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Introduzione:
Riprendendo brevemente quanto detto nella parte introduttiva di questo progetto (che trovate qui: CLICK!), da ora in poi tutto quello che dirò sarà in totale full spoiler e quindi adatto solo a chi ha già visto l’anime in questione.
Ho organizzato il lavoro in base a come sono stati divisi gli episodi nei vari dvd in mio possesso (che sono appunto quattro) e da oggi ci si addentrerà quindi nel vivo della discussione.
Un consiglio che vi do è di vedere o comunque rivedere gli episodi man mano che andremo avanti con l’analisi a modo di avere ben in mente ciò di cui andremo a parlare (ed è strettamente consigliato aver già visto almeno una volta tutto l’anime per conto proprio).

lif.01 (DVD 1)
layer: 01 “WEIRD”
layer: 02 “GIRLS”

device#01 EYE
device#02 MOUTH

Contenuti Speciali

Una cosa che mi è davvero piaciuta tanto è l’interfaccia grafica del menù del DVD perché ricrea la navigazione in un vero e proprio NAVI (che ricordo essere la versione dei personal computer nel mondo futuristico di Lain) con tanto di autorizzazione e login vocale da parte della protagonista (con il doppiaggio originale giapponese).
Dopo aver fatto un rapido giro nei contenuti speciali (come il game spot del gioco per playstation – il quale non tratteremo minimamente in quanto non ne conosco gli eventi – e lo spot del CD con le canzoni originali composte per l’anime) si parte, addentrandoci insieme a Lain nel Wired (ovvio anagramma della parola weird = strano).

layer: 01 “WEIRD”
L’inizio non lascia spazio a equivoci: assistiamo in diretta al terribile atto di suicidio da parte di una giovane studentessa delle medie. È notte e ci troviamo nelle affollate strade di Tokyo, illuminate da luci quasi disturbanti; la ragazza, Yomoda Chisa, sale fino alla cima di un palazzo e si lancia di sotto. Poco prima di buttarsi lei sembra felice, uno strano sorriso le dilania il viso. Perché la sua morte non sarà semplicemente tale, ma un’ascesa. O almeno è questo ciò che lei pensa in quei pochi attimi prima di schiantarsi al suolo, davanti agli occhi della gente.
Il corpo non le permetterà mai di connettersi realmente, allora perché non abbandonare questa vita che non ha motivo di andare avanti?
Strane luci nel frattempo entrano in contrasto con le ombre gettate dalla città, come un virus che serpeggia tra le persone.
«Cosa si prova a morire?»
«Mi ha fatto male», ride.

Questo circola nella rete, accompagnato dall’incessante ronzio dei cavi elettrici che inglobano il paesaggio in una fitta ragnatela.
La mattina seguente veniamo introdotti nella vuota e assordante vita di Iwakura Lain, ragazzina delle medie taciturna e solitaria. Possiamo capire come lei non percepisca mai il silenzio quando è in mezzo alla gente perché un brusio incessante l’assorda durante il viaggio in treno che fa ogni giorno per andare a scuola. Mostrando una personalità che già ci appare insolita, intima alle persone di fare silenzio. Il problema è che solo lei sente il brusio della rete.
Generalmente appare per lo più apatica, disconnessa dagli altri, con una personalità che può sembrare timida e introversa. In realtà è molto meno di così: il più delle volte Lain è semplicemente vuota. Sembra anche più piccola rispetto alle sue coetanee, senza interessarsi minimamente alle cose che piacciono alle adolescenti, come l’andare a ballare, il trucco e i ragazzi.
Quella mattina i suoi sensi registrano strani eventi ai quali reagisce confusa ma con basso interesse; qualcosa sta succedendo e solo lei riesce a vederlo ma al tempo stesso lo ignora (percezioni distorte, corpi evanescenti).
In tanto viene finalmente a conoscenza del suicidio di una studentessa di quella scuola e dello sconcertante evento che ne ha fatto seguito: tutti hanno incominciato a ricevere email dalla defunta.
Lain dice di non intendersene di pc, sotto lo sguardo perplesso di Mizuki Alice (una sua compagna di classe) che la incoraggia al mettersi al passo con i tempi: ormai tutti si connettono al wired e dovrebbe farlo anche lei.
Tornata a casa, ci viene subito fatto notare da certe inquadrature come l’ambiente familiare di Lain sia ordinato ma freddo. Non c’è niente che possa farla chiamare “casa propria” perché è comune a tutte le case standard che si potrebbero vedere in uno spot pubblicitario.
Per lo più non c’è nessuno.

La ragazzina si rintana in camera sua (sembra essere la stanza più vuota in assoluto: rettangolare e molto grande, è arredata solo da un letto, una piccola scrivania e un armadio a muro). La scrivania è in disordine, e sommerso da oggetti per bambini (come peluche) e quaderni di scuola c’è il vecchio navi di Lain che probabilmente non ha mai acceso.
Incuriosita dalla questione di Chisa decide di avviarlo e, come previsto, anche lei trova un’email da parte della defunta.
Lain non reagisce sconvolta come è successo alle sue compagne; risponde e avvia una breve chat in cui chiede alla ragazza perché ha deciso di uccidersi.
La risposta è: «Perché qui c’è Dio».
A questo punto potrei lasciare e chiudere qui l’articolo per quanto è sconcertante questa frase… ma abbiamo molto altro di cui parlare e siamo soltanto all’inizio.
Chisa era una ragazza socialmente incapace, solitaria e impacciata. Connettendosi pienamente al wired ha avuto la possibilità di oltrepassare questi suoi limiti. Probabilmente era anche presa in giro; una situazione piuttosto comune anche ai giorni nostri quindi, dove giovani adolescenti possono costruirsi una nuova vita nella rete. Ma questo mi ha anche fatto pensare a un fatto molto inquietante, cioè alle odierne catene di challenge online che portano alla morte moltissimi giovani instabili o comunque facilmente ingannabili.
Proseguendo con Lain, per riuscire a incontrare Chisa si interessa ad avere un buon accesso al wired, così per la prima volta entra nello studio del padre, il quale rimane piuttosto sorpreso, e chiede di poter avere un nuovo navi.
Il wired serve per collegarsi ma non bisogna confonderlo con la vita reale.
Il giorno seguente la catena di suicidi continua, qualcuno si butta sulle rotaie del treno e assistiamo a una scena alquanto simbolica e inquietante: il sangue che gocciola dai cavi elettrici, proprio sopra allo sguardo sgomentato di Lain.
Le visioni aumentano a dismisura, tormentando la protagonista che cade in un incubo in cui assiste al suicidio della ragazza che si è buttata sotto il treno, dove, poco prima di venir travolta, vediamo sul volto illuminato ben tre espressioni precise che si alternano: felicità ritrovata, orrore e morte. Subito dopo la povera Lain si sveglia in classe, in un bagno di sudore.
Accedendo per la prima volta il navi lei ha dato ai morti la possibilità di perseguitarla, tramite apparizioni, scritte e visioni.
Una cosa precisa vogliono: che lei venga nel wired.
Ha aperto le porte di un altro mondo (aldilà) che solo lei può vedere appieno.
Il Dio del wired la chiama.

Un breve accenno ai device#**: in italiano è la parola che indica le periferiche che vengono connesse al computer per vari utilizzi. In SEL rappresentano il promo dell’episodio successivo e portano sempre come titolo una parte del corpo: il rapporto tra un device e il processore è infatti messo in paragone al legame che c’è tra il corpo materiale e la mente.

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Di notte, nel locale molto in voga tra i giovani, il Cyberia, un ragazzo compra l’Accela, una sorta di stupefacente elettronico.
Cyberia: locale in voga tra i giovani che può essere interpretato come un luogo in cui tutti si connettono. Ma la connessione avviene in maniera distaccata e fredda. E perdere troppo velocemente il contatto con il confine che c’è tra la realtà e il wired può sconvolgere in maniera irreversibile una persona perché la porterà a smarrire il proprio io nella moltitudine che è il network –> Altro tema attuale anche oggi, sempre associabile all’assuefazione che dona la rete, portando a contatti spesso asettici, con il rischio che la quantità di informazioni che riceviamo ci renda in realtà vuoti.
Accela: definita una “smart drug”, è un nano microorganismo elettronico che stimola la produzione di un ormone. Questo porta il cervello dell’individuo a percepire le cose in maniera “accelerata”. Dona una maggiore velocità di calcolo e assimilazione delle informazioni. Dopo un giorno viene espulsa dal corpo.
Una interessante interpretazione può essere legata al:

  • la “macchina” è una “droga” perché permette alla coscienza umana di superare limiti inimmaginabili.
  • le “droghe” sono “macchine”, suggerendo che le droghe sono progressi tecnologici, sempre alla ricerca dello “sballo migliore”.

Dopo averlo ingerito il ragazzo comincia a sentirsi male, il che ci viene mostrato, tra le altre cose, attraverso inquadrature sfuocate in cui si intravvedono tre delle compagne di classe di Lain che chiacchierano allegramente (tra cui Alice) e una ragazza identica a Lain che attacca brighe con dei ragazzi. Ma non può essere lei perché il suo atteggiamento e il suo modo di vestire sono esattamente l’opposto rispetto alla natura passiva e infantile della protagonista.
Il mattino seguente, uscendo di casa per andare a scuola, Lain incrocia un uomo completamente vestito di nero che la fissa (Men In Black). Fugge spaventata.
Una volta a scuola incontra le sue compagne di classe, le tre che erano presenti al Cyberia la sera precedente. Due di loro (Kato Juri e Yamamoto Reika) insinuano che fosse Lain la ragazza che hanno visto al locale ma Alice non sembra essere d’accordo. Lain nel frattempo rimane completamente confusa e smarrita dalla discussione perché non è per niente al corrente di ciò che stanno parlando.
(Ci sono più Lain?)
Alla fine Alice le propone di uscire con loro pensando che così possa riuscire a divertirsi un po’. Dopo varie insistenze da parte della ragazza, accetta.
Purtroppo le visioni continuano, con apparizioni che sembrano essere sia di spiriti dei morti (la ragazza morta suicida sulle rotaie del treno) che di utenti collegati al network, che invece appaiono indefiniti e senza una forma precisa.
“Tutti gli esseri umani sono collegati…”

A casa incontra il corriere che deve consegnare dei pacchi: questi contengono il nuovo navi per Lain, una macchina di ultima generazione che permette un accesso illimitato al wired.
Penso che sia un concetto alquanto difficile da capire appieno le prime volte: noi tendiamo a pensare al nostro internet e al come funziona l’accesso online. Nel mondo di Lain la questione è più metaforica. Gli utenti indefiniti che vede Lain nelle sue apparizioni sono infatti persone che hanno un accesso limitato. Meno ci sono confini e più è possibile materializzare il proprio corpo e quindi connettersi senza limiti.
I morti lo fanno senza bisogno di un navi.
Lain continua a mostrarsi passiva davanti al corriere che reagisce con sgomento alla sua apatia ma non appena torna a casa il padre la ragazza chiede a quest’ultimo di montargli subito la nuova macchina.
La sera, avendo ceduto all’insistenza in buona fede di Alice, Lain va al Cyberia, entrando dal retro per eludere la sorveglianza.
Le tre ragazze, vedendola vestita in modo piuttosto infantile, hanno ormai la conferma che colei che avevano visto la sera prima non poteva essere la Lain che loro conoscono.
Mentre parlano di questo, sotto le luci accecanti e la musica assordante, uno sparo getta il panico. Le persone fuggono e Lain resta indietro, osservando i corpi riversi a terra e il presunto assassino, il ragazzo che aveva preso l’accela.
Sembra completamente fuori di sé ma quando scorge il volto di Lain cade nel terrore puro cominciando a urlare frasi apparentemente insensate.
“Non centro nulla con il tuo assurdo Dio! Il wired non deve interferire con il mondo reale!”
A questo punto Lain si avvicina al ragazzo con un’espressione totalmente fredda e crudele. Non è la solita Lain. Mentre ha la pistola puntata contro, dice: “Ovunque si trovino le persone, esse saranno sempre connesse”.
Il ragazzo si spara alla bocca sotto lo sguardo sgomentato di Lain, che sembra essere tornata in sé.
Chi è Lain?

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[Shiki Ryougi 両儀 式]
PS: Immagini tratte dall’artbook “An Omnipresence in Wired”,
dal dvd e dagli episodi discussi.
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