Sic Mundus Creatus Est (Racconto)

Pubblicato: 9 aprile 2018 da Shiki Ryougi 両儀 式 in Racconti
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Dopo tanto tempo mi accingo a scrivere e specialmente a pubblicare un racconto più complesso e lungo del solito a cui vi ho fin ora abituati. Tutto questo nasce da un incubo che ho fatto alcune settimane fa; mi ha terrorizzato ma l’ho trovato anche affascinate
per lasciarlo svanire nei meandri della mia memoria. Prendendo quindi ispirazione dalla serie TV Dark e dalle opere di Howard Phillips Lovecraft, cantandone le lodi, è nato quanto vi accingete a leggere.

Sperando che sia di vostro gradimento, vi auguro un buon viaggio nell’Incubo

Ancora prima di sapere cosa vi fosse alla fine, ero consapevole che avrebbe per sempre
dannato la mia vita. Mi sarei affacciata a una conoscenza senza pari, destinata a pochi eletti,
cadendo nel tormento fino al momento della mia morte. Lo sapevo ma non mi fermavo.
Stavo percorrendo la strada a cui fin dalla nascita ero stata destinata.

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[Shiki Ryougi 両儀 式]

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commenti
  1. gianni ha detto:

    Ciao, ribloggo questo racconto! Alle 13.35.

  2. […] Sono lieto di ribloggare questo breve racconto di sapore dark, lovecraftiano, pescato dal blog di cui Shiki è tastiera attiva, ovvreo My Mad Dreams. […]

  3. kasabake ha detto:

    Otto pagine complesse eppure pensate e scritte con una prosa elegantissima ed equlibrata, giocata nella sospensione di punti e virgola non dichiarativi, di punteggiatura lienare e palpitante, di periodi che sono lamenti e respiri, in cui la densità dell’orrore è palpabile, ma mai realmente vissuta fino in fondo, con una narrazione che omaggia il viaggio temporale ma soprattutto le divinità ctone di dei dimenticati: ho amato il continuo uso di un meccanismo simile al jump scaring ma senza alcuna rivelazione, perché il nocciolo di fondo di questo racconto, di cui consiglierei la lettura a chiunque, è proprio la sua impermebilità, fatta di urla silenziose, di un io narrante che si cala nela vera paura e nel reale disagio, come un impossibile diario di una vera avventuriora nelle tenebre e nell’aldilà.

    Ci sono i collegi esclusivi e le fanciulle morte ed i proprio alter ego che girano per stanze e corridoi dalla geografia oscura della memoria e mai della realtà, come gli aborti di una clinica degli orrori ma senza le budella stramazzate a terra: un panico a metà tra l’intellettuale e l’onirico, in cui si intuisce più che capire e tanto basta, come in un labirinto, foss’anche quello melanconico e straziante del Fauno di Del Toro.

    C’è Poe, cè King, c’è Lovecraft, ma non c’è King e nemmeno Barker, perché Shiki non è davvero interessata a narrare, ma quasi più a confessare: se fossimo egoisti schifosi, quasi potremmo augurarci che come scrittrice ella patisca sofferenze d’animo profonde, perchè il risultato di tanto dolore è davvero magnifico, mentre ovviamente non possiamo che augurare a Shiki tutto il meglio possibile. Magnifico racconto. Applausi.

    • A questo commento posso rispondere solo con: grazie mille, e punterò a fare sempre di meglio, perché scrivere è una delle cose che di più amo fare.

      :)

    • gianni ha detto:

      Hai colto come al solito il fulcro di ciò che è un racconto di questo tipo. Sono concetti e sensazioni che si ritrovano nel lavoro di Shiki e che ti fanno partire mille film accendendo la fantasia.
      Ps.: adoro i corridoi silenziosi, eppure pieni di scricchiolii, i tappeti su cui di giorno si affollano ragazzetti che raggiungono le aule per le lezioni. Tappeti che di notte attutiscono i passi di chi cammina nell’ombra a lume di candela.
      E brava Shiki

      • kasabake ha detto:

        Si, è così… Partendo dall’aforisma di Nietzsche, quando un narratore ha la sventura di guardare nell’abisso e di essere a sua volta guardato dentro, se riesci a sopravvivere a tanto dolore, alla possibilità di raccontare storie e si svolgono nascoste agli occhi di tutti dietro gli specchi oscuri.

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