Non è passato molto tempo da quando vi ho parlato di Ico e Shadow of the Colossus.
Posso ritenermi fortunata; Shadow of the Colossus venne pubblicato nel lontano 2005 per Playstation 2 e da allora ci son voluti circa undici anni prima che il mondo di Fumito Ueda vedesse la luce con un terzo capitolo. Io ho dovuto attendere molto poco, visto che sono venuta a conoscenza di questi giochi solo un anno fa, circa (per poi amarli tantissimo, ma credo che ormai non ci siano più dubbi in proposito).
La sua storia di sviluppo travagliata ha lasciato un segno indelebile, gettando ombre sul tanto discusso The Last Guardian.
Andando con ordine, stiamo parlando di un gioco uscito il 7 dicembre 2016 per Playstation 4 (esclusiva sony), del Team Ico, sotto la direzione di Fumito Ueda.

Trama:
Noi siamo un bambino (che da ora in poi chiamerò Suna, nome non canonico deciso dallo youtuber Sabaku no Maiku durante la sua blind run) che si risveglia in una strana grotta, accanto a una belva mangia-uomini; un trico.
All’inizio il bambino, spaventato, si allontana dall’animale, per poi accorgersi di avere la quasi totalità del corpo ricoperta da strani tatuaggi neri. Non sa dove si trova e come ci è arrivato ma gli sarà quasi subito chiaro che avrà bisogno dell’aiuto della grossa fiera per andarsene da lì. Di contro, l’animale è legato, ferito e spaventato. Dovrà aiutarlo e conquistarsi la sua fiducia.

E’ ovvio che l’amicizia tra Suna e Trico sarà un elemento cardine, sia di gameplay che di trama. Quasi scontato si potrebbe dire, ma per fortuna ci saranno delle bellissime sorprese.
Ci sono tante cose da dire così ho pensato di parlare di ciò che mi è piaciuto o meno e dei difetti oggettivi del titolo, per poi passare a discorsi più completi, aperti alle speculazioni e quindi full spoiler.
Nel momento in cui inizierò a fare spoiler vi avvertirò, quindi continuate la lettura tranquillamente.

The Last Guardian si rivela essere il gioco meno riuscito di Ueda; a differenza dei due precedenti capolavori, questo terzo capitolo ha tentato di ricavarsi un posto nel mezzo, cercando di trasformarsi in un ibrido.
Infatti da una parte abbiamo il castello di Ico, una prigione da cui fuggire, e dall’altra l’immensità di Shadow of the Colossus. L’idea di unire le due cose non era affatto male ma è riuscita in parte, con i difetti di telecamera e i cali di frame rate che rovinano l’immersione in ciò che ci circonda e gli enigmi fin troppo semplici e lineari che solo vagamente fanno pensare all’intricato ma coerente castello della Regina.
The Last Guardian ricorda più un’avventura grafica; non ci sarebbe nulla di male se non fosse stato venduto come un puzzle game.
Oltretutto l’enorme attesa e la campagna pubblicitaria di Sony hanno fatto arrivare il gioco anche nelle case di chi non era adatto a vivere un’esperienza simile, che fa leva sui sentimenti e la potenza visiva, portandolo a ricevere critiche ingiuste e fin troppo negative.
Oggettivamente ci sono dei difetti, come la telecamera che negli spazi chiusi impazzisce, provocando forte nausea, i comandi poco precisi e il frame rate che cala spesso nella playstation 4 (molto meno nella versione pro), ma rimane un’esperienza videoludica altamente sopra alla media.
Andando verso un’analisi maggiormente pignola, possiamo dire che mi è dispiaciuto moltissimo non avere oggetti speciali che potenziassero Suna e/o Trico, come nei precedenti capitoli (le armi segrete in Ico e gli equipaggiamenti in Shadow of the Colossus), ma solo meramente estetici.
Un’altra cosa che non mi è piaciuta, parzialmente soggettiva, è stata l’ideazione dei trofei: fatta di fretta e molto a caso. Sopratutto non apprezzo per niente quelli dei combattimenti contro le armature (i comandi danno fin troppi problemi e poi non è un gioco action) e quello di ascoltare tutti i suggerimenti del narratore.
Un aggiunta particolare è stata proprio quest’ultima: il narratore, che sapremo essere il bambino da adulto fin da subito, permette di comprendere meglio certe cose del mondo che ci circonda ma dall’altro lato spezza la tensione (in questo modo dall’inizio sapremo che il bambino ha concluso positivamente la sua avventura), rovinando anche certi momenti, dove avrei preferito il silenzio dei precedenti capitoli.

Ciò che mi ha infastidito finisce qui (esclusa una piccola cosa che dirò nella parte full spoiler) in quanto in realtà io il gioco l’ho amato.
Trico, in special modo, è stupendo. Mai avrei pensato che una bestia artificiale potesse emozionarmi così tanto e farmi provare puro affetto. E’ fottutamente vero; i suoi modi di comportarsi e di muoversi, come pian piano si affeziona a Suna, il modo di mangiare, nuotare, volare, ecc, ecc. E’ la migliore intelligenza artificiale mai vista. Un ibrido perfetto tra diversi animali (gatto, cane, capra, volpe e uccello, soprattutto), combinato in tal modo da renderlo unico ma reale. Lui, così come i suoi simili.
Come ho già detto all’inizio, l’amicizia tra i due protagonisti sarà cruciale ma per niente scontata. Basteranno pochi elementi per rendere il rapporto unico, soprattutto il forte colpo di scena finale (secondo me uno dei più sconvolgenti di tutti i giochi del Team Ico).
Il progredire del rapporto sarà graduale e questo si noterà fortemente nel comportamento di Trico; da più distaccato diventerà maggiormente attivo e ubbidiente (tranne nei casi in cui l’intelligenza artificiale s’incanta… ma in questo caso sarà “facile” sbloccarla tramite piccoli “trucchi”, come scendere da lui per poi risalire e/o spostando il bambino, impartendo ordini precisi – per quanto il difetto dei comandi sia reale), richiedendo anche coccole e carezze.
Senza fare qualche anticipazione a chi ancora non ha provato il titolo, non posso dire molto altro…
Questo si rivela essere in parte il meno criptico tra i lavori di Ueda e il più buonista, purtroppo senza raggiungere il grado di capolavoro dei precedenti, pur rimanendo arte ai miei occhi. Non posso dire che oggettivamente lo sia, ma ci si avvicina parecchio.
Le emozioni che dona sono molto forti.

Spoiler, Team Ico e qualche speculazione

Ritornando a ciò che non ho apprezzato molto, è proprio la semplicità stessa del finale (specialmente l’ultima scena dopo i titoli di coda), insieme alle aggiunte che però non danno risposte ai vecchi quesiti sul mondo del Team Ico.
La domanda che ci si pone maggiormente è quando sarebbe ambientata l’avventura. Successivamente arriva il quesito sul “dove”.
Prendendo per vero che Shadow of the Colossus in realtà è un prequel di Ico, sicuramente The Lasta Guardian o è ambientato prima di tutto o alla fine di tutto. Al massimo nello stesso periodo di Shadow of the Colossus.
Io punto su quest’ultima opzione.
Cosa me lo fa pensare?
Sia le corna che gli occhi dei trico ricordano fin troppo (così come la luce che emettono) i Colossi.
E poi queste statue, presenti nel castello di Ico, mi rendono sospettosa (ricordano i trico, con non a caso dei bambini nella pancia, anche se qui hanno le corna…). Ciò fa pensare che in ordine cronologico gli eventi nel castello della Regina sono i più recenti. (E la luce è sempre la stessa; quella magia azzurra).

Il “dove” è il mistero maggiore. Avrei preferito qualcosa che mi facesse capire che la Forbidden Land fosse vicina o lo stesso luogo. Ma ci sono delle cosa che fanno riflettere: l’ambiente intorno al Nido è simile, per flora e conformazione, alla Forbidden Land (pur non essendo lei) e l’architettura delle rovine di quest’ultima è la stessa delle costruzioni che troviamo in TLG (riflettendo bene sul fatto che tutti i protagonisti dei giochi vengono da villaggi rudimentali insediati in mezzo alle foreste, profondamente differenti dai luoghi sopra descritti – poi si capisce bene come sia Wander che Trico facciano una lunghissimo viaggio per raggiungere la loro meta). Quelle in Ico invece sembrano “recenti” ma al tempo stesso più primitive.
Infine il Signore della Valle, cos’è?/chi è?
Su quest’ultima domanda si può speculare tantissimo ma credo che ci farò un articolo a parte. Parlerò maggiormente delle mie idee, delle mie fantasie, del legame tra Dormin, la magia, le civiltà del passato, ecc, ecc.
Escludo la presenza di entità aliene (c’è chi si adatta a questa idea), propendendo di più a qualcosa ispirato al mito di Atlantide.
Molto Significativo a tal proposito è il cartone disney “Atlantis”…

Ma ne riparleremo (purtroppo non so quando).

Fine Spoiler

Per ora vi saluto qui, sennò rischio di scrivere un articolo chilometrico e sconclusionato.
Ma vi rimando alle mie due fanfiction.
Pian piano ne arriveranno altre (insieme alle discussioni qui sul blog) per illustrare come io immagino questo fantastico mondo.

Sperando di poter tornare a parlare presto del Team Ico.

[Shiki Ryougi 両儀 式]

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commenti
  1. redbavon ha detto:

    Premetto che ho iniziato a giocarci e ho interrotto per gustarmelo a pieno, quando però è arrivato Zelda su Switch non ce n’è stato più per altri. Ho quindi saltato la parte “full spoiler”. Avendo letto la tua esperienza con i due precedenti lavori di Ueda San, condividiamo entrambi una passione per ICO e SotC. Ho seguito tutto il travagliato iter di LG e lo attendevo con un’aspettativa assai ridimensionata perché tutti i giochi che hanno una genesi travagliata si portano dietro sempre qualche magagna, qualche toppa, insomma difficilmente un gioco in sviluppo a cavallo di due generazioni viene fuori indenne. Ho letto molte recensioni e più o meno concordano in quanto tu affermi, cioè un’opera che tecnicamente presta il fianco a critiche…e non venitemi a dire che sulla “PRO” la situazione migliora perché pretendo un gioco spettacolare e che funzioni bene se devo spendere duemila euro di TV 4K (al di sotto al momento state buttando i soldi per la PRO). Per farmi un’idea di LG però mi è bastato poco: sarà la vecchiaia e i tanti bytes macinati…Trico è un capolavoro. Trico vale tutto il gioco. Trico ti fa dimenticare tutte le bestemmie che LG ti tira a causa della telecamera che fa le bizze. Non mi sono mai affezionato così a un avatar in un videogioco, come se fosse il mio animale domestico.
    Poi diciamolo forte ai benpensanti: non è violento ed è un gioco che si lascia raccontare. Io ho provato a giocarlo con i miei nanerottoli di quasi sei anni: sono rimasti impietriti, meravigliati, assorti, rapiti da Trico e dal bimbo che lo cavalca, lo incoraggia, lo sprona. Perdona la lunghezza del commento, ma la recensione di LG ce l’ho in punta di tastiera e solo per il fatto che non l’ho terminato mi ha fermato dallo scriverne.

    • Chi ha detto che è violento? (Cioè, forse alcune scene alla fine possono lacerare il cuore dei più sensibili, ma è quasi tutta pura emozione). Sì, definirlo pura emozione è esatto. Purtroppo subisce l’ombra dei suoi predecessori ma Trico fa perdonare ogni cosa (e per un gioco con una storia di sviluppo così travagliata, ne è uscito fuori qualcosa di comunque stupendo). E’ fantastico! E sì, penso che anche per i bambini sia stupendo e un ottimo modo per avvicinarli al mondo videoludico.
      A non preoccuparti, amo i commenti lunghi ;P
      Allora spero che lo terminerai presto, così magari se ne potrà parlare in maniera più approfondita. ^-^

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