Introduzione:
Finalmente ho l’opportunità di inaugurare questa nuova categoria di articoli nel nostro blog, chiamata semplicemente Analisi, partendo da una delle mie più grandi ossessioni dell’ultimo periodo.
Non avrete davanti dei semplici articoli/recensioni in cui vi presenterò un’opera, facendo attenzione agli spoiler, a modo di discuterne in modo “superficiale” (nonostante in alcuni recenti articoli ho introdotto la parte spoiler per permette a chi già conosce i fatti di approfondire insieme a me il discorso, senza rovinare nulla agli altri). Questa sarà solo l’inizio di un’analisi dettagliata, per quanto mi è possibile, dell’anime serial experiments lain, ideato nel 1998 da Yasuyuki Ueda e Yoshitoshi ABe, diretto da Ryutaro Nakamura e scritto da Chiaki J. Konaka, per il Triangle Staff.
Sempre nello stesso anno, l’anime è stato trasposto in un videogioco omonimo per Playstation e sono stati pubblicati anche diversi artbook.
Questa categoria di articoli sarà sempre in totale full spoiler su qualunque argomento deciderò di parlare. In eccezione del primo articolo che sarà sempre dedicato a un discorso di introduzione e di discussione alquanto generale, con la trama generica dell’opera appena accennata.
Andando avanti mi ritroverò a parlare anche di argomenti già discussi, ma sotto una nuova luce. Pian piano vedrete e non vedo l’ora di arricchire questa categoria di cui spero sarò un giorno orgogliosa.
serial experiments lain (scritto in katakana, i kana – sillabari fonetici giapponesi – usati per le parole di origine straniera: シリアルエクスペリメンツレイ) è un anime complesso e per molti di difficile comprensione (spesso abbandonato durante la visione perché definito incomprensibile e noioso). Affronta argomenti come l’identità, la realtà e la comunicazione, attraverso l’uso della filosofia, della storia dell’informatica, della letteratura cyberpunk e delle teorie di cospirazione. L’opera quindi spazia tra i seguenti generi: psicologico, cyberpunk, horror, fantascienza, drammatico e mistero.
Io stessa mentre lo guardavo ero alquanto perplessa ma alla fine sono arrivata ad adorarlo, portandolo sul podio dei miei anime preferiti insieme al tanto già discusso Kara no kyoukai (il quale avrà una serie di articoli tutta sua in questa nuova categoria).
Andando con ordine, prima vi presenterò senza spoiler la trama e gli argomenti basilari, occupando questo articolo (il primo di una serie di cinque che usciranno a cadenza settimanale) con la semplice attività di sondare a malapena la superficie, che davvero non mostrerà nemmeno la metà del potenziale che nasconde quest’opera. Poi nelle seguenti pubblicazioni ci addentreremo nella sua oscurità, in cerca di tesori da studiare.

Trama generica priva di spoiler:

Un giorno una ragazza si suicida, buttandosi dal tetto di un palazzo di Tokyo e le compagne di classe di Lain Iwakura cominciano a ricevere delle strane email dalla defunta.
Lain è un ragazza delle scuole medie, apatica e solitaria, che vive come un pesce fuori dall’acqua in una società che fa largo uso dei Navi, degli innovativi personal computer che permettono l’accesso al Wired, una versione alternativa del nostro internet. Ma quando accende il suo vecchio Navi, incuriosita dallo scalpore delle compagne, anche lei scopre di aver ricevuto la stessa email. Da quel momento, per scoprire cosa sta succedendo, Lain dovrà inoltrarsi nel Wired e per farlo prima di tutto avrà bisogno di una nuova macchina, e questo non sarà che l’inizio del suo viaggio.

Discussione generale:
Pubblicato nel nostro paese nei primi anni 2000 dalla Dynamic Italia e Dynit in 4 VHS e 4 DVD, con un’ottima trasposizione in italiano (nonostante i sottotitoli in italiano dei DVD siano abbastanza pessimi per chi volesse godersi l’anime in lingua originale – cosa che io feci durante la mia prima visione, lasciandomi sfuggire molte cose a causa delle frasi che grammaticalmente lasciavano a desiderare), serial experiments lain non è adatto a tutti i palati. Con ciò non voglio dire che chi non apprezza questo anime è una persona che per forza non l’ha compreso ma nella maggior parte dei casi potrebbe essere proprio così. Andando quindi ben oltre i gusti personali, è giusto sottolineare quanto questa opera sia stata importante, rivoluzionando la percezione dell’animazione seriale giapponese, cioè collocandosi al di fuori del normale circuito tradizionale di semplice intrattenimento, sia per le tematiche inedite e adulte che per l’orario di trasmissione degli episodi (l’una di notte). Precisamente, in ordine di tempo, SEL fu la seconda pietra miliare del rinnovamento degli anime negli anni novanta, dopo il grande successo di Neon Genesis Evangelion (1995).
La differenza tra i due è legata al che mentre quest’ultimo rileggeva e rivoluzionava qualcosa che già era esistito nel mondo dell’animazione seriale giapponese (i robot giganti chiamati a proteggere la terra), Lain era invece già completamente proiettato verso il futuro.
Più silenzioso e apparentemente inosservato rispetto al fratello maggiore, SEL ha scavato la strada ad argomenti che sono fluiti come un fiume in piena nel segnare il passaggio al ventunesimo secolo; il concetto di mondo connesso, il boom di internet e l’arrivo di nuove tecnologie. In un certo senso questo anime ha davvero mostrato un futuro alquanto oscuro in cui adesso viviamo. L’informatica è un argomento chiave e che può essere visto sotto un altro punto di vista, ben sottolineato da SEL; l’ossessione per l’informazione, la fame insaziabile che è dilagata nel web, e non a caso uno degli episodi si chiama “INFORNOGRAPHY”, una contrazione delle parole “information” e “pornography”.

Anche se quando finii di vedere il tredicesimo episodio ogni nodo ormai era arrivato al pettine, strecciando i miei dubbi, una seconda visione è consigliata per avere chiaro in mente quanto si è appena visto, almeno per quanto riguarda la superficie necessaria a comprenderne gli eventi. Non vi dirò quanto altre volte l’ho guardato e quante altre volte lo farò durante il corso di questo progetto ma non mi annoierà mai, mostrandomi sempre qualcosa di nuovo su cui riflettere. Le cose da discutere sono in realtà molte e ci vorrà tempo prima che possano venir esaurite in modo esaustivo.
Non a caso ha ispirato tantissime persone creative e attratte dalla visione che SEL ci mostra portandole alla pubblicazione di tesi di laurea, libri, fanfiction e molto, molto altro. Esistono siti a tema davvero eccezionali, con un potere ipnotico assurdo, spesso creati semplicemente per simulare l’accesso al wired tramite un navi. La gente che ama quest’opera ne resta completamente rapita (come è successo alla sottoscritta).

Conclusioni:
Diventa importante sottolineare come in SEL quasi niente ha una spiegazione univoca e inequivocabile; molte cose sono lasciate alla libera interpretazione di chi lo vede, guidando lo spettatore attraverso una strada piena di bivi ma che al tempo stesso sa dove arrivare (un po’ come quando si parte per una ricerca nel web: si comincia dal ben nostro caro google e si finisce chissà dove, con decine e decine di pagine aperte ma molto spesso sappiamo che questo ci porterà a una nuova forma di conoscenza – informatica).
E’ un immersione progressiva in un mondo cyberpunk che strato dopo strato ci viene mostrato sempre più chiaramente; infatti non a caso gli episodi vengono denominati “layer”, linguaggio informatico in questo caso legato alla suddivisione di un progetto complesso in diverse parti man mano più complesse e intricate partendo però da un concetto base e semplificato.
Spero con questo di avervi convinto a seguirmi nel mio progetto e soprattutto ad avervi invogliato a recuperare l’anime.
Settimanalmente ci inoltreremo sempre più in profondità, layer dopo layer.

close the world open the next
[Shiki Ryougi 両儀 式]
PS: Immagini tratte dall’artbook “An Omnipresence in Wired”
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commenti
  1. Idreim ha detto:

    Articolo veramente ben scritto, uno dei tuoi migliori, complimenti!
    Diventi sempre più brava *_*
    Purtroppo non potrò seguirti passo passo in questo percorso, non ancora, ma SEL è sulla mia watchlist da tantissimi anni e se adesso sta acquisendo priorità, è proprio grazie a te e alla prospettiva di poter leggere le tue analisi <3

  2. […] lif.00 – OPEN THE NEXT 28 giugno 2017 […]

  3. redbavon ha detto:

    lain è un capolavoro. Amo il tratto del disegno, la protagonista e l’idea dei layer. Si respira un’atmosfera cyberpunk originale e coerente. ho visto lain su dvd tutto d’un fiato tanti anni fa, si staccava dal resto dell’animazione giapponese e mi ha in qualche modo confermato la sua ricchezza, la sua differenza e che non avrei più lasciato questo tipo di espressione cinematografica. Oggi, ho impilate più scatole di anime da vedere che film “normali”. Forse non sono “normale” io.
    E’ stato un vero piacere leggere come ne hai scritto. Brava.

    • Concordo e ne discuto ampliamente anche nei successivi articoli perché infatti questa è sola la parte introduttiva di un progetto che comprende cinque lunghi articoli su Lain ^-^

      Sulle cosa da vedere, credimi, anche io. In realtà impilo di tutto, tra film, anime, libri, fumetti e videogiochi. Non si finisce mai e in fondo questo è un bene!

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