Blue Train

Pubblicato: 17 marzo 2017 da Mike in Cultura, Musica
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E’ stato uno dei miei ultimi acquisti in vinile e confesso che era già da diverso tempo che lo avevo nella “wish list”.
Il disco al quale faccio riferimento è un caposaldo della discografia coltraniana e della musica jazz tutta (dunque indispensabile). Di quelli che non possono mancare in una collezione che si rispetti. Pubblicato dalla storica etichetta Blue Note nel 1957, “Blue Train” è una delle opere più celebri della leggenda del sax tenore John Coltrane. Un disco che chiude un ciclo fondamentale nella carriera dell’artista, ancora legato alla tradizione blues e agli stilemi classici dell’hard bop. Prima di avventurarci più a fondo nella scoperta di questa meravigliosa opera tengo doveroso fare una piccola premessa: non essendo io un critico musicale e quindi non disponendo degli strumenti necessari per recensire un disco dall’enorme portata storico/musicale come questo, vi invito a considerare questo mio scritto come una semplice “discussione” o “punto di vista”, condivisibile o meno.
Detto questo cominciamo subito!

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Al contrario di molti suoi colleghi, il successo per Coltrane è arrivato abbastanza tardi, circa verso i trent’anni. Aveva già maturato numerose esperienze suonando per diverso tempo nella big band di Dizzy Gillespie e affiancando diversi mostri sacri come Miles Davis e Thelonius Monk nella registrazione di molte loro opere. Insomma, di gavetta ne aveva fatta tantissima e il talento certo non mancava. Fortuna vuole che proprio lavorando con Miles pian piano la gente cominciò ad accorgersi del suo grandissimo talento. E’ il 1957 e per Coltrane è un momento d’oro: i riflettori sono tutti puntati su di lui e le etichette discografiche cominciano a fargli la corte per offrirgli contratti di lavoro. Comincia a registrare un paio di dischi da solista, tutti molto influenzati da sonorità blues e ricchi di assoli molto melodici. A settembre di quell’anno comincia a lavorare alla registrazione della sua opera più celebre: Blue Train. Un lavoro che risente ancora della tradizione blues e delle radici hard bop e che pone fine a quella che possiamo definire la prima fase della sua carriera. Infatti dal successivo Giant Steps (1959) Coltrane comincerà ad allargare le proprie vedute sperimentando nuovi terreni armonici.

L’apertura di Blue Train è di quelle memorabili, che ti entrano nella testa per non uscirne più. Il pezzo omonimo non è altro che un lungo blues caratterizzato da un riff ossessivo che si ripete più volte nell’arco del brano. Un incipit di quelli che ti rimangono impressi. Segue la coraggiosa “Moment’s Notice” dove il nostro da completa dimostrazione non solo delle sue doti di musicista ma anche di compositore. Per quanto riguarda la procedura di composizione dei suoi pezzi Coltrane ha sempre spiegato che il pianoforte gioca un ruolo fondamentale nell’atto della stesura perché è proprio da li che lui elabora la melodia che ha in mente, per poi svilupparla con il sax tenore. L’ascolto prosegue sulle note blues di “Locomotion”, distinguibile anche questo per un particolare riff posto al centro del brano. A concludere questo perfetto mosaico di suoni la malinconica “I’m old fashioned” (unica composizione del lotto a non portare la firma di John e che reputo la mia preferita dell’album)  e “Lazy Bird”, sentito omaggio del sassofonista a un compositore da lui molto apprezzato e con il quale aveva avuto modo di lavorare in passato, tale Tadd Dameron. Blue Train è stato l’unico lavoro di Coltrane ad essere pubblicato dalla storica Blue Note Records ed anche dopo diversi anni il suo autore si è espresso molto positivamente a riguardo, ritenendolo la sua opera preferita.

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Il 1957 non verrà ricordato solamente per la lotta della conquista dei diritti civili degli afroamericani ma anche per la consacrazione di uno di questi tra i più grandi jazzisti di sempre. Se volete conoscere molti altri aspetti della sua vita vi consiglio la lettura del saggio “Blue Train. La vita e la musica di John Coltrane” di Lewis Porter, dove troverete molte curiosità e approfondimenti sulle sue opere. Ancora oggi moltissimi musicisti jazz si ispirano alla sua musica per le loro composizioni. Tra questi vi segnalo il grandissimo Kamasi Washington (grande promessa della scena jazz attuale) che ha fatto il suo debutto da solista qualche anno fa con il triplo album “Epic” (e credetemi che è davvero epico!) e che ha attinto molto dalla musica di Coltrane. Comunque avrò modo di parlarvi anche di lui in futuro. Musicisti talentuosi come questi non devono essere persi di vista. Nel frattempo torno a risentirmi il capolavoro di Coltrane e vi do appuntamento al prossimo articolo.
A presto!

[Mike]

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commenti
  1. Liza ha detto:

    Album incredibile.

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