che questi articoli vi siano piaciuti. Per me è stato un modo di raccontare di una saga che, nonostante gravi difetti di sceneggiatura di alcuni capitoli, mi è sempre piaciuta.
Però in particolar modo gli articoli su A Nightmare on Elm Street e questo di Wes Craven’s New Nightmare sono stati un ottimi spunto per fare un piccolo omaggio a un grandissimo regista che purtroppo non è più con noi. Probabilmente parlerò di altre sue pellicole come Scream ma anche su lavori meno conosciuti come Il serpente e l’arcobaleno e La casa nera.

Vi ringrazio per avermi seguito fin qui e auguro a tutti sogni d’oro (lo so, è banale, ma a me e Shiki piace dirlo).

[The Butcher]
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commenti
  1. Liza ha detto:

    Semplicemente Mitico.

  2. cristinadellamore ha detto:

    Sulla faccenda del metacinema, lei mi ha fatto vedere un vecchio film di Truffaut, Effetto Notte, ovvero il making of di una commedia nera alla francese. Affascinante.

    Ma se qui c’èanche la parte de paura, non posso farmelo sfuggire

  3. kasabake ha detto:

    Conclusione magistrale di questa splendida trilogia di articoli su una saga essenziale per il cinema horror… essenziale perché lo è il character e lo è il suo creatore e con questo tuo terzo pezzo chiudi un cerchio in modo perfetto, ponendo l’accento e puntando i riflettori proprio sull’aspetto principale del film e del sotto-testo di tutta la saga ovvero quello meta-cinematografico del terzo film, che è poi quasi una spiegazione dell’essere meta-testuale del personaggio stesso (già nella sua genesi).

    Sembra un parolone, ma la meta-testualità è nello stesso DNA di Craven, che da sempre fa un cinema consapevole di se stesso, come uno sfondare una quarta parete in questo caso intellettuale e non narrativa (basti pensare al codice doppio con cui viene condotta tutta la saga di Scream…).

    E’ una fortuna per noi lettori che ci siano persone come te, Butcher, perché gli spettatori si dimenticano troppo velocemente di un certo tipo di cinematografia, sorpassata (nel male ) da reboot sempre più veloci e standardizzati (anche se spero molto nel sequel di Blade Runner, foss’altro per l’epico regista, ma questo è un altro discorso…) e tu hai questa capacità di fermarti a pensare, trattenendo per un braccio (ma in modo cortese ed amicale) il lettore e facendogli notare “Ehi, ma hai visto questa cosa?“… Che bello…

    The only way to stop Freddy is to make another movie“, dice ad un certo punto il regista che interpreta se stesso (un film dell’orrore dentro un film dell’orrore) ed è genio puro, catarsi e rivelazione, perché Craven per la prima volta in questo genere cinematografico si pone la domanda su quale effetto crei davvero un incubo horror nelle persone e risponde attraverso la finzione, facendo ammettere al suo personaggio (il regista) che è stato un errore uccidere Kruger (il sesto film) perché Kruger non era più solo un personaggio…

    Che film, che film, Butcher ed anche così poco conosciuto ed apprezzato, ma fortunatamente ci sei tu, a tenere tutti svegli, perché il vero orrore è l’obsolescenza che ci divora mentre dormiamo, con la piattezza del gusto unico e la morte della creatività.
    Grazie per questa trilogia, sei davvero il Gatsu di WordPress…

    • The Butcher ha detto:

      “Il Gatsu di WordPress”, mi sento onorato! Ti ringrazio ancora per il commento. Sfortunatamente questo film è poco conosciuto e ai botteghini non ebbe un gran successo, ma è un opera geniale fatta da un autore geniale che merita di essere ricordato. Craven mi piace parecchio e farò altri articoli sui suoi lavori.
      Per quanto riguarda il sequel di Blade Runner io incrocio le dita. Il regista piace anche a me, ma è la produzione che mi preoccupa. Spero solo che non sia il solito tentativo di ripescare un titolo famoso per farci soldi. Il mondo di Blade Runner è affascinante e merita di essere valorizzato così come i suoi personaggi.

  4. Austin Dove ha detto:

    Bella recensione^^
    a me questo film è piaciuto molto e penso sia uno dei seguiti che sono rimasti più fedeli all’originale.
    se ti interessa ho scritto anche io un articolo su questo film in cui ho anche evidenziato i tre temi portanti del film: metacinema, il peso della fama ed essere genitori^^

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