The Ring & The Ring 2

Pubblicato: 15 febbraio 2017 da The Butcher in Film e Serie TV, Recensioni Film
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In America è ormai uscito il terzo capitolo di The Ring con il titolo Rings e le critiche che sono state rivolte a questa pellicola non sono molto incoraggianti. Nonostante tutto quando uscirà in Italia (a Marzo più o meno) andrò a vederlo visto che sono molto legato al primo film.

E, aspettando l’uscita di Rings, ho deciso di fare una recensione sui primi due film: The Ring (2002) diretto da Gore Verbinski e The Ring 2 (2005) diretto da Hideo Nakata.

Iniziamo con la trama del primo:

Rachel è una giovane giornalista di Seattle e vive insieme a suo figlio, Aidan. Un giorno la cugina di Aidan, Kate, a cui lui era molto legato, muore in circostanze misteriose. La madre di Kate supplica Rachel di scoprire come è morta sua figlia e la giornalista scopre che la ragazza una settimana prima del decesso aveva guardato insieme ad altri amici una strana cassetta. Tutti quelli che la guardano muoiono dopo sette giorni e la stessa cosa è capitata al gruppo di Kate.
Rachel deciderà di indagare più in fondo e andrà nel luogo dove i ragazzi hanno visto la videocassetta, non aspettandosi di trovare qualcosa di terrificante.

Da piccolo (più o meno dai 10 ai 16 anni) questo era uno degli horror che più mi terrorizzavano. Probabilmente a terrorizzarmi era il concetto di superare le barriere della televisione ed entrare nella realtà. Forse era questo il motivo che mi impediva di guardarlo con calma. Adesso ho visto molti horror e questa pellicola non mi spaventa più, anzi mi affascina parecchio.
Bisogna subito precisare che quest’opera è il remake di Ring, film giapponese diretto da Nakata stesso.

Posso dire che se tutti i remake venissero fatti in questo modo la gente passerebbe meno tempo a condividere lo proprie ansie e paure.
Di certo Verbinski sa il fatto suo e dimostra di essere un regista all’altezza delle aspettative.
Per la maggior parte del tempo osserveremo Rachel indagare sull’origine della videocassetta e in seguito, come molti di voi sapranno, sulla famiglia Morgan. Queste scene sono girate veramente bene, gli indizi che pian piano la protagonista trova non sono ridicoli o campati per aria come succede molte volte. L’intero film sarà un ricerca della verità sui Morgan, sulla casetta e sul perché chiunque la guardi muore dopo sette giorni. Oltre ciò saranno presenti altri momenti horror, soprattutto quando un’entità inizierà a manifestarsi alla protagonista (che ovviamente ha visto la casetta). Altro fattore vincente del film è proprio quest’entità. Nonostante la sua grande importanza, comparirà pochissime volte sullo schermo ma riuscirà ad essere un personaggio centrale per la trama.
Le atmosfere presenti nella pellicola sono molto azzeccate con colori spenti e oscuri (ma non troppo) che tendono al grigio. In certi frangenti ci sono delle scene luminose che vanno in contrasto con tipo di atmosfera ma che riesce a creare scene suggestive (il tramonto nella baita).
Le musiche sono affascinanti e descrivono bene momenti di tristezza e di mistero allo stesso tempo. Da notare poi che nelle scene di tensione non viene fatto uso di tracce sonore create appositamente per dare ansia allo spettatore. Quest’ultimi espedienti non mi piacciono molto e poche volte sono riuscite a creare veramente tensione. Il fatto che invece in The Ring non ci sia alcun suono o musica durante questi determinati momenti è un punto positivo in quanto crea vera angoscia.

Ci sono molte scene girate magistralmente ma una tra tutte mi ha sorpreso. In questa scena vediamo la protagonista uscire fuori dal balcone e gettare un’occhiata al palazzo di fronte. Da lì riesce a vedere molte persone che abitano in quei appartamenti incollati davanti al televisore, come a voler sottolineare che la televisione è entrata a far parte della vita di tutti noi e che noi ne siamo diventati succubi.

Un film che tutt’oggi riesce ad affascinarmi e che mostra come dovrebbe essere girato un remake.

Ora passiamo al secondo capitolo, The Ring 2:

La regia cambia e passa di mano a Hideo Nakata e anche il modo in cui la pellicola si approccia con il gruppo. Mentre nel primo si basava tutto sulla ricerca della verità, qui i nostri personaggi principali, Rachel e Aidan, devono cercare di fuggire da Samara che sembra voler a tutti i costi Rachel per se. I due dovranno cercare di nascondersi da quest’entità ma quest’ultima deciderà di prendere di mira Aidan per poter raggiungere il suo scopo.

Possiamo definire The Ring 2 quasi come un horror On the road e si tornerà a una classica storia in cui una famiglia viene perseguitata da un essere soprannaturale. Cosa che non è negativa di per sé, se fatto bene. E qui diciamo che la materia non è stata trattata male.
Lo considero al di sotto del primo ma ha comunque cose valide da mostrare.
Primo fra tutti il fatto che il rapporto tra Rachel e Aidan verrà approfondito molto di più rispetto al primo film. Nella pellicola precedente si avvertiva una certa incomunicabilità tra i due e per questo motivo anche una certa distanza. In questo opera invece i due si avvicineranno e riusciranno a trovare un modo per comunicare e capirsi meglio. Un evoluzione molto interessante che rimane uno dei punti forte del secondo capitolo.

Ci sono state anche alcune sequenze ben girate come la scena della doccia oppure l’attacco da parte dei cervi (forse una di quelle fatte meglio).

Alcuni difetti invece possono essere alcuni cliché che vengono proposti. Mentre alcuni li trovo leggermente fastidiosi altri invece sono stati utilizzati bene creando una buona atmosfera.
Un’altra cosa per cui sono rimasto dispiaciuto sono stati i personaggi secondari. Nel primo c’erano figure in secondo piano ben delineate con uno scopo, anche se non di vitale importanza. Qui invece sono per lo più figure più o meno piatte che interagiscono con i protagonisti. L’unica figura veramente di rilievo è il personaggio interpretato da Sissy Spacek anche se viene mostrato per poco tempo.

Comunque sia rimane un seguito valido che chiude la storia iniziata con il primo. Il terzo capitolo penso sarà una specie di ritorno di Samara (e spero che me lo spieghino). Quindi per il momento non posso far altro che aspettare e sperare che non sia così brutto come molti affermano.

Grazie per essere arrivati fin qui e al prossimo articolo.

 

[The Butcher]
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commenti
  1. Liza ha detto:

    Concordo assolutamente su tutto anche se l’originale e’ veramente piu’ angosciante come ogni gost movie giapponese
    Non sapevo di un terzo capitolo quindi grazie x la dritta! 😊

  2. wwayne ha detto:

    Non farti condizionare dalle critiche negative: sapessi quante volte mi è capitato di adorare un film stroncato da critica e pubblica! E infatti solo negli ultimi 2 anni ho visto e apprezzato nell’ordine:

    Conspiracy – La cospirazione
    Premonitions
    Il rito
    La legge dei narcos
    Una folle passione
    Tutto può accadere a Broadway
    Pompei

    E c’è un’ulteriore aggravante: questi film mi sono piaciuti TANTO. :)

    • The Butcher ha detto:

      Io di solito non mi faccio mai condizionare dalle critiche. Anche a me sono piaciuti film che erano stati stroncati (tipo Regression) però in questo caso si aggiunge anche una sensazione. Una specie di sesto senso. Incrociamo le dita.

      • wwayne ha detto:

        Uno degli attori di Regression, Ethan Hawke, ha recitato da protagonista in uno dei film più belli che ho visto l’anno scorso: Nella valle della violenza. E’ uscito di recente il dvd: ti consiglio di comprarlo al volo. Grazie per la risposta! :)

        • The Butcher ha detto:

          Di nulla.
          E comunque Nella valle della violenza è uno dei film che ho sulla mia lista.
          Ethan Hawke comunque è un grande attore ed è un po’ sottovalutato.

          • wwayne ha detto:

            Oltre che essere un grande attore, ha anche recitato in tanti grandi film: L’attimo fuggente, Boston Streets, Brooklyn’s Finest… e il bello è che anche nei suoi film interpreta spesso il ruolo dell’outsider, dell’uomo al quale non daresti una lira, e invece poi si rivela essere (appunto) molto sottovalutato. Anche Nella valle della violenza è un film in cui interpreta un ruolo come questo. Buone visioni! :)

    • cristinadellamore ha detto:

      Pompei? Bellissimo, una specie di sparatutto in salsa di garum
      ;)

      • wwayne ha detto:

        Pompei fa parte di una lunga lista di film che volevo vedere da anni, e che in questo inizio 2017 ho iniziato a “smaltire” uno dietro l’altro. Tra Gennaio e Febbraio infatti oltre a Pompei ho guardato nell’ordine:

        Bastardi senza gloria
        Wanted – Scegli il tuo destino
        The Sessions
        Il sesto senso
        Suburra
        L’ultima parola

        Quello che mi è piaciuto di meno è Bastardi senza gloria: probabilmente il fatto di averne sentito decantare le lodi per anni mi ha fatto arrivare alla visione con delle aspettative troppo alte. Gli altri invece te li consiglio tutti caldamente: soprattutto The Sessions, che secondo me è proprio nelle tue corde. Buone visioni! :)

  3. pizzaDog ha detto:

    Ammetto di non essere un grane consumatore di film horror, ma il primo The Ring lo vidi subito perché ai tempi era diventato una specie di caso mediatico…purtroppo però all’epoca mi trovavo all’estero quindi me lo sono visto in spagnolo [e il doppiaggio spagnolo ridicolizza un po’ il tutto], dopo è arrivata la parodia di Scary Movie e ciao, per me “The Ring” e “paura” non sono parole che vanno di pari passo XD

    Però il collegamento che fai con la televisione e il fatto che sia entrata nelle nostre vite in modo invasivo è interessante, una chiave di lettura che mi fa pensare al film in modo diverso!
    A questo punto il terzo film [di cui non so assolutamente nulla] potrebbe fare il passo successivo e trattare l’argomento smartphone e social network, questo renderebbe il film molto interessante oltre che spaventoso [un demone “virale” fa molto più paura di un VHS :D ].

  4. redbavon ha detto:

    Ho visto Il film originale per primo e non è strettamente horror alla occidentale (infatti è orientale, che perspicace eh?) piuttosto è il film con un varco di angoscia che entra a malapena su una nave-porta container! L’originale l’ho trovato anche sul criptico e il remake mi ha aiutato a capire certi passaggi meglio (oltre che perspicace, sono anche tardo…). Anche a me è piaciuto il remake e potrei essere lapidato dai “puristi”. Il secondo capitolo credo di averlo visto…ma il fatto che io “lo creda” e non ne sia sicuro vuole di dire: 1) The Ring ha fatto da apripista per molti all’horror orientale, sono seguiti molti altri così come certi cliché sono stati ripetuti 2) il secondo film non mi ha fatto così…impressione 3) sono poco perspicace, tardo e pure parecchio smemorato.
    Ottima rece Butch!

    • The Butcher ha detto:

      Con l’arrivo di The ring in America c’è stato un periodo in cui si facevano remake di pellicole horror giapponesi (Dark Water, The Grudge, Pulse ecc…). Soltanto che The Ring è stata un’eccezione. Gli altri sono stati un fiasco.
      Il secondo capitolo di The ring è meno impattante del primo ma comunque interessante a livello di trama e personaggi principali.

      • redbavon ha detto:

        The Eye…mi è piaciuto per esempio. The Eye 2 meh! The Grudge pure mi pareva abbastanza inquietante poi forse un po’ ci fai l’abitudine agli espedienti narrativi e scenici…però l’approccio orientale all’horror ancora mi dis…orienta.

  5. redbavon ha detto:

    “Varco” volevo scrivere “carico”…ho il dumbphone posseduto da un demone analfabeta ;)

  6. abctheron ha detto:

    Mi sono avvicinato solo ora (e quindi tardi) al tuo post doppio, sui remake americani di Ring 1 e Ring 2 e questo perché mi hanno sempre lasciato perplesso tutte queste operazioni volte a modificare un contesto narrativo originale per renderlo più appettibile ad un pubblico troppo pigro per sforzarsi di avvicinarsi almeno un po’ alla poetica di nazioni estere, come è da sempre quello statuintense: la storia di Hollywood è piena di film di successo strainieri che vengono riscritti e rigirati negli USA, adattandoli a quel vasto mercato ed il più delle volte il risultato è se non pessimo, per lo meno mediocre, come la riproduzione in plastica prestampata di un vaso di ceramica…

    Ora che l’ho fatto, ora che ho letto il tuo articolo, invece, sono felicissimo, perché come già con la saga di Nightmare, anche qui hai di fatto svolto un servizio alla collettività dei lettori e degli spetatori, parlando con un distacco che nemmeno il più autorevole dei critici riesce a mantenere, giudicando obiettivamente due opere che io, in modo presuntuoso ed aprioristico, avrei invece liquidato come due merde: mi hai ricordato ancor una volta la grande bravura di Verbinski, l’incredibile padronanza tecnica cinemtografica ed anche estetica, che sfocia in una piacevolissima eleganza visiva ed inoltre mi hai divertito per come hai mostrato i limiti di una produzione vincolata dal gusto nazionale, tanto da mettere in ombra persino il lavoro del regista originale del film, quando fu chiamato a dirigere il remake del secondo capitolo.

    Ora manca il terzo capitolo, di cui hai già scritto… quindi corro!

    • The Butcher ha detto:

      Grazie mille per il commento! Verbinski fece un lavoro egregio con quella pellicola. Non si può dire lo stesso del secondo capitolo che ha sofferto per alcune mancanze anche se lo ritengo un buon seguito.

      • abctheron ha detto:

        A suo tempo io mi innamorai di Verbinski, tanto da farmi piacere anche alcune pellicole davvero modeste: penso di essere uno dei pochi al mondo ad essermi goduto come un matto le trovate visive delle micidiali trappole claustrofobiche che incontrava nei cunicoli, ripresi in POV del topino protagonista della sua opera prima “Mouse Hunt” (film per altri aspetti assolutamente insopportabile…
        Per questa tolleranza nei suoi confronti, sono andato recentemente al cinema a vedere il suo “A Cure for Wellness” e mentre ero in sala che lo vedevo, ti ho pensato moltissimo, perché, piaccia o non piaccia, quel film trasuda cultura horror (dalla più clichettara a quella più raffinata e gotica) da tutti i pori…

        • The Butcher ha detto:

          Da piccolo adoravo Mouse Hunt e la stessa cosa vale per Shiki. Lo abbiamo rivisto qualche mese fa e le trappole o le situazioni in cui si cacciava il topo non erano per nulla facili da realizzare.
          Quindi hai visto A Cure for Wellness. Purtroppo non sono riuscito a vederlo (anche perché l’hanno tenuto veramente poco al cinema) e in giro sento pareri molto contrastanti. Desidero vederlo anche se alla fine si rivelerà una delusione. Il progetto è interessante e voglio vedere cosa ne ha tirato fuori Verbinski.

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