Under the Shadow – Il diavolo nell’ombra

Pubblicato: 9 dicembre 2017 da The Butcher in Film e Serie TV, Recensioni Film
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Il 2017 è stato un anno davvero ottimo per gli horror, ma in generale, lo sono stati questi ultimi anni con l’uscita di pellicole stupende quali Babadook, It Follows, The VVitch, The Neon Demon, Train to Busan, Lasciami Entrare e tanti altri film stupendi. Purtroppo però continuo a vedere una certa categoria di horror che non mi piacciono per niente ma che riscontrano un ottimo successo tra i ragazzini. Quei filmetti senza arte ne parte dove si pensa che per intrattenere e spaventare il pubblico basti mettere jumpscares ogni cinque minuti. Sono pellicole che non ho mai sopportato ma che purtroppo riescono effettivamente a divertire i più piccoli (e in certi casi anche i più grandi) e che coninuano a uscire sempre di più (ad esempio gran parte dei film della Blumhouse).
Chiariamo che io non ce l’ho con lo jumpscares in se; è un metodo che se utilizzato bene fa il suo effetto e ciò lo si può vedere ne film di Wan o nell’ultimo It dove non sono mai fuori contesto. Però gli esempi in questo caso sono pochi e il pubblico ormai preferisce questo tipo di horror.

Così quando esce un horror come Under the Shadow sento in giro gente dire che è noioso senza provare a capire il contesto in cui è ambientato e le tematiche presenti.

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Trama:
Siamo a Teheran nel 1980 dopo la rivoluzione iraniana e durante la guerra tra Iran e Iraq. Shideh è una donna che cerca di completare i suoi studi universitari di medicina ma per via del suo pensiero politico durante la rivoluzione (era comunista) le viene negato questo diritto e ciò la distrugge. Intanto il marito, che è medico, è costretto ad andare al fronte e quindi lascia Shideh e sua figlia da sole. Durante la sua assenza però un missile colpisce il condominio in cui vivono senza esplodere e conficcandosi nell’appartamento sopra il loro. Ma il missile ha portato con se anche qualcos’altro che inizierà a tormentare la protagonista e sua figlia.

Under the Shadow è un horror del 2016 diretto da Babak Anvari, che realizza con questo lavoro il suo primo lungometraggio.

Uno dei motivi principali per cui sicuramente questo film ha “annoiato” è per la sua mancanza di jumpscares. Non ci sarà un solo momento in cui sentiremo il sonoro alzarsi all’improvviso e, soprattutto, non saranno presenti le classiche musiche che dovrebbero creare la tensione nel pubblico.
Il film infatti è quasi sprovvisto di colonna sonora e la suspense verrà esclusivamente creata dal silenzio in cui vivono le due e specialmente dal senso di solitudine che crescerà constantemente, come se pian piano le ragazze venissero abbandonate dal resto del mondo.

L’altro motivo è la prima metà in cui l’orrore non sarà presente. Ed è una cosa che ho molto apprezzato e di cui sono contento. Molti horror tendono a partire subito in quarta mentre questo si prende i suoi tempi e ci descrive in maniera egregia le figure di Shideh e sua figlia Dorsa e del contesto storico in cui vivono.
I primi cinque minuti sono stati un colpo al cuore per me vedendo come Shideh cercasse di continuare i suoi studi universitari e di come la sua richiesta sia stata respinta prepotentemente da una persona insensibile e ottusa. I miei complimenti vanno alla prova attoriale di Narges Rashidi che solo attraverso i suoi occhi fa capire come questo rifiuto l’abbia distrutta e delusa. Questo suo stato d’animo si rifletterà poi sulla sua famiglia.

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La regia di Anvari è molto precisa e qui riesce a descrivere in maniera oggettiva come una nazione fino a quel punto moderna e libera sia caduta sotto un regime estremista e di come certe persone come Shideh si siano dovute ambientare.
Soprattutto per lei che è una donna dalla mentalità aperta e molto decisa la cosa è stata più dura da digerire.
Ci sono parecchie scene che mostrano ciò ma l’esempio maggiore è quello in cui la vediamo indossare il velo all’esterno e, appena tornata in casa, se lo toglie subito. Vengono mostrate anche altre follie di questo estremismo come il fatto che i videoregistratori siano vietati (lei ne ha uno che utilizza per vedere videocassette di aerobica).
Under the Shadow parla molto bene di cosa ha portato la rivoluzione iraniana e la guerra. Se siete interessati all’argomento vi consiglio Persepolis (sia fumetto che film) in cui l’autrice parla della sua vita prima e dopo la rivoluzione.

Tornando al film, la visione che abbiamo di Shideh è quella di una donna emancipata, che vive in un mondo che può soffocarla e dove neanche suo marito riesce a comprenderla.
Dopo la partenza di quest’ultimo arriva il missile e insieme a esso il jinn, il demone del vento.
Questi esseri fanno parte della cultura islamica e sono perlopiù cattivi ma alcuni di loro possono diventare benevoli nei confronti dell’uomo; purtroppo non è questo il caso.
E il fatto che questa creatura arrivi insieme al missile è una chiara metafora dell’orrore che la guerra porta con se. Sarà anche evidente ma è realizzato benissimo.

E infine il jinn, il terzo motivo per cui alcuni dicono che è noioso. Infatti la creatura apparirà più o meno per tre minuti scarsi e sempre coperto da un mantello.
Non vedere mai il vero aspetto dell’essere lo rende parecchio affascinante e quelle poche volte che appare riesce a inquietare. Una delle scene che più mi hanno impressionato si svolge sotto il letto e giuro che è riuscito a cogliermi alla sprovvista.
Il jinn, pian piano e in maniera subdola, inizierà a perseguitare Shideh e Dorsa, inclinando ancor di più il rapporto tra le due che, fin dall’inizio, non era dei più armoniosi; ma è anche con l’arrivo del demone che vedremo Shideh tirare fuori tutta la sua forza e determinazione e mostrerà l’affetto che prova verso la figlia (tra l’altro la bambina, Avin Manshadi, recita veramente bene).

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In un certo senso Under the Shadow può essere paragonato a Babadook sia per il rapporto genitore/figlio, sia per la creatura che appare pochissimo ma non dimentichi più, sia per la costruzione narrativa; entrambi però hanno dei contesti molto differenti.

Per concludere ho amato questa pellicola ma, se cercate un filmetto dell’orrore pieno e strapieno di jumpscares che vi intrattenga per qualche oretta, evitate questo film; se invece cercate un horror intelligente e costruito benissimo allora Under the Shadow fa per voi.

[The Butcher]

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commenti
  1. gianni ha detto:

    Vero! Gli ultimi anni specie in tempi recenti, il genere è come risorto… Bene bene.

    • The Butcher ha detto:

      E sembra che anche molta gente stia riscoprendo il genere e si stia appassionando. Ora spero in un ritorno di qualità del genere fantasy

      • gianni ha detto:

        Be’ dai il fantasy è già risorto. Non nei film, perlomeno non negli ultimi anni, ma sicuramente nelle serie TV.

      • gianni ha detto:

        Diciamo che quel che mi è mancato – non so se è mancato anche a te – è della buona fantascienza. Sono rimasto un po’ così dopo Extant, dopo la fine di Continuum insomma… sto aspettando qualcosa anche sul grande schermo dopo Rogue one.

        • The Butcher ha detto:

          In realtà sulla fantascienza sto vedendo lavori molto belli, basti vedere opere come Ex-machina o il recente Blade Runner 2049. La fantascienza riesce ancora a dire la sua ma il fantasy sembra essersi ancorato e non riesce più ad andare avanti.

          • gianni ha detto:

            Però ha avuto un buon ritorno dal ’99 a oggi, non mi lamento, non ancora perlomeno. Ok c’è stato l’inutile Hobbit…

            • The Butcher ha detto:

              In realtà lo Hobbit mi era pure piaciuto anche se non è riuscito ad eguagliare la bellezza del suo predecessore. Però a livello qualitativo i fantasy sono molto calati. Purtroppo non riescono ad avere qualche spunto interessante ed è diventato un copia copia del Signore degli Anelli. Capisco che ormai è diventato un punto di riferimento da cui sarà difficilissimo sottrarsi, però un minimo di impegno per cercare di parlare di qualcosa, per provare nuove strade…

              • gianni ha detto:

                Ciò che manca è la base. Questo vale non solo per il fantasy, ma un po’ per tutto il mondo della finzione! E’ tutto un ripetere grandi classici (di ormai 30 – 100 anni fa e più) come il Signore degli Anelli e i libri di Goldking o Martin… un po’ di Terry Brooks e giusto un filo di LeGuin all’acqua di rose)…
                Ma quello che manca ormai sono le basi. Non scrive più nessuno per scrivere,ma per fare soldi… Ok, sono OT.
                Comunque è per questo che sto scrivendomi da solo quel che vorrei leggere e vedere in TV\Cinema…! :D
                Se non ti piace mangiare in pizzeria diventa pizzaiolo.

                • The Butcher ha detto:

                  Però mi viene da pensare che Il racconto dei racconti era un ottimo fantasy che si basava poi sui nostri racconti. Quello è stato un ottimo film. Comunque se si cerca di fare un film alla Signore degli Anelli voglio che almeno ci sia un po’ di impegno nel rendere la storia, i personaggi e nel cercare di dirigerlo bene.

                  • gianni ha detto:

                    Questo mi manca…
                    Vabbè sul dirigere bene, mica è tutta colpa del povero regista… Ci sono pure i produttori, gli azionisti, il management con statistiche di gradimento alla mano…
                    “voglio più 3d, e più humor”!

                    • The Butcher ha detto:

                      Quello lo capisco però per fare un esempio James Gunn ne I Guardiani della galassia ha molte limitazioni ma questo non gli impedisce di dirigere un film di gran lunga superiore agli altri film della Marvel. So che purtroppo le grandi produzione non danno tanta libertà creativa al regista ma questo non gli impedisce di mostrare le sue capacità nel dirigere un film.

                    • gianni ha detto:

                      Vero. Ci vuole coraggio e niente da perdere allora? (domanda retorica):

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