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Questa recensione arriva abbastanza in ritardo ma per dei motivi ben precisi. Il primo è che ho visto il film tardi, il secondo, e più importante motivo, è che non posso parlare di una pellicola del genere senza rifletterci sopra bene. Non si tratta di un remake di un film qualunque, ma del rifacimento di uno dei film horror più importanti non solo del cinema italiano ma del cinema in generale. E, rispetto a molti altri remake, non è un copia-incolla fatto male, ma possiede un’identità tutta sua.
Per questo ho deciso di aspettare prima di parlare di quest’opera anche perché, nonostante i suoi difetti, è un lavoro molto interessante.

Il film di oggi è Suspiria, pellicola horror diretta da Luca Guadagnino e remake dell’omonimo film del 1977 di Dario Argento.

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Trama:
Il film è ambientato a Berlino nel 1977 durante l’autunno tedesco (dove avvennero gli attentati della R.A.F.). In questo clima difficile, Patricia Hingle fa visita al Dr. Jozef Klemperer, il suo psicoterapeuta, e gli rivela di voler abbandonare la compagnia di ballo Markos Tanz in quanto crede che la scuola sia un covo di streghe. Dopo aver raccontato ciò, la ragazza sparisce e qualche tempo dopo arriva a Berlino Susie Bannion, una ragazza americana, arrivata in città per unirsi alla compagnia di ballo.
Susie fa il provino per essere ammessa e non solo riesce nell’intento ma arriva anche ad attirare su di se la curiosità di Madame Blanc.

Che piaccia o no, Dario Argento ha creato con Suspiria uno dei suoi film più belli e uno dei lavori estetici migliori di sempre. Un film che riusciva a tenerti incollato allo schermo e in grado di creare un’enorme tensione, come se ci fosse una presenza invisibile pronta a fare del male.
Eguagliare un lavoro del genere è un’impresa terrificante e prendere le redini di un suo remake è una scelta coraggiosa ma anche suicida.
Quindi vediamo se Luca Guadagnino è riuscito in quest’impresa o se ha fallito miseramente.

Ci sono due cose a livello tecnico che ho trovato davvero ben fatte: la regia e il montaggio.
Innanzitutto bisogna dire che Guadagnino come regista è cresciuto parecchio ed è diventato molto bravo, considerando che è stato lui a dirigere quel bruttissimo film che era Melissa P.

In questa pellicola decide di concentrarsi molto sulla danza e sulla sua bellezza, filmando delle coreografie stupende e dei balli visivamente potenti che assomigliano a delle danze selvaggie, quasi appunto dei sabba (comunque il 90% dei film di danza che escono ora dovrebbero prendere ad esempio questo film).
Inoltre il regista utilizza degli ottimi campi lunghi e qualche piano sequenza fatto bene ma soprattutto tenta di creare una messa in scena e delle immagini che sembrano usciti da un quadro.

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Ad aiutare la regia abbiamo un montaggio ben fatto e, tra le altre cose, un buon utilizzo del montaggio alternato. Di quest’ultimo ne è stato fatto un buon uso in due scene specifiche; una di queste è la sequenza degli specchi. Da citare anche i bei effetti speciali impiegati per la realizzazione di tale scena, forse una delle più impressionanti del film.

Invece ora parliamo di alcuni aspetti un po’ altalenanti di questa pellicola: la fotografia e la sceneggiatura.
Nel primo caso ho apprezzato la scelta di una fotografia grigia e un po’ desaturata per descrivere il momento che in quel periodo stava vivendo la Repubblica Federale Tedesca (cosa che anche il buon Kasabake ha apprezzato). Peccato che questo tipo di fotografia venga utilizzata anche dentro la compagnia o in luoghi al di fuori di Berlino. Ed è veramente un peccato perché specialmente all’interno della scuola un po’ penalizza la messa in scena. Avrei quasi preferito un utilizzo del colore rosso per indicare i segreti e gli orrori nascosti all’interno dell’edificio. E in questo caso non posso fare a meno di confrontare questa fotografia con quella del Suspiria di Argento, che aveva luci verdi, rosse, blu, gialle stupende con dei tagli espressionistici e che, ovviamente, si ispiravano alla fotografia che il mitico Mario Bava utilizzava nelle sue pellicole (specialmente in Sei donne per l’assassino, film stupendo di cui devo fare un articolo al più presto).

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La sceneggiatura è invece molto interessante ma non sfruttata a dovere. Mentre nel film di Argento era molto semplice e lineare ma comunque funzionale e chiara, qui si è deciso di mettere parecchia carne sul fuoco che non sempre riesce a convincere.
La prima differenza che posso citare (eviterò spoiler importanti) è che fin dall’inizio sappiamo che la scuola è piena di streghe, togliendo così quel senso di mistero presente nell’originale. Anzi, oltre a sapere dell’esistenza delle streghe, molto spesso Guadagnino le renderà delle vere e proprie protagoniste facendoci partecipare alle loro discussioni. Mi dispiace un po’ per come viene affrontata la questione politica che a mio avviso poteva essere approfondita di più e messa meglio sullo schermo. Invece ho trovato molto interessante il personaggio di Susie Bannion (qui ci sarà un enorme cambiamento) e del suo rapporto con Madame Blanc, un rapporto che con il tempo si rafforzerà parecchi. Molto interessante anche il Dr. Jozef, lo psicoterapeuta di Patricia, che indagherà sulla scomparsa della sua paziente. Ci saranno anche tante altre tematiche come gli orrori del nazismo, il femminismo, il bigottismo religioso e il potere, tantissimi argomenti veramente intriganti ma a mio avviso veramente troppi e ciò crea un po’ di problemi quando si cerca di approfondire uno di questi argomenti. Neanche i 152 minuti di durata bastano per poter parlare di tutto ciò.

Una delle cose migliori del film è sicuramente la stupenda interpretazione di Tilda Swinton, qui alla presa non con uno ma con ben tre ruoli: Madame Blanc, Madam Markos e perfino il Dr. Jozef (che, non so per quale motivo, in molte interviste Guadagnino diceva che in realtà era un vero psicoterapeuta chiamato Lutz Ebersdorf alla sua prima prova attoriale). Un’impresa per niente semplice che la Swinton porta a termine in maniera eccellente, dimostrando ancora una volta di essere una delle migliori attrici in circolazione.

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Per concludere, questo Suspiria non è un semplice remake per fare soldi. Ha delle cose da dire e Guadagnino tenta di dargli una visione e una messa in scena del tutto personale e originale. Non è un brutto film ma neanche una perla come hanno definito alcuni. E’ un buon film con, a mio avviso, delle occasione sprecate che potevano renderlo molto meglio di così. Personalmente lo considero il lavoro più interessante fatto da Guadagnino fin’ora.

Spero che la recensione vi sia piaciuta. Alla prossima!

 [The Butcher]

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Oh, finalmente posso parlare di questo film.
Ormai era da tempo che volevo farlo ma ho rimandato per vari motivi (un altro obiettivo è fare quel mega articolone sul manga di Berserk, sulla sua filosofia, le sue ispirazioni, ma forse è meglio non parlarne ora altrimenti andiamo fuori discorso).

Quindi ecco a voi la recensione di Dark Shadows, film horror-comedia del 2012 diretto dal grande Tim Burton e basata sull’omonima soap opera degli anni sessanta creata da Dan Curtis.

Trama:
Siamo nel 1760 e la famiglia Collins insieme al loro unico figlio, Barnabas, decide di trasferirsi nelle Tredici Colonie e, arrivata nel Maine, costruiscono Collinwood, la loro nuova casa che in seguito diventerà un villaggio, Collinsport. Barnabas intanto cresce e diventa un uomo spavaldo e playboy. Un giorno però decide di rompere la sua relazione con Angelique Bouchard e quest’ultima si rivelerà in realtà una strega che per vendicarsi scatenerà una terribile maledizione al nostro protagonista. I suoi genitori moriranno in uno strano incidente mentre Josette, la nuova fidanzata di Barnabas di cui lui è realmente innamorato, si suiciderà buttandosi dalla scogliera. Sconvolto dal dolore anche lui deciderà di suicidarsi per poi scoprire di essere immortale, infatti la strega lo ha punito trasformandolo in un vampiro. Oltretutto lei riuscirà a istigare gli abitanti di Collinsport contro Barnabas che lo rinchiuderanno vivo in una bara.
Nel 1972, durante dei lavori, il vampiro riesce a liberarsi e torna a casa per scoprire che la proprietà è in rovina e dovrà mettersi all’opera per aiutare i propri discendenti, divenuti ormai la sua nuova famiglia.
Ma la strega Josette è in circolazione e la sua sete di vendetta non è ancora placata.

Iniziamo col dire che sono rimasto molto sorpreso dalla freddezza con cui è stato accolto. C’era perfino chi lo descriveva come il peggior lavoro di Burton (grandissima esagerazione) e chi invece accusava il regista di non essere più capace di fare film. Seriamente, spiegatemi perché quest’opera è così tanto disprezzata. Non è uno dei lavori più belli o memorabili di Burton, ma è un film fatto bene con delle perle niente male.

Partiamo dal fatto che Dark Shadows ha degli elementi horror (basti solo pensare che Barnabas sia un vampiro e che la sua nemesi sia una strega) ma è soprattutto una commedia. Forse le persone si aspettavano qualcosa di più “frizzante”, con molte più gag e un ritmo ben preciso mentre invece ha dei momenti che sono effettivamente comici e altri molto gotici. Questi due elementi non combaciano per niente ma sono ben divisi, cosa che a me va più che bene anche perché unire elementi gotici con quelli comici non è un’ottima scelta.

Però questo film è geniale per un motivo ben preciso: è un film cattivo realizzato in modo da sembrare per tutti. Cosa voglio dire con questo? Che se ci pensiamo bene abbiamo visto una storia che ha una certa crudeltà. Sono presenti dei tradimenti nella famiglia Collins e non tutti i membri della stessa sono figure positive. La cosa però più interessante è Barnabas. Lui cerca di fare la cosa giusta, cerca di essere una brava persona e in parte ci riesce ma non può farlo del tutto perché è un vampiro e i vampiri sono creature crudeli. Più volte nel film farà delle scelte difficili e particolarmente in una scena chiave (quella con gli Hippy). Non dirò altro su questa scena ma la cosa bella era vedere persone ridere in un momento del genere (che in effetti era divertente) e non capire la malvagità di quello che stava accadendo.

Tra l’altro è divertente e anche interessante il rapporto tra il nostro Johnny Depp e Josette (interpretata da un’affascinante Eva Green). La loro sarà una relazione di amore/odio (anche se prevarrà quest’ultimo) in cui assisteremo molte volte a dibattiti e chi ha visto il trailer può confermare (velata ironia).
Un rapporto che alla fine non è poi così banale come sembra ma che dimostrerà una certa maturità e due persone distrutte chi dal tempo chi dalla sete di vendetta.

Sarà anche bello vedere vari mostri del panorama horror fare loro comparse (come lupi mannari o fantasmi) rendendo il film, soprattutto nella parte finale, molto d’intrattenimento.

Fa anche piacere una Michelle Pfeiffer, nel ruolo di Elizabeth, di nuovo in gran forma (era dai tempi di Stardust che non la vedevo in un bel film). Tra l’altro ci sono anche altre facce note come Helena Bohnam Carter, Chloe Grace Moretz, Jonny Lee Miller e anche Christopher Lee che qui appare in una piccola parte. Attori molto capaci che si ritroveranno alla perfezione nei loro ruoli.

La regia di Burton è ottima come sempre e la fotografia qui invece cambia e troviamo Bruno Delbonnel (che incontreremo di nuovo con Burton in Big Eyes e successivamente con Miss Peregrine) che riesce a descrivere bene sia l’atmosfera “gotica” della pellicola sia il periodo in cui è ambientato, ovvero gli anni ’70. Parlando di anni ’70 ci sarà anche un bellissimo cameo di Alice Cooper nel ruolo di se stesso e varie musiche di quei tempi che aiutano lo spettatore a immergersi nell’atmosfera (tra l’altro ci sarà anche Dancing in White Satin dei Moody Blues che è una delle mie canzoni preferite).
Diciamo che sono presenti varie citazione delle musiche con cui Burton è cresciuto e da cui è stato anche influenzato.

Per quanto riguarda il film non ho più altro da dire. Ormai nei miei articoli molte volte sentirete parlare di pellicole “sottovalutate” a cui voglio dare un certo onore e mostrare sotto una luce diversa. Non solo perché sono piaciuti a me ma anche perché hanno degli elementi oggettivi (regia, fotografia, sceneggiatura ecc…) veramente ottimi.

Quindi io vi saluto ancora e auguro un buon Halloween!

[The Butcher]

Dai, dai non perdiamo tempo e iniziamo subito!

Ultimamente all’università sono riuscito a trovare il tempo per guardare alcuni film e tra questi mi è capitato tra le mani The Equalizer – Il vendicatore, film thriller-noir del 2014 diretto da Antoine Fuqua (King Arthur, Attacco al Potere) con protagonista Denzel Washington, adattamento cinematografico della serie tv Un giustiziere a New York (ma che diavolo di titolo gli hanno dato in italiano?), prodotta dal 1985 al 1989.

Ne avevo sentito parlare e mi ero un po’ interessato per la trama che all’inizio ricordava quasi quella di Leòn (cosa che poi era stata solo una mia impressione).
Un buon film. Con alcuni difetti ma che è riuscito a intrattenermi e a interessarmi in certi punti. Una piccola sorpresa per me dato che mi aspettavo un film pieno di sole carneficine.
Vediamo allora cos’ha da dire quest’inutile blogger su The Equalizer.

Trama:
Robert McCall (Denzel Washington) vive una vita tranquilla a Boston dove lavora in un negozio di ferramenta. Robert sembra trascorrere una vita tranquilla e pacifica dove cerca di aiutare le persone che gli stanno intorno come ad esempio il suo amico Ralphie, che desidera diventare una guardia giurata. Nonostante tutto il nostro protagonista ha una vita solitaria e la notte, non riuscendo a dormire, passa il suo tempo in un diner aperto 24 ore su 24 a leggere i suoi libri. Qui conosce Alina (Chloe Grace Moretz), una giovane prostituta della mafia russa che si avvicina a lui perché interessata alle sue interpretazioni dei libri che legge.
Una notte però Robert scopre che Alina è stata picchiata a sangue dal suo capo per non aver soddisfatto un cliente. Questo scatenerà la rabbia del protagonista che deciderà di vendicarsi e dare giustizia alla ragazza. Ma non sa che così facendo andrà a immischiarsi in affari molto più ampi e pericolosi.

Già una volta Antoine Fuqua e Denzel Washington lavorarono insieme e fu nel film Training Day che valse a Washington l’Oscar come Miglior Attore protagonista. E con questo nuovo lavoro ci hanno regalato un film che funziona molto bene nonostante alcune carenze specialmente per quanto riguarda la sceneggiatura.

La prima nota positiva del film: Denzel Washington. Ormai credo che si sia capito che lui sia un bravissimo attore e in molti film lo ha dimostrato. E anche qui non si smentisce.
Riesce ad essere convincente sia come “angelo custode” di alcuni personaggi, una persona pronta a incoraggiare e ad aiutare il prossimo, sia come Terminator umano. Lui riesce da solo a far fuori molti dei cattivoni che oseranno far del male agli innocenti e lo fa con un’impassibilità e precisione magistrale.
Ed qui si passa a un altro lato positivo della pellicola: le scene d’azione.
Non aspettatevi calci volanti, uccisioni incredibile e sparatorie improponibili. Robert è una persona che preferisce agire nell’ombra senza destare sospetti e quindi analizzerà i nemici e li attaccherà usando i loro punti deboli e la sua furbizia.
Però c’è anche da dire che non mancano le esplosioni di tanto in tanto. E infatti sarà presente una scena tipica di certi film americani in cui il nostro protagonista cammina con lo sguardo rivolto verso la telecamera mentre dietro di lui esplode tutto quanto causando il fini mondo, ma lui niente, se ne frega e continua la sua camminata da figo (che sinceramente non ho trovato neanche brutta in questo contesto).

Come non parlare poi delle scene d’azione? Sanno come metterti tensione e puntano sempre di più sulla tattica che sulla spettacolarità e che risultano una meraviglia per gli occhi. Tra queste spicca in assoluto il “combattimento” finale tra Robert e la gang russa. Un vera e propria caccia all’uomo fatte di lunghe attese, aspettando che qualcuno faccia un errore e attaccare. Scena tra l’altro accompagnata dalla colonna sonora di Harry Gregson-Williams che segue in modo perfetto e ossessivo lo svolgersi degli eventi. Una delle parti che più mi ha colpito del film.

Ma ovviamente anche questo lungometraggio ha dei difetti. Il primo che mi è saltato all’occhio riguarda il personaggio della Moretz, Alina.
Lei è fondamentale perché da inizio all’intera vicenda e oltre tutto lo spettatore non può dare a meno di affezionarsi a lei, in quanto è qualcuno costretto con la forza a fare qualcosa che non vuole ma che tenta in tutti i modi di ribellarsi.
Nonostante tutto, nonostante fosse anche ben riuscita la costruzione del personaggio, l’hanno fatta apparire pochissimo. C’è all’inizio e, dopo che succede tutto il putiferio, sparisce dal film e torna solo alla fine. Non capisco il perché di questa scelta, avrebbero potuto approfondire il rapporto tra i due e invece niente. Mi ha creato un po’ di dispiacere.

Oltretutto certe parti della sceneggiatura non mi hanno convinto tanto. Posso accettare l’irrealismo nelle scene d’azione (per esempio un uomo che distrugge da solo un’intera organizzazione) ma per lo svolgersi degli eventi alcune scelte sono abbastanza sciocche. Non mi dilungherò su questo punto perché altrimenti dovrei fare degli spoiler per spiegarvi meglio.

Ultimo difetto sono i personaggi. Non sono brutti, molti sono stereotipati ma alla fine riesci ad affezionarti a loro. Il problema è che nessuno di loro ha una vera e propria crescita (poco o nulla il personaggio di Denzel). Anche l’antagonista principale è uno stereotipo già visto ma, per fortuna, non mi ha infastidito anzi mi è piaciuto molto anche grazie all’ottima interpretazione di Marton Csokas.

Questo era tutto quello che volevo dirvi. Il film è davvero ottimo e non deve essere preso per niente sul serio nonostante molti momenti seri. Ho scoperto che hanno intenzione di fare un seguito e spero di vedere un maggior approfondimento di Robert McCall. Sì, perché il suo passato, la sua storia è spiegata poco o nulla e sarei curioso di scoprirne di più e, magari, vederne anche una crescita.

Grazie per l’attenzione e ci vediamo la prossima!

[The Butcher]