Mi rendo conto che quando questa recensione uscirà il film sarà ormai sparito dalle nostre sale (visto che purtroppo sarà presente solo tre giorni, a meno che non lo rimettano se incasserà bene). Non so quando verrà pubblicato ma immagino molto in là.

Sono qui per parlarvi di un film che attendevo con trepidazione da un bel po’ visto che io adoro i kaiju ed ero incuriosito dal regista, Hideaki Anno, conosciuto da tutti per essere il creatore di Neon Genesis Evangelion.
Quindi come potevo non parlare di Shin Godzilla, pellicola basata sull’omonimo kaiju uscita nelle sale giapponesi il 29 luglio 2016 mentre da noi è arrivato sui grandi schermi grazie alla Dynit il 3, 4 e 5 luglio di quest’anno.

Prima di parlare della trama vorrei specificare che Hideaki Anno non è l’unico regista del film, infatti accanto alla macchina da presa c’è anche Shinji Higuchi, famoso per aver curato gli effetti speciali della trilogia Hisei di Gamera. Questa non è la prima volta che collabora con Anno, ha per l’appunto sceneggiato insieme a quest’ultimo Neon Genesis Evangelion: The End of Evangelion e ha lavorato allo storyboard sia di questo film che della trilogia animata di Rebuild of Evangelion.

Trama:
Durante una tranquilla giornata la guardia costiera giapponese investiga su uno yatch trovato senza nessuno a bordo nella Baia di Tokyo. Mentre cercano indizi su cosa sian successo qualcosa emerge dalla baia e subito dopo L’Aqua-Line Baia di Tokyo viene inondato. A seguito di questi eventi i politici si riuniscono per dare una spiegazione logica a quanto successo e per capire come muoversi.
Inizialmente si pensa a un’anomala attività vulcanica ma Rando Yaguchi è di un’altra opinione; crede che quei danni siano stati causati da una creatura vivente sconosciuta.
All’inizio viene ignorato da tutti i politici ma quando la creatura comincerà a muoversi verso la terraferma dovranno ricredersi e cercare di fermare la sua avanzata.

La saga di Godzilla è veramente lunga e con questo film arriva alla trentunesima pellicola dedicata al mostro gigante. L’ultimo lungometraggio del Godzilla giapponese risale a ben tredici anni fa con Godzilla: Final Wars di Ryūhei Kitamura. In un certo senso ne sentivo la mancanza nonostante il film americano diretto da Gareth Edwards non mi fosse dispiaciuto (e un giorno farò un articolo a riguardo).

Nonostante molti conoscano Godzilla come un mostro per un pubblico di ragazzi, inizialmente era stato pensato per gli adulti. La pellicola del 1954 di Ishirō Honda era un film maturo, un vero atto di denuncia contro la bomba atomica e la guerra nucleare. In quell’opera Godzilla era per l’appunto la metafora di queste tematiche: lui faceva parte di una specie di dinosauri sopravvissuti all’estinzione vivendo nei fondali marini. Quando vennero fatti degli esperimenti nucleari, il dinosauro assorbì le radiazioni e divenne estremamente grande e potente.
Le tematiche e lo spirito di quel film verranno riprese appieno nel lavoro di Anno e Higuchi.

Come si è visto nel trailer, la creatura sarà imponente e terrificante. Sembra infatti qualcosa di non naturale, qualcosa di abominevole da come si può notare dall’aspetto crudele, dalla coda incredibilmente lunga e dalle zampe anteriori poste in modo innaturale (quasi doloroso). Ho adorato parecchio il design della creatura e il fatto che fosse un animatronics (solo in pochissime parti verrà utilizzata la CGI). Alcuni potranno lamentarsi dicendo che è troppo finto, che è un pupazzo, ma io rispondo col dire che in Giappone non ci sono gli stessi mezzi tecnologici dell’America e che preferisco un pupazzo piuttosto che un abominio fatto con una pessima computer grafica.
D’altronde Anno e Higuchi sono riusciti a dirigere benissimo le scene del mostro con molte inquadrature che sottolineano l’imponenza di Godzilla e mostrando momenti di distruzione e panico causate dal suo passaggio.

Non dovete però farvi un’idea sbagliata del film. Se volete vedervi una pellicola in cui i mostri combattono tra di loro e distruggono la città , allora Shin Godzilla non fa per voi.
La storia non si concentra sul mostro, non è Godzilla il protagonista, ma gli umani che tentano di fermarlo. L’attenzione infatti è rivolta verso i vari politici che tentano di trovare una soluzione.
Vedremo molte scene in cui si riuniranno per discutere e decidere e avremo così anche uno sguardo sul modo in cui funziona la politica giapponese. Non temete però, perché queste scene saranno interessanti e per nulla tediose grazie a delle inquadrature ben studiate e a movimenti di macchina ben fatti. E qui il montaggio aiuta parecchio perché sarà veloce dove deve esserlo e lento nelle parti importanti senza infastidire lo spettatore.

Oltre ciò la nostra attenzione sarà rivolta su Yaguchi e sul suo piano per fermare la creatura. Riunirà a sé alcuni scienziati e persone intelligenti per contrastare Godzilla. Soltanto che costoro non saranno i classici super-scienziati che si aspetta la società giapponese ma saranno personaggi fuori dagli standard, saranno appunto coloro che il Giappone rinnega come falliti (come ad esempio nerd, “maleducati” ecc…).

Ed è qui che il film mostra il meglio di sé perché non sarà presente solo la tematica della bomba atomica, ma verranno mostrati i pregi e i difetti della terra del Sol Levante.
Nei pregi si può notare la capacità dei giapponesi di fare lavoro di squadra per poter salvare il proprio paese mentre nei difetti si nota subito come gli anziani guardino a volte male i giovani.
Nella cultura giapponese i giovani devono mostrare riconoscenza e rispetto verso i più vecchi e non devono contrastarli per nessuna ragione o dimostrarsi presuntuosi.
Ci sono ben due scene in cui questo viene sottolineata questa cosa: la prima quando Yaguchi dice all’inizio che il caos alla Baia è stato causato da una creatura vivente e viene rimproverato perché andava contro quello detto dai più anziani e la stessa cosa succede a una giovane biologa che, andando contro quello che dicevano loro, affermava che la creatura sarebbe riuscita a camminare sulla terra ferma senza che il suo peso la schiacciasse.
Anche questo è un argomento importante per il Giappone perché comportamenti di questo tipo possono destabilizzare giovani ambiziosi che vogliono provare a farsi una carriera (anche in Italia c’è un problema grave riguardo all’argomento in quanto certe volte i giovani sono visti come scansafatiche o ruba-lavoro dai più grandi).

Una delle cose migliori di Shin Godzilla è il messaggio finale che da, ovvero che tramite la ragione umana si può trovare la soluzione a qualsiasi problema evitando così l’uso delle armi e della violenza. Inoltre saranno i giovani e i reietti a salvare il Paese, cosa che ho apprezzato tantissimo.
Da sottolineare anche come l’America si è vista in modo negativo, come una nazione invasiva che pretende cose che le possano andare a favore a discapito del Giappone.

Qui si conclude la recensione su Shin Godzilla. Come ho detto in precedenza, vedetelo con la consapevolezza di non trovare un film con mostri giganti ignoranti ma qualcosa di più profondo e maturo.
Vi ringrazio per l’attenzione!

[The Butcher]

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commenti
  1. […] Leggi qui l’articolo originale:  Shin Godzilla — My Mad Dreams […]

  2. kasabake ha detto:

    Che bello vedere pubblicato il tuo post, che piacere leggere su Word Press il nome di Anno, assieme a quello di Godzilla, che soddisfazione sapere di non essere solo ad apprezzare pellicole che si prendono il loro tempo per raccontare il mostro attraverso lo sguardo obliquo fatto con la cronaca delle persone la cui vita è sconvolta dalle ripercussioni… una cosa a cui Anno ci ha abituato da sempre, facendoci scoprire i contorni di una stella non attraverso l’osservazione diretta ma dalla descrizione dei mutamenti di stato di ciò che gli sta attorno.
    Grazie Butcher.

    • The Butcher ha detto:

      Anno ha un suo pensiero ben preciso su come raccontare certe storie e in questo film lo fa divinamente. Mi dispiace solo che sia deluso dall’animazione giapponese di questo periodo. Ha detto infatti di essersi buttato nel cinema nero questo motivo. Spero che non abbandoni l’animazione.

      • kasabake ha detto:

        Il mondo dell’animazione giapponese è una galassia talmente ampia e variegata da ospitare davvero tutto e l’estremo di tutto, dalle sperimentazioni più spericolate fino alle produzioni più infantili e prevedibili, con film e serial sempre uguali a se stessi ed altri invece alla costante ricerca di nuovi modi di narrare una storia… ed anche nei soggetti la varietà e la scelta per uno spettatore può spaziare dalle classiche storie di lotta individuale in infiniti duelli con nemici sempre più forti, fino a temi di critica sociale, in cui l’ alienazione urbana, la corruzione e la perdita di valori civili e morali viene esibita senza alcuna censura o paura.
        Io penso che un grande artista, come Anno, sia sempre alla continua ricerca di mezzi di espressione che gli permettano di raccontare la sua poetica, ma sono anche certo che l’abbandono al mondo dell’animazione sia momentaneo e che con il giusto progetto tornerebbe al timone di un anime.
        Buona domenica, ragazzi!

        • The Butcher ha detto:

          Spero che sia così perché anche il grandissimo Oshii ha attualmente lasciato il mondo dell’animazione per dedicarsi al cinema (Garm Wars era un film interessante) per lo stesso motivo. L’animazione giapponese ha bisogno di persone con una poetica e un talento simile, perché credimi nell’ultimo periodo vedo sempre meno prodotti validi nell’animazione del Sol Levante specialmente per quanto riguarda le serie.

          P.S. Mi vengono in mente opere complesse ma straordinarie come Evangelion o Serial Experiment Lain (di cui Cecilia sta facendo l’analisi, se ti interessa) che sono meravigliosi per vari motivi (narrazione, tematiche, scrittura ecc…).

          • kasabake ha detto:

            Speriamo davvero, Butcher, ma sono comunque ottimista…
            A proposito di Lain, io ho amato profondamente quella miniserie di OAV e penso che Shiki stia facendo un lavoro di analisi impressionante, senza dubbio superiore agli standard di Word Press…

            • The Butcher ha detto:

              È un progetto che si sta rilevando faticoso ma soddisfacente sotto ogni punto di vista. Un po’ come lo è stato per me l’articolo sull’espressionismo tedesco. Faremo del nostro meglio per creare più articoli come questi.

            • Spero davvero di raggiungere e superare le aspettative… layer dopo layer ;)

              • kasabake ha detto:

                Sicuramente non è un lavoro “acchiappalike”, come alcune cose che scrivo anch’io solo per mia passione e la serie di Lain è davvero meravigliosa ma che prevede un livello di conoscenza degli anime contemporanei abbastanza elevato per essere capita ed apprezzata…
                Nel mio caso, le aspettative le stai soddisfacendo puntata dopo puntata, su questo ti tranquillizzo subito, ma soprattutto conto sugli appassionati che possano spargere la voce…

                • Ah ma se avessi voluto fare un blog acchiappa like avrei fatto tutt’altro ;)
                  Ne sono consapevole.
                  A me basta dare spazio alle mie passioni e quindi a una parte di me stessa e farlo sempre meglio, dando vita a una specie di portfolio virtuale.

                  Quindi sono felice che sto soddisfacendo le aspettative di chi dopotutto vuole seguirmi in questo lavoro arduo ma affascinante.

                  Su Lain in generale, penso vivamente che esuli dal mondo degli anime, nel senso che può benissimo essere preso anche come caso a se stante vista la sua particolarità.

                  A presto con la penultima parte ;3

  3. redbavon ha detto:

    Il genere kaiju ha segnato la mia infanzia. I film su Godzilla venivano trasmessi dalle reti private italiane e rappresentano insieme a Goldrake, Mazinga e Jeeg Robot la mia iniziazione e primo contatto con questo aspetto della cultura giapponese. Quest’anno sono riuscito finalmente a godermi in blu-ray e roboante Surround un film occidentale che è una dedica al genere kaiju: Pacific Rim di Guillermo del Toro. I contenuti speciali del blu-ray sono ottimi sia per chi non conosce il genere sia per chi lo ama. Ora arrivi tu con questa recensione e questo Shin Godzilla di cui non sapevo nulla: +1 alla Lista della Spesa.

    • The Butcher ha detto:

      Pacific Rim è un grandissimo tributo al Giappone e anche uno dei film d’intrattenimento più divertenti di questi tempi. Ora che mi ci fai pensare non ne ho mai parlato sul blog. Devo recuperare!

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