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Forse inizialmente speravamo di poter fare qualcosa di grandioso ma sono passati cinque anni e questo posto non solo è ancora in piedi ma anche attivo, nonostante alcuni intoppi durante il percorso, e in evoluzione con molte cose da migliorare.
Abbiamo in mente sempre nuove idee e progetti ma purtroppo questa passione, che occupa davvero parecchio tempo, anche se è piacevole e divertente, non è retribuita… in parole povere: Non ce dà da mmagnà!
Nulla però vieta che in futuro possa diventare qualcosa di molto più vasto.
Ma non è questo il giorno.
In questi cinque anni ci siamo fatti le ossa in un mondo che inizialmente ci era quasi totalmente estraneo. Quando vado a rileggere i nostri vecchi articoli, specialmente i primi, vorrei davvero cancellarli e riscriverli daccapo ma non lo faremo mai; al massimo porteremo dei “remake” o comunque qualcosa di simile, per gli argomenti che ci stanno particolarmente a cuore. Come sempre ho detto, quelli sono i gradini che abbiamo salito per arrivare fin qui. Sono le fondamenta di questo posto. Non farò mai più l’errore di distruggere le basi che ho tanto sudato a costruire.
Per ironia della sorte, il fato ha voluto che questo piccolo speciale articolo fosse anche il 200 esimo. Io lo vedo come un buon auspicio per il futuro. ^–^

Per concludere questa piccola parentesi auto celebrativa, vi linko due cose importanti:

  • Il nostro piccolo augurio per questo 2018 già piuttosto anziano, che consideriamo anche come l’inizio di evoluzioni importanti che pian piano arriveranno: CLICK!
  • La nostra pagina nella bellissima piattaforma Ko-fi dove ognuno di voi ci può offrire un buonissimo caffè, in modo anonimo o meno, per aiutarci un giorno ad avere un dominio totalmente nostro e portare il progetto del MMD a un livello 2.0.

Ma ora torniamo a lavoro.
Io, circa due settimane fa, mi sono fatta ufficialmente da parte, espressione che ha spaventato alcuni di voi pensando che io abbandonassi il progetto.
Ma suvvia, se mi conoscete dovreste già sapere che questo non significa che io me ne vado; semplicemente rimango a gestire il tutto dietro le quinte, come sempre ho fatto, senza essere vincolata da scadenze per poter portare avanti i miei progetti senza l’ansia della data di consegna che si avvicina. Avere forti problemi di ansia e altre cosette mi ha messa molto sotto stress. Per allentare questa morsa il concedermi una qualche libertà è stato il minimo che potessi fare. Ma di certo, in questo modo, avrò l’occasione di mantenere davvero le promesse che faccio perché interverrò solo quando avrò del materiale fatto e finito tra le mani.
Ed è qui che do inizio a qualcosa di speciale.


Quando non puoi essere considerato né un essere umano né un robot, ritrovandoti nel mezzo di due tipi di esistenze ma anche al di sopra di ogni cosa, perché costruita per dominare il mondo dalla vetta di una moderna Ziqqurat, la domanda: “chi sono io?” non risulta più tanto banale.
Sto parlando di Tima, la bambina androide protagonista di Metropolis, il grande film d’animazione giapponese uscito nel 2001, diretto da Rintaro (autore in Manie Manie – I racconti del Labirinto).
Basato sul manga omonimo di Osamu Tezuka (padre dell’animazione giapponese) e ispirato al sempre omonimo film muto del 1929, è stato prodotto dalla MadHouse (la quale considero già una garanzia di qualità).
Un cyberpunk a tutti gli effetti (di quelli veri, con la C maiuscola) dove, in un mondo retro futuristico, l’uomo ha superato il potere di Dio.

Trama: (per necessità parlerò di alcuni dettagli iniziali della trama, senza fare spoiler)
In questa enorme città gli umani e i robot vivono insieme ma non in armonia; questi ultimi vengono trattati come schiavi e non hanno alcun diritto, nemmeno quello di possedere un nome. Se non obbediscono spetta a loro un’esecuzione sul posto, violenta e pericolosa anche per i cittadini stessi visto che il corpo armato che se ne occupa (un gruppo neofascista) non esita a sparare in mezzo alla folla.
Questa enorme megalopoli è suddivisa in più livelli e solo chi può permettersi di vivere in superficie ha una vita dignitosa. Ed è proprio qui che è possibile ammirare l’imponente Ziqqurat, simbolo del potere supremo che questa nazione esercita sul mondo (quale sia la nazione non viene specificato, ma in una particolare scena viene inquadrata la Crimea, lasciando pensare che ci troviamo nell’Ucraina meridionale).
Durante i festeggiamenti dedicati al nuovo e immenso strumento di potere, giungono in città un detective giapponese di nome Shunsaku Ban, accompagnato dal nipote Kenichi. Sono sulle tracce di un pericoloso criminale ma la loro pista li farà cadere negli intrighi di potere del Duca Red, l’uomo che ha finanziato la costruzione dell’enorme torre, dove sulla sommità vi si trova un trono da cui è possibile controllarne l’immenso potere, il cui posto è destinato a Tima, l’androide dall’aspetto di una bambina, l’essere perfetto che ignora la propria natura e chi sia.
Durante un orribile incendio, per salvarsi la vita, Tima e Kenichi, incontratesi non proprio per caso, finiscono nella zona più profonda della città. I due bambini, grazie all’aiuto reciproco e alla gentilezza dei robot, comincieranno il viaggio per tornare in superficie, ma il capo del gruppo neofascista è determinato a ucciderli. E tutto questo è soltanto l’inizio.

Io non ho visto il film del 1929 e non ho letto il manga di Osamu Tezuka (li recupererò assolutamente) ma, basandomi su quanto ho letto in giro, quest’opera di Rintaro ha molte più similitudini con la prima versione cinematografica, rispetto al manga. Inoltre uno dei principali antagonisti (il capo del gruppo neofascista) non c’è per niente nel fumetto e l’androide è asessuato.
Ritengo un vero peccato l’assenza di un personaggio del genere perché lo considero il migliore in assoluto. E’caratterizzato egregiamente, muovendosi e agendo in base alla coerenza della propria psiche; è cattivo ed egoista ma si muove anche con uno scopo preciso, tra cui la ricerca di un amore per cui non è stato ritenuto degno.
Metropolis tratta tutto ciò che ci possiamo aspettare da un cyberpunk (dimenticate i vestiti stile bondage e le lucette al neon – perché molti confondono il cyberpunk con l’ennesima rappresentazione del degrado e sentimento di ribellione, oltre che mera e singola forma estetica); la società è veloce e frenetica, non c’è spazio per chi è debole, diverso o sfortunato e la religione, il concetto di esistenza, e la pura tecnologia si fondono in un loop psicologico e filosofico. E tutto anche in perfetto stile noir, in questo caso.
La trama di per sé è semplice ma molto moderna per i tempi, specie per il 1929 (riferendomi al film muto). E poi, come sempre affermo e continuerò a fare, non è l’originalità (parametro che ritengo un mito inutile o comunque non indispensabile) che definisce la qualità di una storia ma il come essa viene raccontata. Ma soprattutto sono i personaggi a dover muovere i fili di questo mondo, così come questo universo di fantasia deve vivere sulla base di regole ben precise, più o meno vaste.
La vicenda di Tima mi ha toccato il cuore così come il suo rapporto con Kenichi, il giovane nipote del detective.
Lei è venuta al mondo senza sapere chi fosse e quale sia il suo scopo. Passerà i primi momenti della propria esistenza osservando quanto misera sia la condizione dei robot, ancor più vergognosa di quella degli umani che vivono nel peggiore dei modi.
Ma essendo stata concepita per essere al di sopra di ogni cosa dovrà prima o poi far fronte alla scelta di omettere i propri sentimenti per una causa più giusta; una decisione che assumerà la forma del giudizio divino.

[Shiki Ryougi 両儀 式]
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Pubblicato: 21 luglio 2018 da Shiki Ryougi 両儀 式 in di Shiki, Diario

Questo non è un articolo ma solo un piccolo “annuncio” e come tale sarà breve.
Da come ormai avrete notato, da un po’ di tempo mi sono ritirata sempre più dietro le quinte con la promessa di sfornare progetti con calma. Ecco, non è che io abbia mentito, ho davvero dentro la testa una moltitudine di cose che aspettano di prendere forma o lo stanno già facendo, ma non sono stata totalmente sincera, con me stessa e con voi.
Io mi trovo in un periodo della mia vita in cui davvero posso dire di non stare bene; fisicamente è sempre la solita storia… asma da origini sconosciute e la propensione a forti mal di testa, oltre alla forte sensibilità ai malanni di stagione. Quindi non preoccupatevi, non sto per morire! xD
Per il resto… questa sì che è una lunga storia che non starò qui a raccontarvi perché molti potrebbero non capire o semplicemente perché alla fine sono affari miei e non è giusto che vi ammorbi con i miei problemi quando ognuno di noi ne ha già tanti nella propria vita.
Nonostante in parte sapessi dei miei limiti, vi ho fatto promesse che ho regolarmente infranto o comunque mantenuto con estremi ritardi ma oramai ho preso completa coscienza, o quasi, della situazione e quindi ho deciso che è meglio per me e per il MMD che io mi faccia ufficialmente da parte.
Continuerò a gestire il tutto dietro le quinte, e non finirò mai di ringraziare i miei fidati collaboratori, specialmente Mike e The Butcher, che con grande voglia di comunicare e forza di volontà portano avanti qualcosa che io da sola avrei fatto affondare una moltitudine di volte.
Non so quando potrò tornare davvero come una presenza costante in questo luogo ma non escludo apparizioni di tanto in tanto, con articoli, racconti, video e anche disegni (attività che ora più di molte altre mi sta aiutando a esprimermi), ma lo farò all’improvviso e senza preavviso, come terrò per me ogni progetto senza averlo prima terminato in quanto il cervello e il tempo mi impediscono a volte di lavorare a qualsiasi cosa per settimane.
Ho ancora molto da capire su questa storia e sul come uscirne.
E’ come se desse campo al mio lato più autistico e interrompesse il contatto con il mondo o semplicemente con me stessa.
Più di questo non posso dirvi.

Grazie.

 

[Shiki Ryougi 両儀 式]

Ormai oltre tre anni fa, esordii nel mio articolo su Avatar – La leggenda di Aang dicendo che non sapevo come classificare questa opera: cartone o anime? Il dubbio rimane in quanto è una serie animata di origine occidentale ma con un grande inquinamento dalla cultura orientale (anche se qui, in Korra, vedremo ottimi tributi all’America degli anni 20/30). Alla fine decisi, erroneamente, di considerarlo un anime. Ora posso andare sul sicuro e classificare entrambi come una serie tv, così evitiamo sbagli.
Un’altra cosa che farei è prendere il precedente articolo (che vi ho linkato sopra) e riscriverlo daccapo (così come vorrei fare con ogni cosa che ho scritto dal 2015 in giù, almeno…) ma siccome qui in questo blog ogni cosa rimane, come prova del nostro percorso di crescita, mi limiterò a concludere il tutto parlando brevemente di Korra per poi, in futuro (non so quando), scrivere uno o più articoli ben più approfonditi, anche full spoiler, per mostrare quanto davvero ha da dire la saga di Avatar (compresi i fumetti, inediti in Italia).

La leggenda di Korra viene trasmessa per la prima volta su Nickelodeon il 14 aprile 2012. È stata creata da Michael Dante Di Martino e Bryan Konietzko. Racconta le imprese di Korra, Avatar successiva ad Aang, settanta anni dopo la fine della guerra dei cento anni.

Trama:
Korra, alla morte piuttosto prematura di Aang, nasce come successivo Avatar nella Tribù dell’Acqua del Sud. Già a soli quattro anni si rivela un prodigio nel campo del dominio dell’Acqua, del Fuoro e della Terra. Fino all’età di diciassette viene tenuta al sicuro e addestrata all’arte del combattimento, dimostrandosi molto brava e preparata a livello fisico; ma il suo addestramento da Avatar è ben lungi dall’essersi concluso. Ancora non riesce a dominare l’Aria, elemento ostico per lei (come lo era stata la Terra per Aang) e non è capace di comunicare con gli spiriti, accedere al loro mondo e di entrare nello Stato dell’Avatar. Volendo diventare un Avatar completo ma anche impaziente di vedere il mondo ed essergli utile, Korra segue Tenzin (l’ultimo figlio su tre di Katara e Aang, nonché l’unico nato come dominatore dell’Aria) a Città della Repubblica, che sorge su parte del terreno che era tempo parte del Regno della Terra, una grande città all’avanguardia fondata da Aang e il Signore del Fuoco Zuko, dove dominatori e non dominatori di ogni nazione possono vivere in pace e armonia. Ma, al contrario di come potrebbe sembrare, nei sobborghi oscuri della città, sotto le imponenti ombre gettate dagli enormi palazzi, in un luogo che simboleggia la pace tanto agognata e un futuro di innovazione, terribili organizzazione tramano per sconvolgere tutto questo in nome di una causa giusta ma totalmente distorta.
Korra, ragazza impaziente ed energica, ingenua e buona di spirito, scoprirà come non tutti al mondo amino l’Avatar, ma che piuttosto agognano alla sua distruzione.


La leggenda di Korra è composta da 52 episodi ed è suddivisa in quattro stagioni (mentre quella di Aang ne ha 61 ed è divisa in tre stagioni):

  • Book One: Air – 12 Episodi
  • Book Two: Spirits – 14 Episodi
  • Book Three: Change – 13 Episodi
  • Book Four: Balance – 13 Episodi

Parto subito per esporre la mia idea sulla decisione di suddividere così la serie e il suo utilizzo da parte degli autori.
Nella serie di Aang avevamo tre stagioni da venti episodi l’una (21 l’ultima) e nonostante ci fossero degli episodi tranquilli, divertenti e/o di svago, i tempi erano ben gestiti per dare alla trama il giusto ritmo.
Con questo cambio di rotta gli episodi per raccontare una data vicenda si sono letteralmente dimezzati e questo ha portato a una “leggera” confusione sulla gestione del tempo nelle prime due stagioni di Korra. Infatti, tra le quattro, possono risultare quelle meno riuscite in quanto i fatti di trama prendono il via troppo lentamente e si concludono troppo velocemente, il ché è un vero peccato in quanto le ritengo comunque molto valide e di qualità. Dalla terza stagione invece hanno capito come sfruttare bene il tempo a loro disposizione regalandoci due stagioni davvero di alto livello narrativo e registico, a discapito però, secondo me, di quei piccoli momenti di pausa in cui era possibile rilassarsi un po’ e nel frattempo approfondire alcuni dettagli più leggeri legati al mondo di Korra e ai personaggi che lo popolano. Con questo voglio dire che mi dispiace che non abbiamo mantenuto il precedente setting di venti episodi per stagione (non mi sono informata a proposito, quindi non conosco il motivo di questa decisione, anche se ho una vaga idea…). Nonostante ciò, risulta una serie all’altezza della precedente.

Con impronte steampunk, La leggenda di Korra è piena di tributi, oltre che alla cultura orientale, all’America degli anni 20 e 30, con Città della Repubblica sede principale del progresso tecnologico dove vediamo circolare elettricità unita all’energia a vapore, in un connubio di macchine all’avanguardia davvero in linea con lo stile dei primi decenni del secolo scorso. Assistiamo anche alla nascita del “cinema”, così come in precedenza della fotografia e tantissime altre cose, persino cose terribili come armate corazzate in platino.
Ogni cosa è totalmente cambiata negli scorsi settantanni ma il sistema è ancora giovane e instabile. Tutto questo si riverserà su Korra che dovrà affrontare i terribili tumulti di questo nuovo mondo. Da questo punto di vista posso dire con certezza che ciò che dovrà affrontare Korra sarà alla pari di ciò che ha affrontato Aang durante la guerra, anche se in modo diverso.
Aang ha assistito con impotenza, con un ritardo di cento anni, al genocidio della sua gente, catapultato a soli dodici anni in un mondo scosso da un secolo di guerra.
Korra passerà da un’ambiente protetto al mondo reale, giovane e in tumulto, e la sua convinzione che il mondo voglia farsi aiutare dall’Avatar sarà messa a dura prova; l’ingenuità si trasformerà in paura e la sicurezza in timore. Diversi cellule contorte minacceranno la sua esistenza, sia fisica che spirituale, in un mondo che rischia di cadere in balia del comunismo, la teocrazia, l’anarchia e la dittatura.
Personalmente ho avuto più momenti di forte tensione guardando Korra, piuttosto che Aang. Ma credo che sia anche legato al mio legare molto con questa giovane, impulsiva e ingenua ragazza, nella quale ho rivisto me stessa sia in passato che ora, in tutta la sua evoluzione.

 

[Shiki Ryougi 両儀 式]