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SETTEMBRE in PAUSA.

Pubblicato: 16 settembre 2017 da Shiki Ryougi 両儀 式 in di Shiki, di The Butcher, Diario

Dopo un’attenta riflessione ho deciso che fosse meglio per tutti noi se dichiaro ufficialmente che per l’intero mese di settembre saremo in pausa.
La possibilità di continuare a pubblicare c’è ma non come vorrei e quindi è meglio darci il tempo che ci serve per organizzarci con la giusta calma a modo di portare poi dei contenuti ben studiati, sia nella sostanza che nella pubblicazione.

Sarò breve perché non c’è molto da dire; gli impegni sono tanti, la vita vera è cattiva e la mia gestione del tempo è pessima.

Con l’obbiettivo di portare a conclusione i progetti ora in corso, ci rileggiamo a ottobre.

Nel frattempo fate i bravi in nostra assenza u.u

Vi saluto con una splendida Lain, editata dall’autore del seguente blog: CLICK!

[Shiki Ryougi 両儀 式]
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Non dirò cosa in questa storia è puramente ispirato a fatti reali oppure frutto della fantasia. Metterò in scena una descrizione dettagliata di sprazzi di vita di un’adolescente che adesso è cresciuta. La fantasia nasce sempre da qualcosa che ha colpito la nostra anima; ogni evento che ci travolge dona la possibilità di far nascere una storia. Questa io ce l’ho dentro da quasi dieci anni. È uscita, frammento dopo frammento, tramite molte vie ma sento che la diga sta cedendo; quei pochi torrenti si trasformeranno in un fiume in piena. Siete avvisati. Sarà una vostra scelta lasciarvi trascinare.

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W H Y ?

 

Cos’è un Trauma?
Io tempo fa non lo sapevo.
Da anni il Nero mordeva, graffiava, scavava e apriva una voragine tinta dal contaminato e viscido sangue delle mie viscere.
Ti risucchia, ti annienta; sussurra parole che non puoi sentire ma che arrivano nelle profondità della mente. Non sai che è lì con te, che si nutre di te, fino a quando non ti rompe in due.
E non riesci a dargli voce nonostante senti di star per morire. Non sei consapevole di cosa hai dentro e in tanto il mondo continua a girare mentre vieni fatto a pezzi dall’interno.
È questo il Trauma.
Essere stuprati.
Essere picchiati a sangue dai propri genitori.
Subire qualcosa di eclatante per le persone è degno di essere chiamato Trauma.
Il resto non conta perché si può superare, te ne puoi liberare perché è come portarsi appresso dei massi inutili che rallentano solo il tuo cammino; è semplice, buttali via, mettili da parte. Smetti di fare la vittima.
Ma chi può giudicare cosa è davvero la sofferenza?
Oh, ma certo, tanta gente soffre e poi si rialza; la vita è fatta per questo. Inesorabilmente camminiamo in un’esistenza che ci annega nelle lacrime fin dalla nascita. Ma allora a cosa servono quei massi che ci teniamo nello zaino?
Essi ci rendono noi stessi. Ci hanno accompagnato, plagiando il nostro Io interiore. Buttarli significa buttare una parte di noi. Allora li teniamo stretti perché sono ciò di cui abbiamo davvero bisogno. Fanno male, pesano e rallentano ma li amiamo comunque.
E questo cos’è se non masochismo?
Io penso che ogni singolo frammento di ciò che siamo è anche quanta sofferenza abbiamo accumulato.
Tenersi lo zaino pesante non è fare la vittima. Buttarlo via non significa essere forti.
Nessuno ha ragione ma attenzione a ciò che si sceglie perché poi non sarà possibile tornare indietro.
Io scelsi di tenermi ogni singolo masso; contarli, pesarli, catalogarli e riponendoli con cura dentro di me. Ero cresciuta senza conoscere assolutamente nulla ma allo stesso tempo, già a sei anni, ero molto più saggia di chiunque altro.
Non si tratta di vanto, intelligenza e dote. Ero piccola, ingenua, solitaria, esplosiva ed estroversa. Volevo solo avere il mio posto nel mondo ma c’erano parole dette e sussurrate, atteggiamenti e sguardi, che per una bambina erano coltelli affilati. E da quel momento il seme del Mio Trauma è sbocciato, mettendo solide radici. Il tempo gli ha solo fornito l’acqua, la terra e il sole per crescere.
Ha valore essere bravi a scuola. Non conta nulla se non ce la fai perché le parole non ti ubbidiscono.
Ha valore essere socievoli. Non conta se ti senti un alieno in un pianeta in cui nemmeno conosci la lingua per comunicare.
Ha valore essere amici solo per comodo. Non conta quanto ami qualcuno dato che ogni sentimento viene annullato dalla frase: “Tu per me non sei mai stata niente”.
Ai miei occhi aveva valore osservare il mondo e capirlo per riuscire poi a farne parte. Dovevo apprendere tutto e il più velocemente possibile sennò sarei stata sommersa dalla vita.
Ma ogni azione era comandata dal puro istinto. Osservavo e agivo. Non avevo altro modo. Di conseguenza, ovviamente, sbagliavo.
Dopo succedono cose quando non sai come funziona il mondo.  Le parole abuso sessuale suscitano scalpore. Sono un tabù; se le pronunci senza il giusto peso che le altre persone gli attribuiscono allora non puoi venir ascoltato. Sei una che fa la vittima. E le persone, purtroppo, misurano diversamente ogni singola parola.
Abbandono, anche questa è una brutta parola.
Se hai i genitori, una famiglia che può mantenerti e la possibilità di giocare e andare a scuola, allora non puoi dire di essere abbandonato. Non conta quanto tu non riesca a comunicare. Non importa se ti crolla il mondo addosso ma nessuno se ne accorge perché non conosci le parole per chiedere aiuto. E io aiuto l’ho chiesto, alla fine, ma chi ha davvero ascoltato un’adolescente strana, svogliata, vestita tutta di nero come una Emo pronta al suicidio?
Oh, quanto vi piace parlare di gente che si taglia, che si ammazza o si comporta moralmente – secondo la vostra di morale – male. Ma voi parlate e parlate ma capite anche solo una singola parola che andate a sputare tramite le bocche storte dal sorriso o dallo scalpore? Non badate alla sofferenza, vi fermate al vostro vuoto e asettico punto di vista dandovi il privilegio di giudicare cosa è degno di essere chiamato Trauma e cosa invece è banalizzabile con frasi: “Quando ti deciderai ad agire? Abbiamo sofferto tutti.” oppure “Nella vita sei sempre una vittima”.
Quest’ultima è la mia preferita perché può nascondere così tanti significati ma risulta vuota e insensata pronunciata dalla tua bocca. Cosa potevi saperne di un’adolescente che a mala pena capiva se stessa? Io non parlavo, non capivo, non riuscivo a dare voce alla mia anima che nel frattempo urlava così tanto da sanguinare. Ma tu ti permisi di dire che ero una che era sempre vittima.
E sì, hai detto le parole giuste, attribuendo però un significato totalmente fuorviante.
C’era una montagna sopra di me e tu hai aggiunto l’ultimo granello che ha finito con lo schiacciarmi.
Fino a quel momento ero sempre stata una vittima e nemmeno io ne ero consapevole.
Poi si arriva troppo tardi. Sotto gli occhi di tutti scoppia la tragedia ma poi diventate talmente ipocriti da non ammettere che qualcosa che non andava c’era eccome.
Alzate le mani e pronunciate parole dolci e tristi. Povera ragazza, era così giovane, dite, quando quella vita siete stati voi a toglierla.
Il suicidio è considerato un peccato perché ti strappi da solo un dono di Dio.
Per molti altri è un atto di codardia. Oh, questo è vero ma nel momento in cui vivere non conta più nulla perché è stata la vita stessa a dilaniarti la carne ripetutamente, allora non dite che diventa pur lecito essere codardi?
La vita non premia gli eroi.
Nessuno è eroe.
Ma allora perché sono ancora qui?
Perché.
Il racconto parlava del Trauma, un vortice Nero che scava e ti spezza in due, ma allora perché sono ancora qui? Cosa mi ha salvata?
Che bella parola. Salvata.
Beh, sapete, l’idea del suicidio, a livello cosciente, non mi ha nemmeno mai sfiorata. E non dico questo per sentirmi superiore o per pararmi il culo da chi pensa che sono una pronta a farlo da un momento all’altro.
Se lo pensate, di me non avete capito niente. Come al solito, siete fuori strada, miei cari.
Orgoglio. Pregio e difetto, esso mi ha sempre guidata. Ogni difficoltà, ostacolo e buca, li ho oltrepassati, dopo essermi strappata la pelle, grazie a quell’istinto naturale che mi diceva: “Non arrenderti”.
E poi, come nelle favole, è arrivato l’Amore.
Nel momento in cui credevo che la pazzia avesse preso il sopravvento, perché non sapevo dare altra spiegazione a quanto mi capitava, la rabbia era tale da farmi desiderare di vedermi tingere le braccia e le gambe di rosso. Mi nascondevo in bagno perché a scuola era troppo difficile sopportare di essere invisibile e allo stesso tempo al centro di tutto.
Le lacrime scendevano senza che io volessi e voi voltavate lo sguardo; dopo quasi dieci anni ho realizzato che un fatidico giorno di maggio stavo per farmi molto male, nascosta ma sotto la vostra responsabilità.
La semi-coscienza che mi restava ha placato quella rabbia che ancora mi soffoca.
Orgoglio e Amore hanno calpestato quella deplorevole parola che è il Trauma.
Ecco perché.
Ma dopotutto questo è solo un racconto.

 

Se vi piace in PDF ecco qui: CLICK!

[Shiki Ryougi 両儀 式]

Introduzione:
Siamo giunti alla penultima tappa del nostro viaggio insieme a Lain, l’anti eroina che si è fatta strada in un mondo dove ormai il confine tra la realtà e il wired è quasi totalmente scomparso, sfociando in situazioni che affondano le loro radici nelle teorie del complotto, nel pensiero scientifico e parascientifico; ci si ritrova in un oceano di citazioni, rimandi, suggestioni e omaggi. Tanto è stato detto e scritto per ogni singolo argomento che va a comporre la bibliografia immaginaria di SEL, arrivando a una fantascienza moderna, più spinta sul versante del cyberpunk, in cui si cade negli abissi della mente, degli inganni tecnologici e sociali, dove la distopia è insidiosa ma tangibile perché si espande a macchia d’olio come un’ombra tinta dalle tonalità del network. Un perfetto bilico tra illusioni dorate e orrore concreto. Questo è un viaggio che ci condurrà lontano, nell’inconscio collettivo (mi piace pensare alla Scatola Empatica ben descritta nel libro di Philip K. Dick “Ma gli androidi sognano pecore elettriche?”), mettendo in contatto parti delle componenti che ci rendono umani, così come farebbero i grandi teorici della rete d’informazione globale, non a caso citati.

lif.03 (DVD 3)
layer: 07 “SOCIETY”
layer: 08 “RUMORS”
layer: 09 “PROTOCOL”
layer: 10 “LOVE”

device#07 HAND
device#08 HAIR
device#09 UTERUS
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Contenuti Speciali – Art gallery

Knights of the Eastern Calculus
Considerando che da ora in poi se ne parlerà molto, è ora di gettare un po’ di luce su questa società segreta che domina il wired.
I Knights non esistono, è solo uno scherzo di uno studente americano. [cit]
Molti credono che sia solo un’ideale, una messainscena opera persino di un ragazzino americano, oppure semplice fantasia nata come una leggenda negli intricati corridoi del wired.
In realtà esistono e sono un gruppo di Hacker/Otaku eterogenei, passando da una madre casalinga, a un uomo in affari probabilmente donnaiolo e arrivando a un grasso Hikikomori (termine che indica degli individui che hanno scelto di vivere una vita da reclusi, fenomeno largamente diffuso in Giappone ma che ha preso piede anche in molte altre parti del mondo; è un decisione che spesso nasce dal mal riuscire a sopportare la vita frenetica che la società ci costringe a intraprendere – diventa quindi facile sentirsi al sicuro e superiori agli altri rinchiusi tra quattro mura con un terminale che si affaccia sul “mondo”) che vive nella propria spazzatura, mentre crede di essere migliore di tutti quei poveri utenti del network.
Loro, oltre a causare problemi nel wired consoni ai propri comodi mentre vendono e comprano merce illegale (software, hardware e molto altro), professano un credo ben specifico che mira a fare del mondo un’unica e sola realtà.
Lain è il fulcro del loro credo e anche la chiave di volta per il raggiungimento di questo obbiettivo.
(Ricordate che, usando il Kids, hanno incanalato il potere latente dei bambini per materializzare un’immagine divina di Lain nel cielo)
Parlando del simbolo che usano, esso è palesemente ispirato a quello della Massoneria, visto e non scontato che entrambi hanno, almeno in parte, la loro origine dall’ordine dei Templari (come si fa cenno anche nell’anime). Ritroviamo anche rimandi al Tempio di Salomone, che si pensa fosse la sede dei Templari, al Sacro Graal e all’Occhio della Provvidenza. Interessanti poi sono i quindici simboli in alto, con quello al centro che potrebbe rappresentare il Dio del Wired, crocifisso, metafora di Cristo. Gli altri potrebbero essere le persone menzionate nel layer 09, coloro che hanno contribuito alla nascita del Settimo Protocollo che domina e regola il wired.

Forse più banali, ma non per questo meno importanti, sono le similitudini tra il simbolo del Navi e quello dei Knights: questo potrebbe significare molte cose, come per esempio che i Laboratori Tachibana (di cui si parlerà più avanti) sono/sono stati sotto il controllo di questi hacker o che comunque entrambi gli enti sono venuti a contatto, anche implicitamente e tramite vie laterali, contribuendo allo sbocciare del moderno network e dei terminali che ne permettono l’utilizzo.
Una risposta concreta sarà impossibile averla ma andando avanti potremo parlarne più ampiamente, approfondendo il discorso sul Protocollo, i Laboratori Tachibana e Dio.

layer: 07 .AND. 08 “SOCIETY” & “RUMORS”
Society
Chi è Lain?
Presto cominceremo ad avere diverse risposte ma anche altrettante domande.
Nel frattempo gettiamo luce sul significato del suo nome.
玲音 = rei in
La pronuncia corretta è quindi Reiin, ricordando che la R in giapponese assomiglia più a una L.
Una traduzione letterale può essere “the sound of jewels” in quanto
玲 = suono dei gioielli e 音 = suono, rumore. Inoltre ha un’assonanza con la parola inglese line. Di certo il tutto gira intorno alla linea elettrica, al rumore e su quanto lei sia preziosa, fulcro del credo di una vera e propria religione.

L’episodio inizia con l’ormai più che familiare sequenza di scene che mostrano le notturne e frenetiche strade di Tokyo.
A questa nostra società, cosa l’aspetta?
Le appendici del Navi di Lain fuoriescono persino dalle pareti della casa, ricordando una pustola virulenta. Lei parla in rete, discutendo di come a volte sente di non essere più se stessa, mentre la sorella si affaccia alla porta, emettendo strani suoni, dando l’impressione di star cercando di comunicare da un luogo molto lontano e quindi ciò che giunge a noi sono solo suoni confusi e disturbati (quasi solo versi gutturali). Da quando ha subito l’attacco dei Knights è ridotta a uno stato semi-vegetativo che persino Lain a mala pena nota.
Ultimamente la mia sorellina è molto cambiata.

La nostra attenzione viene spostata su un uomo dall’aspetto trasandato, che cammina per le affollate strade della città con in spalla un enorme zaino. All’interno vi è un Navi a cui lui è collegato tramite dei cavi, un visore e un microfono. Blatera di aver varcato il confine tra mondo reale e il wired, acquisendo il potere di poter far fluire la sua coscienza ovunque. Crede di essere degno di entrare a far parte dei Knights; ne è così ossessionato da essere riuscito a trovare la loro rete privata. È pronto, o anzi degno, di diventare un loro adepto?

Di seguito vengono mostrati alcuni dei Knights (forse i più importanti), tra cui un uomo in affari, una casalinga con un figlio e un Hikikomori con un forte senso di superiorità. Qui è lampate come siano un gruppo eterogeneo unito, oltre che da un forte credo, dal senso comune di essere degli umani dotati del favore del Dio del Wired.
Da notare la frase che la donna dice al figlio: “Non giocare ai videogame – e qui una persona potrebbe anche cadere nell’inganno di star ascoltando il tipico rimprovero che fa una madre al proprio figlio – ma perché invece non giochi nel network (?)”.

Il mondo reale non è affatto reale.
A scuola Alice mostra la sua preoccupazione a Lain – sembra essere l’unica persona, sia in classe che nell’ambiente familiare, a preoccuparsi per lei, manifestando interesse e curiosità per come si comporta e per la sua vita -, temendo di averla in qualche modo infastidita ma quest’ultima nega tutto. Mostrano affetto l’una per l’altra, dando vita a un’amicizia che sembra pura luce nello scenario buio che circonda Lain.

In tanto si parla di un attacco informatico, probabilmente opera dei Knights, ai danni del Dipartimento Informatico che getta il wired in totale confusione (le notizie potrebbero essere ricevute domani o persino in data di ieri).
Una cosa è certa, loro vogliono Lain, perché Lain è potente.

Tornando a casa da scuola, Lain viene prelevata dai MIB che la invitano a seguirli, promettendo spiegazioni.
Arrivano in un palazzo chiamato: “Centro ricerca Tachibana” e la fanno entrare in una stanza vuota inondata dal caldo colore del tramonto dove un uomo è impegnato, senza successo, a far funzionare un vecchio Navi. Lain lo aiuta, riuscendo poi ad accenderlo. Questo si collega immediatamente alla linea dei Knights.
Nel frattempo l’uomo con lo zaino che gira per le strade di Tokyo, chiedendo ai Knights di farne un membro devoto come voi, vede Lain.
Comincia a tempestarla di domande, chiedendo se fa parte dei Knights e se può farlo entrare ma quella, che è la Lain del Wired, lo insulta, per poi andarsene.
Assistendo da terminale a tutto ciò, la Lain del mondo reale è sconvolta perché è venuta a diretto contatto, per la prima volta, con l’altra se stessa che gira per il Wired.
L’uomo che le sta accanto spegne il Navi e comincia a parlarle, spiegando che la presenza di Lain nel Wired è un qualcosa di enormemente anomalo e fuori controllo, tanto da aver attirato l’attenzione dei Knights.
La ragazzina è sempre più sconvolta, rifiutandosi di ascoltare e dicendo di non capire.
Il colore della stanza ha cambiato tonalità, gettandosi sul freddo blu, mentre l’uomo comincia a fare domande a Lain e sulla sua famiglia, domande che normalmente dovrebbe saper rispondere; alla fine diventa chiaro che la famiglia con cui vive non è la sua vera famiglia e che lei non ha alcun ricordo della propria infanzia.
A questo punto entra in scena la Lain del Wired e l’uomo continua a parlarle dicendole che la barriera tra il mondo reale e il network sta man mano cadendo e che presto per connettersi non servirà nessuna periferica (device).
La Lain del Wired reagisce con interesse e poi se ne va accompagnata dall’avvertimento di uno dei MIB, che cioè anche lei sarà in pericolo se la barriera collassa.

L’episodio finisce facendoci vedere l’uomo con lo zaino riverso a terra, probabilmente morto, mentre sul suo visore è ben visibile il logo dei Knights.

Parlando di Famiglia e Suicidio, che giocano un importante ruolo in SEL;
1) Famiglia – Lain è sempre trascurata e non consolata dalla sua famiglia che sembra una recita pubblicitaria. Aggiungendo altri (pochi) esempi di famiglie nell’anime, ci avviamo a questa conclusione: l’idea di famiglia è fonte di sicurezza e stabilità e in SEL questa visione viene capovolta. Questo contribuisce all’idea di come la realtà sia inaffidabile e fragili le connessioni tra le persone.
2) Suicidio – semplicemente è un atto molto comune nel mondo di SEL ed è spesso inteso come un abbandonare le carni mortali per accedere a un livello superiore della realtà e cioè il wired.

Rumors
Da questo episodio in poi l’argomento sul concetto di identità assumerà un peso tale che non potremo più ignorare. Sappiamo ormai che Lain manifesta diverse personalità che assumono delle vere e proprie sembianze anche nel mondo reale tanto che è stato più volte possibile vederne due (o più) in posti differenti. Lei si chiede ripetutamente “Chi sono io?” per poi rispondersi “Io sono me stessa. Sono Lain”. Ma è ormai chiaro che di Lain – o meglio, di Lain intesa come identità singola – non ce n’è solo una e quindi la risposta alla domanda “Chi è Lain?” non è più così immediata, specialmente per la stessa protagonista, che reagirà sempre con più rabbia e shock man mano che sarà messa a faccia a faccia con la realtà.

Lain parla con Taro che in tanto è impegnato a giocare al PHANTOMa in cui lui è un PK (Player Killer – solitamente un giocatore che nei giochi online uccide gli altri in modi sleali e per guadagno personale). Lei cerca informazioni in riguardo al Dio del Wired ma secondo lui importa davvero a pochi se esista o meno un’entità simile.
Prima di andarsene Lain gli chiede cosa ci trova di così interessante nell’uccidere altri giocatori e lui non sa darle una risposta certa: “Nessuno sa cosa ci sia di divertente e perché”.
Subito dopo Lain si mette a ripensare al Laboratorio di Ricerca Tachibana e si disconnette dal gioco. Comincia a parlarne con diverse persone nel wired per racimolare informazioni ma a livello legale non sembra esserci nulla però girano delle voci: parlando del Protocollo che regola la distribuzione delle informazioni nel Wired, le viene detto che la versione attuale presenta delle stringhe del precedente (il settimo protocollo).
Dal punto di vista economico, dominare il protocollo equivale a dominare il Wired.
I Laboratori Tachibana si occupano in gran segreto di regolare la situazione.

Lo stato della situazione in casa di Lain ha ormai subito una brusca e inquietante virata; Mika è in condizioni pessime e i genitori sono seduti senza fare nulla, come in attesa di qualcosa. Il “gioco alla famiglia” sta giungendo al termine.
Lain parla con loro degli uomini in nero che l’hanno portata via, raccontandole cose “assurde” come il fatto che questa non è la sua vera famiglia. Che lei non ha una famiglia.
Sta chiaramente cercando supporto e smentite ma ciò che ottiene è un freddo silenzio, sotto lo sguardo penetrante di coloro che un tempo erano la sua mamma e il suo papà.

A scuola Lain viene fermata da Alice che ha un’espressione terribilmente seria dipinta sul volto. Le amiche l’accusano di aver sparso la voce in giro nel wired, di aver detto qualcosa che non avrebbe dovuto dire in riguardo ad Alice e che ora tutti lo sanno.
Lain, sconvolta, è sul punto di piangere, negando il tutto e Alice decide di crederle.

In classe Lain, usando il suo HandiNAVI, fa ricerche nel wired (la sua esclusione dall’ambiente che la circonda viene evidenziata dalla scelta dei colori).
Lì, la Lain del Wired, sente parlare centinaia di voci che insieme dicono di tutto, ma ciò che ben si distingue sono discorsi in riguardo a un giovane professore infatuato con una studentessa (Alice?), del bug nel settimo protocollo che ha gettato il wired nel caos e di un bambino/a che con un maglione a strisce verdi e rosse spia una ragazza nella sua camera (sempre Alice?).
E questo può spiegare le urla di una ragazza che negli episodi precedenti diceva nel wired di essere spiata.
Questo costante parlare (nel wired non c’è mai silenzio, ma sempre rumore) fa arrabbiare Lain che urla a loro di stare zitti ma una voce la interrompe: “Perché? Non ti diverte?”.
Si tratta del Dio del Wired, che la mette in crisi sulla propria identità, facendole presente che il suo corpo fisico è un mero ologramma. Lei è un’entità del Wired.

Quando si disconnette dal Wired la Lain del mondo reale si accorge che tutti in classe la stanno fissando, sussurrando parole come: “Lain è una spiona”.
Sconvolta, fugge da scuola, pensando all’unica persona che le è rimasta, cioè Alice.
Non ascoltare le voci.
Cosa ha fatto la Lain che non conosco?

Qui assistiamo a una scena che può essere interpretata in molti modi, ma non avendo io delle informazioni precise accennerò solo la mia idea: ricordando quanto è accaduto quando Lain ha rotto il dispositivo oculare del MIB, ferendolo anche, ciò può far pensare a come il suo potere nel wired, e di conseguenza nel mondo reale, stia crescendo esponenzialmente, permettendole di creare e manifestare illusioni o veri e propri atti di distruzione.

La sera ci ritroviamo in camera di Alice, mentre si masturba pensando al professore che ama ma poi si accorge di essere spiata da qualcuno che è seduto sul suo letto.
Si tratta di Lain che la guarda beffarda e ride di lei.
“Lain, chi sei in realtà?” domanda in lacrime Alice, sotto lo sguardo crudele di questa nuova Lain. (Il Doppelgänger inteso come gemello malvagio, anche detta Evil Lain)
Ormai Lain ha perso la sua unica speranza di essere amata da qualcuno.

lain_DEVE _RESTARE_SOLA

Lain è a casa, sconvolta da tutto quello che è accaduto e da ciò che ha appresso, sotto le coperte in camera sua. Il suo navi, i cavi elettrici, ovunque, tutto è scosso dallo scorrere di una possente forza elettrica e lei è terrorizzata. Ha inizio la sua crisi d’identità.
La sua ombra nel network accresce (pura energia digitale) con la sofferenza che la dilania mentre la Lain del Wired si ritrova a faccia a faccia con il Doppelgänger.
La Lain del Wired è arrabbiata e vuole che l’altra svanisca, tanto che tenta di strangolarla, apprendendo così che lei è vera, che lei ha una consistenza, che esiste sul serio. Che è viva.
Penso che finirò con il suicidarmi.
La verità è che sono tutte Lain in quanto lei esisteva già prima, come presenza onnipresente che pervade il wired.
Di conseguenza ogni informazione che Lain percepiva veniva automaticamente condivisa in quanto il Wired è fatto per questo e ogni cosa deve essere nota a tutti.
Lain è sempre accanto a ogni individuo che si connette al wired. Non esistono segreti.
Tramite questo lei apprende che ha il potere di modificare ed eliminare i ricordi delle persone (ma questo influisce anche sui fatti reali, arrivando a non modificare solo i ricordi ma anche quanto è accaduto nel mondo reale e virtuale).

A scuola, il giorno dopo, tutti hanno davvero dimenticato ogni cosa ma la Evil Lain prende il suo posto.

Lain è Lain, quindi IO SONO LAIN.

Tutto questo spiega la scena in cui Lain distrugge le copie di se stessa: ogni persona che si connette al wired genera una personalità di Lain collegata a quella suddetta persona che automaticamente distribuirà le informazioni apprese. Lain, essendo un’entità del wired, non ha una sola e unica identità.
Qui il concetto di Parmenide: l’essere è e non può non essere si trasforma in cenere in quanto per Lain non vale più, non avendo lei un’unica identità.
Tutte loro sono Lain.

[Gli altri due layer saranno discussi nella seconda parte dell’articolo (plugin_2)]

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[Shiki Ryougi 両儀 式]
PS: Immagini tratte dall’artbook “An Omnipresence in Wired”,
dal dvd e dagli episodi discussi.