Dopo il mio silenzioso ritorno con un breve racconto legato all’universo di Blade Runner (non l’hai ancora letto? CLICK!), nato dalla pura ispirazione trovata in un lungo momento di noia, mi dedicherò a farvi un po’ di compagnia durante gli ultimi giorni di questo famigerato 2017.

Ovviamente so che molti di voi (o almeno spero che siate in molti) stanno aspettando che io continui la mia analisi/delirio su Serial experiments lain o la mia raccolta di racconti originali ambientati in un mondo distopico/cyberpunk, Spiral, oppure che concluda definitivamente la raccolta dedicata a Higurashi (anime e graphic novel).
Molti progetti che devono essere portati avanti o conclusi, mentre innumerevoli altre idee mi tempestano la mente che non smette mai di pensare, inventare, creare e ispirarsi; devo darle un freno perché sennò finirei sommersa, ma anche qualcosa da masticare, per soddisfarla.

Ed è ciò che sto facendo mentre vedo nuove cose, leggo e mi lascio immergere da mondi che rendono la mia vita ricca di significato. Sono consapevole di vivere troppo nell’Oltre che amo e poco nel ciò che realmente mi circonda, ma purtroppo la vita è difficile e spesso incomprensibile. E così vi introduco a Haibane renmei – Charcoal Feather Federation, uno splendido anime di tredici episodi dalla lunghezza media di venti minuti, pubblicato in Giappone a cavallo tra l’ottobre e dicembre 2002, che è proprio la difficoltà della vita a essere uno dei suoi argomenti cardine.


Uno degli anime più belli che abbia mai visto, nato da una semplice piccola serie di dōjinshi, cioè manga di pubblicazione amatoriale, di Yoshitoshi Abe, colui che ha anche lavorato a Serial experiments lain.
Amando i suoi disegni, mi sono buttata su questo piccolo capolavoro senza saperne molto, se non che fosse stato scritto da lui e parlasse di un gruppo di persone simili ad angeli… ma andiamo per gradi.
Diretto da Tomokazu Tokoro, con le dolcissime musiche di Kow Otani, da una piccola idea è nato qualcosa di indimenticabile.

Ma di che cosa parla Haibane renmei?

Trama: una ragazza rinasce dentro a un enorme bozzolo in una delle tante stanze abbandonate di un vecchio complesso chiamato Old Home, dove vivono un gruppo di Haibane. Nel bozzolo, pieno di liquido, fa un sogno che però ricorda a tratti; l’unica immagine che le resta in mente è di cadere nel vuoto mentre un corvo cerca, invano, di trattenerla, con lei che lo ammonisce, dicendole che è tutto inutile.
Uscita dal bozzolo con le proprie forze, come da tradizione, si risveglia in un letto circondata da Haibane molte entusiaste, che le danno un caldo benvenuto. Reki, colei che sembra coordinare tutte le altre, le chiede dettagli sul sogno che ha fatto nel bozzolo, da cui trarranno il nome della protagonista, cioè Rakka che significa “cadere“.
Successivamente, come a ogni Haibane rinata prima di lei, le verrà fornita un’aureola fatta di un materiale speciale e le spunteranno due ali grige dalla schiena. (Una delle scene più suggestive, simboliche e meglio animate di tutta la serie)
E da qui Rakka dovrà farsi una nuova vita in questa sconosciuta città circondata da mura, le quali nessuno può oltrepassare (agli Haibane non è nemmeno permesso avvicinarsene). Nel frattempo le domande dentro di lei nasceranno molteplici: chi sono gli Haibane e perché è rinata come una di loro? Chi era prima? Cosa c’è oltre le mura? Cos’è che non riesce a ricordare nel suo sogno ma che sembra essere terribilmente importante?
Ciò che inizierà come un apparente slice of life, in cui Rakka impara a vivere in questa nuova comunità caratterizzata dalle sue specifiche regole, si intreccerà con il lungo cammino della ricerca di se stessi, dove si affrontano i propri fallimenti ed errori, guardando in faccia l’immensità della vita.

Con ambientazioni caratteristiche e ben delineate, musiche stupende ed emozionanti, questo anime vale di essere visto solo per questo. All’inizio dona un piacevole senso di pace misto a qualcosa di funesto.
Ogni scena e azione a cui assistiamo hanno un particolare significato ma non sempre esplicito; molte cose che compongono il macrocosmo che circonda le protagoniste ci resteranno avvolti nel mistero anche alla fine della visione perché la narrazione andrà sempre più a focalizzarsi sul micro che esse vivono. Ed è anche qui un punto forte dell’anime, cioè il non dare spiegazioni certe ma lasciare che sia chi guarda a interpretare. Alcuni potrebbero non apprezzare questo stile di narrazione ma qui si cade nel soggettivo in quanto questo è un modo come altri di raccontare una storia. Non tutto ha bisogno di essere spiegato.
Di certo posso dire che è una visione che arricchisce molto dal punto di vista spirituale ed emotivo; non va preso alla leggera perché, essendo la vita e il fallimento l’elemento cardine che lo contraddistingue, si andranno a toccare, con delicatezza e rispetto, temi forti come il suicidio e l’abbandono.
Non voglio dilungarmi troppo perché mi sono ripromessa che avrei scritto una semplice recensione e non un’analisi (cosa che Haibane Renmei meriterebbe un sacco; si potrebbe parlare davvero di tantissime cose…), evitando quindi di introdurre anche una parte spoiler.
Di sicuro in futuro ci tornerò sopra ma per ora preferisco avviarmi alla conclusione.

Infine sono convinta che possa essere visto e apprezzato da tutti, anche e soprattutto da chi non ama la piega che l’animazione giapponese sta prendendo negli ultimi anni; Haibane Renmei (così come anche Serial experiments lain) è esente dagli stereotipi tipici degli anime che molti potrebbero anche odiare.

A me, la storia di Rakka e Reki, ha donato degli spunti per proseguire la mia vita; al di fuori delle credenze personali e della fede, questo è un racconto universale che non può non lasciare arricchiti.

[Shiki Ryougi 両儀 式]

PS: Sì, sì… tutti i progetti che ho nominato all’inizio saranno ripresi e/o completati con l’arrivo del nuovo anno.
Salute permettendo >.<
Gustatevi la splendida opening dell’anime di cui abbiamo appena parlato.

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