Harmony of Difference

Pubblicato: 3 novembre 2017 da Mike in Cultura, Musica
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Un ritorno con il botto quello di Kamasi Washington che, a due anni di distanza dalla pubblicazione dell’opera che lo ha consacrato come una delle figure più promettenti del panorama jazz internazionale, torna a conquistare le nostre orecchie con un lavoro altrettanto intenso e celestiale, da far accapponare la pelle. Il tutto solo in una manciata di trenta minuti. Harmony of Difference, questo il titolo dell’album, è un breve EP contenente sei splendide tracce inedite, registrate dal sassofonista di Los Angeles e pubblicato dalla Young Turks il 22 settembre 2017.

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Pensate che inizialmente questa piccola opera era stata concepita come colonna sonora ideale per una proiezione visiva allestita presso il Whitney Museum di New York dall’artista A.G.Rojas. Durante la visione della pellicola, lo spettatore poteva ammirare alcune illustrazioni grafiche curate da Amani Washington (sorella di Kamasi), accompagnato dal commento musicale del sassofonista. Il titolo dell’album trova un significato ben preciso nel particolare utilizzo che il musicista fa della tecnica musicale del contrappunto, ovvero nella sovrapposizione di linee melodiche del tutto indipendenti tra loro. Protagonista di questo perfetto quadro sonoro è un’America sempre più in contrasto con se stessa e incapace di riconoscersi.

Musicalmente questo disco si muove negli stessi territori già esplorati da “The Epic“, il mostruoso esordio del 2015, salvo differire per la durata questa volta ridotta al minimo rispetto alle tre ore dell’album d’esordio. Le canzoni sono tutte legate da un unico filo conduttore, specialmente le prime cinque che prese nel loro insieme possono essere considerate a tutti gli effetti una vera e propria jam session. Un flusso continuo che non si interrompe mai, dove alcuni temi vengono ripetuti molte volte seppur in maniera diversa. Kamasi lascia molto spazio alle contaminazioni, in particolare nella traccia Humility, pezzo dal carattere molto funky. Si passa dagli echi notturni di Desire a quelli malinconici e introspettivi di Integrity, fino ad arrivare alla conclusione da un quarto d’ora di Truth, piccola suite dove Kamasi ripesca i cori celestiali che ci avevano fatto emozionare in passato, regalandoci un’ improvvisazione di una bellezza commovente. Il cuore del pensiero Kamasiano sta tutto in questa traccia, dove riaffiorano idee e stili già delineati nel triplo The Epic.  E che dire poi dei musicisti che affiancano Washington in questa formazione? Tutti perfettamente affiatati. Una sezione di fiati da fare invidia. Kamasi lascia spazio ad ognuno di loro ma è il suo sax a dettare le regole del gioco e i suoi interventi sono sempre quelli più attesi da chi ascolta.

 

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In questi ultimi anni Kamasi Washington è riuscito ad emergere dal circuito underground e ad imporsi come punto di riferimento nella scena indie grazie al suo essere sempre fuori da qualsiasi schema, risultando poco standard pur suonando un jazz di matrice classica, anzi coltraniana. Prestigiose sono state le sue collaborazioni anche con altri artisti come il rapper Kendrick Lamar.

Quindi in conclusione non posso che consigliare l’ascolto di questo EP, anche per coloro che magari hanno trovato un po’ ostico il precedente album e vogliono ricredersi. Magari questo vi aiuterà ad apprezzarlo meglio. Questo è tutto quello che avevo da dire su questo disco. Magari in futuro farò una recensione approfondita di The Epic. Chissà. Noi intanto ci rivediamo alla prossima recensione. Buona musica a tutti!

[Mike]

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