Dio benedica la Ralph Records e le sue creazioni!
Nata nel 1972 a San Francisco, questa casa discografica è col tempo diventata un vero e proprio culto nella scena underground californiana, producendo quelli che sono stati tra i migliori gruppi sperimentali e all’avanguardia dell’epoca. Ancora oggi quando si parla della Ralph non può non venire in mente il famoso “quadrilatero di San Francisco” costituito per l’appunto dai quattro gruppi portabandiera del genere: i Chrome, i Tuxedomoon e gli Mx-80 sound. A completare il perfetto simposio ci sono loro, i fondatori dell’etichetta: i Residents. E proprio di loro parleremo in questa “recensione” (sebbene credo sia impossibile riuscire a recensire i Residents).
Spiegare la loro musica non è affatto facile a causa della sua natura bizzarra e fuori da ogni logica. Quando ti approcci per la prima volta ad un loro disco devi essere consapevole del fatto che nulla di quello che ascolterai avrà a che fare con la razionalità. E’ come immergersi in un universo di pura follia, dominato dal caos e da scenari post-apocalittici, dove sembra non esserci speranza alcuna per l’umanità.
“Not Available” è un perfetto esempio di tutto questo e ho scelto di parlarvi proprio di questo album perché è stato il primo ad avermi aperto le porte al loro bizzarro mondo. Un album particolarmente ostico, dove l’angoscia e il terrore la fanno da padroni. Probabilmente tra le loro opere più pessimiste, dove non c’è spazio nemmeno per un barlume di luce. Al primo ascolto sono rimasto affascinato da ciò che le mie orecchie hanno udito, tanto che da qualche anno a questa parte i Residents sono diventati per il sottoscritto oggetto di venerazione. Ma chi sono questi strampalati musicisti? Quali sono le menti geniali che si nascondono dietro questo fantastico progetto? Ebbene, non ci è dato saperlo perché il gruppo ha sempre vissuto nel più completo anonimato. Di fatto uno dei loro punti di forza è sempre stato quello di non essersi mai venduti alle logiche del business e del mercato. Dal momento che tu nascondi la tua identità sei inattaccabile e perciò libero di fare qualsiasi cosa ti passa per la testa. I Residents hanno fatto ciò e ancora oggi detengono il primato per essere il gruppo più stravagante di sempre. I loro live show sono un’esperienza multimediale. E poi vederli suonare con quei grossi bulbi oculari a coprire le loro teste è qualcosa che non ha prezzo!

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Nati nei sobborghi di San Francisco, i Residents cominciano a muovere i primi passi nel 1969 con l’incisione di alcuni demo che tuttavia non videro mai la luce. Nessuna casa discografia era interessata al loro materiale, giudicato troppo bizzarro e folle per poter essere venduto. Ancora oggi questi due nastri risultano inediti.
Passa qualche anno e il gruppo torna a lavorare su una nuova composizione dal titolo “I Heard You Got Religion”, che doveva poi essere inclusa nell’album “The Ballad of Stuffed Trigger”, che di fatto non venne mai pubblicato. Nonostante anche questo secondo tentativo fosse andato miseramente in fumo, i nostri californiani non si arresero e nel 1971 spedirono alla Warner Brothers un pacco contenente un demo, senza mittente. La cosa curiosa è che quando quelli della Warner recapitarono il pacco lo rispedirono subito indietro apportando la scritta “Ai residenti”. Da qui la nascita del nome della band.
Il 1972 è un anno importante, segnato da due eventi che cambieranno decisamente le sorti del progetto: in primis l’entrata in formazione del chitarrista Philip Lithman in arte “Snakefingers” (l’unico membro della formazione di cui si conosce l’identità); secondo la nascita della Ralph Records, fondata dagli stessi Residents.
A dicembre dello stesso anno viene rilasciata la prima pubblicazione ufficiale portante la loro firma: l’EP Santa Dog (il cui anagramma è Satan Dog). Furono distribuite un centinaio di copie a tiratura limitata a diversi amici ed artisti come Frank Zappa. Una copia arrivò addirittura sopra la scrivania dell’allora presidente degli Stati Uniti, Richard Nixon. Sempre nello stesso anno venne registrato l’album d’esordio “Meet the Residents”, pubblicato però l’anno successivo. Costituisce il primo grande capolavoro degli anni settanta e desta subito scalpore per le stramberie musicali in esso contenute, sonorità bizzarre e malate ma allo stesso tempo d’avanguardia. Ciò che farà discutere sarà in particolare la copertina che non è altro che una parodia dell’album “Meet the Beatles” però pasticciata. Inutile dire che questo lavoro non ha niente a che fare con i quattro di Liverpool. A seguito di ciò l’Apple intenterà una causa al gruppo californiano per appropriazione di diritti d’immagine senza permesso. Il 1974 sarà anche l’anno della registrazione di “Not Available”, che però verrà messo da parte: secondo le intenzioni degli autori il disco, come da titolo, non doveva essere pubblicato. Per nostra fortuna quattro anni più tardi il disco fu stampato e perciò reso finalmente “disponibile”.

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“Not Available” si presenta come un musical macabro e oscuro, dove viene raffigurata in chiave delirante e opprimente l’esistenza dell’uomo moderno attraverso le storie di personaggi dalla natura grottesca. Come già detto all’inizio, l’angoscia e il grottesco sono elementi chiave nella musica dei Residents: giocano molto con questo particolare “dualismo”, che ritorna anche nelle successive loro opere. A darcene subito un assaggio è l’iniziale “Edweena”, dove delle percussioni tribali spianano la strada a quello che è il tema principale, una melodia solenne e malinconica introdotta dal frastuono di piatti che sbattono. Verso metà pezzo l’atmosfera cambia improvvisamente: le percussioni si dissolvono completamente per lasciare spazio ad un minaccioso sintetizzatore che suona una agghiacciante melodia, sulla quale si staglia il canto sofferente di una voce femminile, che conduce l’ascoltatore verso i meandri più remoti del cosmo.

Il secondo atto (“The Making of a Soul”) si apre sulle note di un sax straniante, sorretto dalle percussioni e da un pianoforte tutt’altro che rassicurante. Non mancano anche qui bruschi cambi di registri alternati a momenti di silenzio fugaci ma carichi di buona dose d’angoscia: si passa dal triste e minaccioso riverbero del piano a filastrocche infantili, dalle danze macabre ad un valzer elettronico dove ritorna quel canto simile ad una nenia lamentosa. Una voce aliena, priva di umanità che sembra ricordare i versi del figlio mostruoso di Henry Spencer in Eraserhead. Non è poi un caso che nella musica dei Residents ritroviamo gli stessi elementi caratterizzanti della pellicola di David Lynch: scenari industriali fanno da sfondo a personaggi che sembrano aver perso la loro natura di esseri umani, ridotti a patetiche ombre, anime tormentate che non possono far altro che rassegnarsi alla loro vuota e grigia esistenza. Eraserhead è uscito nel 1977. Not Available uscirà l’anno seguente. Chissà che il regista di Misshoula non si sia proprio ispirato a loro.

“Ship’s a Going Down” è una composizione capace di commuovere con i suoi fiati in grado di tessere un’atmosfera stranamente idilliaca. Ho detto stranamente perchè dopo alcuni minuti si rivela per quello che realmente è: l’irruzione di una melodia sinistra, quasi circense, ci trascina nel più terrorizzante degli incubi. E’ come trovarsi chiusi dentro un luna park deserto all’una di notte, dove a niente valgono i tuoi tentativi di farti sentire. Le urla e i pianti disperati chiudono in maniera molto drammatica la suite.

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Segue la quarta parte di questa lugubre opera. “Never Known Questions” ci offre uno dei pochi momenti di tregua e tranquillità grazie al suo ritmo lento e pacato. Una nenia infantile fa da contraltare alle note delicate e stonate del pianoforte, strumento che in questo disco non assume mai un ruolo rassicurante ma sempre oscuro e misterioso. Dopo una breve parentesi parlata, si approda ad una magniloquente marcia pomposa, caratterizzata da un sassofono che detta la linea metrica. L’epilogo è ormai arrivato e come tutte le più grandi sinfonie dell’orrore non può che terminare così come è iniziato. “Epilogue” riprende il tema iniziale di “Edweena”, come a suggerire la natura ciclica dell’opera. Poche note di arpa segnano il calare del sipario.

Sono passati più di trent’anni dalla pubblicazione di “Not Available”. Un album che ha lasciato il segno nell’arte postmoderna e sicuramente tra i lavori più criptici mai concepiti in tutto il Novecento.
I suoi scenari industriali post-apocalittici, ne fanno un’opera dalla deriva molto espressionista. Così come per gli altri lavori dei Residents, consiglio di ascoltarlo in cuffia al buio, da soli e senza distrazioni di ogni sorta. Esperienza che vale la pena provare per apprezzare meglio questo viaggio bizzarro. Ho provato a farlo ascoltare ad alcuni amici e molti di loro sono rimasti interdetti (quasi soffrivano nell’ascoltarlo tanto da implorarmi di spegnere tutto). Magari se anche a voi farà lo stesso effetto, consiglio di partire dai loro lavori più accessibili come il “The Commercial Album”, una raccolta di quaranta jingle pubblicitari in pieno stile “Residents” e interessante operazione di dissacrazione del pop operata dall’interno. Alla fine i casi potranno essere solamente due: o vi faranno talmente repulsione da metterci una bella “X” sopra definitivamente; oppure sedimenterà in voi quel tanto di curiosità da spingervi a rivalutare l’ascolto di questo “Not Available”.

Naturalmente per voi mi auspico la seconda delle due ipotesi.

 

[Mike]

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