Visto che adoro la figura del vampiro e che ho amato il romanzo di Bram Stoker, era ormai questione di tempo prima che scrivessi qualcosa del Dracula diretto dal leggendario Tod Browning. Soltanto che non mi limiterò a fare una recensione, infatti quest’articolo sarà molto più simile a quello che feci con la Maschera del Demonio. Spero vivamente che questo lavoro possa essere di vostro gradimento.

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Trama:
L’agente immobiliare Renfield si reca in Transilvania per concludere un affare sull’acquisto dell’abbazia di Carfax da parte del Conte Dracula. Quest’ultimo però è un vampiro e con i suoi poteri rende l’agente suo schiavo, facendolo impazzire. Renfield aiuta il suo padrone a salire su una nave e ad approdare a Londra dove inizierà a nutrirsi del sangue delle sue vittime. Solo il professore Abraham Van Helsing potrà fermare il mostro.

C’è veramente molto da dire sul modo in cui Dracula approda al cinema e bisogna partire dal creatore del Conte, Bram Stoker. Per scrivere il suo romanzo, Stoker impiegò sette anni e richiese un’enorme raccolta di informazioni riguardo le leggende europee e le storie sui vampiri.
Grazie agli stupi che fece in Europa, lo scrittore irlandese scoprì l’esistenza di Vlad III e della sua fama dovuta alle atrocità commesse nei confronti dei suoi nemici (sarebbe interessante fare un articolo anche su di lui).
Rimase così affascinato da quella figura che decise di rendere Vlad il Conte Dracula. “L’Impalatore” (così viene soprannominato Vlad) fu di grande ispirazione per la creazione del Conte e da quel momento i due nomi sarebbero diventati sinomini.

Bram Stoker, prima di iniziare a scrivere il suo libro, lavorava come direttore economico dal Lyceum Theatre a Londra ed era l’assistente personale dell’attore Henry Irving.
Una cosa che Stoker avrebbe voluto è che il suo scritto diventasse un’opera teatrale e che lo stesso Irving interpretasse il ruolo di Dracula. Peccato solo che a quest’ultimo il lavoro dello scrittore irlandese non piacesse e che Stoker mor’ nel 1912 senza veder realizzato il suo sogno.

Fortunatamente la moglie dello scrittore, Florence Balcombe, commissionò alcuni anni dopo a Hamilton Deane un adattamento per il teatro di Dracula. Lo spettacolo venne mandato in scena per la prima volta a Derby nel 1924 e, nonostante le critiche negative, riuscì ad avere un grande successo presso il pubblico.
Era solo questione di tempo prima che l’opera approdasse a Broadway e ciò successe nel 1927 grazie al produttore Horace Liveright. Lo script però venne modificato; non solo alcuni personaggi vennero tolti oppure uniti in un’unica persona, ma vennero cambiate anche alcune espressioni e modi di dire inglesi che il pubblico americano non avrebbe potuto capire.
Per la riscrittura di Dracula Liveright chiamò John L. Balderston (che poi sceneggierà anche altri film dell’orrore famosi come La Mummia, Frankenstein, La moglie di Frankenstein e anche il film su Dracula che sarebbe uscito da lì a pochi anni).

In quest’opera teatrale sono presenti due attori che ritroveremo nella trasposizione cinematografica del 1931 e sempre negli stessi ruoli: il primo è Edward Van Sloan nella parte di Van Helsing mentre il secondo è Bela Lugosi nella parte del Conte Dracula.
Bela Lugosi era un attore ungherese che nel 1919, dopo la caduta del primo regime comunista dell’Ungheria, fu costretto a lasciare il suo paese e ad andare prima in Germania e in seguito negli Stati Uniti.
Fu qui che il nostro attore (era abbastanza famoso nel suo paese come attore da palcoscenico) riuscì ad ottenere il ruolo di Dracula nell’opera teatrale. Questa parte lo rese famoso e quando venne annunciato il film sembrava banale pensare che sarebbe stato scelto. Invece non fu facile per lui. Lugosi non era la prima scelta per la pellicola (si era pensato all’inizio ad attori come Boris Karloff e Lon Chaney). Dovette lottare ma alla fine riuscì ad averla vinta.

Sicuramente la sua persona e il suo modo di interpretare Dracula hanno affascinato le persone di tutti i tempi e ha lasciato impresso un’immagine del Conte che molti film com protgonista il vampiro non sono riusciti a evitare.
Solo il fatto che fosse ungherese e quindi avesse modo di fare ed esprimersi del vecchio mondo, affascinava gli spettatori americani. Oltre ciò le sue movenze e i suoi gesti sono diventati famosissime in quanto esagerate e in un certi momenti grotteschi. Ai tempi ciò spaventava parecchi.

Vorrei chiudere questa parte su Lugosi parlando brevemente del successo che ebbe negli anni ’30 e agli inizi degli anni ’40. Partecipò a film come Il figlio di Frankenstein, Il terrore di Frankenstein, The Black Cat, L’uomo lupo e tanti altri anche scadenti. Nella seconda metà degli anni ’40 inizia il suo declino; diventato ormai morfinomane tornò a recitare in qualche film, ma la critica lo sottovalutava parecchio.
Negli anni ’50 tornò al cinema con alcune pellicole dirette da Edward D. Wood Jr., meglio conosciuto da tutti come Ed Wood. Riguardo la sua figura vi consigliò di recuperare il bellissimo film di Tim Burton, Ed Wood, dove si parla del regista e dei suoi film e dove il compianto Martin Landau interpretò il ruolo di Lugosi, vincendo l’Oscar come miglior Attore non protagonista.
Lugosi morì nel 1956 per un attacco cardiaco e venne sotterato con il mantello di Dracula.

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Dopo aver parlato dello storico attore, adesso approfondiamo un po’ di più il film in se.
Inizilamente l’Universal aveva pensato di dare un grand ebudget per la pellicola, ma quello era il periodo della Grande Depressione e furono costretti a ridimensionare di molto i costi. La sceneggiatura che troviamo nella pellicola non è tratta dal libro di Stoker ma è presa direttamente dall’opera teatrale di Broadway, sempre per motivi legati al basso budget.
Alla regia troviamo Tod Browning, conosciuto da tutti per aver diretto questo film ma soprattutto per la sua opera successiva, Freaks (opera che dovete assolutamente vedere).
Penso che per Browning sia stata davvero una bella sfida dirigere questo film. Nonostante avesse alle spalle ben 15 anni di regia, non aveva mai diretto una pellicola col sonoro. Tutti i suoi lavori precedenti erano muti e questa cosa la si può notare in Dracula. Parecchie sequenze saranno silenziose e solo le immagini ci faranno capire cosa succede.
Personalmente trovo molte di queste scene azzeccate, in quanto capaci di dare un tocco in più all’ambientazione e a creare tensione quando arriva Dracula.

Un’altra cosa degna di nota, e che secondo me poteva essere utilizzata di più, sono i movimenti della macchina da presa. Sia attraverso i carrelli sia attraverso movimenti dall’alto verso il basso, queste sono tecniche ampiamente usate oggi ma che ai tempi erano delle novità e molto difficili da utilizzare. Il merito di tutto ciò però non va a Browning ma a Karl Freund, co-regista della pellicola.
Queste sequenze sono realizzate davvero bene (fluide e senza intoppi) ed è d’obbligo citare la scena in cui le mogli di Dracula si alzano dalle loro tombe; il modo violento con cui la macchina da presa entra nel luogo dove riposano le donne da l’impressione che qualcuno ci costringa ad avvicinarci anche se non vogliamo.

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Oltre alla recitazione di Lugosi, bisogna complimentrasi anche con l’attore Dwight Frye, che qui interpreta Renfield. Recita in modo impeccabile e riesce a rendere il suo personaggio sia misero e servizievole che folle e inquietante.

Dracula ebbe un grande successo ma la sua distribuzione fu molto particolare.
Come dissi in precedenza, il sonoro in quel periodo era una novità sensazionale e non tutti i cinema disponevano delle tecnologie necessarie. Per questo motivo in certe sale il film fu distribuito come una classica pellicola muta con le didascalie.
C’era anche il problema del doppiaggio, arte che ai tempi non era diffuso e di certo non potevano distribuire la pellicola americana in paesi che non conoscevano la lingua.
E’ per questo infatti che esiste una versione spagnola di Dracula diretta da George Melford.
Il tutto venne realizzato sullo stesso set del Dracula original. Oggi potrà sembrare una cosa alquanto strana ma a quei tempi Hollywood lo faceva spesso.

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Nonostante sia solo una versione in lingua spagnola di Dracula, molti critici nell’ultimo periodo lo hanno rivalutato definendolo superiore alla pellicola di Browning a livello tecnico.
Ricordate quando prima dissi che sarebbe stato meglio se Browning avesse utilizzato di più i movimenti della macchina da presa? Melford l’ha fatto. Ha osato di più riuscendo a creare molte più scene con carrellate (e qui cito la scena in cui compare il Conte la prima sulle scalinate e vediamo la telecamera percorrere in gradini e avvicinarsi a Dracula con un movimento incredibilmente fluido).
Il lavoro venne fatto in fretta e si può dire che riuscirono a farlo migliore dell’originale perché la troupe spagnola vide quella originale girare la pellicola. Quindi in un certo senso avevano già la strada spianata anche se li ammiro parecchio dato che non si sono limitati a fare una semplice versione in spagnolo ma hanno osato di più.
Anche gli attori hanno svolto un lavoro egregio soprattutto Lupita Tovar nel ruolo di Mina (che in questo film è però chiamata Eva) e Pablo Alvarez Rubio anche lui un ottimo Renfield. Carlos Villarías è Dracula e, anche se non possiede il fascino di Lugosi, si è dimostrato un buon Conte.

L’articolo si conclude qui. Sarei molto tentato dopo questo lavoro di fare altro sulla filmografia di Dracula (soprattutto parlo del Dracula diretto da Terence Fisher) ma anche sui vampiri in generale. Ci vorrà molto tempo ma è un progetto su cui voglio buttarmi.

[The Butcher]

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commenti
  1. Liza ha detto:

    Bellissimo.

  2. redbavon ha detto:

    Fantastico! Davvero un lavoro interessante e ricco di spunti. Dracula è uno dei personaggi che il cinema ha reso immortale e ne ha – è il caso di dirlo così – impalato la sua figura nell’immaginario collettivo. Continua, mi raccomando.

    • The Butcher ha detto:

      In articolo che vorrei tanto fare è su Frankenstein. Ho sempre amato il romanzo della Shelley e anche il film di Whale. Vorrei provare a fare un lavoro molto approfondito su di esso.

  3. kasabake ha detto:

    Affascinante.
    Questo il primo aggettivo che mi è venuto in mente mentre leggevo questo tuo articolo, su un argomento che mi interessa sempre ovvero Dracula, come mostro classico del cinema occidentale, ma più in generale il vampiro ed il vampirismo, inteso come topos fondamentale della mitologia horror e questa volta non solo occidentale, infine il cinema vintage, quello degli albori, del passaggio dal muto al sonoro, dell’avvento delle nuove tecnologie, dove grandi maestri a volte oggi dimenticati posero le basi del cinema moderno.

    Fantastico.
    Questo il secondo aggettivo che mi è venuto spontaneo dire a mezza voce, tra me e me, appena arrivato alla fine del pezzo, perché ho imparato molte più cose dal tuo articolo di quanto pensavo all’inizio della lettura.

    Affamato.
    Si, affamato, perché ne voglio ancora si questi pezzi: voglio leggere più storie di quel tipo di cinema e scritte da te che ti soffermi a spiegare cosa davvero c’è di bello ed importante in una scena, parlando di inquadrature e carrelli e fotografia… splendido!!

    Non so quanto potrà essere apprezzato in giro per il web, ma, ehi! Benvenuto nel club di chi scrive per passione e non per moda! Sei un grande.

    • The Butcher ha detto:

      I tuoi commenti mi riempiono sempre di gioia. Sono felice che ti sia piaciuto e sì, vorrei portare sul blog altri articoli di questo tipo. Come ho detto in precedenza a redbavon, vorrei tanto scrivere qualcosa sul libro di Frankenstein e sui due film che fece Whale (Frankenstein e La moglie di Frankenstein). Ormai Frankenstein è uno dei miei mostri sacri preferiti. Ne sono sempre rimasto affascinato e alla fine mi sono sempre ritrovato dalla sua parte e non contro; un essere messo al mondo nel peggiore dei modi e abbandonato dal proprio dio perché ritenuto orrendo. L’ho sempre trovato affascinante.

      Spero di poterlo scrivere al più presto, ma temo che ci vorrà più del previsto.

  4. cristinadellamore ha detto:

    Più che altro sarebbe opportuno mettere in fila tutti i vari Dracula di celluloide e magari fare una specie di albero genealogico, tenendo conto anche delle derive semiporno degli anni ’70

  5. amleta ha detto:

    Avevo intravisto una strana serie tempo fa di Dracula su La7 ma è sparita del tutto e non l’ho rivista più da nessuna parte, nè su Netflix, nè su Amazon Prime, nè su Now tv, nè su Infinity…te ti ricordi? Ne sai qualcosa?

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