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Ho deciso di iniziare il 2018 impegnandomi subito a portare avanti i miei progetti e a far salire questo piccolo angolo di web al gradino successivo in termini ci qualità, completezza e contenuti.
L’anno appena passato è stato alquanto particolare e difficile; pieno di cose interessanti, nuovi spunti e scoperte, ma anche circostanze non piacevoli e cadute in basso. La mia presenza è stata saltuaria e scostante e me ne dispiaccio in quanto questo progetto, il My Mad Dreams, è nato perché io desideravo un luogo in cui poter condividere chi sono visto che in altri modi mi è assolutamente ostico.
Non prometto di essere più costante e precisa in quanto a tempi di pubblicazione, ma di certo ho in serbo parecchie cose da portare alla luce e non vedo l’ora di mettermi al lavoro.

A darmi una carica in più è stato scoprire ieri una nuova immagine comparsa nel sito web della gen DESIGN, come augurio per il nuovo anno. E io sono letteralmente impazzita… come buona parte del web.

 

 

Non resta che aspettare e sperare di saperne di più il prima possibile. Un nuovo progetto nel mondo di Ico, di Fumito Ueda, è una delle notizie più belle che potevo aspettarmi da questo 2018.

 

Un felice e produttivo Buon Anno a tutti!

[Shiki Ryougi 両儀 式]

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Non è passato molto tempo da quando vi ho parlato di Ico e Shadow of the Colossus.
Posso ritenermi fortunata; Shadow of the Colossus venne pubblicato nel lontano 2005 per Playstation 2 e da allora ci son voluti circa undici anni prima che il mondo di Fumito Ueda vedesse la luce con un terzo capitolo. Io ho dovuto attendere molto poco, visto che sono venuta a conoscenza di questi giochi solo un anno fa, circa (per poi amarli tantissimo, ma credo che ormai non ci siano più dubbi in proposito).
La sua storia di sviluppo travagliata ha lasciato un segno indelebile, gettando ombre sul tanto discusso The Last Guardian.
Andando con ordine, stiamo parlando di un gioco uscito il 7 dicembre 2016 per Playstation 4 (esclusiva sony), del Team Ico, sotto la direzione di Fumito Ueda.

Trama:
Noi siamo un bambino (che da ora in poi chiamerò Suna, nome non canonico deciso dallo youtuber Sabaku no Maiku durante la sua blind run) che si risveglia in una strana grotta, accanto a una belva mangia-uomini; un trico.
All’inizio il bambino, spaventato, si allontana dall’animale, per poi accorgersi di avere la quasi totalità del corpo ricoperta da strani tatuaggi neri. Non sa dove si trova e come ci è arrivato ma gli sarà quasi subito chiaro che avrà bisogno dell’aiuto della grossa fiera per andarsene da lì. Di contro, l’animale è legato, ferito e spaventato. Dovrà aiutarlo e conquistarsi la sua fiducia.

E’ ovvio che l’amicizia tra Suna e Trico sarà un elemento cardine, sia di gameplay che di trama. Quasi scontato si potrebbe dire, ma per fortuna ci saranno delle bellissime sorprese.
Ci sono tante cose da dire così ho pensato di parlare di ciò che mi è piaciuto o meno e dei difetti oggettivi del titolo, per poi passare a discorsi più completi, aperti alle speculazioni e quindi full spoiler.
Nel momento in cui inizierò a fare spoiler vi avvertirò, quindi continuate la lettura tranquillamente.

The Last Guardian si rivela essere il gioco meno riuscito di Ueda; a differenza dei due precedenti capolavori, questo terzo capitolo ha tentato di ricavarsi un posto nel mezzo, cercando di trasformarsi in un ibrido.
Infatti da una parte abbiamo il castello di Ico, una prigione da cui fuggire, e dall’altra l’immensità di Shadow of the Colossus. L’idea di unire le due cose non era affatto male ma è riuscita in parte, con i difetti di telecamera e i cali di frame rate che rovinano l’immersione in ciò che ci circonda e gli enigmi fin troppo semplici e lineari che solo vagamente fanno pensare all’intricato ma coerente castello della Regina.
The Last Guardian ricorda più un’avventura grafica; non ci sarebbe nulla di male se non fosse stato venduto come un puzzle game.
Oltretutto l’enorme attesa e la campagna pubblicitaria di Sony hanno fatto arrivare il gioco anche nelle case di chi non era adatto a vivere un’esperienza simile, che fa leva sui sentimenti e la potenza visiva, portandolo a ricevere critiche ingiuste e fin troppo negative.
Oggettivamente ci sono dei difetti, come la telecamera che negli spazi chiusi impazzisce, provocando forte nausea, i comandi poco precisi e il frame rate che cala spesso nella playstation 4 (molto meno nella versione pro), ma rimane un’esperienza videoludica altamente sopra alla media.
Andando verso un’analisi maggiormente pignola, possiamo dire che mi è dispiaciuto moltissimo non avere oggetti speciali che potenziassero Suna e/o Trico, come nei precedenti capitoli (le armi segrete in Ico e gli equipaggiamenti in Shadow of the Colossus), ma solo meramente estetici.
Un’altra cosa che non mi è piaciuta, parzialmente soggettiva, è stata l’ideazione dei trofei: fatta di fretta e molto a caso. Sopratutto non apprezzo per niente quelli dei combattimenti contro le armature (i comandi danno fin troppi problemi e poi non è un gioco action) e quello di ascoltare tutti i suggerimenti del narratore.
Un aggiunta particolare è stata proprio quest’ultima: il narratore, che sapremo essere il bambino da adulto fin da subito, permette di comprendere meglio certe cose del mondo che ci circonda ma dall’altro lato spezza la tensione (in questo modo dall’inizio sapremo che il bambino ha concluso positivamente la sua avventura), rovinando anche certi momenti, dove avrei preferito il silenzio dei precedenti capitoli.

Ciò che mi ha infastidito finisce qui (esclusa una piccola cosa che dirò nella parte full spoiler) in quanto in realtà io il gioco l’ho amato.
Trico, in special modo, è stupendo. Mai avrei pensato che una bestia artificiale potesse emozionarmi così tanto e farmi provare puro affetto. E’ fottutamente vero; i suoi modi di comportarsi e di muoversi, come pian piano si affeziona a Suna, il modo di mangiare, nuotare, volare, ecc, ecc. E’ la migliore intelligenza artificiale mai vista. Un ibrido perfetto tra diversi animali (gatto, cane, capra, volpe e uccello, soprattutto), combinato in tal modo da renderlo unico ma reale. Lui, così come i suoi simili.
Come ho già detto all’inizio, l’amicizia tra i due protagonisti sarà cruciale ma per niente scontata. Basteranno pochi elementi per rendere il rapporto unico, soprattutto il forte colpo di scena finale (secondo me uno dei più sconvolgenti di tutti i giochi del Team Ico).
Il progredire del rapporto sarà graduale e questo si noterà fortemente nel comportamento di Trico; da più distaccato diventerà maggiormente attivo e ubbidiente (tranne nei casi in cui l’intelligenza artificiale s’incanta… ma in questo caso sarà “facile” sbloccarla tramite piccoli “trucchi”, come scendere da lui per poi risalire e/o spostando il bambino, impartendo ordini precisi – per quanto il difetto dei comandi sia reale), richiedendo anche coccole e carezze.
Senza fare qualche anticipazione a chi ancora non ha provato il titolo, non posso dire molto altro…
Questo si rivela essere in parte il meno criptico tra i lavori di Ueda e il più buonista, purtroppo senza raggiungere il grado di capolavoro dei precedenti, pur rimanendo arte ai miei occhi. Non posso dire che oggettivamente lo sia, ma ci si avvicina parecchio.
Le emozioni che dona sono molto forti.

Spoiler, Team Ico e qualche speculazione

Ritornando a ciò che non ho apprezzato molto, è proprio la semplicità stessa del finale (specialmente l’ultima scena dopo i titoli di coda), insieme alle aggiunte che però non danno risposte ai vecchi quesiti sul mondo del Team Ico.
La domanda che ci si pone maggiormente è quando sarebbe ambientata l’avventura. Successivamente arriva il quesito sul “dove”.
Prendendo per vero che Shadow of the Colossus in realtà è un prequel di Ico, sicuramente The Lasta Guardian o è ambientato prima di tutto o alla fine di tutto. Al massimo nello stesso periodo di Shadow of the Colossus.
Io punto su quest’ultima opzione.
Cosa me lo fa pensare?
Sia le corna che gli occhi dei trico ricordano fin troppo (così come la luce che emettono) i Colossi.
E poi queste statue, presenti nel castello di Ico, mi rendono sospettosa (ricordano i trico, con non a caso dei bambini nella pancia, anche se qui hanno le corna…). Ciò fa pensare che in ordine cronologico gli eventi nel castello della Regina sono i più recenti. (E la luce è sempre la stessa; quella magia azzurra).

Il “dove” è il mistero maggiore. Avrei preferito qualcosa che mi facesse capire che la Forbidden Land fosse vicina o lo stesso luogo. Ma ci sono delle cosa che fanno riflettere: l’ambiente intorno al Nido è simile, per flora e conformazione, alla Forbidden Land (pur non essendo lei) e l’architettura delle rovine di quest’ultima è la stessa delle costruzioni che troviamo in TLG (riflettendo bene sul fatto che tutti i protagonisti dei giochi vengono da villaggi rudimentali insediati in mezzo alle foreste, profondamente differenti dai luoghi sopra descritti – poi si capisce bene come sia Wander che Trico facciano una lunghissimo viaggio per raggiungere la loro meta). Quelle in Ico invece sembrano “recenti” ma al tempo stesso più primitive.
Infine il Signore della Valle, cos’è?/chi è?
Su quest’ultima domanda si può speculare tantissimo ma credo che ci farò un articolo a parte. Parlerò maggiormente delle mie idee, delle mie fantasie, del legame tra Dormin, la magia, le civiltà del passato, ecc, ecc.
Escludo la presenza di entità aliene (c’è chi si adatta a questa idea), propendendo di più a qualcosa ispirato al mito di Atlantide.
Molto Significativo a tal proposito è il cartone disney “Atlantis”…

Ma ne riparleremo (purtroppo non so quando).

Fine Spoiler

Per ora vi saluto qui, sennò rischio di scrivere un articolo chilometrico e sconclusionato.
Ma vi rimando alle mie due fanfiction.
Pian piano ne arriveranno altre (insieme alle discussioni qui sul blog) per illustrare come io immagino questo fantastico mondo.

Sperando di poter tornare a parlare presto del Team Ico.

[Shiki Ryougi 両儀 式]

Chi di voi si ricorda la mia recensione su Gravity Rush Remastered?
Per rinfrescarvi la memoria cliccate qui: CLICK!
Avviso già dal principio che sarà necessario aver giocato (o comunque conoscerne gli eventi e il gameplay, anche se in minima parte) al primo capitolo per leggere questo articolo e comprenderlo appieno. Per il resto parlerò senza fare anticipazioni importanti a chi ancora vuole godersi con calma il secondo.
Risulta importante sottolineare che, grazie al buon successo ottenuto, questa volta il gioco è stato pensato e sviluppato fin dall’inizio per la console casalinga PlayStation 4, disponendo quindi un hardware più potente e di maggior pubblico.
In Gravity Rush 2, uscito nel gennaio 2017, assistiamo al ritorno in grande stile di Kat la Shifter.

Trama:
Kat e Syd, risucchiati da una tempesta gravitazionale, diventano ospiti di una tribù che per guadagnarsi da vivere vende i minerali che recupera dalle aree inabitate e inospitali che si sono inabissate per effetto della gravità.
Purtroppo la vita con quella gente non risulterà facile, sopratutto perché Kat non trova più Dusty e Raven, e la speranza di tornare presto a Hekseville sembra svanire sempre di più.

Io non sapevo quasi nulla di questo seguito.
Affidandomi alla passione e al potenziale che mi avevano trasmesso il primo capitolo, mi son tenuta lontana da ogni trailer e possibile fonte di informazione.
Provai solo la demo, che mi lasciò subito alquanto stupita. La sensazione che mi diede, e che poi venne confermata fin dalle prime ore di gioco del prodotto completo, fu quella di un Gravity Rush completamente riveduto, migliorato e corretto.
La brusca ripresa della trama potrà lasciare spaesati coloro che si avvicinano a questo mondo per la prima volta e risulteranno misteriose le circostanze che hanno portato Kat, Syd e Raven a perdersi nei piani dimensionali (sarà possibile però conoscere i fatti pregressi tramite la visione di alcuni episodi animati in CGI, reperibili su youtube, da questo link: CLICK!).
In riguardo alla trama, ciò in cui più speravo per questo seguito era il poter conoscere il passato della protagonista e vi dico solo che non sono rimasta delusa.
Certo, forse chi si aspettava rivelazioni shockanti potrà storcere un po’ il naso ma per me è giusto che il gioco abbia proseguito sulla scia spensierata tracciata dal primo, poggiandosi su qualche ingenuità e strappando sorrisi pieni di calore a chi saprà farsi trasportare dal genuino entusiasmo di Kat e dalle realtà che la circondano.
Tutto questo comunque accompagnato da situazioni caratterizzate da un stampo leggermente più drammatico e maturo.
Assistiamo quindi a una più longeva avventura, ricca di avvenimenti e nuovi personaggi, che terranno incollati allo schermo per svariate ore.

La possibilità di poter fruttare un hardware altamente più potente rispetto alla PlayStation Vita ha dato ottimi frutti per quanto riguarda il gameplay e le ambientazioni. Assistendo a una vera e propria evoluzione delle meccaniche del primo titolo, qui potremo vedere animazioni altamente migliorate, la presenza di maggior dettagli, sia nelle ambientazioni che nei personaggi (il viso di Kat ad alta risoluzione, con quelle gote rosate, è davvero dolcissimo). Le aree esplorabili saranno molto più grandi e variegate, con la presenza di un maggior numero di nemici diversi e più aggressivi che si affiancano bene alle grandi capacità di Kat nel combattimento, rendendo la sfida molto più interessante anche a livello normale, senza però risultare davvero difficile e frustrante.
L’aggiunta delle interazioni online la trovo davvero carina, con la possibilità di scattare foto e condividerle oppure di partecipare a sfide contro altri giocatori o prendendo parte a piccole cacce al tesoro; tutto questo porterà a guadagnare dei gettoni (Gettoni Dusty) con cui sarà possibile scambiare varie cose interessanti, tra cui costumi, pose e oggetti per Kat.
Un’altra cosa davvero bella è la presenza di due nuovi stili di combattimento, oltre a quello classico; uno a gravità lunare, che permetterà colpi più rapidi e veloci, e uno a gravità gioviana, in cui la lentezza nei movimenti sarà ripagata da attacchi dalla potenza devastante.
In questo modo è possibile potenziare tutti e tre gli stili e poi scegliere e alternare quelli più adatti alle nostre esigenze nei combattimenti, portando quindi a una personalizzazione del proprio modo di approcciarsi al gameplay, in generale.
Rimangono anche le sfide e le missioni secondarie, che saranno molto più interessanti e variegate. Sopratutto quelle sfida non verranno sminuite dall’enorme potenza di Kat a endgame, in caso si decidesse di completarle una volta dopo aver finito la quest principale.
Purtroppo vengono mantenuti alcuni difetti del primo, soprattutto i problemi dell’inquadratura durante l’alterazione della gravita, specialmente nei combattimenti, rischiando di provocare nausea e mal di testa, anche se in misura minore rispetto al passato.

In conclusione, sfociando nella soggettività, posso dirvi che questo Gravity Rush 2 mi ha emozionata più di quanto mi sarei mai aspettata. Forse anche perché effettivamente non sapevo quasi nulla, ma non è da sottovalutare la potenza e il calore che mi ha trasmesso.
Durante i capitoli finali avevo costantemente i brividi e questo non è da sottovalutare.
La dolcezza di Kat mi tocca il cuore.
Ritengo che molto difficilmente questo gioco possa venire a noia, soprattutto perché ho ancora tante cose da fare per completarlo al 100% (compreso giocare il DLC GRATUITO su Raven). Ovviamente però dovete apprezzare il genere e cedere alla sue ingenuità.
In questo caso vi ritroverete in mano un’avventura che merita davvero di essere vissuta.

 

 

[Shiki Ryougi 両儀 式]