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E’ da un po’ di tempo che ci penso e devo dire che non ho quasi mai parlato dei film di Tim Burton (a parte il sottovalutato Dark Shadows). Burton è un regista che è sempre riuscito a colpirmi per il suo stile particolare, che prende spunto dall’espressionismo e lo modifica a modo suo, e anche per i personaggi delle sue pellicole; bizzarri, emarginati e non compresi ma che possiedono una grande umanità.

Il film di oggi ha tutte queste caratteristiche: ecco a voi Ed Wood, film del 1994.

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Trama:
Edward D. Wood Jr. è un artista che sta cercando in tutti i modi di sfondare nel mondo del cinema come regista. Quest’occasione gli si presenta quando un produttore dichiara di star cercando un regista per fare la biografia di Christine Jorgensen (una delle prime persone al mondo a fare il cambio di sesso). Ed Wood decide di cogliere l’occasione essendo lui un crossdresser, purtroppo l’incontro è un nulla di fatto ma mentre sta tornando a casa si ritrova davanti Bela Lugosi.

Sono sicuro che in molti conoscano bene il regista Ed Wood ma, per chi sentisse questo nome per la prima volta, ecco un piccolo riassunto.
Edwad Davis Wood Jr. era un regista, sceneggiatore, produttore e attore divenuto famoso per essere il “regista peggiore di sempre” e per il suo film più famoso, Plan 9 from the outer space. Le sue pellicole avevano un budget misero, scenografie tremendamente finte, attore per nulla bravi e una regia alla “buona la prima”. Insomma come regista era un po’ un incompetente ma amava veramente il cinema e qualcosa ne capiva (come dice nel film, adorava Orson Wells e il suo Quarto Potere).

Prima di ogni cosa complimenti per l’interpretazione di Johnny Depp. Con un personaggio come Ed Wood c’era il rischio di creare una macchietta o uno sciocco e invece sono riusciti a dar vita a un vero sognatore anche se inetto. L’amore che prova il protagonista per la settima arte è puro e sincero, lo dimostra la forza di volontà che ha impiegato per trovare i soldi e i contribuenti per le sue pellicole. Il fatto che facesse anche crossdressing (adorava in particolare modo i golfini d’angora da donna) lo rende ancor più affascinante specialmente per gli anni in cui le vicende sono ambientate. E’ un emarginato, una persona fuori dal comune che combatte per i suoi sogni nonostante i vari problemi. E’ un personaggio a cui è impossibile non affezionarsi.
Tra l’altro è stato anche il primo a portare sul grande schermo la tematica del crossdressing, conoscendo bene l’argomento e mostrandolo con una certa sensibilità. Certo, il film è veramente brutto però almeno ci ha provato.

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Il personaggio che però più di tutti colpisce è sicuramente Bela Lugosi interpretato alla stragrande dal compianto Martin Landau. Nonostante i lineamenti di Landau non siano per niente simili a quelli di Lugosi, il lavoro svolto da Rick Baker con il trucco è stato stupendo, rendendo l’attore molto simile al Conte.
Anche se il trucco è stupendo, si rimane meravigliati per la bravura dell’attore. Se ne avete l’opportunità, guardatelo in lingua originale per sentire come Landau riesce a utilizzare l’accento ungherese di Lugosi. Come disse in un’intervista, ciò che cercava di fare non era quello di usare quell’accento ma tentare di nasconderlo (Bela ha sempre provato a velare il suo accento visto che gli creava problemi con il lavoro).
Inoltre quello che ci viene proposto è un Lugosi ormai vecchio e stanco, piegato dai fallimenti e dalle droghe. Una visione del personaggio molto triste ma che riesce ad essere anche buffa e divertente (la scena in cui parlano di Karloff e lui si arrabbia insultando l’attore mi ha fatto ridere tanto). In ogni caso non è una caricatura dell’attore che fece Dracula, ma un’omaggio dolce e rispettoso.
L’amicizia che nasce tra Ed Wood e Bela è veramente bella con il primo che continua ad ammirare l’attore nonostante tutto e il secondo che trova un po’ di volontà per andare avanti.

La regia e la fotografia sono sicuramente tra i punti di forza della pellicola. Burton decide di adottare il nero e bianco per raccontare la storia di Ed Wood. Una scelta a mio avviso molto intelligente dato che il tipo di fotografia utilizzata avrà un taglio fortemente espressionista. Come ho detto all’inizio, Burton utilizza questo stile nelle sue pellicole (uno stile che poi ha modificato) ma qui è davvero perfetto in quanto elogia sia gli anni ’50 sia un tipo di filmografia caro a lui e allo stesso Ed Wood (tra l’altro è ottima quando compare Lugosi). Quindi vedremo un contrasto molto forte e un uso prepotente delle luci.

Questo lato espressionista contagerà anche le scenografie in quanto, certi modellini rappresentanti Hollywood saranno deformati. E’ divertente vedere anche lo sforzo fatto dallo scenografo per rendere al meglio le scenografie che Ed Wood usava nei suoi film.
Il problema di quest’ultime risiede nel fatto che erano piatte, senza profondità e con colori uniformi.
Immagino che Tom Duffeld, lo scenografo, si sia divertito a dover “sbagliare” per una volta.

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Le musiche sono stupende (di stampo tipicamente anni ’50 e jazz), ma questa volta alla colonna sonora che Howard Shore e non Danny Elfman (quasi sempre presente nei film di Burton). Molto interessante il fatto che per realizzare le musiche dai “toni alieni” sia stato utilizzato il Theremin. Per chi non lo sapesse, il theremin è uno strumento musicale elettronico inventato in Russia negli anni ’20 da Léon Theremin. Si basa su oscillatori che producono dei suoni sul principio fisico del battimento (la frequenza che si ottiene dalla sovrapposizione di grandezze periodiche). Devo dire che questo strumento è stato utilizzato davvero bene.
Nei momenti drammatici con protagonista Lugosi sarà presente un riarrangiamento de Il lago dei cigni di Tchaikovsky (questa musica era all’inizio del film su Dracula). Una cosa molto dolce.

Questo è Ed Wood. La storia di un sognatore incapace e di un attore decaduto, circondati da personaggi bizzarri e simpatici ma anche da un mondo che non crede in loro. Continuerò a considerarlo sempre come uno dei migliori film realizzati da Burton e, se ancora non l’avete visto, vi consiglio di farlo il prima possibile.

Qui finisce il primo articolo del 2019. Spero che vi sia piaciuto. Alla prossima!

 [The Butcher]

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Mi sono veramente divertito a scrivere l’articolo su Dracula; mi è piaciuto molto riguardarmi più volte quella perla del cinema horror e poi informarmi attraverso documentari e notizie sulla sua realizzazione. E’ per questo moivo che ho deciso di parlare di tutti i mostri classici della Universal.
Mi hanno sempre affascinato le loro figure dove in alcuni casi riuscivi perfino ad affezionarti a essi, sia grazie a degli interpreti eccezionali, sia grazie alla loro storie che nascondevano un lato drammatico e allo stesso tempo romantico.

Andrò in ordine cronologico e quindi dopo Dracula, il prossimo mostro sacro di cui discuterò sarà Frankenstein diretto dal grandissimo James Whale (e so che dovrò recuperare Il fantasma dell’opera).

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Trama:
La storia parla di Henry Frankenstein, un ambizioso scienziato che, grazie all’aiuto del suo assistente Fritz, inizia a recuperare dei cadaveri per i suoi esperimenti. Il suo obiettivo è quello di dare la vita a un corpo modellato da lui attraverso i cadaveri. La fidanzata, Eliabeth, è preoccupata per il suo futuro sposo e, insieme a Victor e al dottor Waldman, decide di scoprire cosa sta facendo Henry e così assiste alla nascita della Creatura. Purtroppo le cose non andranno come voleva Henry che inizierà a provare disgusto e paura per la sua creazione.

Sono molto legato a Frankenstein, specialmente all’omonimo libro reallizato dalla scrittrice inglese Mary Wollstonecraft Shelley. E’ uno dei miei romanzi preferiti e tutto’ora, quando ne ho l’occasione, tendo a rileggerlo. Molto curioso è il modo con cui è nata questa storia: Siamo nel 1816 e Mary, suo marito Percy e lord Byron rimangono bloccati in un albergo a Ginevra (per via di un temporale) e qui si divertono a leggere storie tedesche di fantasmi. Lord Byron decide allora di sfidare i due coniugi a scrivere una storia di fantasmi. Mary non riesce a trovare ispirazione fino a quando i due uomini non iniziano a parlare della vita e alla possibilità di creare un corpo a cui infondere la vita.
Mary rimane così impressionata da avere degli incubi a riguardo ed è grazie a quegli incubi che inizia a scrivere la storia. In quell’anno Mary aveva 19 anni. Percy rimane così impressionato da quel racconto che spinge sua moglie e sistemarlo. Così nel 1818 viene pubblicato Frankenstein o Il moderno Prometeo. Il libro viene pubblicato con l’anonimato e la critica lo distrugge senza neanche badare alle tematiche interessanti e all’ottima prosa. Quando in seguito si venne a sapere che quest’opera così terrificante era stata scritta da una donna, i critici rimasero a bocca aperta.

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Mary Shelley

Ci sono tanti motivi per cui amo questo libro. Intanto posso dire che, nonostante sia stato scritto ormai 200 anni fa, è invecchiato benissimo, riuscendo a trattare tematiche ancora moderne e soprattutto lo trovo aperto a molte interpretazioni. In molti dicono che l’opera parla dell’insolenza dell’uomo nell’imitare Dio, ma si può anche leggere in questo modo: “Dio ha creato l’uomo e ne è rimasto talmente disgustato da abbandonarci a noi stessi”. Molto cupo e triste, ma è un’interpretazione.

L’altro motivo è il Mostro. Ho empatizzato tantissimo per la creatura, che alla fine era come un bambino in un corpo deforme, costretto a vedersela con un mondo che non capisce e che non lo capisce. E soprattutto il rapporto tra la la creautra e il suo creatore.
Non proseguirò oltre, ma per tutti quelli che ancora non l’hanno fatto, consiglio vivamente la lettura di questo grande romanzo.

Il libro ebbe un enorme successo di pubblico e in molti si resero conto che questa storia era perfetta per il teatro. Così nel 1823 Richard Peake fece una trasposizione teatrale del romanzo chiamadola Presumption, dove il mostro venne interpretato dall’attore Thomas Potter Cooke. Ci furono in seguito altre versioni teatrali di Frankenstein, ma quella più importante fu quella della drammaturga Peggy Webling. Quest’opera fu importante perchè da questa l’Universal si ispirò per creare il film di Frankenstein. Tornando alla trasposizione della Webling, quest’ultima fu prodotta da Hamilton Deane, lo stesso Deane che scrisse la sceneggiatura teatrale di Dracula. Oltre ciò fu lui a interepretare la creatura.

Inizilamente il film doveva essere diretto da Robert Florey, un famoso regista francese, e nel ruolo della creatura era stato scritturato Bela Lugosi. Florey si mise subito all’opera e scrisse buona parte del soggetto iniziale. Questo regista era rimasto affascinato dal cinema espressionista e in particolar modo da Il gabinetto del Dottor Caligari e perciò decise di dare al film quel tipo d’impronta e renderlo molto più serio. Lugosi invece rifiutò l’offerta perché diceva di essere troppo affascinante e famoso per interpretare un mostro deforme e muto. Nonostante ciò fece il provino dove venne truccato da mostro. Il make-up originale della Creatura era però molto diverso da quello che conosciamo. Inizialmente era molto simile a quello de Il Golem di Paul Wagner.
In seguito anche Florey abbandonò la regia in quanto il suo lavoro non era conforme alle idee della Universal (ad esempio il mostro doveva essere senza sentimenti e il suo unico scopo era quello di uccidere tutti).

Florey venne sostituito dall’inglese James Whale. Eccovi alcune curiosità su questo leggendario regista. Durante la prima guerra mondiale si arruolò nell’esercito ma nel 1917 venne catturato e fatto prigioniero. In prigione passò il tempo a organizzare e a dirigere opere teatrali scoprendo di essere molto bravo nel farlo. Quando fu liberato, Whale decise di iniziare la sua carriera nel teatro professionale. Il primo film che diresse fu Journey’s End in cui troviamo l’attore Colin Clive (che in Frankenstein interpreterà il protagonista, Henry Frankenstein) che Whale stesso aveva fortemente voluto nel lungometraggio.
Il secondo film fu il kolossal Gli angeli dell’Inferno dove il suo nome però non venne accreditato. Il regista di questa pellicola, il miliardario Howard Huges, volle Whale nel film in modo che potesse girare le scene sonore (inizialmente il film era muto e venne in seguito rigirato con il sonoro).

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Nel 1931 entra a far parte degli Universal Studios dove conosce Carl Leamme Jr. Quest’ultimo aveva molta fiducia in Whale e lo definì l’unico regista capace di portare l’Universal ai livelli della MGM e della Warner Bros.
Così gli affidò la regia de La donna che non si deve amare, un film che Universal aveva in cantiere ormai da un bel po’ di tempo.
E sempre la stessa Universal mise in mano a Whale Frankenstein, dove curò ogni minimo aspetto della produzione.

Nel ruolo del dottor Frankenstein venne scelto per l’appunto Colin Clive che riuscì a dare, sia qui che nel seguito, un’ottima interpretazione di un uomo folle o forse sognatore che ha provato in tutti modi a raggiungere il suo sogno.
Invece nel ruolo del Mostro venne scelto l’attore e caratterista Boris Karloff. Questa pellicola lo fece diventare famoso e gli permise di partecipare in molte produzioni importanti, ma questo non fu il suo primo lavoro. L’attore aveva già partecipato a un numero enorme di film (ben 80) ma non riuscito a sfondare e non era ben messo economicamente. Fu Whale a scegliere lui per il ruolo in quanto era rimasto affascinato dai tratti del suo volto.

Tra gli altri attori che mi sento di citare troviamo Dwight Frye (che avevamo visto in Dracula) nel ruolo di Fritz, Mae Clarke nel ruolo di Elizabeth (aveva già lavorato con Whale ne “La donna che non si deve amare”) e anche Edward Van Sloan, il Van Hellsing del Dracula di Browning, qui nei panni del dottor Waldman.

Il truccatore del film fu Jack Pierce, divenuto famoso per aver creato i make-up di diversi mostri della Universal. Per molto tempo ci si è interrogato su chi fosse il vero ideatore del trucco del Mostro. Per molto tempo Pierce disse di essere stato lui a ideare il design, ma in un’intervista affermò che fosse una via di mezzo tra la sua idea e quella di Whale.
Il trucco per Karloff era un processo molto faticoso in quanto durava dalle tre alle quattro ore e altrettanto tempo ci voleva per toglierlo. Come se non bastasse il trucco era composto da garze, cotone collodio e cerone verde, cosa che faceva soffrire parecchio l’attore (secialmente per il collodio e il mastice sugli occhi). Alla fine però si ottene uno dei make-up più belli e iconici della storia del cinema, un make-up creato sui lineamenti di Karloff.

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Per quanto riguarda la scenografia del film, inizilamente doveva avere un aspetto futuristico (fu un’idea del designer Herman Rosse). Però Whale, insieme al direttore artistico Charles Hall, decise di dare alla scenografia un aspetto gotico e quindi prese come ispirazione l’espressionismo tedesco e soprattutto Il Gabinetto del dottor Caligari (proprio come voleva fare Florey). Alcuni dei design di Rosse vennero utilizzati per il laboratorio del dottor Frankenstein. La particolarità di queste scenografie è che tendono a essere verticali, sia che si tratti del laboratorio sia che si tratti della casa di Henry.

Uno dei punti forti di questo film è senza ombra di dubbio la caratterizzazione dei personaggi di Henry e del Mostro. Il primo viene rappresentato principalmente come un uomo ambizioso e folle che è riuscito a trovare il modo di dare la vita e per ciò vuole imitare Dio. Messo in questo modo potrebbe sembrare un personaggio banale ed è per questo che Whale mette un po’ di se nel personaggio di Henry. Ciò lo si può ritrovare in un dialogo che ha Frankenstein con il dottor Waldman. In questa scena non ha niente di folle ma sembra solo un sognatore che desidera scoprire le verità del mondo e non vuole fermarsi all’apparenza, nonostante gli altri lo considerino pazzo per questo.

Whale mette se stesso anche nella Creatura. Quest’ultima avrà anche un aspetto mostruoso, ma è una vittima di un mondo che lo considera come un essere abominevole e per ciò viene disprezzato e odiato. Anche il motivo che lo spinge a far del male è causato dalle violenze che gli sono state inflitte (in questo caso da Fritz) ed essendo molto forte e non capendo le regole del mondo in cui vive, si comporta nel modo in cui è stato trattato. Come dissi all’inizio, la Creatura è un bambino, non sa distinguere il bene dal male.
Questa sua innocenza viene sottolineata da Whale in una delle scene più belle, dolci e tragiche di questa pellicola, ovvero la scena con la bambina Mary. Lei è l’unica che non si spaventa e anzi lo invita perfino a giocare insieme, unico momento di gioia per la Creatura in questo film. Il problema, come tutti sanno, è che lui uccide la bambina buttandola nel lago, ma lo fa senza volerlo; lo fa perché l’aveva vista mentre buttava dei fiori in acqua e quest’ultimi galleggiavano. Il gesto che ha fatto era ingenuo e innocente perché non sapeva che la bambina sarebbe affogata.

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Whale riesce a farci enpatizzare sia con il Mostro che con Henry e tutto ciò è dovuto alla sua grande sensibilità dato che sapeva come ci si sentiva a essere isolati sia perché era un artista sia perché era omosessuale.
Questa sensibilità però sarà maggiore e messa in scena meglio nel seguito, La moglie di Frankenstein.

Per i tempi la scena del lago, e in generale varie scene del film, erano considerate molto forti e macabre. E per questo motivo alcune parti vennero censurate. Nella versione censurata si vede il Mostro allungare le mani verso la bambina, c’è un improvviso cambio di scena e si vede il padre trasportare disperato il corpo senza vita di Mary. Questa censura rovina il film e si ritorce perfino contro i censuratori: rovina il film perché priva la pellicola della sua scena chiave dove il pubblico empatizza con la Creatura e capisce la sua innocenza; si ritorce contro i censuratori perché il loro obiettivo era quello di rendere il tutto meno cruento ma, rimuovendo quella parte, hanno reso la morte della bambina ben più macabra e inquietante (ben vi sta).

Noostante sia una pellicola di inestimabile valore e sia uno dei miei film preferiti (superato solo da quel capolavoro de La moglie di Frankenstein), ha qualche difetto nella sceneggiatura, principalmente nell’ultima parte. Ad esempio il padre di Mary come faceva a sapere che sua figlia fosse stata uccisa e non fosse semplicemente annegata per sbaglio? Non vediamo nessuna scena in cui assista alla tragedia (quando il mostro arriva, lui se ne è già andato). Oppure il fatto che la Creatura sapesse qual’era la casa di Frankenstein. Errori certo, ma errori che la regia del film riesce a sorvolare benissimo.

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Il film fu un successo e diede molto risalto a Boris Karloff e allo stesso Whale che vennero presi nelle grazie della Universal.
Con questo finisce il mega articolo su Frankenstein. Spero vivamente che vi sia piaciuto e non vedo l’ora di poter parlare ancora di qualche mostro sacro della Universal.

[The Butcher]

Visto che adoro la figura del vampiro e che ho amato il romanzo di Bram Stoker, era ormai questione di tempo prima che scrivessi qualcosa del Dracula diretto dal leggendario Tod Browning. Soltanto che non mi limiterò a fare una recensione, infatti quest’articolo sarà molto più simile a quello che feci con la Maschera del Demonio. Spero vivamente che questo lavoro possa essere di vostro gradimento.

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Trama:
L’agente immobiliare Renfield si reca in Transilvania per concludere un affare sull’acquisto dell’abbazia di Carfax da parte del Conte Dracula. Quest’ultimo però è un vampiro e con i suoi poteri rende l’agente suo schiavo, facendolo impazzire. Renfield aiuta il suo padrone a salire su una nave e ad approdare a Londra dove inizierà a nutrirsi del sangue delle sue vittime. Solo il professore Abraham Van Helsing potrà fermare il mostro.

C’è veramente molto da dire sul modo in cui Dracula approda al cinema e bisogna partire dal creatore del Conte, Bram Stoker. Per scrivere il suo romanzo, Stoker impiegò sette anni e richiese un’enorme raccolta di informazioni riguardo le leggende europee e le storie sui vampiri.
Grazie agli stupi che fece in Europa, lo scrittore irlandese scoprì l’esistenza di Vlad III e della sua fama dovuta alle atrocità commesse nei confronti dei suoi nemici (sarebbe interessante fare un articolo anche su di lui).
Rimase così affascinato da quella figura che decise di rendere Vlad il Conte Dracula. “L’Impalatore” (così viene soprannominato Vlad) fu di grande ispirazione per la creazione del Conte e da quel momento i due nomi sarebbero diventati sinomini.

Bram Stoker, prima di iniziare a scrivere il suo libro, lavorava come direttore economico dal Lyceum Theatre a Londra ed era l’assistente personale dell’attore Henry Irving.
Una cosa che Stoker avrebbe voluto è che il suo scritto diventasse un’opera teatrale e che lo stesso Irving interpretasse il ruolo di Dracula. Peccato solo che a quest’ultimo il lavoro dello scrittore irlandese non piacesse e che Stoker mor’ nel 1912 senza veder realizzato il suo sogno.

Fortunatamente la moglie dello scrittore, Florence Balcombe, commissionò alcuni anni dopo a Hamilton Deane un adattamento per il teatro di Dracula. Lo spettacolo venne mandato in scena per la prima volta a Derby nel 1924 e, nonostante le critiche negative, riuscì ad avere un grande successo presso il pubblico.
Era solo questione di tempo prima che l’opera approdasse a Broadway e ciò successe nel 1927 grazie al produttore Horace Liveright. Lo script però venne modificato; non solo alcuni personaggi vennero tolti oppure uniti in un’unica persona, ma vennero cambiate anche alcune espressioni e modi di dire inglesi che il pubblico americano non avrebbe potuto capire.
Per la riscrittura di Dracula Liveright chiamò John L. Balderston (che poi sceneggierà anche altri film dell’orrore famosi come La Mummia, Frankenstein, La moglie di Frankenstein e anche il film su Dracula che sarebbe uscito da lì a pochi anni).

In quest’opera teatrale sono presenti due attori che ritroveremo nella trasposizione cinematografica del 1931 e sempre negli stessi ruoli: il primo è Edward Van Sloan nella parte di Van Helsing mentre il secondo è Bela Lugosi nella parte del Conte Dracula.
Bela Lugosi era un attore ungherese che nel 1919, dopo la caduta del primo regime comunista dell’Ungheria, fu costretto a lasciare il suo paese e ad andare prima in Germania e in seguito negli Stati Uniti.
Fu qui che il nostro attore (era abbastanza famoso nel suo paese come attore da palcoscenico) riuscì ad ottenere il ruolo di Dracula nell’opera teatrale. Questa parte lo rese famoso e quando venne annunciato il film sembrava banale pensare che sarebbe stato scelto. Invece non fu facile per lui. Lugosi non era la prima scelta per la pellicola (si era pensato all’inizio ad attori come Boris Karloff e Lon Chaney). Dovette lottare ma alla fine riuscì ad averla vinta.

Sicuramente la sua persona e il suo modo di interpretare Dracula hanno affascinato le persone di tutti i tempi e ha lasciato impresso un’immagine del Conte che molti film com protgonista il vampiro non sono riusciti a evitare.
Solo il fatto che fosse ungherese e quindi avesse modo di fare ed esprimersi del vecchio mondo, affascinava gli spettatori americani. Oltre ciò le sue movenze e i suoi gesti sono diventati famosissime in quanto esagerate e in un certi momenti grotteschi. Ai tempi ciò spaventava parecchi.

Vorrei chiudere questa parte su Lugosi parlando brevemente del successo che ebbe negli anni ’30 e agli inizi degli anni ’40. Partecipò a film come Il figlio di Frankenstein, Il terrore di Frankenstein, The Black Cat, L’uomo lupo e tanti altri anche scadenti. Nella seconda metà degli anni ’40 inizia il suo declino; diventato ormai morfinomane tornò a recitare in qualche film, ma la critica lo sottovalutava parecchio.
Negli anni ’50 tornò al cinema con alcune pellicole dirette da Edward D. Wood Jr., meglio conosciuto da tutti come Ed Wood. Riguardo la sua figura vi consigliò di recuperare il bellissimo film di Tim Burton, Ed Wood, dove si parla del regista e dei suoi film e dove il compianto Martin Landau interpretò il ruolo di Lugosi, vincendo l’Oscar come miglior Attore non protagonista.
Lugosi morì nel 1956 per un attacco cardiaco e venne sotterato con il mantello di Dracula.

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Dopo aver parlato dello storico attore, adesso approfondiamo un po’ di più il film in se.
Inizilamente l’Universal aveva pensato di dare un grand ebudget per la pellicola, ma quello era il periodo della Grande Depressione e furono costretti a ridimensionare di molto i costi. La sceneggiatura che troviamo nella pellicola non è tratta dal libro di Stoker ma è presa direttamente dall’opera teatrale di Broadway, sempre per motivi legati al basso budget.
Alla regia troviamo Tod Browning, conosciuto da tutti per aver diretto questo film ma soprattutto per la sua opera successiva, Freaks (opera che dovete assolutamente vedere).
Penso che per Browning sia stata davvero una bella sfida dirigere questo film. Nonostante avesse alle spalle ben 15 anni di regia, non aveva mai diretto una pellicola col sonoro. Tutti i suoi lavori precedenti erano muti e questa cosa la si può notare in Dracula. Parecchie sequenze saranno silenziose e solo le immagini ci faranno capire cosa succede.
Personalmente trovo molte di queste scene azzeccate, in quanto capaci di dare un tocco in più all’ambientazione e a creare tensione quando arriva Dracula.

Un’altra cosa degna di nota, e che secondo me poteva essere utilizzata di più, sono i movimenti della macchina da presa. Sia attraverso i carrelli sia attraverso movimenti dall’alto verso il basso, queste sono tecniche ampiamente usate oggi ma che ai tempi erano delle novità e molto difficili da utilizzare. Il merito di tutto ciò però non va a Browning ma a Karl Freund, co-regista della pellicola.
Queste sequenze sono realizzate davvero bene (fluide e senza intoppi) ed è d’obbligo citare la scena in cui le mogli di Dracula si alzano dalle loro tombe; il modo violento con cui la macchina da presa entra nel luogo dove riposano le donne da l’impressione che qualcuno ci costringa ad avvicinarci anche se non vogliamo.

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Oltre alla recitazione di Lugosi, bisogna complimentrasi anche con l’attore Dwight Frye, che qui interpreta Renfield. Recita in modo impeccabile e riesce a rendere il suo personaggio sia misero e servizievole che folle e inquietante.

Dracula ebbe un grande successo ma la sua distribuzione fu molto particolare.
Come dissi in precedenza, il sonoro in quel periodo era una novità sensazionale e non tutti i cinema disponevano delle tecnologie necessarie. Per questo motivo in certe sale il film fu distribuito come una classica pellicola muta con le didascalie.
C’era anche il problema del doppiaggio, arte che ai tempi non era diffuso e di certo non potevano distribuire la pellicola americana in paesi che non conoscevano la lingua.
E’ per questo infatti che esiste una versione spagnola di Dracula diretta da George Melford.
Il tutto venne realizzato sullo stesso set del Dracula original. Oggi potrà sembrare una cosa alquanto strana ma a quei tempi Hollywood lo faceva spesso.

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Nonostante sia solo una versione in lingua spagnola di Dracula, molti critici nell’ultimo periodo lo hanno rivalutato definendolo superiore alla pellicola di Browning a livello tecnico.
Ricordate quando prima dissi che sarebbe stato meglio se Browning avesse utilizzato di più i movimenti della macchina da presa? Melford l’ha fatto. Ha osato di più riuscendo a creare molte più scene con carrellate (e qui cito la scena in cui compare il Conte la prima sulle scalinate e vediamo la telecamera percorrere in gradini e avvicinarsi a Dracula con un movimento incredibilmente fluido).
Il lavoro venne fatto in fretta e si può dire che riuscirono a farlo migliore dell’originale perché la troupe spagnola vide quella originale girare la pellicola. Quindi in un certo senso avevano già la strada spianata anche se li ammiro parecchio dato che non si sono limitati a fare una semplice versione in spagnolo ma hanno osato di più.
Anche gli attori hanno svolto un lavoro egregio soprattutto Lupita Tovar nel ruolo di Mina (che in questo film è però chiamata Eva) e Pablo Alvarez Rubio anche lui un ottimo Renfield. Carlos Villarías è Dracula e, anche se non possiede il fascino di Lugosi, si è dimostrato un buon Conte.

L’articolo si conclude qui. Sarei molto tentato dopo questo lavoro di fare altro sulla filmografia di Dracula (soprattutto parlo del Dracula diretto da Terence Fisher) ma anche sui vampiri in generale. Ci vorrà molto tempo ma è un progetto su cui voglio buttarmi.

[The Butcher]