Proprio qualche giorno fa, curiosando nella mia collezione di dischi, ho ripreso tra le mani un album che avevo voglia di riassaporare da tempo. Non un disco in studio ma bensì un live. E che live! Sto parlando dello storico “Maciste contro Tutti”, registrazione del concerto tenuto a Prato nel 1992 presso l’Anfiteatro del Museo Pecci, inserito all’interno del programma “Festival delle Colline”, al quale presero parte diversi artisti. Promotori di questa iniziativa sono Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni, reduci dal termine della loro avventura come CCCP-Fedeli alla linea. Quello che però gli spettatori non sanno è che ciò a cui stanno assistendo non è un semplice concerto ma un vero e proprio evento storico: la fine di un’epoca e l’inizio di una nuova fase. Per capire meglio questo concetto bisogna fare una premessa e tornare indietro di qualche anno.

Torniamo al 13 settembre del 1990 quando i CCCP danno alle stampe la loro ultima creazione in studio, il doppio “Epica Etica Etnica Pathos”. Pubblicato dalla Virgin, l’album si discosta dalle sonorità punk dei primi album per addentrarsi in una nuova dimensione sonora, che pianterà le premesse per il loro progetto futuro. La formazione subisce grossi cambiamenti: entrano in pianta stabile Giorgio Canali alle chitarre, Gianni Maroccolo al basso e in qualità di produttore, Francesco Magnelli alle tastiere e Ringo De Palma alla batteria (questi ultimi tre uscenti dai Litfiba). In seguito si unirà anche Angela Baraldi ai cori e poi come seconda voce. Ecco dunque che il nucleo rock emiliano si fonde con quello toscano. In realtà i due nuclei si erano già conosciuti un anno prima, durante una tourné in Unione Sovietica, alla quale presero parte gli stessi CCCP, i fiorentini Litfiba e i Rats. Di forte impatto emotivo sarà l’esibizione di Ferretti e soci nella capitale, in un palazzetto gremito di militari in divisa, tutti in piedi durante l’esecuzione dell’inno sovietico sulle note di A ja ljublju SSSR. Durante il viaggio di ritorno Maroccolo comunica a Zamboni la sua intenzione di lasciare i Litfiba, per via delle grosse divergenze artistiche tra lui e il produttore Pirelli.

“Epica Etica Etnica Pathos” segna a tutti gli effetti la fine dei CCCP. Con la fine del regime sovietico e il crollo dell’ideologia comunista essi infatti non hanno più motivo di esistere. Questo sentimento è ben espresso da Ferretti nella nostalgica “Annarella” (Lasciami qui/lasciami stare/lasciami così/Non dire una parola/che non sia d’amore.). Dopo la pubblicazione dell’album viene stampato un manifesto nel quale i Fedeli alla Linea rendono ufficiale il loro scioglimento. Non si hanno più notizie di loro. Almeno fino al 18 settembre del 1992, quando fanno la loro ricomparsa sul palco, sancendo di fatto il passaggio dai CCCP ai C.S.I (Consorzio Suonatori Indipendenti). Evento ripreso e testimoniato da questo album live, che proprio l’anno scorso è stato ristampato in vinile in occasione dei suoi 25 anni. E noi lo festeggiamo a dovere.


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LATO A : Ustmamò

“Il mondo si sgretola e rotola via. Succede è successo si sgretola e via”. Così cantava Ferretti al termine dell’esperienza CCCP. Con l’abbattimento del Muro due opposte realtà, quella dell’Est e quella dell’Ovest, si riversano l’una sull’altra amalgamandosi in una sola. La goccia che farà traboccare il vaso sarà lo scoppio della guerra del Golfo nel 1991, innescata dall’invasione del Kuwait da parte dell’Iraq. Questa crisi colpisce gli stessi Ferretti e Zamboni che assistono impotenti alla disfatta dell’URSS.Con la fine del regime sovietico anche gli stessi CCCP non hanno più motivo di esistere. “Aprire un’esperienza che si chiama CCCP fa si che sia giusto chiuderla quando non ha più significato l’esistenza di quel nome” dice Zamboni. L’attività live è diventata sempre più stressante e intensa: i concerti attirano sempre più persone tanto da riempire non più solo palazzetti ma anche gli stadi. Giovanni è sempre più provato fisicamente, non ce la fa più. Si trovano impreparati di fronte a tanto successo. All’apice della loro carriera decidono di uscire di scena definitivamente. Lo fanno in maniera impeccabile registrando il loro canto del cigno, Epica Etica Etnica Pathos. Registrato presso Villa Pirondini, una casa colonica settecentesca situata in piena campagna reggiana, chiude alla grande una carriera breve ma intensa. In seguito allo scioglimento Ferretti e Zamboni decidono di ritornare alle loro rispettive vite. Il primo si allontanerà dal caos del vivere in città, rifugiandosi nella pace e nel silenzio della vita in montagna. In questo periodo si riavvicinerà molto alla fede e metterà su un allevamento di cavalli. Zamboni, dal canto suo, metterà su famiglia e tornerà a lavorare per diverso tempo nell’azienda del padre. Tutto finito direte voi. Almeno così sembra.

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    I CCCP Fedeli alla linea : da sinistra Danilo Fatur (artista del popolo), Giovanni Lindo Ferretti, Annarella Giudici (benemerita soubrette) e Massimo Zamboni.

In questo periodo l’attenzione di Ferretti è tutta rivolta verso un giovane gruppo musicale dell’Appennino Reggiano, conosciuto col nome di “Ustmamò” (in dialetto reggiano sta a significare “proprio adesso”). Sono in tre: Mara Redeghieri alla voce, Ezio Bossi al violino e alla chitarra e Luca Alfonso Rossi alle basi. Conosciuti già all’epoca della lavorazione dell’ultimo album dei CCCP, Giovanni era rimasto molto colpito dal loro modo di intrecciare il punk con il dialetto e i suoni tipici dell’Emilia. Strinse una forte amicizia con loro tanto da spingerlo a decidere di diventare il loro manager. Insieme a Zamboni crea una piccola etichetta discografica nota come “I dischi del Mulo”, con la quale promuovere gruppi locali secondo loro degni di particolare interesse. Gli Ustmamò sono i primi ad essere battezzati dalla nascente etichetta e si riveleranno essere il loro più grande successo. La particolare commistione di dialetti e sonorità bizzarre fanno di loro una novità nel panorama rock italiano. E proprio loro saranno chiamati ad aprire il concerto a Prato esibendosi con quattro brani: tre loro composizioni (Ustmamò, Amminramp nella quale canta lo stesso Ferretti e Vietato vietato) e la rilettura in chiave punk di un classico di Orietta Berti (Finkela barkava). Gli Ustmamò pubblicheranno alcuni album fino al 2003, anno in cui si scioglieranno ufficialmente, per poi ritornare nel 2015 senza però la frontwoman Mara Redeghieri. Un’assenza che purtroppo si fa sentire molto data la sua particolare voce e le sue doti di grande intrattenitrice sul palco.

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                                                                                         Gli Ustmamò

Lato B : Disciplinatha

Ad aprire la seconda parte dell’evento “Maciste contro tutti” arrivano sul palco un’altra futura promessa lanciata dall’etichetta di Ferretti e Zamboni. Formatosi nel 1987 a Bologna, i Disciplinatha riescono a catalizzare l’attenzione dei nostri per i loro testi provocatori e per la loro aggressività sul palco. Il loro è un punk urlato molto vicino all’hardcore con l’aggiunta di elementi industrial ed elettronici. Capitanati da Dario Parisini, la loro discografia annovera due Ep e due album studio. Al contrario dei loro colleghi Ustmamò non hanno avuto la stessa fortuna, rimanendo ancora oggi un gruppo principalmente di nicchia. A non facilitare le cose sicuramente ha contribuito il loro ispirarsi all’iconografia fascista. Pensiamo al loro Ep di esordio che fin dal titolo richiama alla memoria le storiche parole del Duce: Abbiamo pazientato 40 anni. Ora basta! viene pubblicato nel 1988 e si fa subito notare per il suo sound potente e grintoso. Contiene al suo interno il brano “Addis Abeba”, che si apre con il campionamento di un discorso di Benito Mussolini, mentre in copertina campeggia una foto che riprende chiaramente l’estetica del Ventennio. Durante i loro spettacoli dal vivo, la band fa largo uso di divise militari, uniformi della gioventù fascista e delle maschere antigas, dando vita ad un vero spettacolo usufruendo anche di scenografie e proiezioni. In seguito per rispondere a coloro che li accusano di appartenere all’estrema destra pubblicano il secondo Ep dal titolo “Crisi di valori”, recante in copertina la scritta “Noi non siamo di destra, anzi, siamo buoni”. Nel 1994 fanno uscire il loro vero primo album (Un mondo nuovo), caratterizzato da una evoluzione del loro sound che assume una veste più tecnologica. Tra i pezzi contenuti al suo interno spicca la cover di “Up patriots to arms” di Franco Battiato in versione industrial. Negli anni a venire seguono le ultime due pubblicazioni a nome Disciplinatha: A-Raccolta (1995) che ripropone il primo album, oggi introvabile, integrandolo con delle rarità e Primigenia (1996). Quest’ultimo apre alla band nuovi orizzonti, dato l’abbandono delle sonorità precedenti in favore di un rock più commerciale. Tuttavia il progetto si chiude ufficialmente nel 1997. Nel 2012 si torna a parlare di loro grazie alla pubblicazione del cofanetto “Tesori della patria”: al suo interno è presente l’intera discografia del gruppo, alcune rarità e un documentario curato da Alessandro Cavazza (Questa non è un’esercitazione) dove partecipano, tra gli altri, alcuni membri dei CCCP e Manuel Agnelli. Inoltre il 9 novembre dello stesso anno si sono ripresentati per un concerto a Bologna con la formazione completa. Nel gennaio del 2018 ritornano sotto nuovo nome pubblicando l’Ep “Disch is Nein” : rilasciato dalla storica Contempo Records, l’opera rappresenta il nuovo corso degli ex-Disciplinatha. Ritornando al concerto di Prato si esibiranno con tre brani : ” I Love You”, “Addis Abeba” e “Crisi di valori” che vanno a riempire il lato B del vinile.

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                                                                                                     I Disciplinatha

Lato C/D : C.S.I. (Consorzio Suonatori Indipendenti)

Siamo arrivati al momento più atteso. Finalmente sul palco stanno per salire i protagonisti assoluti di questo evento e il vero motivo per il quale è stato realizzato. La formazione è la stessa di Epica Etica Etnica Pathos e anche i pezzi riproposti sono gli stessi di quell’album. C’è una sola differenza: a suonarli sono un altro gruppo. La fine della storia dei CCCP è un lutto che deve ancora essere esorcizzato e per farlo Ferretti e soci hanno pensato bene di mettere in scena questo funerale perchè d’altronde la storia è iniziata e deve finire sul palcoscenico. La sigla C.S.I. è un chiaro riferimento ai cambiamenti messi in atto nell’ex impero sovietico: se il nome precedente indicava la sigla in cirillico dell’Unione Sovietica, quest’ultimo si riferisce direttamente alla Comunità degli Stati indipendenti, che di fatto aveva sostituito l’URSS. C.S.I. ha anche un’altra valenza: vuole indicare una comunità di musicisti perfettamente autonomi e indipendenti, liberi da qualsiasi grande label. La loro storia è assai celebre così come la fortunata serie di dischi che ne deriva: il punk lascia posto ad una maturità cantautoriale vera e propria (questa caratteristica è già ben definita nell’ultima opera dei CCCP che molti vedono come il vero primo disco a nome C.S.I.). Il battesimo dei C.S.I. avviene proprio nell’Anfiteatro del Museo d’Arte Contemporanea “Luigi Pecci” ed è qualcosa di memorabile sebbene segnata da alcune piccole difficoltà: non essendo abituati a suonare insieme dal vivo alla macchina musicale occorre tempo per cominciare ad ingranare. Le chitarre di Canali e Zamboni non sono perfettamente in sintonia ma il basso di Maroccolo riesce a coprire questi piccoli inconvenienti e a far funzionare bene il tutto.

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I C.S.I. (Consorzio Suonatori Indipendenti): da sinistra Giorgio Canali, Massimo Zamboni, Gianni Maroccolo, Francesco Magnelli, Angela Baraldi e Giovanni Lindo Ferretti.

Nel 2017, in occasione dei 25 anni di “Maciste contro Tutti”, il live è stato ristampato in vinile mentre il 10 settembre dello stesso anno si è tenuto a Prato un concerto nella stessa location che ospitò l’evento nel 1992. Presenti all’appello quasi tutti ad eccezione di Giovanni Lindo Ferretti. Per l’occasione è stato riproposto integralmente Epica Etica Etnica Pathos. Inoltre all’interno del Museo Pecci è stata organizzata una mostra fotografica con tutto il materiale riguardante la band.

I C.S.I. sono stati una delle pagine più importanti del rock italiano e tanti sono i gruppi che si sono ispirati a loro: dai Massimo Volume, agli Offlaga Disco Pax, i Marlene Kuntz (da loro lanciati). Se volete riscoprire la loro storia dovete per forza di cose partire da questo live. A tal proposito consiglio anche la lettura del libro “Quello che deve accadere accade” ad opera di Michele Rossi, biografia molto curata ed esaustiva sulla loro storia. Per il momento è tutto gente.  Vi lascio alla loro musica che vale molto più di mille parole.

Buon ascolto!

 

[Mike]

 

 

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commenti
  1. Liza ha detto:

    Mammasanta … che bei tempi 😊

  2. Enri1968 ha detto:

    Bel post…. poi arrivò Materiale Resistente.

  3. Paolo Albera ha detto:

    Articolo super, grazie 😊

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