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E’ da un po’ di tempo che ci penso e devo dire che non ho quasi mai parlato dei film di Tim Burton (a parte il sottovalutato Dark Shadows). Burton è un regista che è sempre riuscito a colpirmi per il suo stile particolare, che prende spunto dall’espressionismo e lo modifica a modo suo, e anche per i personaggi delle sue pellicole; bizzarri, emarginati e non compresi ma che possiedono una grande umanità.

Il film di oggi ha tutte queste caratteristiche: ecco a voi Ed Wood, film del 1994.

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Trama:
Edward D. Wood Jr. è un artista che sta cercando in tutti i modi di sfondare nel mondo del cinema come regista. Quest’occasione gli si presenta quando un produttore dichiara di star cercando un regista per fare la biografia di Christine Jorgensen (una delle prime persone al mondo a fare il cambio di sesso). Ed Wood decide di cogliere l’occasione essendo lui un crossdresser, purtroppo l’incontro è un nulla di fatto ma mentre sta tornando a casa si ritrova davanti Bela Lugosi.

Sono sicuro che in molti conoscano bene il regista Ed Wood ma, per chi sentisse questo nome per la prima volta, ecco un piccolo riassunto.
Edwad Davis Wood Jr. era un regista, sceneggiatore, produttore e attore divenuto famoso per essere il “regista peggiore di sempre” e per il suo film più famoso, Plan 9 from the outer space. Le sue pellicole avevano un budget misero, scenografie tremendamente finte, attore per nulla bravi e una regia alla “buona la prima”. Insomma come regista era un po’ un incompetente ma amava veramente il cinema e qualcosa ne capiva (come dice nel film, adorava Orson Wells e il suo Quarto Potere).

Prima di ogni cosa complimenti per l’interpretazione di Johnny Depp. Con un personaggio come Ed Wood c’era il rischio di creare una macchietta o uno sciocco e invece sono riusciti a dar vita a un vero sognatore anche se inetto. L’amore che prova il protagonista per la settima arte è puro e sincero, lo dimostra la forza di volontà che ha impiegato per trovare i soldi e i contribuenti per le sue pellicole. Il fatto che facesse anche crossdressing (adorava in particolare modo i golfini d’angora da donna) lo rende ancor più affascinante specialmente per gli anni in cui le vicende sono ambientate. E’ un emarginato, una persona fuori dal comune che combatte per i suoi sogni nonostante i vari problemi. E’ un personaggio a cui è impossibile non affezionarsi.
Tra l’altro è stato anche il primo a portare sul grande schermo la tematica del crossdressing, conoscendo bene l’argomento e mostrandolo con una certa sensibilità. Certo, il film è veramente brutto però almeno ci ha provato.

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Il personaggio che però più di tutti colpisce è sicuramente Bela Lugosi interpretato alla stragrande dal compianto Martin Landau. Nonostante i lineamenti di Landau non siano per niente simili a quelli di Lugosi, il lavoro svolto da Rick Baker con il trucco è stato stupendo, rendendo l’attore molto simile al Conte.
Anche se il trucco è stupendo, si rimane meravigliati per la bravura dell’attore. Se ne avete l’opportunità, guardatelo in lingua originale per sentire come Landau riesce a utilizzare l’accento ungherese di Lugosi. Come disse in un’intervista, ciò che cercava di fare non era quello di usare quell’accento ma tentare di nasconderlo (Bela ha sempre provato a velare il suo accento visto che gli creava problemi con il lavoro).
Inoltre quello che ci viene proposto è un Lugosi ormai vecchio e stanco, piegato dai fallimenti e dalle droghe. Una visione del personaggio molto triste ma che riesce ad essere anche buffa e divertente (la scena in cui parlano di Karloff e lui si arrabbia insultando l’attore mi ha fatto ridere tanto). In ogni caso non è una caricatura dell’attore che fece Dracula, ma un’omaggio dolce e rispettoso.
L’amicizia che nasce tra Ed Wood e Bela è veramente bella con il primo che continua ad ammirare l’attore nonostante tutto e il secondo che trova un po’ di volontà per andare avanti.

La regia e la fotografia sono sicuramente tra i punti di forza della pellicola. Burton decide di adottare il nero e bianco per raccontare la storia di Ed Wood. Una scelta a mio avviso molto intelligente dato che il tipo di fotografia utilizzata avrà un taglio fortemente espressionista. Come ho detto all’inizio, Burton utilizza questo stile nelle sue pellicole (uno stile che poi ha modificato) ma qui è davvero perfetto in quanto elogia sia gli anni ’50 sia un tipo di filmografia caro a lui e allo stesso Ed Wood (tra l’altro è ottima quando compare Lugosi). Quindi vedremo un contrasto molto forte e un uso prepotente delle luci.

Questo lato espressionista contagerà anche le scenografie in quanto, certi modellini rappresentanti Hollywood saranno deformati. E’ divertente vedere anche lo sforzo fatto dallo scenografo per rendere al meglio le scenografie che Ed Wood usava nei suoi film.
Il problema di quest’ultime risiede nel fatto che erano piatte, senza profondità e con colori uniformi.
Immagino che Tom Duffeld, lo scenografo, si sia divertito a dover “sbagliare” per una volta.

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Le musiche sono stupende (di stampo tipicamente anni ’50 e jazz), ma questa volta alla colonna sonora che Howard Shore e non Danny Elfman (quasi sempre presente nei film di Burton). Molto interessante il fatto che per realizzare le musiche dai “toni alieni” sia stato utilizzato il Theremin. Per chi non lo sapesse, il theremin è uno strumento musicale elettronico inventato in Russia negli anni ’20 da Léon Theremin. Si basa su oscillatori che producono dei suoni sul principio fisico del battimento (la frequenza che si ottiene dalla sovrapposizione di grandezze periodiche). Devo dire che questo strumento è stato utilizzato davvero bene.
Nei momenti drammatici con protagonista Lugosi sarà presente un riarrangiamento de Il lago dei cigni di Tchaikovsky (questa musica era all’inizio del film su Dracula). Una cosa molto dolce.

Questo è Ed Wood. La storia di un sognatore incapace e di un attore decaduto, circondati da personaggi bizzarri e simpatici ma anche da un mondo che non crede in loro. Continuerò a considerarlo sempre come uno dei migliori film realizzati da Burton e, se ancora non l’avete visto, vi consiglio di farlo il prima possibile.

Qui finisce il primo articolo del 2019. Spero che vi sia piaciuto. Alla prossima!

 [The Butcher]

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Come promesso ecco il secondo articolo dedicato alla saga di Nightmare. In questo caso affronteremo le pellicole successive a Nightmare on Elm Street di Wes Craven e cercherò di dedicare a ognuna di esse il giusto spazio. Wes Craven’s New Nightmare però avrà una recensione a parte visto che voglio fare un lavoro più approfondito.

Iniziamo con il secondo capitolo, A Nightmare on Elm Street Part 2: Freddy’s Revenge (Nightmare 2: La rivincita) diretto da Jack Sholder.

Possiamo dire che questo secondo capitolo fallisce su tutti i fronti. Il film è ambientato 5 anni dopo gli avvenimenti del primo e vede come protagonista Jesse Walsh, un ragazzo trasferitosi insieme alla famiglia nella casa dove prima abitava Nancy Thompson. Da subito inizia ad avere degli incubi con Freddy Krueger che questa volta però vuole il corpo di Jesse per poter tornare nel mondo dei vivi.

Il più grande difetto di questo secondo capitolo è senza dubbio la sceneggiatura. Qui si allontanano tantissimo dall’idea di Craven sul sonno e sull’incubo. Freddy sembra più un fantasma o un poltergeist e uccide tramite l’aiuto di Jesse. Oltre ciò ha anche la capacità di influenzare il clima della casa, cosa che trovo un po’ insensata.
Il mondo dei sogni sembra quasi essere assente distruggendo molte regole del primo, forse perché volevano provare a realizzare qualcosa di nuovo ma nel modo sbagliato.
Tra i lati positivi però ci sono alcune interpretazioni, come ad esempio quella di Mark Patton, l’interprete di Jesse, e ovviamente Freddy Krueger. Anche la regia è ben resa, ci sono momenti di grande tensione come l’apparizione di Freddy in camera di Ron o quando Jesse visita la sorellina mentre dorme e si rende conto di avere l’artiglio di Krueger.
Però purtroppo ci sono anche scene ridicole come l’attacco in piscina: diciamo che vedere degli adolescenti alti un metro e novanta fuggire da un Freddy che è tipo la metà di loro non è una gran cosa.
Un secondo capitolo abbastanza dimenticabile.

Il terzo film è A Nightmare on Elm Street 3: Dream Warriors (Nightmare 3: I guerrieri del sogno), diretto Chuck Russell.

Se non contiamo Wes Craven’s New Nightmare questo è sicuramente il sequel più riuscito. In questo capitolo torna Wes Craven ma solo come sceneggiatore (nel precedente non aveva partecipato per niente).
La storia è ambientata l’anno successivo agli avvenimenti del secondo e vede degli adolescenti avere degli incubi su un uomo che li vuole uccidere e iniziamo ad avere comportamenti talmente violenti da essere messi in una clinica psichiatrica. Ovviamente nessuno lì crede tranne un nuovo membro dello staff psichiatrico, Nancy Thompson. Lei, con l’aiuto di Neil Gordon, cercherà di aiutare i ragazzi ad affrontare la minaccia di Freddy.

Qui si ritorna alle origini, con Freddy che ha il controllo del mondo dei sogni e che continua a uccidere i figli dei suoi mietitori. Con questo film il personaggio di Krueger inizia ad avere una punta di ironia in più (cosa che aumenterà con gli altri tre film) e comincia a uccidere le sue vittime in modo “originale”. Tra i fan della saga una delle cose che sicuramente sono rimaste più imprese nei film successivi sono i modi particolari con cui Freddy fa fuori questi adolescenti. La fantasia al regista non manca, basti pensare alla scena della televisione o quella della marionetta. Ma non sono solo le uccisioni ad essere curate, anche le scenografie sono ben realizzate con l’ex casa di Nancy che diventa il teatro perfetto di Freddy.
Come se non bastasse tutto lo staff si è sbizzarrito per poter dar vita a delle sequenze molto grottesche utilizzando degli effetti speciali niente male. Il “Freddy-serprentino” ne è un esempio.
Con i personaggi hanno cercato di dargli un certo spessore, di farli un po’ affezionare al pubblico, cosa che è riuscita in parte. Con alcuni si riesce ad simpatizzare ma con altri non tanto, anche per il poco tempo in cui rimangono in scena.
Tra l’altro qui si scopre qualcosina riguardo al passato di Freddy Krueger, cosa che di sicuro ha incuriosito molti e che è stata sfruttata in modo interessante nella pellicola.
Questo fu uno dei film di più successo della saga e fu uno di quelli che guadagnò di più e rese Nightmare famoso.

E si continua con il quarto capitolo A Nightmare on Elm Street 4: The Dream Master (Nightmare 4: il non risveglio), diretto da Renny Harlin.

Qui i toni cambiano completamente. Dopo il successo di Dream Warriors la produzione mandò subito in cantiere questa pellicola che fu fatta in fretta e furia visto il poco tempo a disposizione. Inizialmente non si disponeva neanche di una sceneggiatura decente e ciò lo si può anche vedere in certi momenti poco convincenti (come il ritorno di Freddy o del perché Freddy riesca adesso a uccidere anche ragazzi che nulla avevano a che fare con lui).
Il film fa l’occhiolino soprattutto a un pubblico adolescenziale che viene in sala solo per un unica cosa: Freddy Krueger. Anche i precedenti Nightmare avevano come punti di riferimento gli adolescenti ma per esempio il Nightmare di Craven aveva anche momenti di grande maturità e momenti che solo una persona adulta avrebbe potuto capire.
Da qui in poi ci sarà un punto di rottura con la saga e Freddy sarà l’indiscusso protagonista, nonostante il tentativo di creare una protagonista ai livelli di Nancy, Alice Johnson interpretata da Lisa Wilcox. Krueger diventerà sempre più ironico e divertente e farà sempre battutine prima di uccidere le sue vittime (ma anche dopo). Inoltre i personaggi non verranno per niente caratterizzati e le uniche cose che sapremo di loro saranno solo cosa gli piacciono, cosa non gli piacciono o di cosa hanno paura. Questo perché Freddy utilizzerà queste conoscenze per ucciderli in modo originale.
Purtroppo la sceneggiatura tende ad essere abbastanza “arida” a livello narrativo ma il tutto viene compensato dal lato tecnico. Le morti sono ben curate e ognuna diversa dalle altre e il ritmo non annoia per niente. Questa cosa sarà presente anche nel quinto e nel sesto anche se quest’ultimi potevano aver del potenziale che non è stato sfruttato per niente.

A Nightmare on Elm Street: The Dream Child (Nightmare 5: il mito), diretto da Stephen Hopkins, è il quinto capitolo della saga e anche quello che a mio parere poteva portare qualche tematica interessante.

Ritornerà come protagonista Alice Johnson e anche questa volta vedremo Freddy tornare nuovamente (com’era successo per il quarto) ma stavolta in un modo abbastanza originale.
Anche qui si cercherà di rivolgersi a un pubblico di adolescenti ma questa volta sarà una scelta sbagliata. Il motivo è semplice: alcuni elementi o argomenti della pellicola non interessavano a quei determinati spettatori e potevano anche infastidirli.
Si parlerà di tematiche riguardanti la nascita dei bambini, feti, uteri e del subconscio di un bambino. Tutti questi fattori sono molto forti e pesanti per un pubblico il cui unico scopo è quello di vedere l’antagonista/protagonista fare a pezzi delle persone e si accozzano malamente con l’atmosfera da Teen Horror Movie.
La cosa che di cui pecca maggiormente la pellicola è che non hanno sfruttato al massimo questi elementi. Potevano cercare di approfondire di più la questione del subconscio ad esempio ma l’hanno utilizzato esclusivamente come “tramite” per il ritorno di Freddy.
Aveva del potenziale e mi dispiace che non abbiano deciso di sfruttarlo a fondo. Penso che avrebbe potuto divenire uno dei sequel migliore della saga.
Fu anche uno di quelli che subì maggiormente la censura per via dei contenuti troppo violenti.

Si arriva al gran finale con Freddy’s Dead: The Final Nightmare (Nightmare 6: la fine) il sesto capitolo diretto da Rachel Talalay.

Da come potete capire dal titolo, in questo film hanno deciso di mettere la parola fine all’incubo di Freddy. Il quinto capitolo guadagnò poco e i produttori capirono che era ora di fermarsi (almeno per il momento) con Nightmare.
In questa pellicola vedremo John Doe fuggire da Springwood e all’area di influenza di Freddy. Finisce a un riformatorio dove dice di non ricordarsi più chi è. La psicologa Maggie decide di aiutarlo e scopre che non dorme da molti giorni. Il ragazzo le racconta di un sogno che fa spesso in cui vede una bambina con dei fiocchi rossi insieme a un uomo di cui non si vede mai la faccia. Questo è lo stesso sogno che fa anche Maggie così quest’ultima decide di portarlo con se a Springwood. Ma insieme a loro verranno per sbaglio anche tre ragazzi del riformatorio che cercavano di fuggire con il furgone della psicologa. Arrivati nella cittadina, Freddy si rimetterà all’opera.

Nonostante consideri gli ultimi 10 minuti della pellicola abbastanza mediocri, il film diverte. Krueger ormai è più ironico che mai e in certi casi fa anche ridere vederlo così contento nel far fuori le sue vittime. Come al solito c’è sempre una certa cura nel modo in cui vengono uccise le vittime, un po’ meno per la sceneggiatura.
Una delle cose che colpiscono di più è l’influenza che Twin Peaks ha avuto su questo film. Questa pellicola è del 1991 e Twin Peaks (che fu trasmesso nel 1990) fece enorme scalpore e il regista ha voluto fare un piccolo tributo alla serie: la cittadina di Springwood sembra quasi tagliata fuori dal mondo e i suoi abitanti si comportano in modo bizzarro e folle. Il tributo è ben inteso e uno dei protagonisti dirà per giunta: “Ma dove siamo? A Twin Peaks?”.
Ci saranno anche vari cameo tra cui quello di Johnny Depp, Alice Cooper, Tom Arnold, Roseanne Barr e Robert Shaye, il produttore della New Line Cinema.
Ma come ho detto prima, il film perde parecchi colpi alla fine soprattutto per colpa del 3D. Infatti le sequenze finale della pellicola vennero fatte in 3D e insieme ai biglietti venivano anche distribuiti gli occhialini per vederlo. Il segnale per capire quando indossarli era nel momento in cui gli stessi protagonisti l’indossavano. Cosa ancor più triste è che questi occhialini nella trama del film hanno una certa importanza. Gli ultimi minuti si concentreranno nel divertire il pubblico con immagini che escono dallo schermo che ai tempi avrà pure divertito, ma visto adesso è fatto abbastanza male. In questo caso si sono soffermati troppo sul tridimensionale e per farlo funzionare hanno dovuto mettere da parte certi trucchetti che si utilizzano negli horror.
Per finire hanno anche cercato di approfondire ancor di più il passato di Freddy cosa che può sicuramente incuriosire il pubblico ma che dimostra anche una certa mancanze di idee, almeno a livello di sceneggiatura. E per quanto riguarda la sceneggiatura inizialmente era stato scelto Peter Jackson che però scrisse solamente una bozza che non venne mai usata. Il suo posto venne preso da Michael De Luca.

Questo era tutto quello che potevo dire sulle pellicole. Ma volevo far una piccola riflessione e spezzare una lancia in favore di questi film. Purtroppo per quanto riguarda la sceneggiatura si sono dimostrati abbastanza fallimentari (tranne il terzo) ma almeno a livello di regia e di effetti hanno avuto dei momenti di originalità che dimostrano come le persone che ci lavoravano tenessero a questi progetti. Hanno cercato sempre qualcosa di originale da dare alla serie e alla fine hanno creato dei prodotti che hanno saputo intrattenere. Sicuramente hanno sfornato film migliori rispetto ai seguiti di altre saghe horror come ad esempio Halloween oppure Hellraiser.

Queste sono caratteristiche che mi sono molto piaciute in tutte le pellicole e che non ho trovato per niente nel remake del 2009 diretto da Samuel Bayer. Non parlerò tanto del film ma fu una grande delusione vedere una specie di copia/incolla dell’opera di Craven dove si abusava parecchio dei jumpscares e dove sono riusciti a rendere in parte Freddy un personaggio piatto (nonostante fosse interpretato da Jackie Earle Haley).

Meglio finirla qui altrimenti continuo in eterno. Vi faccio i miei complimenti se siete riusciti ad arrivare alla fine di questo articolo. Il prossimo parlerà ovviamente di Wes Craven’s New Nightmare.

P.S. Ma non dirai niente su Freddy vs. Jason? Cavolo, certo che sì! Ma non adesso, sarà una cosa che farò più avanti.

[The Butcher]

E’ da molto tempo ormai che ho in mente di scrivere qualcosa su A Nightmare on Elm Street di Wes Craven, ma avevo dei dubbi. Non volevo parlare solo del primo ma anche di tutti i seguiti che sono usciti fino ad arrivare al settimo capitolo: Wes Craven’s New Nightmare. Ma se dovessi farlo in un unico articolo dovrei per forza parlare di tutti i film in modo sbrigativo e questo è qualcosa di per me imperdonabile, se pensiamo al primo e al settimo.
Quindi ho deciso di dividere il tutto in tre parti: nella prima parlerò di A Nightmare on Elm Street, nella seconda farò un discorso sui sequel fino al sesto, descrivendo sia i problemi che hanno avuto ma anche i lati positivi e nella terza mi dedicherò ovviamente a Wes Craven’s New Nightmare.

Dopo questa piccola premessa partiamo subito con la recensione di A Nightmare on Elm Street, film horror del 1984 diretto da Wes Craven.

Trama:
Tina Grey ha un incubo in cui viene inseguita da un uomo misterioso in una caldaia. Quando questo la raggiunge cerca di ucciderla con il suo guanto artigliato. La ragazza però si sveglia in tempo e subito nota che la sua camicia da notte è stata squartata come se quegli artigli fossero reali. Spaventata, chiama il suo fidanzato Rod e i suoi migliori amici: Glen e Nancy. Rassicurata dalla loro presenza, si addormenta ma nel sogno viene uccisa dall’uomo mentre nella realtà Rod osserva senza poter fare nulla all’orrenda morte dell’amata.
I poliziotti indicano come colpevole Rod, ma Nancy non è affatto convinta e cercherà di indagare più a fondo sull’omicidio dell’amica e scoprendo eventi passati che nessuno vuol più ricordare.

Come in molti sapranno questo film è conosciuto per aver dato vita a uno dei mostri del cinema più famosi di sempre: Freddy Krueger.
Tra i personaggi horror che popolano il cinema forse lui è uno di quelli che rimane più impresso e non solo per il suo design (maglione a strisce, cappello in testa, corpo completamente ustionato e la mano destra artigliata), ma anche grazie al contributo dell’attore che lo interpreta, Robert Englund.
Englund si è dimostrato all’altezza del ruolo riuscendo a caratterizzare un personaggio che inquieta per la violenza con cui si diletta a uccidere le sue vittime e il modo ironico con cui sembra interagire con quest’ultime. Da precisare che qui l’ironia di Freddy è molto leggera e usata al momento giusto, cosa che invece nei sequel verrà accentuata sempre di più.

Ma ciò che riesce ad affascinare di più è dove lui compie i suoi omicidi: il mondo dei sogni.
Il concetto di sogno/incubo è un argomento molto interessante che se usato bene può dar vita a storie interessanti cosa che Craven fa con grande maestria.
Nei sogni quando stai per morire ti svegli, spaventato e con il cuore in palpitazione, ma qui invece se muori lì muori anche nella realtà.
Per questo motivo i protagonisti di questo film sono costretti a rimanere svegli, affrontando così la stanchezza e lo stress che la mancanza di sonno può provocare. Ma non possono restar svegli per sempre e prima o poi saranno costretti a piombare nel mondo di Krueger.

Il sogno poi è reso in maniera geniale da Wes Craven. Prima di tutto le atmosfere sono cupe e soffocanti ma non sono presenti primi piani ma inquadrature con campi lunghi che riescono a colpire visivamente. Ma non è solo questo che riesce a colpire le persone.
Gli omicidi che compie Freddy sono crudeli e feroci, basti pensare alla morte di Tina: trascinata per le pareti della stanza e fatta a pezzi mentre il suo ragazzo rimane impotente in un angolo della stanza a guardarla morire. Una scena che fa venire i brividi e che continua a terrorizzare ancora oggi. Questa non sarà l’unica scena impattante, ce ne sono molte altre che lasceranno il segno (mi vengono in mente quando Nancy si addormenta a scuola e vede il cadavere di Tina dentro un sacco).

Per ora però ho parlato di Nightmare on Elm Street come se Freddy fosse il protagonista assoluto. Questo, per fortuna, non è vero. E ci tengo a specificare questo dettaglio perché nei sequel diverrà lui il fulcro centrale di tutte le storie rendendo gli altri personaggi solo carne da macello.
Qui invece i malcapitati non sono solo persone che devono morire in modo atroci, ma dei ragazzi che si ritrovano ad affrontare qualcosa che non capiscono e ne sono spaventati. Tra di loro prenderà il ruolo di protagonista assoluta Nancy interpretata da Heather Langenkamp che cercherà di sopravvivere a questa misteriosa entità e di capire perché ce l’abbia con loro. Il suo personaggio per quanto semplice possa sembrare risulta vincente in quanto è effettivamente una normale ragazza che deve tirar fuori tutto il suo coraggio e tutta la sua forza per poter fronteggiare la minaccia che incombe su di lei e i suoi amici. In questo modo il pubblico spera che lei riesca a sconfiggere l’essere e non il contrario.

Ovviamente i ragazzi cercheranno aiuto esterno, come i genitori oppure la polizia, e ovviamente nessuno gli crede. Però in questo momento visto e rivisto mille volte mette lo zampino il genio di Craven. I genitori non credono ai loro figli non perché pensino che sia qualcosa di assurdo, ma perché hanno paura che sia tutto vero. Infatti loro nascondono un “piccolo” segreto… ma è meglio non rovinare niente a chi ancora non ha visto questa pellicola.

Il finale invece è qualcosa che io vedo in parte come difetto. E’ girata magistralmente da Craven e su quello non ho nulla da ridire ma non ho apprezzato che la storia avesse un finale aperto, ovvero che l’incubo di Freddy Krueger non fosse ancora finito. Non so se sia stata una scelta di Craven o della produzione (molto più probabile quest’ultima), ma avrei preferito una conclusione effettiva. Quest’ultimo però è un parere totalmente soggettivo quindi cercate di prenderlo con le pinze.

In conclusione Nightmare on Elm Street è un must per gli amanti degli horror e una grande film diretto da un altrettanto grande regista. Vi consiglio caldamente di recuperarlo.

Il prossimo articolo invece si incentrerà sui sequel di Nightmare ma Wes Craven’s New Nightmare avrà uno spazio tutto suo. Spero che questa prima parte vi sia piaciuta!

Ah, già. In questo film c’è il debutto di Johnny Depp come attore. Giusto per farvelo sapere.

[The Butcher]