Introduzione:
Siamo al secondo appuntamento di questo progetto dedicato a Lain, alla sua storia e a ciò che lei ha fatto, perché il suo ruolo crescerà sempre più, layer dopo layer, in questo mondo cyber-filosofico veicolato da atmosfere cupe e opprimenti.
Un viaggio che questa timida e introversa ragazza ha cominciato mossa dalla curiosità (o forse non è solo per questo – davvero il suo unico obbiettivo è trovare Chisa?) che la condurrà a scoprire verità orribili sul mondo reale, sul mondo della rete, sulla politica, gli uomini in nero e lei stessa; il suo ruolo nel cosmo.

lif.02 (DVD 2)
layer: 03 “PSYCHE”
layer: 04 “RELIGION”
layer: 05 “DISTORTION”
layer: 06 “KIDS”

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Contenuti Speciali

layer: 03 .AND. 04 “PSYCHE” & “RELIGION”
Psyche
Lain del Wired.
Chi era la Lain che ha parlato al ragazzo, poco prima che si suicidasse?
Dopo quanto è accaduto al Cyberia, Lain viene riportata a casa dalla polizia visto che i genitori non rispondono al telefono; infatti, una volta entrata, lei si rende conto che non c’è nessuno. L’abitazione è completamente vuota e questo probabilmente accade spesso, senza che se ne sia mai accorta.
Un importante particolare è la camera da letto dei genitori in cui si vedono due letti singoli invece che un matrimoniale.
Diventa sempre più evidente come non solo l’ambiente familiare di Lain siano strano ma anche coloro che lo compongono; tutto sembra preconfezionato e freddo, distante e recitato, come in una pubblicità.
Nella camera di Lain l’unico segno di vita viene dal NAVI, ormai sempre acceso. I peluche in ombra confermano ancora di più il come questo ambiente ovattato e protetto sembri una messa in scena degna delle migliori campagne pubblicitarie distopiche.
La mattina seguente una luce quasi accecante inonda la camera di Lain. La vita in quella casa sembra aver ripreso il suo normale corso; la madre prepara una ricca colazione e rimprovera Lain perché si è svegliata tardi. Nessun cenno alla loro sparizione notturna nonostante la ragazza abbia provato a chiedere timidamente delle spiegazioni.
Quando esce per andare a scuola incrocia una macchina totalmente nera, ferma davanti alla sua abitazione, con i vetri oscurati da cui si scorge una singola luce rossa. Lain si spaventa e fugge. Dentro il treno sente una voce che nessun’altro sembra udire e questa voce parla proprio a lei: “Non sei sola”.
A scuola si nota come tra Lain e Alice sia nata una sorta di intesa.
Quindi, in parole povere la vita va avanti come sempre ma i primi cambiamenti si stanno facendo largo pesantemente, pezzo dopo pezzo, modificando dettagli sempre più importanti. Prima tutto era sempre uguale (ogni episodio inizia con la stessa inquadratura sulle luci della città; la vita frenetica di ogni giorno) ora invece una barriera si sta facendo sempre più sottile, rivelando oscure alternative.
Navi: terminale specializzato in applicazioni di rete che permette l’accesso al wired. Ma in realtà è troppo poco potente per avere una minima libertà di movimento e per metaforizzare anche solo buona parte del proprio corpo. Il processore Psyche può ovviare a questo problema.
Psyche: permette il totale accesso al wired. Attraverso la psiche l’uso del computer diventa analogo a parte dei processi del pensiero umano. Ha probabile origine dai Knights (?)
Durante la lezione i fantasmi del wired continuano a parlare a Lain confidando come prima la loro esistenza nel mondo reale fosse priva di significato e limitata dal corpo materiale.
Ha senso avere un corpo?
Nel frattempo, la voce che prima Lain ha udito nel treno domanda: “Chi è Lain?”.
Esatto, chi è Lain?
Finita la scuola, nel suo armadietto Lain trova una bustina con dentro uno strano oggetto; le sue amiche non hanno idea di cosa si tratti.
Camminando da sola verso casa, accompagnata dal rumore dei cavi elettrici che quasi probabilmente solo lei sente, in un rettangolo illuminato dal sole, delimitato da ombre contorte, Lain pronuncia il nome dello strano oggetto: PSYCHE.
A casa, ascoltando le voci che vengono dal wired, si sente parlare chiaramente degli KNIGHTS (inoltre sembra di sentire la voce di Alice, che sente di essere spiata).
Chi sono?
Sperando di trovare nel padre delle spiegazioni, gli chiede cos’è l’oggetto e a che serve; lui, freddamente (e ovviamente mente), dice di non saperlo. A questo punto capisce che l’unico posto in cui può trovare spiegazioni è il Cyberia.
Lì incontra tre ragazzini che le spiegano cosa sia lo Psyche e come funziona.
Sia uno di loro che un uomo, riconosco Lain, la Lain del Wired, che però sembra essere in realtà l’opposto di colei che ora hanno di fronte.
Ormai è chiaro che esistono almeno due personalità diverse della stessa Lain Iwakura, quella del mondo reale e quella del network.
I tre ragazzi dicono che è normale mostrare in rete una parte di se stessi diversa da quella che mostriamo tutti i giorni ma il cambiamento di Lain è troppo netto.
“Io voglio la Lain scatenata” dice Taro, uno dei ragazzini.
Penso che non ci sia molto da specificare, soprattutto ai giorni nostri dove ora siamo sempre tutti connessi, ovunque ci troviamo, e abbiamo a che fare ogni giorno con persone che nella rete mostrano un’aggressività che nella realtà tengono ben celata.
Una delle tante dimostrazioni come ciò che viene discusso in Lain sia attuale ai giorni nostri. In distanza di quasi vent’anni, hanno predetto una versione ben più oscura del nostro presente.

Religion
Gli esseri umani sono soli.
Il terminale di Lain cresce man mano che lei lo migliora; comincia a occupare tutta la camera con le sue appendici. Il padre sembra essere apparentemente preoccupato.
Ha commesso un errore nel comprare un nuovo navi a Lain e incitandone l’utilizzo?
I genitori di Lain sanno qualcosa che Mika, la sorella maggiore, ignora; lei trova che la ragazza sia strana ma la ignorano completamente, manifestando una particolare intesa.
A scuola si parla sempre di più di casi di omicidio e Lain appare diversa anche agli occhi delle sue compagne; Alice dimostra una certa preoccupazione mentre le amiche scherzano sul fatto che lei sia diventata ormai un Hacker perché sta modificando il suo navi.
Le voci che circolano sul wired discutono di un gioco online (network game) a cui sembrano essere collegati i casi di suicidio, il PHANTOMa (ispirato a giochi come “Might and Magic” e “Dungeon Master”).

Adesso ci spostiamo in una sequenza particolare e inquietante: un ragazzo fugge terrorizzato, sembra essere inseguito da qualcosa che noi non possiamo vedere. È bloccato in una visione in cui il wired interferisce con il mondo reale: il gioco è fuori dal network e lui non sa come uscirne, nonostante abbia anche distrutto il proprio navi portatile. Lain prova a raggiungerlo virtualmente ma non ci riesce e lui uccide una bambina, credendo che sia un mostro.
Sembra che un buco nel protocollo del programma abbia creato problemi, facendo interferire il PHANTOMa con un gioco da Guardie e ladri per bambini. Si dice che sia opera dei Knights, una potente società segreta informatica.
I cavalieri del Dio del wired?
È lui che ha parlato a Lain?

Il padre di Lain un giorno entra in camera sua (restando stupido da ciò che come un cancro è cresciuto in quella camera – non solo semplicemente le appendici del navi stanno invadendo tutto ma vanno anche a ricordare qualcosa di più organico, con tanto di fluidi corporali) e decide di lasciarle un avvertimento: “Il wired serve solo per comunicare. Nasce per scambiare informazioni. Non deve essere confuso con il mondo reale”.
Ma Lain controbatte: “No, ti sbagli, il confine non è così netto. Tra poco potrò connettermi metaforizzando completamente il mio corpo. […] Non ti devi preoccupare perché io rimarrò sempre me stessa”.
“Ne dubito” fa il padre, prima di andarsene.
Già, internet serve solo per acquisire informazioni e comunicare ma anche oggi questo concetto viene spesso accantonato.

Come ultimo atto di questa prima parte, navigando nel wired Lain viene a conoscenza che i Knights sono visti come una sorta di religione che predica precisi ideali, ma viene interrotta dalla luce rossa degli uomini in nero che la pedinano. Sono due, appostati fuori, sotto alla sua finestra, con delle tecnologie oculari sul viso che emanano questa luce rossa.
Lei, furiosa, si affaccia e intima loro di andare via e il suo navi reagisce, emettendo luci e suoni mentre una forza misteriosa (?) distrugge una delle tecnologie oculari dei due uomini. Questi decidono di fuggire.
Le facoltà di Lain hanno quasi definitivamente superato la barriera tra il mondo virtuale e reale. Il suo navi si sta estendendo così come il suo potere sul mondo, sempre e costantemente collegato ma solo.

layer 05 .AND. 06 “DISTORTION” & “KIDS”
Distortion

Gli esseri umani sono ormai incapaci di continuare a evolversi. Hanno raggiunto il massimo possibile e sono condannati a rimanere creature dall’esistenza effimera, destinate solo alla soddisfazione dei propri desideri carnali.
Ma hanno anche creato la propria scappatoia: il network, il wired, dove Dio li attende.
Lain, sola nell’oscurità della propria camera, dialoga con diverse strane figure. In questo frangente vi è la totale assenza dei cavi elettrici e dell’ormai enorme e ingombrante navi. C’è solo Lain, seduta per terra, vestita da bambina, e le entità con cui dialoga.
Alla prima (una bambola) chiede di narrarle una storia che lei non conosce ma le viene detto che ciò che Lain non conosce non esiste. Aggiunge, prima di sparire, che ogni fatto è sempre preceduto da una profezia.
Chi è che fa le profezie?
Nel frattempo Tokyo è scossa da degli incidenti che hanno coinvolto il traffico e i pedoni; errori nei sistemi che regolano i semafori hanno fatto sì che questi smettessero di funzionare adeguatamente, provocando vittime a Shibuya.
Mika, la sorella di Lain, si trova nei paraggi e riceve una salviettina per le mani; aprendola trova un’inquietante frase scritta in rosso: “L’inferno è pieno di morti. I morti vagheranno”.
Immediatamente dopo assiste a due fatti singolari:
1 – Vede Lain in mezzo alla strada, dove macchine non curanti sfrecciano a tutta velocità di fianco alla povera ragazza, che in uno stato di trance, sussurra “Amatemi”.
2 – Vede per un attimo il viso di Lain sullo schermo gigante che si trova nell’incrocio, come se quest’ultima fosse china davanti al monitor del terminale (tutti hanno visto il volto di Lain nel wired ma lei non sembra ricordare cosa sia successo).
A questo punto si torna nella realtà in cui la Lain bambina fa domande a strane entità.
Ora c’è una maschera nera, enorme e inquietante. Le dice: “Attua la profezia”, continuando poi con un discorso in cui afferma che la storia è fatta di punti che vengono collegati da delle linee.
“Chi li tiene collegati?”, a questa domanda di Lain, la maschera svanisce.
Dopo abbiamo l’incontro con la madre di Lain o qualcosa che ne ha assunto la forma; afferma che il wired è un layer superiore al mondo reale. La carne è solo un’ologramma in quanto ogni cosa è contenuta nel network.
Il corpo è un semplice oggetto che serve per accettare la propria esistenza.
Alla domanda di Lain sul fatto se lei sia davvero sua madre, questa scompare.
Ritornando da Mika, quest’ultima è diventata sospettosa nei confronti di Lain e durante la cena chiede a lei se fosse stata a Shibuya ma immediatamente dopo Mika si ritrova in mezzo alla strada, sotto l’ombra del simbolo dei Knights. In qualche modo hanno raggiunto la sua essenza più profonda e la perseguitano con la frase: “Attua la profezia”, che è diventata virale nel wired (persino Alice ha detto alle proprie amiche di non poterne più di vedere arrivare email con questo messaggio).
(Si parlerà dei Knights e del loro simbolo solo più avanti)
Mika fugge terrorizzata ma finirà con il perdere la propria anima.
Tornando per l’ultima volta nella stanza di Lain bambina, vediamo che sta dialogando con un’entità che sembra suo padre. Come tutti gli altri, anche lui ignora le domande della piccola sul fatto se sia davvero suo padre.
Le dice invece che il wired sembra andare ben oltre al solo uso di scambi di informazioni. Assomiglia di più a un mondo nuovo, anche se lui non condivide del tutto questo pensiero.
Aggiunge che nel mondo reale Dio è un concetto astratto mentre nel wired esso diviene concreto, assomigliando di più a Zeus; un qualcuno, quindi, con effettive sembianze umane che però detiene il potere e sembra volerlo espandere tramite l’attuazione di una profezia.

Kids
La vita avrebbe più senso se le persone si collegassero. Acquisirebbe significato, profondità ed eternità.
La stanza di Lain è ormai ricoperta dalle ramificazioni del navi, anche con la sovrabbondanza di strani liquidi, probabilmente impiegati per il raffreddamento della macchina; sembra qualcosa di deforme e malato.
Lei è completamente assorbita da non notare nemmeno la presenza del padre, che sembra sia preoccupato e spaventato.
Nel frattempo Lain discute nel wired con i Knights che si rivelano stranamente gentili e cordiali con lei. Sfruttando la solitudine della ragazza, conquistano la sua fiducia.

Andando a scuola Lain nota un bambino con le braccia rivolte verso il cielo, mentre le ombre e i fili elettrici si fanno sempre più opprimenti, evidenziando come il mondo virtuale si stia fondendo con quello reale.
Quando esce con le amiche rivede altri bambini con le braccia rivolte al cielo e tra le nuvole compare una figura divina che sembra essere proprio Lain; tutti la vedono.
A casa in tanto vediamo come ormai Mika sia ridotta a una stato vegetativo, sotto gli occhi indifferenti della madre che ha notato stranezze anche in Lain ma sembra accettare la cosa passivamente.
Tornata a casa, Lain scopre che ovunque si è vista la sua figura nel cielo e quindi decide di indagare nel wired, dove incontra un utente che vuole a tutti i costi aiutarla; ormai lei è capace di metaforizzare completamente il suo corpo, mente questa persona ha materializzato solo la bocca (cosa ritenuta notevole tra gli utenti normali).
Lain ora è diversa, è quella sicura di sé e aggressiva; scopre che il gioco che va di moda tra i bambini, il PHANTOMa, è tratto da un vecchio progetto denominato KIDS, dove morirono un sacco di bambini.
Riesce a incontrare il professore che vi lavorò ormai quindici anni prima (Hodgson). Si vedono nel wired perché ormai lui è un vecchio morente. Lì lui le racconta tutto.
Consisteva in un metodo per raccogliere e convogliare l’energia psichica latente nei bambini in un sistema chiamato KIDS per poterne sfruttare il potere. Purtroppo però venne sprigionata un’energia spaventosa che uccise tutti i bambini partecipanti.
Il professore distrusse tutto ma qualcuno deve aver recuperato i dati, facendo del gioco PHANTOMa un nuovo modo per sfruttare il potere dei bambini (i Knights hanno fatto apparire la figura di Lain nel cielo, usando il KIDS). E con ciò hanno anche sfocato il confine che vi è tra il mondo reale e il wired.
Qui assistiamo alla sovrapposizione di due delle personalità di Lain, una sconvolta per quanto è accaduto ai bambini e una arrabbiata.
Salutandosi con il professore, ormai prossimo alla morte, lei capisce come i Knights l’abbiano solo sfruttata, rendendo tutto una specie di gioco.
In quel momento nota di nuovo le luci rosse degli uomini in nero nella sua camera; decide di scendere in strada per parlare con loro, essendo convinta che facciano parte dei Knights, ma grazie a questa azione si salva la vita perché la camera esplode.
I Knights avevano manomesso con un virus il suo impianto di raffreddamento.
Accompagnata dalle parole degli uomini in nero, lei li osserva andarsene nella notte.
Di chi si può fidare, Lain?

 

close the world open the next
[Shiki Ryougi 両儀 式]
PS: Immagini tratte dall’artbook “An Omnipresence in Wired”,
dal dvd e dagli episodi discussi.

Un’idea che avevo in mente da tempo era quella di portare qui su questo blog alcuni articoli incentrati su alcuni dei maestri del cantautorato italiano. Non i grandi nomi conosciuti dal grande pubblico ma coloro che un po’ ingiustamente vengono catalogati come “artisti di serie B”. Molte di queste figure sono rimaste per anni trascurate (e ancora oggi continuano a esserlo) ma hanno portato enormi contributi alla musica italiana, essendo stati precursori di nuove tendenze musicali provenienti anche dall’oltreoceano e che esploderanno poi in pieni anni ottanta. Il primo cantautore di cui voglio parlarvi è Fausto Rossi, conosciuto anche con lo pseudonimo di Faust’O.

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Osservando attentamente questa copertina qualcuno potrebbe cogliere nella posa dell’artista un palese riferimento al Bowie di Heroes. Quel contrasto tra bianco e nero così come quegli occhi penetranti che sembrano mirare dritto all’ascoltatore ricordano effettivamente la celebre posa futurista del Duca Bianco in quella che è per l’appunto la sua opera più celebre. Semplice casualità? Non credo proprio ma è necessario fare un passo indietro per capire come stanno realmente le cose. Il 1977 è stato un anno cruciale per la storia del rock e in particolar modo per la nascita di quel movimento romantico noto come new-wave e che trova le sue radici nei Kraftwerk di Trans Europe Express ma anche nei deliri schizofrenici di un talentuoso David Byrne pronto a conquistare il mondo con la sua avanguardia musicale firmata Talking Heads (il loro disco di debutto non poteva avere titolo più significativo). Il ’77 è stato un anno epocale anche per la rivoluzione futurista di Bowie e Eno che con “Low” e “Heroes” danno inizio alla sperimentale trilogia berlinese ricca di suoni elettronici e sempre più all’avanguardia. In tutto questo grande fermento culturale comincia a farsi conoscere Fausto Rossi. Originario di Pordenone ma trasferitosi in seguito a Milano, comincia a coltivare la passione per la musica già a cinque anni studiando pianoforte. Da ragazzo comincerà a sviluppare una certa predilezione per il punk e per la nascente corrente new wave. Ritornando al disco mostrato in copertina, quest’ultimo viene dato alle stampe nel 1978 con il nome di “Suicidio” ed è a tutti gli effetti la sua opera prima. Intriso di un certo glam decadente, il disco è un fior fior di capolavoro. Le tematiche affrontate nelle dieci canzoni sono delle più delicate: vengono raccontate storie di tormenti e di dannazione, fino al gesto più estremo che un essere vivente può compiere, il suicido appunto. Ascoltandolo si ha come la netta sensazione di essere precipitati in un incubo senza fine. L’introduzione iniziale è tra le più diaboliche: i primi suoni che si percepiscono sono quelli di un telefono che squilla, il pianto stridulo di un bambino e una risata malvagia e perversa in sottofondo. Poi improvvisamente un’esplosione di tastiere introduce una melodia accattivante, sorretta da una ritmica di basso pulsante ed ipnotica. Apertura perfetta degna del miglior film dell’orrore. Ecco che parte il secondo pezzo, quello che da il titolo al disco. Il solo testo è qualcosa di veramente dissacrante ma anche un vero e proprio atto d’accusa verso il genere umano: per l’autore il vero suicidio è quello di uscire di casa e confrontarsi con un mondo a volte pieno di cretini, per i quali non proveresti compassione neppure in punta di morte. Il brano che segue è un altro gioiello del suo estro creativo: si chiama “Godi” ed è perverso sia dal punto di vista lirico che strumentale. E’ un vero e proprio invito alla trasgressione e alla libertà e i versi da Fausto recitati sembrano provenire da qualche romanzo del poeta Bukowski. Il messaggio che questo brano vuole lasciare è quello di vivere la propria vita senza tanti pregiudizi e tabù. La perversione è l’unico rimedio per combattere il perbenismo e il bigottismo che ancora oggi pervadono il mondo. Dal punto di vista dei testi Fausto si rivela un vero maestro grazie anche alla sua abilità nel raccontare i difetti e i vizi dell’essere umano con pungente ironia e sarcasmo. Prendiamo per esempio un pezzo come “Piccolo Lord”: una storia apparentemente semplice e tranquilla ma che verso la metà subisce un drastico cambio di prospettiva. Protagonista è un bambino prodigio del pianoforte di nome Harry. Costui ogni volta si ritrova a esibirsi al piano a dei noiosi ricevimenti organizzati dalla madre con lo scopo di far colpo sulle sue amiche. Quest’ultime si dimostrano però per quello che realmente sono: delle vere arpie. I loro finti sorrisi nascondono in realtà malignità e molta invidia nei confronti del talentuoso Harry tanto da sperare che prima o poi il bambino possa commettere qualche errore. La dimostrazione che l’ipocrisia domina qualsiasi ambiente, anche il più raffinato. Si ha improvvisamente un ribaltamento della situazione: il bimbo prodigio smette di suonare Chopin e comincia a dare di matto suonando una musica incomprensibile e quasi “demoniaca”. Ciò che rimane impresso è però l’atteggiamento della madre che di fronte a tale pazzia resta indifferente. Invece che scomporsi invita le sue amiche a prendere dell’altro tè quasi come se non volesse accettare l’imbarazzante situazione. Rossi però ha anche il coraggio di andare oltre e toccare un tema molto delicato come quello dell’omosessualità. “C’è un posto caldo” narra la storia di un ragazzo che prende consapevolezza della propria omosessualità grazie all’incontro con un suo ex-compagno di scuola che ai tempi si era mostrato in alcuni strani atteggiamenti con un suo coetaneo. La scoperta è vissuta dal ragazzo con un grande senso di ansia e angoscia fino a quando il compagno non lo invita a stabilirsi da lui.

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Dal punto di vista della scrittura questo disco è qualcosa di veramente superlativo ma anche sul piano musicale non è da meno. In questo album c’è di tutto: dalle ballate agli sfoghi di chitarra rock passando per brani dai toni più cupi (Benvenuti tra i rifiuti) a canzoni più allegre (Eccolo qua). Le sensazioni che trasmette sono difficile da inserire su carta. Deve essere ascoltato tutto d’un fiato. E’ un disco che va consumato. Non mi dilungo più di tanto anche perché come sapete parlare di musica non è cosa facile. Spero solo di avervi incuriosito di più riguardo a questo autore che purtroppo è stato ingiustamente lasciato nel dimenticatoio da troppo tempo. Mi auguro che le nuove generazioni possano riscoprire questi autori e i loro capolavori. Tornerò sicuramente a parlare di Fausto Rossi in futuro anche perché altre sue opere meritano di essere rispolverate. Spero che questa recensione vi sia piaciuta.

Un saluto caloroso dal vostro Mike!

 

[Mike]

Introduzione:
Riprendendo brevemente quanto detto nella parte introduttiva di questo progetto (che trovate qui: CLICK!), da ora in poi tutto quello che dirò sarà in totale full spoiler e quindi adatto solo a chi ha già visto l’anime in questione.
Ho organizzato il lavoro in base a come sono stati divisi gli episodi nei vari dvd in mio possesso (che sono appunto quattro) e da oggi ci si addentrerà quindi nel vivo della discussione.
Un consiglio che vi do è di vedere o comunque rivedere gli episodi man mano che andremo avanti con l’analisi a modo di avere ben in mente ciò di cui andremo a parlare (ed è strettamente consigliato aver già visto almeno una volta tutto l’anime per conto proprio).

lif.01 (DVD 1)
layer: 01 “WEIRD”
layer: 02 “GIRLS”

device#01 EYE
device#02 MOUTH

Contenuti Speciali

Una cosa che mi è davvero piaciuta tanto è l’interfaccia grafica del menù del DVD perché ricrea la navigazione in un vero e proprio NAVI (che ricordo essere la versione dei personal computer nel mondo futuristico di Lain) con tanto di autorizzazione e login vocale da parte della protagonista (con il doppiaggio originale giapponese).
Dopo aver fatto un rapido giro nei contenuti speciali (come il game spot del gioco per playstation – il quale non tratteremo minimamente in quanto non ne conosco gli eventi – e lo spot del CD con le canzoni originali composte per l’anime) si parte, addentrandoci insieme a Lain nel Wired (ovvio anagramma della parola weird = strano).

layer: 01 “WEIRD”
L’inizio non lascia spazio a equivoci: assistiamo in diretta al terribile atto di suicidio da parte di una giovane studentessa delle medie. È notte e ci troviamo nelle affollate strade di Tokyo, illuminate da luci quasi disturbanti; la ragazza, Yomoda Chisa, sale fino alla cima di un palazzo e si lancia di sotto. Poco prima di buttarsi lei sembra felice, uno strano sorriso le dilania il viso. Perché la sua morte non sarà semplicemente tale, ma un’ascesa. O almeno è questo ciò che lei pensa in quei pochi attimi prima di schiantarsi al suolo, davanti agli occhi della gente.
Il corpo non le permetterà mai di connettersi realmente, allora perché non abbandonare questa vita che non ha motivo di andare avanti?
Strane luci nel frattempo entrano in contrasto con le ombre gettate dalla città, come un virus che serpeggia tra le persone.
«Cosa si prova a morire?»
«Mi ha fatto male», ride.

Questo circola nella rete, accompagnato dall’incessante ronzio dei cavi elettrici che inglobano il paesaggio in una fitta ragnatela.
La mattina seguente veniamo introdotti nella vuota e assordante vita di Iwakura Lain, ragazzina delle medie taciturna e solitaria. Possiamo capire come lei non percepisca mai il silenzio quando è in mezzo alla gente perché un brusio incessante l’assorda durante il viaggio in treno che fa ogni giorno per andare a scuola. Mostrando una personalità che già ci appare insolita, intima alle persone di fare silenzio. Il problema è che solo lei sente il brusio della rete.
Generalmente appare per lo più apatica, disconnessa dagli altri, con una personalità che può sembrare timida e introversa. In realtà è molto meno di così: il più delle volte Lain è semplicemente vuota. Sembra anche più piccola rispetto alle sue coetanee, senza interessarsi minimamente alle cose che piacciono alle adolescenti, come l’andare a ballare, il trucco e i ragazzi.
Quella mattina i suoi sensi registrano strani eventi ai quali reagisce confusa ma con basso interesse; qualcosa sta succedendo e solo lei riesce a vederlo ma al tempo stesso lo ignora (percezioni distorte, corpi evanescenti).
In tanto viene finalmente a conoscenza del suicidio di una studentessa di quella scuola e dello sconcertante evento che ne ha fatto seguito: tutti hanno incominciato a ricevere email dalla defunta.
Lain dice di non intendersene di pc, sotto lo sguardo perplesso di Mizuki Alice (una sua compagna di classe) che la incoraggia al mettersi al passo con i tempi: ormai tutti si connettono al wired e dovrebbe farlo anche lei.
Tornata a casa, ci viene subito fatto notare da certe inquadrature come l’ambiente familiare di Lain sia ordinato ma freddo. Non c’è niente che possa farla chiamare “casa propria” perché è comune a tutte le case standard che si potrebbero vedere in uno spot pubblicitario.
Per lo più non c’è nessuno.

La ragazzina si rintana in camera sua (sembra essere la stanza più vuota in assoluto: rettangolare e molto grande, è arredata solo da un letto, una piccola scrivania e un armadio a muro). La scrivania è in disordine, e sommerso da oggetti per bambini (come peluche) e quaderni di scuola c’è il vecchio navi di Lain che probabilmente non ha mai acceso.
Incuriosita dalla questione di Chisa decide di avviarlo e, come previsto, anche lei trova un’email da parte della defunta.
Lain non reagisce sconvolta come è successo alle sue compagne; risponde e avvia una breve chat in cui chiede alla ragazza perché ha deciso di uccidersi.
La risposta è: «Perché qui c’è Dio».
A questo punto potrei lasciare e chiudere qui l’articolo per quanto è sconcertante questa frase… ma abbiamo molto altro di cui parlare e siamo soltanto all’inizio.
Chisa era una ragazza socialmente incapace, solitaria e impacciata. Connettendosi pienamente al wired ha avuto la possibilità di oltrepassare questi suoi limiti. Probabilmente era anche presa in giro; una situazione piuttosto comune anche ai giorni nostri quindi, dove giovani adolescenti possono costruirsi una nuova vita nella rete. Ma questo mi ha anche fatto pensare a un fatto molto inquietante, cioè alle odierne catene di challenge online che portano alla morte moltissimi giovani instabili o comunque facilmente ingannabili.
Proseguendo con Lain, per riuscire a incontrare Chisa si interessa ad avere un buon accesso al wired, così per la prima volta entra nello studio del padre, il quale rimane piuttosto sorpreso, e chiede di poter avere un nuovo navi.
Il wired serve per collegarsi ma non bisogna confonderlo con la vita reale.
Il giorno seguente la catena di suicidi continua, qualcuno si butta sulle rotaie del treno e assistiamo a una scena alquanto simbolica e inquietante: il sangue che gocciola dai cavi elettrici, proprio sopra allo sguardo sgomentato di Lain.
Le visioni aumentano a dismisura, tormentando la protagonista che cade in un incubo in cui assiste al suicidio della ragazza che si è buttata sotto il treno, dove, poco prima di venir travolta, vediamo sul volto illuminato ben tre espressioni precise che si alternano: felicità ritrovata, orrore e morte. Subito dopo la povera Lain si sveglia in classe, in un bagno di sudore.
Accedendo per la prima volta il navi lei ha dato ai morti la possibilità di perseguitarla, tramite apparizioni, scritte e visioni.
Una cosa precisa vogliono: che lei venga nel wired.
Ha aperto le porte di un altro mondo (aldilà) che solo lei può vedere appieno.
Il Dio del wired la chiama.

Un breve accenno ai device#**: in italiano è la parola che indica le periferiche che vengono connesse al computer per vari utilizzi. In SEL rappresentano il promo dell’episodio successivo e portano sempre come titolo una parte del corpo: il rapporto tra un device e il processore è infatti messo in paragone al legame che c’è tra il corpo materiale e la mente.

layer: 02 “GIRLS”
Di notte, nel locale molto in voga tra i giovani, il Cyberia, un ragazzo compra l’Accela, una sorta di stupefacente elettronico.
Cyberia: locale in voga tra i giovani che può essere interpretato come un luogo in cui tutti si connettono. Ma la connessione avviene in maniera distaccata e fredda. E perdere troppo velocemente il contatto con il confine che c’è tra la realtà e il wired può sconvolgere in maniera irreversibile una persona perché la porterà a smarrire il proprio io nella moltitudine che è il network –> Altro tema attuale anche oggi, sempre associabile all’assuefazione che dona la rete, portando a contatti spesso asettici, con il rischio che la quantità di informazioni che riceviamo ci renda in realtà vuoti.
Accela: definita una “smart drug”, è un nano microorganismo elettronico che stimola la produzione di un ormone. Questo porta il cervello dell’individuo a percepire le cose in maniera “accelerata”. Dona una maggiore velocità di calcolo e assimilazione delle informazioni. Dopo un giorno viene espulsa dal corpo.
Una interessante interpretazione può essere legata al:

  • la “macchina” è una “droga” perché permette alla coscienza umana di superare limiti inimmaginabili.
  • le “droghe” sono “macchine”, suggerendo che le droghe sono progressi tecnologici, sempre alla ricerca dello “sballo migliore”.

Dopo averlo ingerito il ragazzo comincia a sentirsi male, il che ci viene mostrato, tra le altre cose, attraverso inquadrature sfuocate in cui si intravvedono tre delle compagne di classe di Lain che chiacchierano allegramente (tra cui Alice) e una ragazza identica a Lain che attacca brighe con dei ragazzi. Ma non può essere lei perché il suo atteggiamento e il suo modo di vestire sono esattamente l’opposto rispetto alla natura passiva e infantile della protagonista.
Il mattino seguente, uscendo di casa per andare a scuola, Lain incrocia un uomo completamente vestito di nero che la fissa (Men In Black). Fugge spaventata.
Una volta a scuola incontra le sue compagne di classe, le tre che erano presenti al Cyberia la sera precedente. Due di loro (Kato Juri e Yamamoto Reika) insinuano che fosse Lain la ragazza che hanno visto al locale ma Alice non sembra essere d’accordo. Lain nel frattempo rimane completamente confusa e smarrita dalla discussione perché non è per niente al corrente di ciò che stanno parlando.
(Ci sono più Lain?)
Alla fine Alice le propone di uscire con loro pensando che così possa riuscire a divertirsi un po’. Dopo varie insistenze da parte della ragazza, accetta.
Purtroppo le visioni continuano, con apparizioni che sembrano essere sia di spiriti dei morti (la ragazza morta suicida sulle rotaie del treno) che di utenti collegati al network, che invece appaiono indefiniti e senza una forma precisa.
“Tutti gli esseri umani sono collegati…”

A casa incontra il corriere che deve consegnare dei pacchi: questi contengono il nuovo navi per Lain, una macchina di ultima generazione che permette un accesso illimitato al wired.
Penso che sia un concetto alquanto difficile da capire appieno le prime volte: noi tendiamo a pensare al nostro internet e al come funziona l’accesso online. Nel mondo di Lain la questione è più metaforica. Gli utenti indefiniti che vede Lain nelle sue apparizioni sono infatti persone che hanno un accesso limitato. Meno ci sono confini e più è possibile materializzare il proprio corpo e quindi connettersi senza limiti.
I morti lo fanno senza bisogno di un navi.
Lain continua a mostrarsi passiva davanti al corriere che reagisce con sgomento alla sua apatia ma non appena torna a casa il padre la ragazza chiede a quest’ultimo di montargli subito la nuova macchina.
La sera, avendo ceduto all’insistenza in buona fede di Alice, Lain va al Cyberia, entrando dal retro per eludere la sorveglianza.
Le tre ragazze, vedendola vestita in modo piuttosto infantile, hanno ormai la conferma che colei che avevano visto la sera prima non poteva essere la Lain che loro conoscono.
Mentre parlano di questo, sotto le luci accecanti e la musica assordante, uno sparo getta il panico. Le persone fuggono e Lain resta indietro, osservando i corpi riversi a terra e il presunto assassino, il ragazzo che aveva preso l’accela.
Sembra completamente fuori di sé ma quando scorge il volto di Lain cade nel terrore puro cominciando a urlare frasi apparentemente insensate.
“Non centro nulla con il tuo assurdo Dio! Il wired non deve interferire con il mondo reale!”
A questo punto Lain si avvicina al ragazzo con un’espressione totalmente fredda e crudele. Non è la solita Lain. Mentre ha la pistola puntata contro, dice: “Ovunque si trovino le persone, esse saranno sempre connesse”.
Il ragazzo si spara alla bocca sotto lo sguardo sgomentato di Lain, che sembra essere tornata in sé.
Chi è Lain?

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[Shiki Ryougi 両儀 式]
PS: Immagini tratte dall’artbook “An Omnipresence in Wired”,
dal dvd e dagli episodi discussi.